18/04/2026
Se decidete di insegnare per prendere lo stipendio vi prego rivedete la vostra decisione NON INSEGNATE!!!
«Professoressa, di quante righe dobbiamo fare questo riassunto?». Forse la ragazzina non ha nemmeno avuto il tempo di finire la domanda perché, in un attimo, la docente le si è avvicinata, ha estratto una forbice dalla tasca e - zac! - le ha tagliato di netto una manciata di capelli, lunga una decina di centimetri. Un gesto improvviso, davanti a tutta la classe rimasta senza parole, che non si è nemmeno fermato lì, perché la professoressa si è poi avvicinata ad un’altra alunna che si era alzata con gli occhi sbarrati e anche qui, con la medesima foga, le ha preso i capelli tagliandone una ciocca.
Non siamo in un centro di formazione professionale per parrucchieri, ma in una scuola media di Mestre. In una classe del terzo anno che, con quell’insegnante di italiano, storia e geografia, deve sostenere tra un paio di mesi il primo esame importante per il passaggio alle scuole superiori. L’insegnante, di mezza età, è una “supplente di una supplente”, arrivata in quella classe una ventina di giorni fa, con l’incarico fino alla fine dell’anno scolastico. Incarico che, dopo questo doppio episodio, è ora fortemente in bilico, perché i genitori degli alunni si stanno mobilitando e la scuola ha già avviato un’indagine interna per capire cos’è accaduto (su cui non ci sarebbe praticamente alcun dubbio) e adottare i provvedimenti conseguenti.
Dalla scuola, la dirigente scolastica Antonina Randazzo evita al momento di rilasciare dichiarazioni e perfino di farsi trovare, nonostante il caso sia ormai di dominio pubblico all’interno della media “Bellini”, sezione staccata dell’Istituto comprensivo statale “Lazzaro Spallanzani”, proprio perché avvenuto di fronte agli occhi di tutti gli studenti in orario di lezione e in “risposta” (si fa per dire) ad una semplicissima domanda sulla lunghezza del compito richiesto dalla docente. Le due ragazzine sono ovviamente rimaste sotto choc di fronte al gesto improvviso ed incomprensibile dell’insegnante e alla “vergogna” subita davanti a tutti i compagni, ma anche questi ultimi ora temono altre “lezioni” da parte sua.
di Fulvio Fenzo