15/04/2026
___________RESTARE IN SUPERFICIE____________
Restare in superficie significa tenere la testa fuori dall'acqua, galleggiare, restare sospesi. Non significa immergersi, scendere in profondità, scoprire cosa c'è sotto...
Viviamo cambiamenti talmente veloci che restare in superficie a volte sembra l'unico modo di "sopravvivere" (appunto vivere sopra, in superficie). Non facciamo in tempo a gustarci l'ultima serie su Netflix, che ne esce subito un'altra. Non facciamo in tempo a comprarci l'ultimo modello di sneakers, che esce il modello successivo. Non facciamo in tempo a postare le foto con il nuovo fidanzato, che ci molla e dobbiamo trovarne presto un altro.
Fretta e superficialità rischiano di diventare le malattie del secolo che stiamo vivendo. La fretta di scrivere sui social la propria sentenza, perché non è un'opinione su cui si è prima riflettuto. La superficialità che non contempla la possibilità di darsi tempo per pensare, per fare emergere il proprio senso critico, per ricordare che stiamo interagendo, seppur virtualmente, con un altro essere umano, che prova emozioni. Eppure ci sentiamo sempre dalla parte giusta perché l'importante è apparire, fare bella figura, ricevere tanti like. Più like più riconoscimento del proprio valore. Più riconosciuti, più amati. Perché alla fine è questo il nostro bisogno primario!
Allora ci ci propone ma forse non per essere davvero d'aiuto ma per farci dire quanto siamo stati bravi: " Se hai bisogno, chiamami!". Tanto poi si sa che nessuno chiama.
Si partecipa alle conversazioni solo per esprimere/imporre il proprio punto di vista e possibilmente per convincere l'altro e non per comprenderlo.
Sembriamo costantemente in competizione. Dobbiamo arrivare prima degli altri, fare prima degli altri, sapere più degli altri. Solo che la nostra conoscenza non si forma più sui libri ma sullo scrollare velocemente con il dito uno schermo, riempiendoci di notizie che sono più che altro titoli sensazionali di articoli che probabilmente non leggiamo nemmeno o le cui fonti sono parecchio dubbie.
Del resto, per approfondire ci vogliono tempo, pazienza e fatica ma tempo non ce n'è mai abbastanza così come la tolleranza alla frustrazione.
Viviamo in una società che ha disimparato ad attendere, che deve avere tutto sotto controllo e velocemente. Che si sente al sicuro nella sua zona di confort.
Andare in profondità spaventa perché ci renderebbe responsabili delle nostre azioni, che invece compiute di fretta e con superficialità, ci lasciano addosso un senso di falsa leggerezza.
La profondità è oscura. Nei fondali temiamo un pericolo imminente. Quindi nuotiamo in superficie, dove tutto sembra più sicuro.
Le relazioni si consumano in fretta, possibilmente si fermano prima di iniziare a costruire. Le fondamenta sono così instabili da non reggere il primo ostacolo. Non a caso l’intimità spaventa più del sesso al giorno d'oggi!
Quanto siamo in grado di vivere l’altro con empatia? Quanto riusciamo a stare nelle relazioni accettandone la complessità, le difficoltà, le sfumature? Quanto sappiamo frenare l’impulso di prendere posizione e giudicare velocemente?
Capire, ascoltare l’altro sembra sempre più complicato.
La superficialità è come una lastra di ghiaccio sottile. È affascinante pensare di poterci camminare sopra, quando il lago è completamente ghiacciato. Ma è pericoloso! Certo le relazioni superficiali sono poco impegnative e non occorre coltivarle con cura, si fanno e si disfano in fretta e non hanno bisogno di continuità e coerenza.
Ma quando arriva l'estate e la lastra di ghiaccio inizia a sciogliersi col calore del sole, che succede? Abbiamo bisogno di persistenza e presenza, di quello che rimane dopo che la fretta è passata, del calore di qualcuno che conosca anche i nostri difetti perché siamo fatti anche di imperfezione e che comunque resti. Perché poi, alla fine, questo è davvero rassicurante: sapere che sei accettato esattamente così come sei e che non devi più fingere.