Dott.ssa Monica Alviti psicologa

Dott.ssa Monica Alviti psicologa Seconda sede: STUDIO DI PSICOLOGIA
presso Studio Battilana, via Pia 1, Mogliano Veneto (TV)

___________RESTARE IN SUPERFICIE____________Restare in superficie significa tenere la testa fuori dall'acqua, galleggiar...
15/04/2026

___________RESTARE IN SUPERFICIE____________

Restare in superficie significa tenere la testa fuori dall'acqua, galleggiare, restare sospesi. Non significa immergersi, scendere in profondità, scoprire cosa c'è sotto...
Viviamo cambiamenti talmente veloci che restare in superficie a volte sembra l'unico modo di "sopravvivere" (appunto vivere sopra, in superficie). Non facciamo in tempo a gustarci l'ultima serie su Netflix, che ne esce subito un'altra. Non facciamo in tempo a comprarci l'ultimo modello di sneakers, che esce il modello successivo. Non facciamo in tempo a postare le foto con il nuovo fidanzato, che ci molla e dobbiamo trovarne presto un altro.
Fretta e superficialità rischiano di diventare le malattie del secolo che stiamo vivendo. La fretta di scrivere sui social la propria sentenza, perché non è un'opinione su cui si è prima riflettuto. La superficialità che non contempla la possibilità di darsi tempo per pensare, per fare emergere il proprio senso critico, per ricordare che stiamo interagendo, seppur virtualmente, con un altro essere umano, che prova emozioni. Eppure ci sentiamo sempre dalla parte giusta perché l'importante è apparire, fare bella figura, ricevere tanti like. Più like più riconoscimento del proprio valore. Più riconosciuti, più amati. Perché alla fine è questo il nostro bisogno primario!
Allora ci ci propone ma forse non per essere davvero d'aiuto ma per farci dire quanto siamo stati bravi: " Se hai bisogno, chiamami!". Tanto poi si sa che nessuno chiama.
Si partecipa alle conversazioni solo per esprimere/imporre il proprio punto di vista e possibilmente per convincere l'altro e non per comprenderlo.
Sembriamo costantemente in competizione. Dobbiamo arrivare prima degli altri, fare prima degli altri, sapere più degli altri. Solo che la nostra conoscenza non si forma più sui libri ma sullo scrollare velocemente con il dito uno schermo, riempiendoci di notizie che sono più che altro titoli sensazionali di articoli che probabilmente non leggiamo nemmeno o le cui fonti sono parecchio dubbie.
Del resto, per approfondire ci vogliono tempo, pazienza e fatica ma tempo non ce n'è mai abbastanza così come la tolleranza alla frustrazione.
Viviamo in una società che ha disimparato ad attendere, che deve avere tutto sotto controllo e velocemente. Che si sente al sicuro nella sua zona di confort.
Andare in profondità spaventa perché ci renderebbe responsabili delle nostre azioni, che invece compiute di fretta e con superficialità, ci lasciano addosso un senso di falsa leggerezza.
La profondità è oscura. Nei fondali temiamo un pericolo imminente. Quindi nuotiamo in superficie, dove tutto sembra più sicuro.
Le relazioni si consumano in fretta, possibilmente si fermano prima di iniziare a costruire. Le fondamenta sono così instabili da non reggere il primo ostacolo. Non a caso l’intimità spaventa più del sesso al giorno d'oggi!
Quanto siamo in grado di vivere l’altro con empatia? Quanto riusciamo a stare nelle relazioni accettandone la complessità, le difficoltà, le sfumature? Quanto sappiamo frenare l’impulso di prendere posizione e giudicare velocemente?
Capire, ascoltare l’altro sembra sempre più complicato.
La superficialità è come una lastra di ghiaccio sottile. È affascinante pensare di poterci camminare sopra, quando il lago è completamente ghiacciato. Ma è pericoloso! Certo le relazioni superficiali sono poco impegnative e non occorre coltivarle con cura, si fanno e si disfano in fretta e non hanno bisogno di continuità e coerenza.
Ma quando arriva l'estate e la lastra di ghiaccio inizia a sciogliersi col calore del sole, che succede? Abbiamo bisogno di persistenza e presenza, di quello che rimane dopo che la fretta è passata, del calore di qualcuno che conosca anche i nostri difetti perché siamo fatti anche di imperfezione e che comunque resti. Perché poi, alla fine, questo è davvero rassicurante: sapere che sei accettato esattamente così come sei e che non devi più fingere.

05/04/2026

ROMPETE GLI SCHEMI, NON SOLO LE UOVA!
BUONA PASQUA 🐣

26/03/2026
_______UN  MATRIMONIO FELICE È UTOPIA?______ Abbiamo in cantiere un nuovo corso per le coppie Restate connessi 😉
26/03/2026

_______UN MATRIMONIO FELICE È UTOPIA?______
Abbiamo in cantiere un nuovo corso per le coppie

Restate connessi 😉

Qui si lavora per riportare il sole in una vita grigia 🌤️
25/03/2026

Qui si lavora per riportare il sole in una vita grigia 🌤️

Quando inizia un percorso psicologico e acquisisce maggior consapevolezza, inevitabilmente la persona cambia. Cambia il ...
19/03/2026

Quando inizia un percorso psicologico e acquisisce maggior consapevolezza, inevitabilmente la persona cambia.
Cambia il suo atteggiamento verso la vita, il suo schema comportamentale, l'approccio alle varie situazioni e alle persone. Cambia il modo di vedersi e di vedere, il modo di sentire, di pensare e di agire.
Come direbbe don Vanio Garbujo, counsellor professionista gestaltico, la persona, dopo il suo percorso, È FUORI DI SÉ, si manifesta in tutta la sua interezza verso l'esterno.
Siamo fatti di ragione, la parte che più ci piace attivare e su cui siamo stati maggiormente formati e di EMOZIONE, la parte di noi che tanto temiamo.
"L' emozione, quando è riconosciuta e accolta, per sua natura rappresenta questa forza, una spinta ad uscire da sé per mettersi in relazione con il mondo e con gli altri" (tratto dal libro È FUORI DI SÉ. LA NARRAZIONE NELLA BIBBIA E NELLA GESTALT THERAPY. PER UNA GRAMMATICA DELLE EMOZIONI).
Ma come reagiscono gli altri, solitamente, a questo cambiamento?
Cito nuovamente il testo di don Vanio: "È fuori di sé, dicevano i parenti di Gesù riferendosi a lui. Egli, infatti, ai loro occhi e, soprattutto, ai loro orecchi Gesù sembra fuori di sé perché sta manifestando la sua identità attraverso gesti e parole inaspettati. (...) Essi lo conoscevano da sempre. Lo hanno visto piccolo, forse giocare con i propri figli. Poi è cresciuto mentre lavorava nella bottega del falegname e padre Giuseppe e tutto ad un tratto eccolo a operare miracoli, a insegnare nelle sinagoghe, a dirsi il figlio di Dio. I parenti e gli amici di Gesù erano presi dalla tentazione del SO GIÀ. (...) Loro sapevano già chi fosse e quel so già doveva rimanere tale e quale".
Succede proprio così. "Mio marito dice che, da quando vengo qui, non mi riconosce più. Dice che sono cambiata...". "Mio figlio è diverso. Prima era un bambino così a modo, obbediente, diligente. Non mi ha mai creato problemi ed era il mio orgoglio. Ora che è un adolescente, è diventato un ribelle, vuole fare di testa sua, sempre oppositivo...".
Quando rompiamo gli schemi, quando finalmente ci liberiamo dall'oppressione del giudizio altrui, della paura di disattende le aspettative che gli altri hanno riposto su di noi, quando troviamo il coraggio di essere e non di apparire, siamo fuori di noi, ma non fuori di testa, come molti possono pensare!
Quando si cambia, è normale che, almeno inizialmente, si desti stupore e destabilizzazione negli altri, che credevano di conoscerci così bene, che partono prevenuti nei nostri confronti, che ci vorrebbero come "serve" a loro, che "sanno già".
Ma questo non ci deve spaventare. Hanno solo bisogno di tempo per "abituarsi" a questa nuova versione, a ri-conoscerci o a conoscerci davvero, per la prima volta, per quello che siamo e non per quello che abbiamo dovuto essere.

Piccolo break prima dell'ultimo appuntamento 💪🏼E poi alle ore 21, anche la quarta (e ultima per ora 😅) classe inizia il ...
18/03/2026

Piccolo break prima dell'ultimo appuntamento 💪🏼
E poi alle ore 21, anche la quarta (e ultima per ora 😅) classe inizia il corso SOLE E VENTO: OFFICINA DELLE EMOZIONI 😍

Anche in via Pia è arrivata la mia targa 💪🏼
16/03/2026

Anche in via Pia è arrivata la mia targa 💪🏼

Sai quali sono le paure più comuni quando ci relazioniamo agli altri? Sono 4: la PAURA DEL GIUDIZIO la PAURA DI ESSERE I...
16/03/2026

Sai quali sono le paure più comuni quando ci relazioniamo agli altri?

Sono 4:
la PAURA DEL GIUDIZIO
la PAURA DI ESSERE INADEGUATI e NON ALL'ALTEZZA
la PAURA DI AVERE QUALCHE COLPA quindi di sbagliare o aver sbagliato qualcosa
e di conseguenza la PAURA DI ESSERE ABBANDONATI

Ieri sera abbiamo dato il via alla terza classe 💪🏼SOLE E VENTO: L' OFFICINA DELLE EMOZIONI
12/03/2026

Ieri sera abbiamo dato il via alla terza classe 💪🏼
SOLE E VENTO: L' OFFICINA DELLE EMOZIONI

La vedete quella scatola di fazzoletti sopra il tavolino? Fa parte del setting, cioè il contesto fisico (l'arredo, la lu...
06/03/2026

La vedete quella scatola di fazzoletti sopra il tavolino? Fa parte del setting, cioè il contesto fisico (l'arredo, la luce, la disposizione della stanza...) e mentale (atteggiamento, emozioni, relazione...) che il terapeuta costruisce assieme al paziente.
Quei KLEENEX non sono un invito a piangere per forza ma sono lì a ricordare che, se succede, se se ne sente il bisogno, ben venga, siamo preparati.

Succede spesso che in seduta venga da piangere. Si piange per rabbia, per impotenza, per tristezza, per paura. Ma anche di gioia, di commozione, di soddisfazione...
Quei KLEENEX sono in bella vista per lanciare un messaggio forte: qui dentro puoi essere te stesso, abbassare le difese, togliere la maschera, lasciarti andare, fare un sospiro di sollievo, deporre le armi e riposare. Nessuno approfitterà della tua debolezza. Nessuno ti colpirà alle spalle. Nessuno ti tradirà. Nessuno ti giudicherà un debole, uno smidollato, un buono a nulla. E nessuno ti chiederà di scusarti perché ti sei mostrato fragile.

Se piangerai, io non interverrò per asciugare le tue lacrime, per dirti di non piangere perché ci sono qua io a risolvere i tuoi guai. Non farò l'amica che ti offre una spalla su cui piangere e finire per piangere con te. Io semplicemente resterò con te. Ti offrirò presenza solida, uno spazio sicuro in cui sperimentare nuovi schemi comportamentali e relazionali, più funzionali al tuo benessere.

E non ti preoccupare che di KLEENEX ho la scorta 😜

Quello che mi riprometto di fare ogni volta che ascolto la storia di una vita è restare curiosa, come i bambini.Perdere ...
02/03/2026

Quello che mi riprometto di fare ogni volta che ascolto la storia di una vita è restare curiosa,
come i bambini.
Perdere curiosità significa abituare gli occhi al solito, allo scontato, al risaputo.
Si perde curiosità quando si parte prevenuti o quando si è convinti di sapere già.
Socrate diceva: "La vera saggezza è sapere di non sapere" che nella pratica clinica si può tradurre in ascolto autentico e continuo di chi abbiamo di fronte. Esplorare quello che il paziente porta e come lo porta. Attraverso le parole ma anche i silenzi, la postura, i gesti del corpo, il ritmo del respiro, le resistenze, le paure...
È qui che la storia si racconta!

Indirizzo

Via Triestina 54, Int. 18
Venice
30173

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 19:00
Martedì 14:00 - 18:00
Mercoledì 09:00 - 19:00
Giovedì 11:00 - 18:00
Venerdì 09:00 - 17:00

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Chi sono

Mi chiamo Monica, ho 44 anni e sono una figlia, una sorella, una moglie, una mamma, un’amica e una psicologa. Sono figlia e sorella di una famiglia tradizionale, attaccata ai sani valori della vita. Sono moglie e madre di una famiglia moderna, influenzata dai ritmi strenuanti della società del nuovo millennio. Sono un’amica più o meno presente per chi ha intrecciato da molto vicino la sua vita alla mia e sono psicologa, quella che definisco la mia “mission”!

Mi sono laureata in Psicologia presso l'Università degli Studi di Padova il 06/11/2003 con una tesi dal titolo "Il Questionario di Soddisfazione di Coppia: contributo alla validazione". Ho svolto il mio tirocinio presso l'"Associazione Centro Santa Maria Mater Domini di formazione e consulenza alla coppia e alla famiglia - ONLUS" di Venezia, consultorio familiare (area di psicologia generale) e presso il Centro per la Tutela del Minore "Fondazione Mater Domini CTB - ONLUS" di Marghera, comunità alloggio (area di psicologia evolutiva). Superato l’esame di Stato, è seguita l’Iscrizione alla sezione A dell'Albo degli Psicologi della Regione Veneto con il numero 5295.

Sono entrata ufficialmente nel mondo del lavoro nel dicembre del 2005 collaborando con il Baby Parking "Qui Quo Qua" di Mestre per il progetto di sostegno alla genitorialità "E' arrivato un bebè...essere genitori che fatica!" con la programmazione di incontri per i neo genitori. Dal 2007 al 2010 ho collaborato con l' “Associazione Centro Santa Maria Mater Domini per la formazione e la consulenza della coppia e della famiglia ONLUS” di Mestre e Venezia. Dal 2011 sono psicologa libera professionista ad orientamento sistemico-familiare, inizialmente presso lo studio di Psicologia Corporea e attualmente presso il Centro di Benessere Psicologico sito a Mestre-Venezia. Nel 2012-13 ho collaborato con l'Associazione Parkinsoniani Mestre e Venezia per la progettazione di incontri e seminari per i malati e i loro familiari.