Centro Yoga Meditazione Counseling "Maitrisangha"

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03/03/2026

Quando un movimento diventa yoga?

18/02/2026
Hai mai partcipato ad un percorso di crescita personale in gruppo?
16/02/2026

Hai mai partcipato ad un percorso di crescita personale in gruppo?

Nella posizione del Gabbiano il corpo assume una forma che richiama immediatamente l’idea di apertura e di sospensione. ...
29/01/2026

Nella posizione del Gabbiano il corpo assume una forma che richiama immediatamente l’idea di apertura e di sospensione. Il torace si solleva, le braccia si estendono come ali e la colonna trova una direzione ascendente che non è rigida, ma elastica.

Da un punto di vista fisiologico questa postura crea uno spazio ampio nella gabbia toracica, soprattutto nella sua parte anteriore e laterale, permettendo al respiro di diventare più pieno e meno costretto. Il diaframma può scendere con maggiore libertà e l’aria raggiunge zone polmonari che spesso restano poco ventilate nella postura quotidiana chiusa e collassata.

È proprio questa qualità respiratoria a rendere il Gabbiano particolarmente interessante sul piano del sistema nervoso. L’apertura del torace e l'allineamento morbido della colonna stimolano i meccanismi di regolazione vagale, favorendo un passaggio verso una modalità più parasimpatica.

Il respiro tende ad allungarsi, soprattutto nell’espirazione, e questo ritmo più lento e profondo invia segnali di sicurezza al nervo vago. Il corpo riceve il messaggio che non c’è urgenza, che può abbassare le difese, lasciando emergere una sensazione di calma vigile piuttosto che di controllo o sforzo.

Sul piano somatico, la postura lavora come un controgesto rispetto alle chiusure legate allo stress. L’apertura del petto e delle spalle riduce le tensioni croniche che spesso accompagnano stati di allerta prolungata, mentre la stabilità delle gambe offre un senso di radicamento che sostiene l’espansione senza dispersione.
Ne risulta una combinazione sottile di sostegno e leggerezza: il corpo si sente più ampio, ma anche più sicuro, capace di abitare l’apertura senza attivarsi in modo eccessivo.

A un livello più profondo, il Gabbiano diventa una postura che educa il sistema nervoso a riconoscere l’apertura come una condizione sicura. Il respiro che si muove liberamente nel torace dialoga con il nervo vago e favorisce stati di presenza, connessione e regolazione emotiva.

C’è una qualità quasi affettiva in questa posizione, come se il corpo imparasse a espandersi senza perdersi, a “volare” restando in contatto con il proprio centro. In questo senso il Gabbiano non è solo un asana, ma un’esperienza incarnata di fiducia, respiro e relazione.

Ogni esperienza ha un attimo di nascita.Il primo respiro, il primo sentire, il primo pensiero che affiora.In questa medi...
27/01/2026

Ogni esperienza ha un attimo di nascita.
Il primo respiro, il primo sentire, il primo pensiero che affiora.
In questa meditazione guidata esploriamo l’inizio, la percezione del qualcosa che inizia..
Può riverlarsi interessante indagare come vivi il sorgere di ciò che appare, proprio ora...
Con indifferenza, gioia o cautela, con apertura o resistenza, con tranquillità o paura oppure ignorandolo?
Dimorare consapevolmente nell’istante in cui l’esperienza nasce
apre uno spazio di attenzione gentile e di libertà.
L’iniziare diventa così una iniziazione:
una soglia che si apre al nuovo, al sorgere della vita, a ogni istante.
👉 Ho preparato per te una meditazione guidata per esplorare questo tema: link nel primo commento.

19/01/2026

Il focus della nostra pratica questa settimana è
"Esplorare la percezione dello spazio attraverso l'espansione del respiro"...
🙏

La respirazione Kapalabhati è una pratica che agisce in modo diretto e incisivo, come una corrente che attraversa il cor...
12/01/2026

La respirazione Kapalabhati è una pratica che agisce in modo diretto e incisivo, come una corrente che attraversa il corpo e ne risveglia le funzioni vitali.

Il ritmo attivo dell’espirazione, breve e decisa, stimola profondamente l’addome e il diaframma, favorendo un massaggio interno degli organi viscerali. Questo movimento ripetuto sostiene la digestione, riattiva il metabolismo e contribuisce a una più efficace eliminazione delle scorie.

A livello respiratorio, Kapalabhati migliora la ventilazione polmonare e l’efficienza degli scambi gassosi, mentre sul piano circolatorio sostiene l’ossigenazione dei tessuti e una sensazione generale di calore e vitalità.

Sul piano psicologico e somatico, il suo effetto è chiaramente energizzante e chiarificante. Il ritmo regolare e intenzionale delle espirazioni interrompe la dispersione mentale e richiama l’attenzione nel corpo, in particolare nel centro addominale.
La mente tende a diventare più lucida, vigile, meno appesantita da torpore o ruminazione.

Kapalabhati viene spesso percepita come una pratica che “spazza via” la stagnazione, non solo fisica ma anche emotiva, aiutando a sciogliere stati di inerzia, apatia o confusione. Allo stesso tempo, se praticata con consapevolezza, rafforza la capacità di autoregolazione, insegnando a dosare l’intensità e ad ascoltare i segnali interni.

A un livello più sottile, Kapalabhati è tradizionalmente associata a un processo di purificazione. Il nome stesso rimanda all’idea di una “fronte luminosa”, come se il respiro contribuisse a rendere la percezione più chiara e penetrante.

L’attivazione del centro addominale sostiene il risveglio dell’energia in Manipura Chakra, collegato alla volontà, alla direzione e alla capacità di agire nel mondo con presenza. Dopo la fase attiva, il momento di pausa naturale che segue apre spesso uno spazio di silenzio interno, in cui il respiro si fa sottile e la mente più ricettiva. In questo senso Kapalabhati non è solo una tecnica energizzante, ma anche una preparazione a stati di maggiore raccoglimento e chiarezza interiore, dove l’energia mobilitata può trasformarsi in attenzione stabile e presenza viva.

Nel "Cane a Faccia in Giù" (Ado mukha svanasana) il corpo sembra ritrovare spontaneamente una sua intelligenza posturale...
08/01/2026

Nel "Cane a Faccia in Giù" (Ado mukha svanasana) il corpo sembra ritrovare spontaneamente una sua intelligenza posturale.
Le mani radicate a terra offrono stabilità, la schiena si distende come se cercasse più spazio e i talloni, anche quando rimangono sollevati, guidano l’allungamento delle catene posteriori.

È una postura capace di alleggerire la colonna, favorire un respiro più profondo e facilitare un riequilibrio del tono muscolare senza forzature. La gravità, invece di essere un ostacolo, diventa un alleato che invita a rilasciare tensioni e ad ampliare le zone del corpo che durante la giornata rimangono spesso contratte.

Anche sul piano psicologico e somatico si percepisce un cambiamento immediato. La prospettiva capovolta calma la mente e riorganizza il senso interno dello spazio, creando un effetto di centratura naturale.
La respirazione si espande nella parte posteriore del torace, dove molte tensioni emotive tendono a sedimentarsi, e la distribuzione del peso tra mani e piedi offre una sensazione di contenimento che riduce l’iperattivazione del sistema nervoso. Ne emerge un equilibrio silenzioso, fatto di stabilità e apertura, che sostiene una qualità di presenza più ampia e meno reattiva.

Sul piano più sottile, l’asana si comporta come un ponte tra due stati. Il radicamento verso la terra e l’estensione assiale lungo la colonna favoriscono una circolazione più libera dell’energia vitale, mentre lo sguardo rivolto verso l’interno invita a una quieta introspezione.

La postura porta naturalmente verso un dialogo tra forza e resa, creando le condizioni per una meditazione spontanea, semplice e accessibile. Pur essendo spesso considerato un passaggio tra diversi movimenti e asana, il Cane a Faccia in Giù diventa uno spazio di riequilibrio, un momento in cui il corpo si organizza, la mente si calma e la presenza si fa più chiara.

Lo Yoga è l'arte di esplorare l'Infinito attraverso il finito.
12/11/2025

Lo Yoga è l'arte di esplorare l'Infinito attraverso il finito.

La Consapevolezza (Mindfulness) e il processo del ConoscereDiversi maestri di buddhismo theravāda sottolineano che la co...
05/11/2025

La Consapevolezza (Mindfulness) e il processo del Conoscere

Diversi maestri di buddhismo theravāda sottolineano che la consapevolezza è il conoscere, che la mente del Buddha è “puro conoscere”.
Della natura di questo conoscere è credo sia importante interrogarci,
e smontarne ogni pretesa concettuale.
Il sapere al quale facciamo riferimento nella pratica di consapevolezza, mindfulness o vipassanā, così come nello yoga, è un sapere incarnato.
Risiede più nel corpo che nella mente.
Il termine consapevolezza spesso è mal compreso, inteso come un conoscere che è prima di tutto mentale. Facilmente si privilegia il pensare rispetto al sentire, mentre ciò di cui si tratta è la nudità del sentire.
Un sentire n**o, cioè libero dai rivestimenti e dalle rigidità che la concettualizzazione inevitabilmente genera.
Il termine sapere può essere ancora più ingannevole.
A volte, nelle istruzioni, si dice sei consapevole se:
"Quando respiri, sai di respirare.
Quando cammini, sai di camminare.
Quando sei seduto, sai di essere seduto."
Ma formulato così, questo sapere può sembrare qualcosa che si possa detenere, che si afferra con l’intelletto, qualcosa da portare a casa come un “io so”.
Un affare che si chiude con un concetto, e con un io che si rafforza nel detenere un sapere.
Se invece ci accostiamo al conoscere come a un processo che accade nella sensibilità, momento per momento, nell’accadere stesso delle cose, allora si apre un altro spazio e la consapevolezza si fa incarnata:
Mentre cammino, conosco il camminare.
Mentre respiro, conosco il respirare.
Mentre muovo la mano sinistra, conosco il muovere della mano sinistra.
Formulato così, si esprime con maggiore chiarezza il processo dell’essere presenti al processo della vita proprio mentre la vita si svolge, conoscendolo attraverso l’intimità.
C’è un’attività che si compie con il corpo, e c’è un conoscere quell’attività attraverso un’adesione intima e sensoriale alle dinamiche in atto.
Questo conoscere, se è autentico, non può che essere nel presente.
Non conosco ora il camminare per poi trattenerlo come un sapere, ma lo conosco nell’intimità di questo passo, di questo respiro, di questo gesto che si dà ora.
Non c’è nulla da possedere. Solo un accadere che continuamente si rinnova.
Al prossimo passo, tutto è già dimenticato: si apre un nuovo conoscere, fresco, vivo.
Il conoscere è un processo che accade nell’adesso, e richiede il nostro interesse nel lasciarlo accadere.
A volte una parte del corpo può agire in un modo che potrebbe sembrare automatico — pensiamo, ad esempio, al guidare.
Questo va bene così: non si tratta di mettere in discussione ciò che il corpo sa già fare, ma di essere in ascolto intimo mentre lo fa.
Si è davvero automatici quando lasciamo da solo l’automatismo funzionale, senza essere presenti, senza attivare il conoscere incarnato (quella che io chiamo embodied mindfulness), la consapevolezza processuale, senza il tocco intimo dell’attenzione morbida.
Questo ascolto può sentirsi a volte come qualcosa di interno, altre volte come un abbracciare dall’esterno.
Nel Satipaṭṭhāna Sutta si dice infatti:
“Così dimora contemplando il corpo nel corpo internamente,
o dimora contemplando il corpo nel corpo esternamente,
o dimora contemplando il corpo nel corpo internamente ed esternamente.
Così pure contempla le sensazioni nelle sensazioni internamente,
o contempla le sensazioni nelle sensazioni esternamente,
o contempla le sensazioni nelle sensazioni internamente ed esternamente.”
(Satipaṭṭhāna Sutta, Majjhima Nikāya 10)
Così posso conoscere dall’interno e nell’istante il camminare, il mangiare, il sentirmi smarrito, offeso, triste, gioioso, stanco.
Ogni esperienza può entrare in questo campo di intima contemplazione, lasciando cadere l’illusione di possedere già il sapere — cercando invece, ogni volta, il sapore dell’esperienza.
Realizzando che solo rinunciando alla pretesa di sapere posso aprirmi al conoscere, una scoperta intrisa di meraviglia che accade attimo per attimo.

🌸 "Settembre porta con sé nuovi inizi."Con la riapertura dei corsi di Yoga e Mindfulness, ci ritroviamo per respirare, m...
01/09/2025

🌸 "Settembre porta con sé nuovi inizi."
Con la riapertura dei corsi di Yoga e Mindfulness, ci ritroviamo per respirare, muoverci e coltivare presenza.

Ogni incontro è un viaggio verso dentro se stessi:
✨ sciogliere le tensioni accumulate,
✨ ritrovare energia e radicamento,
✨ aprire uno spazio di calma e chiarezza nel cuore.

Un cammino semplice e profondo, adatto a tutti, per ricordarci che il Benessere profondo nasce dal contatto con noi stessi,
😇da una mente calma,
💚un cuore equilibrato,
🧘‍♂️un corpo sensibile, ..e dal riconoscimento della nostra vera natura.🌈

🙏 Ti aspettiamo dal 15 settembre per ripartire insieme, con gioia e consapevolezza.

👉 Info e iscrizioni: 339 632 9324

Fare Yoga o Essere Yoga? Ho letto recentemente di un insegnante credo abbastanza conosciuto, in cui si lamentava il fatt...
26/09/2024

Fare Yoga o Essere Yoga?

Ho letto recentemente di un insegnante credo abbastanza conosciuto, in cui si lamentava il fatto che "tutti fanno yoga ma nessuno è yoga".

Suggestiva l'immagine, ma questa dicotomia non mi convence.

Certo "fare yoga" rimanda all'attivismo spesso frenetico in cui lo yoga è vissuto come attività fra le tante, spesso prevalentemente ginnica, qualcosa che si circoscrive in uno spazio della propria vita senza che possa trasporsi su altri piani e sfere.

Ma l'alternativa dell'Essere yoga mi convince ancora meno, sebbene sembri più allettante.

Ma cosa vuol dire esattamente essre yoga? Se lo yoga è una pratica, un sentiero, per quanto si possa essere dediti e uniti a tale sentiero, il nostro essere non potrà mai coincidere totalmente con esso. Piuttosto essere yoga rimanda al rischio dell'utilizzo dello yoga in funzione della costruzione di un io, di un identità, di un ego che si ritiene yogico e spirituale, si veste di bianco (o con brand famosi e alla moda) indossa turbanti e mala ma non trascende mai se stesso e il proprio condizionamento.

Quello che mi ha insegnato Eric Baret e che di cui sto scoprendo sempre di più il sapore, è che lo yoga non si fà ne si è, ma allo yoga ci si dà, ci si dona.
In questa ottica lo yoga si compie principalmente come ringraziamento , come "preghiera senza richiesta" pura celebrazione senza scopo dell'invisibile, che può rendersi tattilmente esperibile attraverso la pratica.
Con questa attitudine la pratica ha un sapore diverso, un corpo diverso, un altro respiro.

Quindi la proposta è di donarsi senza riserve alla pratica, che vuol dire anche donarsi al respiro alle sensazioni del corpo, alla sensibilità che ci abita,momento per momento, e sostare in questa apertura.

Indirizzo

Via Ancona 18
Fiano Romano
00065

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 22:00
Martedì 09:00 - 21:00
Mercoledì 09:00 - 21:00
Giovedì 09:00 - 21:00
Venerdì 09:00 - 22:00

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