02/01/2026
𝐋𝐚 𝐭𝐢𝐫𝐚𝐧𝐧𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐢𝐛𝐢𝐥𝐞: 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐭𝐨𝐠𝐥𝐢𝐞𝐫𝐞 𝐞̀ 𝐦𝐞𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐠𝐠𝐢𝐮𝐧𝐠𝐞𝐫𝐞.
Inizio anno. Molti pensano a cosa aggiungere. Nessuno a cosa togliere.
Gennaio porta con sé la retorica del “𝘯𝘶𝘰𝘷𝘰 𝘪𝘯𝘪𝘻𝘪𝘰”: nuove abitudini, nuovi obiettivi, nuove versioni di noi stessi. Eppure, la maggior parte di questi propositi naufragherà prima di febbraio. Non per mancanza di volontà, ma per eccesso di possibilità.
La Terapia Breve Strategica ci insegna qualcosa di controintuitivo: spesso il cambiamento non nasce dall’aggiungere, ma dal 𝘀𝗼𝘁𝘁𝗿𝗮𝗿𝗿𝗲. Non serve fare di più. 𝗦𝗲𝗿𝘃𝗲 𝗳𝗮𝗿𝗲 𝗺𝗲𝗻𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗰𝗼𝘀𝗲 𝘀𝗯𝗮𝗴𝗹𝗶𝗮𝘁𝗲.
Pensiamo alla persona che vuole “essere più produttiva” e inizia a seguire tre podcast sulla produttività, compra due agende diverse, scarica cinque app di time management. Risultato? Ancora meno tempo e ancora più confusione. Ha tentato di risolvere un problema di troppo aggiungendo altro troppo.
Il paradosso è che più possibilità abbiamo, più restiamo bloccati.
Quando tutto è possibile, niente diventa reale. Le opzioni si moltiplicano, le scelte si paralizzano, l’azione si congela. È quello che Watzlawick chiamava “il tentativo di soluzione che diventa il problema”: cerchiamo di controllare tutto e finiamo per essere controllati dalla ricerca stessa di controllo.
Quest’anno, invece di chiederti “cosa voglio aggiungere alla mia vita?”, prova a chiederti: “𝗔 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝘃𝗼𝗴𝗹𝗶𝗼 𝘀𝗺𝗲𝘁𝘁𝗲𝗿𝗲 𝗱𝗶 𝘀𝗳𝘂𝗴𝗴𝗶𝗿𝗲?”.
E se il primo passo non fosse aggiungere una nuova fuga, ma togliere una vecchia rinuncia?
Perché spesso ciò che chiamiamo “obiettivi” sono in realtà fughe mascherate. Vogliamo diventare “la versione migliore di noi stessi” per sfuggire alla versione attuale. Vogliamo “avere successo” per sfuggire alla paura di fallire. Vogliamo “essere felici” per sfuggire al disagio del presente. Rischiando di sentirci come quelle persone che reggono un castello di possibilità, finendo schiacciate dal peso di ciò che potrebbero essere, invece di vivere ciò che sono.