Seconda sede: STUDIO DI PSICOLOGIA
Piazza Berto 5, Mogliano Veneto (TV)
23/11/2025
LA TEORIA DEL SERBATOIO STRARIPANTE
È una teoria poco conosciuta perché non è citata (non ancora 😅) in nessun libro di psicologia. Perché l'ho inventata io 😁
Immaginate di essere dal benzinaio. Self service. La benzina è a buon prezzo ma il serbatoio della vostra auto è già pieno. Voi però niente, vi ostinate a riempirlo e riempirlo, finché la benzina straripa, sporca l'auto e finisce a terra. Che spreco!
Spesso, senza rendercene conto, funzioniamo così: ci sentiamo in dovere di fare, fare, fare. Riempirci le giornate di impegni, incombenze, responsabilità, senza chiedere aiuto, senza delegare. Essere sempre presenti per tutti, non dire mai di no. Perfetti e impeccabili, illusoriamente instancabili. Per poi arrivare ad ammettere "NON CE LA FACCIO PIÙ!".
Tutto questo lavorio continuo ci prosciuga, eppure non ci fermiamo. Continuiamo a buttare benzina, anche quando il nostro serbatoio è ormai saturo.
Le nostre performance calano di qualità e ci arrabbiamo con noi stessi perché non siamo abbastanza bravi per sopportare tutto questo. E ci sentiamo delusi ma anche un po' frustrati perché nonostante tutto l'impegno e la fatica, nessuno ci dice grazie, nessuno sembra vedere e apprezzare tutto quello che facciamo!
Se vi è capitato di sentirvi così - e capiterà ancora - ricordatevi la teoria del serbatoio straripante: state sprecando benzina 😔
23/11/2025
La sala d'attesa del nuovo studio di via Triestina 54/18 presso il Centro commerciale La Piazza, Favaro Veneto.
Qui oltre a me, puoi trovare un'altra psicologa, una massofisioterapista, un'osteopata, una nutrizionista e un'infermiera health coach 🤩
19/11/2025
Primo appuntamento dell'officina delle emozioni: "autoconsapevolezza e ruota delle emozioni".
Vi abbiamo chiesto di ricordare un'emozione che ha caratterizzato la vostra giornata.
La mia è: GRATITUDINE
Per aver avuto l'opportunità di preparare questo corso con Don Vanio Garbujo, per poter percorrere questo viaggio alla (ri)scoperta delle emozioni assieme a voi e per l'entusiasmo che avete dimostrato stasera!
17/11/2025
L’altro giorno un mio paziente mi ha detto:
“Vorrei solo poter sparire...”.
E l'ha detto sottovoce, quasi a non voler disturbare nessuno con la sua dipartita.
Gli ho chiesto: “Perché?”.
“Perché non basta essere buoni. Non basta fare tutto quello che ti hanno insegnato: non fare del male, ringraziare, chiedere scusa, essere sempre gentili, stare al proprio posto, rispettare le regole. Non basta farsi il c...o! Nessuno ti premia per questo. Anzi, trovi chi se ne approfitta. Perché se la vita decidere di prenderti a pugni, lo fa comunque, anche se non hai fatto niente. Anzi, proprio perché non hai fatto niente. E allora ti viene voglia di sparire".
Avrei tanto voluto dirgli che si sbagliava. Che la vita invece premia i coraggiosi, che il bene vince sempre sul male. Ma non mi avrebbe creduto e di conseguenza non mi avrebbe più ascoltato.
Perché lo so anche io che ci sono momenti in cui la vita prende una direzione inaspettata e ti porta fuori strada. Non l'avevi calcolato e ti trovi completamente disorientato e spaventato.
E non importa quanto sei bravo a sopportare, a sorridere, a far finta che vada tutto bene.
A volte, la vita ti uccide dentro e non puoi fare altro che sopravvivere.
Non ho avuto il coraggio di controbattere. Non sarebbe servito. Non dovevo convincerlo del contrario. Potevo solo ascoltarlo, accogliere il suo dolore, comprenderlo, cioè prenderlo con me e provare a capirlo. Potevo alleggerire il suo carico, per un pochino, il tempo di riposarsi e raccogliere di nuovo le energie.
"Bastava" spostare l'attenzione dal mio punto di vista al suo.
E lì la rivelazione: a volte è questione di accenti, dove lo metti fa la differenza. Come con le parole: se dico Como, senza accento, intendo la città. Se dico comó, con l'accento, mi riferisco al mobile. Le lettere che compongono queste parole sono le stesse ma un piccolo segnetto ne cambia completamente Il significato.
Così con i pensieri e le convinzioni: se metto l'accento sulle cose negative, inizierò a vedere solo quelle e credere che esistano solo quelle. La mia vita ne sarà piena.
Se invece provo a mettere l'accento su ciò che di positivo accade, anche se poco, anche se raro, non spariranno come per magia le cose negative ma non vedrò sempre e solo quelle.
Perché poi succede che una persona a te cara muoia, che un grande amore finisca, che un amico ti tradisca, che tu perda il lavoro...
E tutto va storto senza che tu abbia fatto niente di male. E a quel punto puoi decidere che è colpa di tizio, di Caio e te la prendi con loro e con il mondo intero, con questa vita ingiusta oppure puoi capire che non dipende da nessuno, che è la vita.
E che la felicità non è un diritto, come spesso ci vogliono fare credere ma un attimo che passa e se non lo riconosci, rischi di perdertelo!
"Ti capisco" gli ho sussurrato piano, accennando ad un sorriso. "Io ora sono qui con te e non solo ti ascolto ma ti vedo".
Ha tirato un sospiro di sollievo, come se il carico pesante che portava su di sé, non fosse più così faticoso da reggere.
Con mia grande sorpresa, rispose al mio sorriso e disse: "Quando posso tornare?".
Eravamo appena riusciti a spostare l'accento...
17/11/2025
‼️ IL CERVELLO NON INVECCHIA A CAUSA DEL TEMPO MA DELLA RIPETIZIONE ‼️
Più le giornate diventano prevedibili, più velocemente i neuroni si spengono. Tale processo viene detto "abituazione neurale": il cervello smette di rispondere a stimoli ripetuti.
La ripetitività crea familiarità e rassicura ma per i neuroni significa meno motivi per crescere.
Il cervello prospera nella novità! Ogni nuova esperienza invia segnali elettrici che rafforzano le connessioni neurali.
Viaggiare, cambiare una routine, imparare nuove abilità sono azioni che costringono il cervello ad adattarsi costantemente invece che andare con il pilota automatico inserito.
Le novità accendono i circuiti della dopamina.
Per questo nuove esperienze rafforzano memoria e attenzione.
Quando si dice che il tempo vola più veloce col passare degli anni è perché la routine comprime i ricordi. Il cervello non registra in dettaglio le esperienze ripetute.
Rompere gli schemi renderà il tempo più pieno!
L'invecchiamento mentale inizia quando si perde la curiosità: cambiare strada per scoprire dove porta, provare un nuovo genere letterario per capire se può piacere, cucinare improvvisando, senza seguire la ricetta...attivano aree cerebrali legate alla concentrazione, alla flessibilità e alla capacità di risolvere problemi.
Funzionano così anche le connessioni sociali: le conversazioni che mettono in discussione il nostro punto di vista espandono potenzialmente le reti cognitive mentre l'isolamento sociale o le "bolle" di pensiero le restringono.
La solitudine accelera il declino cognitivo. Il cervello si è evoluto per l'interazione!
Anche il movimento rallenta l'invecchiamento. L'attività fisica aumenta il flusso sanguigno verso l'ippocampo, regione del cervello che regola memoria e apprendimento. Il movimento del corpo mantiene la mente viva.
Il sonno chiude il cerchio: durante la notte il cervello consolida i nuovi schemi creati durante il giorno.
Il cervello ascolta come viviamo: se lo nutriamo con la ripetizione, imparerà a risparmiare energia. Se lo nutriamo con la novità, imparerà a restare vigile e reattivo.
Il segreto non è evitare l'invecchiamento ma insegnare al cervello ad adattarsi al cambiamento, accettare la sfida invece della comodità, la sorpresa invece dell'abitudine, la socialità invece dell'isolamento.
Il cervello non cerca né perfezione né controllo. Vuole movimento!
Rimanere curiosi, connessi e aperti a nuove esperienze degne di essere ricordate. È così che insegnamo al nostro cervello a restare vivo più a lungo possibile.
14/11/2025
SONO INFINITI I MODI IN CUI DEVIAMO DALLA VERITÀ QUANDO CONVERSIAMO CON QUALCUNO.
Mentre li leggi, prova a verificare quanti ne usi 😅
- Si può coprire con le parole un reale sentimento
- Si possono utilizzare la vaghezza e le frasi di circostanza per evitare di avvicinarsi all'altro o farlo avvicinare
- Si può piangere difensivamente in modo che l'altro si blocchi, si senta in colpa o sia intenerito
- Si può piangere per rabbia così da evitare di agirla
- Ci si può dare degli sciocchi o degli incapaci così da evitare di assumersi la responsabilità di ciò che accade
- Si può infarcire il discorso di parole straniere o ricercate, che distanziano dal sentire o di "forse, probabilmente, magari..." per essere certi di non essere mai certi di nulla e di non prendere posizione
- Si può continuare a rimuginare tra sé e sé, evitando di stare davvero dove si è e con chi ci si trova
- Si può evitare una domanda glissando sulla risposta
- Si può imparare a dire "non mi ricordo" il più possibile
- Si può razionalizzare e intellettualizzate tutto
- Si può spostare continuamente il focus sull'esterno e dare la colpa agli altri di ciò che accade
- Si può perfino negare l'evidenza
- Essere ossessivamente indecisi, volutamente oppositivi, sorridere per convenienza in modo che la verità del sentire non emerga.
Si indossano tante maschere per evitare di restare nudi con sé stessi e con qualcuno.
Anche se quel contatto di pelle, psichico prima ancora che somatico, tutti lo desideriamo e ci cura.
(Le emozioni che curano, Erica Francesca Poli)
14/11/2025
UPGRADE LAVORATIVO 💪🏼💪🏼
Nuovo studio, nuovo biglietto da visita 🤩
12/11/2025
Comincia a prendere forma e vita ma c'è ancora molto da fare 💪🏼
12/11/2025
Ecco perché mi piace definirmi la PSICOLOGA DELLA PORTA ACCANTO! 😉
"Da molto tempo credo che i terapeuti siano più efficaci quando si propongono ai loro pazienti come compagni di viaggio, esseri umani che devono anch'essi soffrire i "colpi di fionda e i dardi" ( W. Shakespeare) e altri oltraggi dell'essere vivi.
Ciò differisce nettamente dalla posizione di molti colleghi che, in passato e persino ora, si presentano come esperti, che sono lì per riparare i loro pazienti, come se la condizione umana fosse riparabile. (...)
Nel profondo sono consapevole che una condivisione sincera di me stesso in quanto essere umano normale, imperfetto e mortale - assediato dai propri dubbi e dalle proprie angosce - da un lato serva a normalizzare i problemi del paziente e dall'altro costituisca un catalizzatore per l'intimità e la fiducia necessarie per il cambiamento.
La mia umanità è il mio modo di essere sono fondamentali".
(Irvin D. Yalom)
11/11/2025
Ore 19.00: ultimo appuntamento della giornata. La mia paziente esordisce dicendo: "Sono molto stanca. Qualche volta potrei buttarmi un po' a riposare sul divano ma non ce la faccio. Ho mille cose da fare e così mi sembra di sprecare il mio tempo".
In quant* lo pensano? In una società che punta sulla produttività, chi si ferma è perduto! Eppure un tempo non era così...
Negli anni ’50, ogni classe di scuola materna aveva un rituale quotidiano preciso.
Dopo canzoncine, pastelli e il cerchio del mattino, dopo i biscotti e le scatole di latte, l’insegnante abbassava le luci.
Un disco girava sul giradischi; una musica dolce e rilassante. I bimbi si sdraiavano nei lettini e via, iniziava l’ora del sonnellino.
Faceva parte del piano didattico. Gli insegnanti credevano che il silenzio strutturato aiutasse i bambini a crescere — lasciando spazio perché le emozioni si calmassero, l’immaginazione vagasse e i piccoli cuori si ricaricassero prima del pomeriggio di giochi con i numeri e costruzioni.
La scienza lo confermava: i corpi e i cervelli dei bambini erano ancora in pieno sviluppo. Il riposo non era un lusso; era una necessità.
Per molti bambini, era l’unico momento di quiete in una giornata piena.
Alcuni dormivano davvero, altri restavano distesi in silenzio, a fissare il soffitto fino a che anche i loro occhietti si chiudevano.
Perfino i bambini che odiavano il sonnellino — quelli un po' più agitati, imparavano qualcosa di prezioso: a volte si ha bisogno di stare fermi, anche se non se ne ha voglia, perché serve al nostro corpo.
Ma tra gli anni ’70 e ’80 qualcosa cambiò.
La pressione accademica aumentò. La scuola materna smise di essere un luogo per socializzare e giocare e diventò una preparazione alla prima elementare.
L’ora del sonnellino cominciò a sembrare tempo sprecato. Una dopo l’altra, le scuole eliminarono il riposo obbligatorio. I tappetini vennero arrotolati e riposti. I giradischi sostituiti da lavagne luminose, poi da computer, poi da tablet.
Negli anni ’90, il sonnellino era ormai quasi scomparso dalle scuole pubbliche, sopravvivendo solo negli asili o nei programmi per i più piccoli.
Oggi, la maggior parte dei bambini di cinque anni passa l’intera giornata in attività strutturate.
Nessuna pausa. Nessun silenzio. L'importante è fare!
L'ora del sonnellino (che mio marito, per esempio, ricorda come un momento traumatico, perché costretto dalle suore a dormire chino sul banco, lui che era un iperattivo 😅) non era solo un caloroso invito a dormire.
Era imparare che il riposo ha valore. Che il silenzio ha uno scopo. Che non devi essere produttivo ogni singolo momento della tua vita.
Era una lezione che non sapevamo di imparare, finché non siamo cresciuti in un mondo che non si ferma mai, non rallenta mai, ci fa sentire in colpa per aver bisogno di una pausa e ci chiede di funzionare al meglio, tutto il giorno, ogni giorno.
Il riposo, il silenzio e il tempo libero non sono un lusso. Sono essenziali per la nostra salute psicofisica e una buona qualità della vita!
07/11/2025
Le emozioni non sono un intralcio da gestire, ma una funzione biologica: una lingua antica che il corpo parla per proteggerti.
Ogni volta che le ascolti, disattivi un automatismo, rompi un copione e restituisci alla tua vita la possibilità di essere scelta, non subita.
Imparare a restare nel corpo, nel respiro, nel battito, nella tensione che sale, significa imparare a non cadere più negli stessi meccanismi che ti condannano all’infelicità. Perché solo quando torni a sentire, ti concedi la possibilità di essere felice davvero!
Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Dott.ssa Monica Alviti psicologa pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.
Mi chiamo Monica, ho 44 anni e sono una figlia, una sorella, una moglie, una mamma, un’amica e una psicologa. Sono figlia e sorella di una famiglia tradizionale, attaccata ai sani valori della vita. Sono moglie e madre di una famiglia moderna, influenzata dai ritmi strenuanti della società del nuovo millennio. Sono un’amica più o meno presente per chi ha intrecciato da molto vicino la sua vita alla mia e sono psicologa, quella che definisco la mia “mission”!
Mi sono laureata in Psicologia presso l'Università degli Studi di Padova il 06/11/2003 con una tesi dal titolo "Il Questionario di Soddisfazione di Coppia: contributo alla validazione". Ho svolto il mio tirocinio presso l'"Associazione Centro Santa Maria Mater Domini di formazione e consulenza alla coppia e alla famiglia - ONLUS" di Venezia, consultorio familiare (area di psicologia generale) e presso il Centro per la Tutela del Minore "Fondazione Mater Domini CTB - ONLUS" di Marghera, comunità alloggio (area di psicologia evolutiva).
Superato l’esame di Stato, è seguita l’Iscrizione alla sezione A dell'Albo degli Psicologi della Regione Veneto con il numero 5295.
Sono entrata ufficialmente nel mondo del lavoro nel dicembre del 2005 collaborando con il Baby Parking "Qui Quo Qua" di Mestre per il progetto di sostegno alla genitorialità "E' arrivato un bebè...essere genitori che fatica!" con la programmazione di incontri per i neo genitori.
Dal 2007 al 2010 ho collaborato con l' “Associazione Centro Santa Maria Mater Domini per la formazione e la consulenza della coppia e della famiglia ONLUS” di Mestre e Venezia.
Dal 2011 sono psicologa libera professionista ad orientamento sistemico-familiare, inizialmente presso lo studio di Psicologia Corporea e attualmente presso il Centro di Benessere Psicologico sito a Mestre-Venezia.
Nel 2012-13 ho collaborato con l'Associazione Parkinsoniani Mestre e Venezia per la progettazione di incontri e seminari per i malati e i loro familiari.
EVENTI FORMATIVI:
"IL MODELLO GESTALTICO E LE NEUROSCIENZE" organizzato dall'Istituto di Gestalt HCC Italy
"IL DSM 5: come cambia la diagnosi" promosso dall'Ordine degli Psicologi del Veneto
"CORPO(r)attivaMENTE. Confronti e prospettive sulle pratiche di lavoro integrato in situazioni traumatiche e di malattie neurodegenerative" promosso dall'Ordine Psicologi Veneto
"DSM 5: cosa cambia nell'intervento dello psicologo" promosso dall'Ordine
"Il ruolo del medico di medicina generale nella gestione del paziente con malattia di Parkinson: LA CENTRALITA' DELLA PERSONA CON MALATTIA DI PARKINSON" organizzato dall'Associazione Parkinsoniani Associati Mestre Venezia Provincia Onlus in collaborazione con l'Ordine dei Medici
"Il ruolo del medico di medicina generale nella gestione del paziente con malattia di Parkinson: LA GESTIONE MULTIDISCIPLINARE NELLA MALATTIA DI PARKINSON" organizzato dall'Associazione Parkinsoniani in collaborazione con l'ordine dei Medici
"GIOIE E DIFFICOLTA' DELLA NASCITA: SFUMATURE CLINICHE NELLA DEPRESSIONE POST-PARTUM" organizzato dal NOTES MAGICO Associazione di Psicanalisi Arte e Scrittura