Luca Franzon Osteopata

Luca Franzon Osteopata L'OSTEOPATIA E' LA LEGGE DEL CORPO DELLA MENTE E DELLO SPIRITO

𝗣𝗨𝗡𝗧𝗔𝗧𝗔 𝟮𝟬 – 𝗠𝗨𝗦𝗖𝗢𝗟𝗢𝗣𝗢𝗟𝗜Gli Obliqui Esterni – i Tessitori della RotazioneBenvenuto in una zona viva, diagonale, attraver...
20/12/2025

𝗣𝗨𝗡𝗧𝗔𝗧𝗔 𝟮𝟬 – 𝗠𝗨𝗦𝗖𝗢𝗟𝗢𝗣𝗢𝗟𝗜
Gli Obliqui Esterni – i Tessitori della Rotazione

Benvenuto in una zona viva, diagonale, attraversata da traiettorie incrociate.
Qui nulla si muove in linea retta.
Qui il corpo avvita, trasferisce, dialoga.
Oggi incontriamo muscoli spesso chiamati solo quando si parla di “vita stretta” o “twist”.
Ma loro non lavorano per la forma.
Lavorano per la connessione.

🎭 IO SONO L’OBLIQUO ESTERNO

Sono quello che corre in diagonale, come una mano infilata in tasca.
Non amo la rigidità. Amo il ritmo.
Sono il muscolo che permette al torace di parlare con il bacino.
Sono il ponte tra destra e sinistra.
Quando cammini, lanci, ruoti, respiri con intenzione…
io sono già lì, un attimo prima del movimento.
Sono il muscolo che dice al corpo:
“Possiamo muoverci senza perderci.”

🧠 ANATOMIA
• Origino dalle coste 5ª–12ª
• Mi inserisco su cresta iliaca, tuberosità pubica e linea alba
• Le mie fibre vanno dall’alto verso il basso e medialmente
• Sono superficiale, ma non semplice
• Ricopro e proteggo il core anteriore-laterale
• Lavoro in sinergia con obliquo interno, trasverso e diaframma
Sono largo.
Obliquo.
E profondamente legato alla dinamica del passo.

⚙️ BIOMECCANICA

Mi occupo di:
• Rotazione del tronco controlaterale
• Flessione laterale
• Controllo della rotazione e dell’estensione
• Stabilità durante movimenti asimmetrici
• Trasmissione di forze crociate (spalla ↔ anca)

Sono fondamentale per:

➡️ Camminata e corsa
➡️ Sport rotazionali
➡️ Sollevamenti unilaterali
➡️ Controllo posturale dinamico
➡️ Protezione della colonna in torsione
Senza di me, il corpo si muove…
ma scricchiola.

⚠️ QUANDO MI SOVRACCARICO (O MI SPEGNO)

• Dolore lombare laterale
• Sensazione di instabilità nei movimenti asimmetrici
• Affaticamento precoce nei gesti sportivi
• Compensi cervicali o scapolari
• Respiro alto e poco efficiente
Se sono rigido: il corpo perde fluidità.
Se sono spento: qualcun altro ruota al posto mio.
E non è mai una buona idea.

🧩 LETTURA EMOTIVA

Mi contraggo quando devi difenderti lateralmente.
Quando controlli l’ambiente.
Quando ti prepari all’impatto, anche se non arriva.
Mi rilasso quando puoi fidarti del movimento.
Quando smetti di trattenere.
Quando accetti che non tutto va affrontato frontalmente.

🎯 TRIGGER POINT

• Dolore lungo il fianco
• Sensibilità sulle coste inferiori
• Tensione verso la cresta iliaca
• Fastidio che aumenta con rotazioni o tosse
Non sono rumoroso.
Ma se ruoti male… mi faccio sentire.

🧘‍♂️ MOBILITÀ E RILASCIO

Side bending controllato
In piedi o seduto
Respira nel fianco
40–60 sec per lato
Foam roller laterale
Lento, senza schiacciare
30–45 sec
Respirazione costale laterale
Mani sui fianchi
5–6 cicli profondi

🏋️ ATTIVAZIONE E POTENZIAMENTO
Non amo le torsioni aggressive.
Amo il controllo diagonale.
• Pallof press anti-rotazionale
3x10–12
• Side plank (progressivo)
3x20–40 sec
• Chop e lift lenti
3x8 per lato
• Carry unilaterali
Cammina centrato
3x30–40 m

🔚 RITUALE DI CHIUSURA
Porta una mano su una costola e una sull’anca opposta.
Respira. Senti la diagonale che ti attraversa.
Gli obliqui esterni lavorano meglio quando il corpo non resiste,
ma collabora.

🔍 CURIOSITÀ

• Non servono a “stringere la vita”
• Sono essenziali per la stabilità dinamica
• Un eccesso di crunch rotati li irrigidisce
• Se sono iperattivi, spesso il respiro è disfunzionale
• La loro funzione supera di gran lunga l’estetica

Guarda il muscolo del giorno in azione qua: https://www.youtube.com/watch?v=MEvX9fhyrAg

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Delve into the core of human anatomy with Part 5 of our Core Series, focusing on the External Abdominal Oblique Muscles in our immersive 3D animation! Explor...

IL CIELO LA TERRA e cioè che vive nel mezzoAll’inizio non c’è il movimento. C’è lo spazio che lo rende possibile.Tra il ...
19/12/2025

IL CIELO LA TERRA e cioè che vive nel mezzo

All’inizio non c’è il movimento. C’è lo spazio che lo rende possibile.

Tra il cielo e la terra esiste una regione che non chiede nome, eppure lavora senza sosta. È un luogo di passaggio, di traduzione, di ascolto.

Non è pensiero e non è istinto. È corpo che sente prima di capire.

Il diaframma nasce come un confine, ma cresce come un dialogo.
È una tenda sospesa tra due mondi, un arco che non separa, ma regola. Ogni sua discesa è un atto di fiducia, ogni risalita un ritorno alla vigilanza.

Respirare non è mai stato un gesto meccanico. È un voto rinnovato a ogni ciclo: “posso lasciare entrare, posso lasciare andare”.

In embriologia il diaframma non arriva solo. Si forma raccogliendo parti diverse, come se avesse bisogno di ricordare molte origini per svolgere il suo compito. Porta con sé tracce di acqua antica, eco di un tempo in cui respirare non era aria ma mare.

Forse per questo il respiro calma: ci riporta a una casa più vecchia del linguaggio. Sotto, molto sotto, la terra attende.

Il pavimento pelvico non osserva il cielo, lo sostiene indirettamente.
È umile e potente, come tutto ciò che non si vede ma regge. Non spinge, non guida, custodisce.

Tiene insieme organi, pressioni, impulsi. Accetta il peso della verticalità, questa conquista instabile dell’essere umano.

Quando l’uomo ha smesso di camminare a quattro appoggi,
qualcosa ha dovuto cambiare profondamente. La pelvi è diventata culla e fondamento, il pavimento pelvico ha imparato a modulare,
non più solo a chiudere o aprire, ma a rispondere.

La stazione eretta non è una postura, è una scelta evolutiva carica di conseguenze emotive. Cadere è diventato possibile. Trattenere anche.

Tra cielo e terra scorrono i visceri, inermi solo in apparenza.
In realtà sono sensori, antenne profonde. Il fegato orienta,
l’intestino decide prima della mente, lo stomaco reagisce a ciò che non è stato ancora nominato.

Qui la fisiologia incontra il simbolo senza conflitto. Qui l’anatomia diventa narrazione silenziosa.

Il diaframma li culla dall’alto, il pavimento pelvico li accoglie dal basso. In mezzo, la vita cerca equilibrio.

Se il cielo spinge senza ascoltare, la terra si indurisce. Se la terra trattiene per paura, il cielo si blocca.

Non esiste disfunzione isolata, solo dialoghi interrotti.

In osteopatia non cerchiamo colpe, cerchiamo relazioni. Ascoltiamo il ritmo prima della forma, la qualità prima della forza. Una restrizione del diaframma può raccontare un lutto antico, un pavimento pelvico ipertonico può parlare di controllo,
di vigilanza mai disattivata.

Il corpo non mente, ma spesso protegge. Le emozioni non fluttuano nell’aria. Scendono, pesano, si appoggiano. La paura chiude la base, la rabbia irrigidisce il centro, la tristezza svuota il respiro.

Eppure la gioia vera, quella che non eccita ma espande, fa spazio sopra e sotto. Rende il cielo ampio e la terra affidabile.

Le culture arcaiche lo avevano compreso senza microscopi. Il cielo era spirito, la terra era materia viva, l’uomo era l’asse che li metteva in relazione.

Non c’era separazione tra organo e simbolo. Il bacino era sede della forza vitale, il respiro ponte con l’invisibile.

I chakra non erano concetti, ma esperienze incarnate. Il centro non si spiegava, si sentiva.

Il diaframma vibra nel luogo del potere personale, dove l’azione incontra il limite.

Il pavimento pelvico pulsa nella sopravvivenza, nel desiderio di esistere e continuare.

Tra i due scorre l’asse dell’essere umano, una colonna non solo ossea, ma emotiva, viscerale, simbolica.

Quando questo asse è libero, il corpo non lotta contro la gravità.
La usa.

Quando il cielo interno respira e la terra interna sostiene, la postura non è più una forma corretta, ma una conseguenza naturale.

E allora l’uomo non si irrigidisce per stare in piedi, non cede per riposare.

Sta. Presente. Abitato.

In quello stare, il respiro diventa ampio senza sforzo, il basso ventre non teme il peso, i visceri trovano ritmo.

La mente smette di anticipare, il corpo smette di difendersi.
Tra cielo e terra, finalmente, torna a vivere ciò che sta in mezzo.

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Quando la schiena cambia forma, non è mai per casoLa zona lombare è il punto in cui la vita si appoggia.È lì che il corp...
18/12/2025

Quando la schiena cambia forma, non è mai per caso

La zona lombare è il punto in cui la vita si appoggia.

È lì che il corpo decide se può fidarsi…
o se deve restare in tensione, pronto a reggere.

La lordosi fisiologica non è una forma casuale. È una curva morbida, viva, pensata per accogliere il peso senza opporsi.

Quando c’è, il corpo respira. Quando cambia, qualcosa sta chiedendo attenzione.

C’è una lombare che si inarca troppo.
Succede lentamente, quasi senza farsi notare.Il bacino scivola in avanti, l’ileo-psoas resta contratto anche da fermo,
i muscoli non mollano mai davvero.

È una schiena che dice: "Se mi rilasso, crolla tutto.” Il respiro resta alto, il diaframma perde fluidità, la pancia si tende, l’intestino trattiene.
Il corpo va avanti, ma sempre in spinta.
Sempre un passo prima di sé.

Poi c’è una lombare che si ritrae. Si appiattisce, si protegge. Perde elasticità come se avesse imparato a non esporsi. Qui i glutei smettono di accompagnare il movimento, la catena posteriore diventa rigida,il passo si accorcia, il respiro non scende.

È una schiena che dice: "Meglio non sentire troppo.”

La zona lombare non sceglie da sola.
Ascolta i visceri, avvolti nelle stesse fasce: un intestino in allerta, reni che reagiscono allo stress, tessuti che smettono di scorrere. Ascolta il diaframma, che se non si muove
toglie spazio a tutto il resto. Ascolta le catene miofasciali,che portano una tensione dal piede fino alla nuca,
dalla mandibola fino al bacino.E ascolta anche ciò che non ha parole.

La lombare è il luogo del sostegno.
Del “ce la faccio”.
Del “reggo”.

Per questo in osteopatia non si corregge una curva. Si entra in relazione con una storia. Perché spesso il dolore lombare non è un errore da eliminare, ma una strategia che ha funzionato troppo a lungo.

E quando il corpo sente che può smettere di difendersi… quando non deve più tenere tutto insieme da solo…
a volte non serve forzare nulla.

La schiena, semplicemente, ricomincia a respirare.

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La misura che attraversa i secoliL’aria è ferma.Pietra chiara sotto i piedi, colonne consumate dal tempo.Siamo sull’isol...
17/12/2025

La misura che attraversa i secoli

L’aria è ferma.
Pietra chiara sotto i piedi, colonne consumate dal tempo.
Siamo sull’isola di Kos, al tramonto. Il mare respira lento.
Ippocrate è seduto all’ombra di un platano antico.
Io resto in piedi, in silenzio. Poi parla lui.

Ippocrate: "Se fossimo in grado di fornire
a ciascuno la giusta dose
di nutrimento ed esercizio fisico,
né in difetto, né in eccesso,
avremmo trovato la strada per la salute.”

Lascia che le parole cadano, come semi.

Io: È incredibile, maestro.
Duemila anni dopo, siamo ancora qui.
Stessa frase.
Stesso problema.

Ippocrate: Perché l’uomo continua a non ascoltare. Vuole dominare il corpo,
non comprenderlo.

Io: Nel mio lavoro tocco corpi che hanno dimenticato la misura. Alcuni sono rigidi di controllo, altri molli di abbandono. Tutti chiedono la stessa cosa: equilibrio.

Ippocrate: La giusta dose non è moderazione tiepida. È precisione viva.
È sapere quando fermarsi e quando osare.

Io: Oggi confondiamo la salute con la performance. Mangiamo per riempire vuoti, ci muoviamo per espiare colpe.
Il corpo diventa un campo di battaglia.

Ippocrate: Eppure il corpo è un tempio semplice. Respira, si adatta, guarisce.
Si ammala solo quando smettiamo di rispettarlo.

Io: Con le mani sento quello che tu scrivevi. Tensioni che raccontano eccessi,visceri che parlano di carenze.
La storia di una vita impressa nei tessuti.

Ippocrate: Allora sei sulla strada giusta.
Chi cura deve prima saper osservare.
Chi osserva, impara la misura.

Io: Forse il nostro compito non è guarire, ma insegnare alle persone
a non allontanarsi da sé.

Ippocrate: Esatto. La salute non è una conquista. È un ritorno.

E mentre il sole scende su Kos e le ombre si allungano tra le colonne, resta una verità semplice e scomoda: la salute non nasce dal fare di più, ma dal fare il giusto.

Non dall’imporre, ma dall’ascoltare. Non dal correggere il corpo, ma dal rientrare in dialogo con lui.

Ippocrate sorride, io annuisco. Due epoche diverse, la stessa domanda.

La risposta non è nuova, è dimenticata.
La misura non è un limite. È una forma di saggezza.

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16/12/2025

🔥 IL DOLORINO CHE TUTTI IGNORANO… FINO A QUANDO NON DIVENTA UN PROBLEMA VERO 🔥

Quante volte ti hanno detto:
“Vai a nuotare, così ti passa il mal di schiena.”

Ma nessuno ti chiede se sai nuotare.
Nessuno chiede se riesci a respirare bene in acqua.
Nessuno ti dice che, se non sei davvero preparato,

il nuoto può aumentare tensioni e compensi.

La verità?
👉 Noi non viviamo galleggiando.
👉 Viviamo sotto gravità.
👉 Ci muoviamo in carico.
👉 Ed è lì che il corpo mostra ciò che non funziona.

E lì dobbiamo lavorare.

Per questo Pilates + Osteopatia è un binomio vincente:

🔹 L’Osteopatia libera, riequilibra, calma il sistema nervoso.
🔹 Il Pilates ti insegna a muoverti meglio, senza dolore, con controllo e stabilità.
🔹 Il carico progressivo fa sì che tutto duri nel tempo.

È semplice.
È logico.
È fisiologico.
È ciò che il corpo davvero capisce.

Vuoi capire se il Pilates è adatto a te? Parliamone insieme.

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𝗟𝗮 𝗹𝗲𝗴𝗴𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗮𝗿𝘁𝗲𝗿𝗶𝗮 : 𝗶𝗹 𝗿𝗮𝗰𝗰𝗼𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝘂𝗻 𝗴𝗹𝗼𝗯𝘂𝗹𝗼 𝗿𝗼𝘀𝘀𝗼Sono nato nel silenzio del midollo osseo, come milioni di altri f...
16/12/2025

𝗟𝗮 𝗹𝗲𝗴𝗴𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗮𝗿𝘁𝗲𝗿𝗶𝗮 : 𝗶𝗹 𝗿𝗮𝗰𝗰𝗼𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝘂𝗻 𝗴𝗹𝗼𝗯𝘂𝗹𝗼 𝗿𝗼𝘀𝘀𝗼

Sono nato nel silenzio del midollo osseo, come milioni di altri fratelli. Da subito ho capito una cosa: non sarei mai rimasto fermo. La mia vita è il movimento.

Il mio primo viaggio è stato un tuffo potente. Il cuore mi ha spinto dentro un’arteria calda e pulsante, una strada viva che batteva come un tamburo. Ero carico di ossigeno, leggero e fiero. Quello era il mio compito: portare aria alla vita.

Ogni cellula che incontravo mi aspettava. I muscoli mi chiamavano durante lo sforzo, il cervello durante il pensiero, gli organi nel loro lavoro incessante. Io consegnavo ossigeno, e in cambio raccoglievo ciò che non serviva più. Anidride carbonica, scorie, residui del lavoro cellulare. Non mi lamentavo. Era parte del viaggio.

Non ero solo. Con me viaggiavano nutrienti arrivati dal cibo, ormoni pieni di messaggi, sali minerali, vitamine. Eravamo una squadra silenziosa, ordinata, precisa. Quando tutto scorre, il corpo funziona. Per questo, nel mio mondo, 𝗹𝗮 𝗹𝗲𝗴𝗴𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗮𝗿𝘁𝗲𝗿𝗶𝗮 𝗲̀ 𝘀𝘂𝗽𝗿𝗲𝗺𝗮.

Ma col tempo ho imparato che non tutte le strade sono uguali.
Ci sono zone dove corro libero, dove i tessuti sono morbidi, elastici, ben nutriti. Lì arrivo puntuale, il drenaggio è facile, il ritorno venoso è leggero. Il sistema linfatico mi accompagna come un fiume parallelo, portando via ciò che non serve. In quei luoghi il corpo respira salute.

E poi ci sono altri posti.
Muscoli contratti come nodi stretti.
Connettivi rigidi, disidratati, compressi da posture mantenute troppo a lungo, da respiri corti, da tensioni mai lasciate andare. In quei punti il mio viaggio rallenta. A volte mi fermo quasi. L’ossigeno arriva poco, in ritardo. Le scorie restano. Il terreno si sporca.

Quando il sangue buono non arriva, nasce la carenza.
Quando quello carico non riesce ad andare via, nasce il ristagno.
Io li sento entrambi. E so che da lì possono nascere dolore, infiammazione, disfunzione.

Poi, a volte, succede qualcosa di diverso.Mani attente entrano nel sistema. Non spingono, non forzano. Ascoltano. I tessuti iniziano a cedere, a muoversi, a respirare di nuovo. Le strade si aprono. Io riprendo a scorrere.

È l’osteopatia.

Per me è come trovare di nuovo il letto del fiume dopo una frana.
Ma ho imparato anche che non basta questo.

Quando il respiro è ampio, io mi carico meglio di ossigeno.
Quando il diaframma si muove libero, il mio ritorno è più facile.
Quando il cibo nutre davvero, i miei compagni di viaggio sono di qualità.
Quando il corpo non viene intossicato da fumo, alcol, eccessi o sostanze dannose, il mio lavoro diventa più leggero.

Io vivo per servire. Scorro, consegno, raccolgo, torno. Milioni di volte, senza mai fermarmi.

E in tutto questo ho capito una verità semplice e potente:
se il flusso è libero, la vita trova la sua strada.

Per questo, nella mia esistenza che non conosce pause, continuo a ripetere ciò che so da sempre:

𝗹𝗮 𝗹𝗲𝗴𝗴𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗮𝗿𝘁𝗲𝗿𝗶𝗮 𝗲̀ 𝘀𝘂𝗽𝗿𝗲𝗺𝗮.

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𝗙𝗶𝗯𝗿𝗼𝗺𝗶𝗮𝗹𝗴𝗶𝗮𝗟𝗮 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗱𝗶 𝘂𝗻 𝗰𝗼𝗿𝗽𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗵𝗮 𝗶𝗺𝗽𝗮𝗿𝗮𝘁𝗼 𝗮 𝗿𝗲𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗿𝗲C’è un momento, nella fibromialgia, in cui il dolore smette...
15/12/2025

𝗙𝗶𝗯𝗿𝗼𝗺𝗶𝗮𝗹𝗴𝗶𝗮
𝗟𝗮 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗱𝗶 𝘂𝗻 𝗰𝗼𝗿𝗽𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗵𝗮 𝗶𝗺𝗽𝗮𝗿𝗮𝘁𝗼 𝗮 𝗿𝗲𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗿𝗲

C’è un momento, nella fibromialgia, in cui il dolore smette di essere un segnale e diventa un compagno.
Non urla sempre, a volte sussurra. A volte stanca più di quanto faccia male.
𝗘̀ 𝘂𝗻 𝗱𝗼𝗹𝗼𝗿𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗵𝗮 𝘂𝗻 𝗽𝘂𝗻𝘁𝗼 𝗽𝗿𝗲𝗰𝗶𝘀𝗼, 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗵𝗮 𝘀𝗰𝗲𝗹𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗮𝗯𝗶𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗼𝘃𝘂𝗻𝗾𝘂𝗲.

Chi vive con la fibromialgia spesso dice:
“Mi fa male tutto, ma non so spiegare dove”.
E non è confusione. È coerenza.
𝗘̀ 𝘂𝗻 𝗰𝗼𝗿𝗽𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗱𝗶𝘀𝘁𝗶𝗻𝗴𝘂𝗲 𝗽𝗶𝘂̀, 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗵𝗮 𝗱𝗼𝘃𝘂𝘁𝗼 𝘀𝗲𝗻𝘁𝗶𝗿𝗲 𝘁𝗿𝗼𝗽𝗽𝗼 𝗮 𝗹𝘂𝗻𝗴𝗼.

𝗟𝗮 𝗳𝗮𝘀𝗰𝗶𝗮: 𝗹𝗮 𝗺𝗲𝗺𝗼𝗿𝗶𝗮 𝘀𝗶𝗹𝗲𝗻𝘇𝗶𝗼𝘀𝗮

Sotto la pelle esiste una trama continua, come una tela sottile e infinita.
La miofascia avvolge, connette, sostiene.
Ma soprattutto 𝗿𝗶𝗰𝗼𝗿𝗱𝗮.

Ricorda le tensioni trattenute, le posture mantenute per resistere, i respiri fermati a metà per non disturbare.
Ricorda le notti senza riposo e i giorni vissuti in allerta.

Nella fibromialgia questa rete perde il suo ritmo naturale.
Non scorre più. Diventa densa, appiccicosa, ipersensibile.
𝗘̀ 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝘀𝗲 𝗼𝗴𝗻𝗶 𝘁𝗼𝗰𝗰𝗼 𝗳𝗼𝘀𝘀𝗲 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗽𝗿𝗲𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝘂𝗻’𝗶𝗻𝘃𝗮𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲, 𝗼𝗴𝗻𝗶 𝘀𝘁𝗶𝗺𝗼𝗹𝗼 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝗺𝗶𝗻𝗮𝗰𝗰𝗶𝗮.

Il lavoro miofasciale in osteopatia non entra con forza.
Entra in ascolto.
Appoggia le mani e aspetta che il tessuto smetta di difendersi.
𝗤𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗹𝗮 𝗳𝗮𝘀𝗰𝗶𝗮 𝘀𝗶 𝘀𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗿𝗶𝗰𝗼𝗻𝗼𝘀𝗰𝗶𝘂𝘁𝗮, 𝘀𝗽𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗰𝗲𝗱𝗲.

𝗜𝗹 𝗱𝗼𝗹𝗼𝗿𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗽𝗿𝗼𝘁𝗲𝗴𝗴𝗲

Nel corpo fibromialgico il dolore non è il nemico.
𝗘̀ 𝘂𝗻𝗮 𝗴𝘂𝗮𝗿𝗱𝗶𝗮 𝘀𝘁𝗮𝗻𝗰𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗵𝗮 𝗺𝗮𝗶 𝗿𝗶𝗰𝗲𝘃𝘂𝘁𝗼 𝗶𝗹 𝗰𝗮𝗺𝗯𝗶𝗼 𝘁𝘂𝗿𝗻𝗼.

È un sistema nervoso che ha imparato a proteggere tutto, sempre.
A non abbassare mai il volume.
A interpretare il mondo come un luogo che richiede vigilanza continua.

Per questo il trattamento non cerca di “spegnere” il dolore,
ma di 𝗿𝗮𝘀𝘀𝗶𝗰𝘂𝗿𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗺𝗮.
Di dire, attraverso il contatto, il ritmo, la presenza:
𝗣𝘂𝗼𝗶 𝗺𝗼𝗹𝗹𝗮𝗿𝗲 𝘂𝗻 𝗽𝗼’.

𝗘𝗺𝗼𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗵𝗮𝗻𝗻𝗼 𝘁𝗿𝗼𝘃𝗮𝘁𝗼 𝗽𝗮𝗿𝗼𝗹𝗲

Ci sono emozioni che non hanno avuto spazio.
Non perché non fossero importanti, ma perché in quel momento non era possibile sentirle.

Lo stress cronico, le perdite, i traumi, le responsabilità prolungate, l’essere forti troppo a lungo.
Tutto questo non scompare.
𝗦𝗰𝗲𝗻𝗱𝗲 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗶𝗻 𝗯𝗮𝘀𝘀𝗼. 𝗣𝗿𝗲𝗻𝗱𝗲 𝗰𝗮𝘀𝗮 𝗻𝗲𝗶 𝘁𝗲𝘀𝘀𝘂𝘁𝗶.

Durante il trattamento, a volte, il corpo reagisce con un sospiro profondo, una sensazione di calore, una commozione improvvisa.
Non è suggestione.
𝗘̀ 𝗱𝗿𝗲𝗻𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼 𝗲𝗺𝗼𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲.

𝗜𝗹 𝗱𝗶𝗮𝗳𝗿𝗮𝗺𝗺𝗮: 𝗶𝗹 𝗰𝗼𝗻𝗳𝗶𝗻𝗲 𝘁𝗿𝗮 𝗶𝗹 𝗱𝗲𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗲 𝗶𝗹 𝗳𝘂𝗼𝗿𝗶

Il diaframma è il primo muscolo che si irrigidisce quando la vita diventa difficile.
𝗘̀ 𝗶𝗹 𝗺𝘂𝘀𝗰𝗼𝗹𝗼 𝗱𝗲𝗹 “𝘁𝗲𝗻𝗴𝗼 𝗱𝘂𝗿𝗼”.

Quando il respiro si accorcia, anche il mondo si restringe.
Un diaframma bloccato mantiene il corpo in uno stato di allarme silenzioso.

Quando il respiro torna a scendere, quando l’aria arriva dove non arrivava da tempo, qualcosa cambia.
𝗖’𝗲̀ 𝗽𝗶𝘂̀ 𝘀𝗽𝗮𝘇𝗶𝗼. 𝗣𝗶𝘂̀ 𝗾𝘂𝗶𝗲𝘁𝗲.

𝗗𝗿𝗲𝗻𝗮𝗿𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝘀𝘃𝘂𝗼𝘁𝗮𝗿𝗲

Nel corpo fibromialgico non c’è nulla da eliminare, ma molto da alleggerire.
I liquidi, sì.
Ma anche le informazioni, le tensioni, i messaggi ripetuti di pericolo.

𝗗𝗿𝗲𝗻𝗮𝗿𝗲 𝘀𝗶𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮 𝗮𝗯𝗯𝗮𝘀𝘀𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗿𝘂𝗺𝗼𝗿𝗲 𝗱𝗶 𝗳𝗼𝗻𝗱𝗼.

𝗨𝗻 𝗶𝗻𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼, 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝘁𝗲𝗿𝗮𝗽𝗶𝗮

L’osteopatia, nella fibromialgia, non è una tecnica.
𝗘̀ 𝘂𝗻𝗮 𝗿𝗲𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲.

Seduta dopo seduta, il corpo impara che può fidarsi.
Che non tutto fa male.
Che il contatto può essere neutro.

𝗘 𝗾𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗶𝗹 𝗰𝗼𝗿𝗽𝗼 𝘀𝗶 𝘀𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗮𝗹 𝘀𝗶𝗰𝘂𝗿𝗼, 𝗶𝗻𝗶𝘇𝗶𝗮 𝗮 𝗿𝗲𝗴𝗼𝗹𝗮𝗿𝘀𝗶.

📍 𝗥𝗶𝗰𝗲𝘃𝗼 𝗮:
𝗙𝗲𝗿𝗿𝗮𝗿𝗮 – 𝗜𝗺𝗼𝗹𝗮 – 𝗖𝗲𝘀𝗲𝗻𝗮 – 𝗣𝗮𝗱𝗼𝘃𝗮 – 𝗕𝗼𝗹𝗼𝗴𝗻𝗮

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𝗣𝗨𝗡𝗧𝗔𝗧𝗔 𝟭𝟵 – 𝗠𝗨𝗦𝗖𝗢𝗟𝗢𝗣𝗢𝗟𝗜Il Retto dell’Addome – il Custode dell’AsseBenvenuto in un nuovo quartiere centrale di Muscolopo...
13/12/2025

𝗣𝗨𝗡𝗧𝗔𝗧𝗔 𝟭𝟵 – 𝗠𝗨𝗦𝗖𝗢𝗟𝗢𝗣𝗢𝗟𝗜

Il Retto dell’Addome – il Custode dell’Asse

Benvenuto in un nuovo quartiere centrale di Muscolopoli. Qui non ci sono scorciatoie né movimenti nascosti. Qui tutto passa dalla linea mediana. Una linea antica, diretta, essenziale.

Oggi incontriamo un personaggio famoso, spesso esibito ma poco ascoltato.

Tutti lo vogliono forte. Pochi lo fanno lavorare bene. Lui non ama il caos. Ama l’ordine. Ama l’asse.

🎭 IO SONO IL RETTO DELL’ADDOME

Sono quello che vedi allo specchio quando parli di “addominali”.
Ma non sono qui per fare scena. Sono qui per tenerti insieme.
Sono una colonna morbida che collega torace e bacino. Un guardiano silenzioso della postura. Un freno alla dispersione di forze. Mi attivo quando sollevi, quando ti alzi, quando tossisci, quando respiri con intenzione.

Sono il muscolo che dice al corpo: “Restiamo centrati”.

ANATOMIA

• Origino dal p**e
• Mi inserisco su sterno e cartilagini costali (5ª–7ª)
• Sono attraversato da intersezioni tendinee
• Sono avvolto dalla guaina dei retti
• Faccio parte del core anteriore
• Lavoro in squadra con trasverso, obliqui e diaframma
Sono lungo.
Segmentato.
E profondamente connesso al respiro.

⚙️ BIOMECCANICA

Mi occupo di:
• Flessione del tronco
• Controllo dell’estensione lombare
• Stabilizzazione anteriore del core
• Trasmissione delle forze tra arti superiori e inferiori
• Supporto alla pressione intra-addominale

Sono fondamentale per:

➡️ Postura eretta
➡️ Sollevamenti
➡️ Sport di forza
➡️ Respirazione funzionale
➡️ Protezione della colonna

Senza di me, il corpo si “apre” troppo. E quando si apre troppo… perde efficienza.

⚠️ QUANDO MI SOVRACCARICO (O MI SPEGNO)

• Lombalgia ricorrente
• Addome protruso anche nei magri
• Scarsa stabilità del tronco
• Affaticamento precoce
• Dolore cervicale o dorsale compensatorio
• Diastasi addominale (in alcuni contesti)

A volte sono rigido. Altre volte assente. In entrambi i casi, qualcuno sopra o sotto paga il conto.

LETTURA EMOTIVA

Mi irrigidisco quando devi “tenere tutto dentro”. Quando stringi, controlli, trattieni. Quando senti di dover reggere il peso di tutto.
Mi rilasso quando puoi respirare senza difenderti. Quando smetti di proteggerti da ciò che non è un pericolo. Quando torni a fidarti del tuo centro.

🎯 TRIGGER POINT

• Sensibilità lungo la linea mediana
• Dolore profondo sopra il p**e
• Tensione sotto lo sterno
• Fastidio che aumenta con sforzo o tosse

Non urlo. Ma se mi ascolti… parlo chiaro.

🧘‍♂️ MOBILITÀ E RILASCIO

Allungamento in estensione controllata
Supino su foam roller lungo la colonna
Respira.
40–60 sec.

Stretch in posizione cobra dolce
Senza collassare in lombare
30–40 sec.

Respirazione diaframmatica con focus addominale
5–6 cicli lenti

🏋️ ATTIVAZIONE E POTENZIAMENTO

Non mi piace il crunch urlato. Mi piace il controllo.

Dead bug lento e respirato
3x8 per lato

Hollow body hold (versione regressa se serve)
3x20–30 sec

Roll out con controllo
3x6–8

Plank con attenzione all’allineamento
3x30–45 sec

🔚 RITUALE DI CHIUSURA

Porta una mano sul petto e una sull’addome. Respira. Senti la linea che ti attraversa. Il retto dell’addome lavora meglio quando non deve difendere… ma solo sostenere.

🔍 CURIOSITÀ

• Non è il principale responsabile del “core stability” profondo
• Lavora in sinergia con il respiro
• Un eccesso di allenamento lo rende rigido
• È spesso iperattivo se il trasverso è debole
• La sua estetica non coincide con la sua funzione

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𝗣𝗜𝗔𝗖𝗘𝗥𝗘, 𝗦𝗢𝗡𝗢 𝗜𝗟 𝗧𝗨𝗢 𝗦𝗜𝗦𝗧𝗘𝗠𝗔 𝗡𝗘𝗥𝗩𝗢𝗦𝗢 𝗔𝗨𝗧𝗢𝗡𝗢𝗠𝗢Quelli bravi mi chiamano SNA. Quelli disperati mi maledicono alle tre di no...
12/12/2025

𝗣𝗜𝗔𝗖𝗘𝗥𝗘, 𝗦𝗢𝗡𝗢 𝗜𝗟 𝗧𝗨𝗢 𝗦𝗜𝗦𝗧𝗘𝗠𝗔 𝗡𝗘𝗥𝗩𝗢𝗦𝗢 𝗔𝗨𝗧𝗢𝗡𝗢𝗠𝗢

Quelli bravi mi chiamano SNA. Quelli disperati mi maledicono alle tre di notte. Io sono quello che lavora mentre tu fai finta di niente.
Non mi occupo di volontà, forza di carattere o buone intenzioni.

Io gestisco il backstage. Luci, suoni, pressione, ritmo. Se il tuo corpo fosse un teatro, io sarei il direttore tecnico che decide se lo spettacolo può andare avanti o se serve una pausa.

Non mi vedi perché sono elegante. Mi muovo tra ipotalamo, tronco encefalico e midollo spinale, poi mi ramifico ovunque come una rete Wi-Fi biologica. Arrivo al cuore, ai polmoni, all’intestino, alle ghiandole, ai vasi sanguigni. Non chiedo permesso, non firmo moduli. Agisco.

Dentro di me vivono in due Io non sono una voce sola. Sono una coppia strana, di quelle che funzionano solo se nessuno dei due prende il controllo del telecomando troppo a lungo.

Il Simpatico

Lui entra sempre sbattendo la porta 🚨
Parte dalla zona toraco lombare del midollo e ha una missione chiara: sopravvivere, reagire, performare.
Quando parla lui: il cuore accelera come se avesse letto una mail urgente, la pressione sale, perché “non si sa mai”, il sangue va ai muscoli, perché potresti dover scappare, combattere o almeno sembrare deciso, la digestione viene messa in pausa, perché digerire mentre scappi è poco elegante, le pupille si dilatano, così vedi tutto. Anche i problemi che non esistono,

Il simpatico non è il cattivo della storia. È il manager iperattivo. Il problema nasce quando non va mai in ferie.

Il Parasimpatico

Poi c’è lui 🌿 Entra piano, senza fare rumore. Spesso lo noti solo quando manca. Nasce soprattutto dal nervo vago e dal sistema sacrale. È quello che dice: “Tranquillo. Ora puoi respirare. Ora puoi digerire. Ora puoi ripararti.”

Quando prende spazio:

il cuore rallenta e smette di correre dietro a cose inutili
il respiro diventa profondo, tridimensionale
l’intestino riprende a lavorare come un laboratorio serio
il sistema immunitario torna a fare il suo mestiere
il corpo entra in modalità manutenzione

Se il simpatico è il caffè doppio, il parasimpatico è il divano dopo cena. Non fa rumore, ma senza di lui tutto si rompe prima.

Il vero problema Io non soffro lo stress acuto. Quello lo gestisco benissimo. Io soffro lo stress che non finisce mai.

Posture rigide, respirazione alta, traumi mai digeriti, pensieri in loop, agende senza spazi vuoti. Tutto questo dice al simpatico:
“Resta acceso. Sempre.” E così il parasimpatico viene zittito.

Non perché sia debole, ma perché nessuno gli lascia il turno.
Ed ecco che io, da raffinato regolatore, divento confuso.
Inizio a mandare segnali strani: tensioni croniche, dolori che migrano, digestione lenta, sonno leggero, stanchezza profonda con il cuore sempre in corsa.

Non è sabotaggio. È richiesta d’ascolto.

E poi arriva l’osteopatia 👐 Qui succede la magia razionale.
L’osteopatia non mi dice cosa fare. Non mi forza. Non mi corregge con la bacchetta. Mi crea le condizioni.

Quando un osteopata lavora:
sul diaframma, io respiro meglio
sulla gabbia toracica, il vago sorride
sul cranio, il mio tono cambia
sul sacro, il parasimpatico ritrova la sua voce
sulle tensioni profonde, il rumore di fondo si abbassa

Il contatto rispettoso, la mobilità restituita, il ritmo che torna fluido. Tutto questo per me è un messaggio chiaro: “Sei al sicuro. Puoi riorganizzarti.”

E quando posso farlo, non scelgo calma o attivazione. Scelgo adattabilità.

Il mio messaggio finale Io non voglio che tu sia zen tutto il giorno.
Io non voglio che tu sia produttivo a oltranza. Io voglio poterti far passare dall’azione al recupero senza restare incastrato.

Se mi ascolti, non prometto assenza di stress.Ti prometto ritmo.
E un corpo che smette di difendersi e ricomincia a vivere.
Firmato, il tuo Sistema Nervoso Autonomo 🧠✨

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IL CORPO CHE SI SVEGLIA DENTRODentro ogni essere umano custodisce un’architettura invisibile.Non è fatta solo di ossa e ...
11/12/2025

IL CORPO CHE SI SVEGLIA DENTRO

Dentro ogni essere umano custodisce un’architettura invisibile.

Non è fatta solo di ossa e leve biomeccaniche, né soltanto di emozioni che scorrono come correnti sotterranee. È un intreccio continuo tra strutture, energie, memorie e ritmi che si parlano di continuo. Quando uno di questi livelli si tende, gli altri cambiano timbro. Quando uno guarisce, gli altri trovano spazio.

La colonna vertebrale come asse di coscienza

La colonna non è solo un pilastro che mantiene l’uomo in piedi. È un contenitore di movimento, un condotto nervoso, un faro interno. Nelle tradizioni dello Yoga, rappresenta il sentiero dove l’energia kundalinica riposa, raccolta nel bacino come una spirale di potenza potenziale.

Nell’osservazione osteopatica, la colonna è la biografia incarnata: le sue curve raccontano strategie adattative, compensi, cadute emotive e risalite.

Quando si pratica il Kundalini Yoga, i movimenti e i kriya sollecitano non solo la muscolatura profonda, ma soprattutto la rete fasciale che avvolge diaframmi, visceri e sistema nervoso autonomo. Il corpo inizia a vibrare, a riorganizzare le sue memorie.

La spina dorsale diventa un corridoio dove la coscienza sale e scende come un ascensore interiore. Il ruolo nascosto dei visceri: laboratori di emozioni. I visceri non sono semplici organi funzionali: sono antenne emozionali. L’intestino, con il suo sistema nervoso enterico, custodisce reti di segnali che parlano di paure, adattamenti e sicurezza.

Il fegato trattiene frustrazioni antiche sotto forma di tensioni capsulari.
Lo stomaco racconta le ansie che non abbiamo digerito.
L’utero o la prostata conservano memorie ancestrali di identità e radicamento.

Quando una tensione viscerale si fissa nel tempo, il corpo crea compensi posturali quasi poetici: il diaframma si abbassa, la colonna si torce, il pavimento pelvico si irrigidisce nella sua quieta vigilanza.

Osteopatia e craniosacrale leggono questi adattamenti come mappe. Lo Yoga li mette in movimento.

Il tocco craniosacrale: ascoltare il sistema che ascolta
Il craniosacrale lavora nella zona in cui tutto diventa sottile:
il respiro primario, il ritmo cranico, le oscillazioni sacro-craniali che cullano il sistema nervoso centrale. Le mani non forzano, percepiscono.

Si orientano verso aree dove il fluido cerebrospinale sembra trattenere un racconto fermo. A volte basta un leggero invito per permettere a una memoria emotiva congelata di sciogliersi come un nodo che decide, finalmente, di aprirsi.

Durante queste micro-onde di rilascio si attivano zone antiche:
il tronco encefalico, sede degli istinti di sopravvivenza; il sistema limbico, archivio dei ricordi più intimi; il nervo vago, che tesse ponti tra cuore, visceri e respiro.

Qui avviene uno dei fenomeni più profondi: quando il sistema nervoso si sente al sicuro, concede all’emozione il permesso di emergere.

E ciò che emerge non è mai “troppo”. È ciò che il corpo ha trattenuto per proteggersi. L’osteopatia come lettura integrale del vissuto corporeo L’osteopata entra in scena come un lettore di geografie. Ogni restrizione è un crinale, ogni compenso una valle, ogni rigidità un tentativo di equilibrio.

Non lavora solo sulle articolazioni. Lavora sulle membrane, sugli strati fasciali che trasmettono tensioni dal cranio al sacro, dal fegato alla spalla, dal bacino al diaframma. Lavora sul sistema neurovegetativo, spesso intrappolato in una modalità difensiva.
L’obiettivo non è “aggiustare”, ma liberare.

Restituire movimento dove il corpo aveva costruito una diga. Offrire spazio dove si era formato il silenzio. Quando le discipline si intrecciano

Quando Kundalini Yoga, e Osteopatia craniosacrale dialogano, il corpo entra in uno stato di riorganizzazione profonda:
• lo Yoga mobilita, risveglia, crea flussi
• l’Osteopatia decodifica, armonizza, reintegra
• il Craniosacrale ascolta, sblocca, pacifica

A livello viscerale, questo si traduce in una sinfonia interna: il diaframma si solleva senza fatica, il fegato respira meglio, l’intestino riattiva la sua motilità elegante, il pavimento pelvico smette di trattenere ciò che non gli appartiene più.

A livello emotivo, emergono stratificazioni più sottili: memorie, intuizioni, comprensioni corporee che non passano dalla mente, ma dal tessuto stesso. Il risveglio senza spettacolo

Il risveglio della Kundalini non è un’esplosione di luce. È un riallineamento profondo, una riorganizzazione viscerale, un dialogo tra corpo e psiche che ritrova il suo ritmo originario. È una quiete che sale dal bacino fino al cranio come acqua dolce che risale una sorgente.

Quando questo accade, la persona non diventa “nuova”. Diventa intera.

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Indirizzo

Ferrara

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 20:30
Mercoledì 07:00 - 20:30
Giovedì 09:00 - 19:30
Venerdì 09:00 - 20:30
Sabato 07:45 - 13:45

Telefono

+393355884012

Sito Web

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