21/10/2022
Sono stati tanti gli incontri fatti grazie allo stop della pandemia. Un tempo che ora appare già lontanissimo.
Nel 2020, tra le altre cose, ho parteciapto ad una formazione con Cristina Bellemo "Le parole che curano".
Una sua poesia in particolare mi è rimasta nella testa come un pungolo che ancora mi provoca, si intitiola 2020 e nell'ultima parte recita così:
"....l’indicibile paura
di tornare alla frenesia del prima
ai giorni senza respirare
solo fare fare fare
scordarci subito dell’oro
nel setaccio della lentezza
del restare immobili
nella carezza
delle ore"
A parte la bellezza delle parole, che da sola dice già tutto, sono mille le connessioni e gli allacci scaturiti da questo incontro: il setaccio della farina di mia nonna, le tecniche corporee per calmare la mente, l'importanza delle mani, della coordinazione di queste con gli occhi per trovare pace e concentrazione.
Sono scaturite tante idee e tanti eventi da queste semplici parole, che io, lontanissima dal riuscire ad essere così presente in ogni gesto e in ogni parola, al contrario di Cristina, non ho avuto neanche il tempo di raccontare.
Un obiettivo continuo per me il rallentare, prendendo ad esempio il suo lavoro. Spero possa esserlo anche per tante persone (quante ne ho incontrate...) che rientrate a pieno ritmo nel lavoro dopo la pandemia vivono come una malattia la loro difficoltà a riabituarsi a ritmi frenetici assolutamente innaturali.
La chiamiamo ansia, attacchi di panico, agorafobia... questa indicibile paura...
Un'enorme grazie a Cristina Bellemo e a questa nuova giovane generazione di poeti che offrono sentieri e rifugi cui incamminarsi e riposare ogni volta che ci sentiamo sopraffatti.