Dott. Andrea Di Noia

Dott. Andrea Di Noia Osteopata e Fisioterapista, ha esperienza in ambito pediatrico e nei disturbi cranio mandibolari.

La camminata sulle punte (in inglese toe walking) viene definita non neurologica (o idiopatica) quando si manifesta in a...
30/05/2026

La camminata sulle punte (in inglese toe walking) viene definita non neurologica (o idiopatica) quando si manifesta in assenza di patologie del sistema nervoso centrale o periferico, come la paralisi cerebrale infantile, la distrofia muscolare o il mielomeningocele.
È un fenomeno relativamente comune nei bambini piccoli fino ai 2-3 anni che stanno esplorando il movimento. Se persiste oltre questa età, pur non essendoci un deficit neurologico sottostante, richiede un’attenta valutazione biomeccanica e clinica.
Principali motivi non neurologici
Quando si esclude la causa neurologica, le motivazioni si dividono generalmente in tre macro-categorie:
🔴Idiopatica pura (Abitudine/Parafisiologica): Il bambino cammina sulle punte per una sorta di preferenza motoria o “vizio” posturale appreso. Spesso è in grado di appoggiare il tallone a terra se gli viene chiesto di farlo, e l’esame obiettivo non mostra accorciamenti muscolari strutturati.
🔴Muscolo-scheletrica (Accorciamento strutturale): Una retrazione o rigidità del bicipite surale (il complesso dei muscoli del polpaccio) o un tendine d’Achille anatomicamente corto limitano fisicamente la dorsiflessione della caviglia (il movimento che porta la punta del piede verso l’alto).
🔴Sensoriale o Funzionale: Alcuni bambini presentano una marcata reattività tattile o disturbi dell’elaborazione sensoriale, per cui evitano l’impatto del tallone sul terreno. In altri casi, può trattarsi di un compenso posturale legato a un disallineamento della catena cinetica (es. bacino o ginocchia).
Test clinici di valutazione
Per discriminare l’origine della camminata sulle punte e pianificare un eventuale intervento (fisioterapico o ortopedico), lo specialista si avvale di specifici test clinici. Il principale test differenziale per valutare la rigidità muscolare è il seguente:
1. Test di Silfverskiöld
Questo test è fondamentale per capire se la limitazione della caviglia è causata dall’accorciamento del muscolo gastrocnemio (i gemelli del polpaccio) o da una rigidità che coinvolge il muscolo soleo e il tendine d’Achille.

27/05/2026
27/05/2026
Pz: “Ma se prendo le proteine e non mi alleno?”…Io: “E’ come mettere legna in un camino spento”.L’attività fisica è fond...
20/05/2026

Pz: “Ma se prendo le proteine e non mi alleno?”…

Io: “E’ come mettere legna in un camino spento”.

L’attività fisica è fondamentale, non ci son scorciatoie.

Viviamo sperando che ci sia sempre una strada più corta ma non è così.

La vera prevenzione parte dall’attività motoria e paradossalmente muoversi, quando il corpo lo permette, è importante anche nelle fasi acute e subacute.

Va tarato tutto su quello che sono le possibilità della persona.
L’esercizio terapeutico attivo è in alcuni casi la migliore condizione da sfruttare per il ripristino delle autonomie.

Nei casi delle contratture antalgiche avviene un’alterazione nella programmazione neuro muscolare.

L’esercizio moderato e progressivo condotto dal terapista, guida il paziente, al resettaggio dell’iperattività dei recettori: fusi e apparati tendinei del Golgi.

Piano piano la centralina rinizia un’attività che tende al ripristino della fisiologia.
La persona riprende coscienza e percezione di sé…

Ps… ho dovuto scrivere tutta sta’ prosopopea solo perché mi piaceva la frase della legna e del camino…

Weekend di lavoro…
09/05/2026

Weekend di lavoro…

20/04/2026
Il dibattito sulla relazione tra struttura e funzione è sempre aperto.Siamo abituati ad osservare e quando guardiamo, ch...
27/03/2026

Il dibattito sulla relazione tra struttura e funzione è sempre aperto.
Siamo abituati ad osservare e quando guardiamo, chi più e chi meno, può notare delle differenze anatomiche rispetto ai valori che vengono considerati come fisiologici.

Da sempre la struttura è quella che per prima ci salta agli occhi.
Qualcosa di “storto” o di asimmetrico viene evidenziato.

Le ortesi sono un esempio di come a volte si voglia modificare o contenere una struttura nel pieno della sua crescita ma di come ciò non basti proprio perché c’è uno sviluppo in corso e quindi non si tratti del modellamento di qualcosa di inerte.

Sotto alla “costruzione” di un bambino, c’è un corredo genetico e c’è un bagaglio epigenetico, ovvero i continui stimoli ambientali che esso riceve a livello senso motorio.

Proprio ciò ci fa comprendere quanto la funzione sia rilevante nella costruzione di una simmetria o al contrario di un’asimmetria.

Contenere una lingua con una griglia è a volte solo tenerla in uno spazio ristretto ma non ha il presupposto di rieducarla in quello che è il suo compito e la sua area di pertinenza. Ci troviamo quindi di fronte solo ad un rimandare un lavoro che però ha tempistiche ben precise, quelle appunto dello sviluppo. Fin quando una struttura è modificabile la funzione può agire su di essa.

Per “modficabile” si sottintende la crescita ossea che è prevista per ogni bambino e che ha un termine ben delineato in base ai parametri anatomici che si stanno analizzando.

Lo stesso principio si può usare per tutte le ortesi. Se non si attenziona la funzione e non si stimola lo sviluppo neuro motorio sarà sempre un lavoro fine a sé e non completo.

Non si parla di statue ma di corpi e di intelletto.

La gestione delle discopatie è un tema molto frequente nell'ambito della riabilitazione.Il management verte sulla comuni...
06/03/2026

La gestione delle discopatie è un tema molto frequente nell'ambito della riabilitazione.

Il management verte sulla comunicazione chiara e l'esposizione di tutte le possibilità che possono porsi dinnanzi al paziente.

Solo in questo modo, comprendendo il profilo caratteriale, può crearsi un rapporto di fiducia e confronto.

Le discopatie possono avere vari stadi:

La fase acuta dove il paziente deve mettersi a riposo e limitarsi alle indicazioni dello specialista medico per un approccio farmacologico.

Quella subacuta dove insieme al riabilitatore, impronta un programma che viene monitorato anche giornalmente.
Qui l'operatore in accordo con la persona lavora al fine di evitare una cronicizzazione del dolore.

Le immagini evidenziate mostrano il quadro di una discopatia di una paziente.
Una condizione molto marcata di ernia che però si è riusciti a gestire preservando la mobilità, il tono delle strutture muscolo scheletriche. Attraverso un lavoro solo conservativo e mixando la collaborazione tra ortopedico e fisioterapista, la persona in questione ha potuto evitare una soluzione cruenta.
Fondamentale è stato creare una relazione.
Il paziente ha saputo ascoltare e farsi guidare sempre in maniera attiva.

La natura ha fatto tutto il resto, con la disidratazione della porzione espulsa dell'ernia e la riduzione di volume e compressione sulla radice del nervo.

06/03/2026

NUOVA COLLABORAZIONE
Benvenuto nel nostro team al dottor LUCA LA VERDE , chirurgo ortopedico.

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Il Dott. Luca La Verde lavora con passione come chirurgo ortopedico a Roma in alcune delle cliniche specializzate maggiormente all’avanguardia nel trattamento di lesioni e infiammazioni traumatiche e degenerative come Ospedale Villa San Pietro, IDI, Nuova Villa Claudia.

Specializzato nella diagnosi e nel trattamento delle patologie di spalla e ginocchio.
Ogni anno si dedica a centinaia di pazienti di età diverse e in differenti ambiti, sia sportivi che non.

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06/03/2026

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