23/11/2025
IL CORPO CHE NON SMETTE MAI DI LAVORARE
C’è una cosa che diamo fin troppo per scontata... il nostro corpo continua a lavorare giorno e notte, anche quando noi lo trattiamo come una discarica. Mangiamo cibo industriale, respiriamo aria inquinata, beviamo acqua che scorre in bottiglie di plastica e poi ci spalmiamo addosso creme, profumi, detergenti, shampoo pieni di derivati chimici che assorbi come spugne. Eppure… lui è ancora lì. A fare il suo lavoro.
Ogni singolo giorno, ogni ora, ogni respiro, il corpo mette in moto una quantità di processi biologici talmente precisi da sembrare miracolosi. Il fegato filtra, il sistema linfatico drena, i reni depurano, i polmoni eliminano anidride carbonica e tossine volatili, la pelle suda e detossifica, l’intestino seleziona e smaltisce ciò che non serve.
E mentre noi dormiamo, il cervello approfitta del silenzio metabolico per fare le “pulizie di notte”, elimina scarti, ristabilisce connessioni neuronali e rigenera i tessuti. Sembra semplice ma non lo è affatto.
Il corpo è un laboratorio biochimico in continuo adattamento. Non è statico, non è una macchina... è un ecosistema vivente. Ogni cellula comunica con le altre, in un linguaggio fatto di impulsi elettrici, molecole informazionali, neurotrasmettitori e ormoni. È un’orchestra che suona senza direttore visibile, ma con un’intelligenza intrinseca che sa sempre dove intervenire, dove compensare, dove riparare.
Quando introduciamo qualcosa di nocivo, una tossina, un additivo, un farmaco, un metallo pesante, il corpo non si arrende... attiva le sue vie di difesa. Prima cerca di neutralizzare, poi di espellere, e solo in ultima istanza di stoccare. Perché sì, il corpo preferisce accumulare piuttosto che lasciar circolare veleno libero nel sangue.
È così che iniziano i depositi silenziosi, nel tessuto connettivo, nel grasso, nei gangli linfatici, nei tessuti nervosi. Il corpo crea “magazzini di tossine” per salvarti la vita nell’immediato. Ti mantiene funzionale, anche se non in salute ottimale.
Il primo a prendere in carico tutto è lui, il fegato. Ogni sostanza che entra, cibo, farmaci, cosmetici, ormoni sintetici, alcool, additivi, passa di lì. Il fegato la “legge”, la decodifica, la smonta e decide che fine deve fare... eliminata o riciclata.
Lo fa in due fasi fondamentali, chiamate fase 1 e fase 2 di detossificazione epatica:
Nella fase 1, gli enzimi del citocromo P450 trasformano le molecole tossiche in forme intermedie. Ma attenzione, queste nuove forme sono spesso più reattive e pericolose della sostanza originale.
È per questo che serve la fase 2, dove intervengono i sistemi di coniugazione: solfatazione, metilazione, glucuronazione, acetilazione, glutatione. Queste reazioni “neutralizzano” le tossine e le rendono idrosolubili, cioè eliminabili tramite bile, urina o sudore (ne parlo anche nel Iibro sulla Metilazione).
Quando però le tossine sono troppe, o mancano i nutrienti per queste vie (come magnesio, zolfo, metionina, colina, glutatione, vitamine del gruppo B), il fegato rallenta. E le tossine restano in circolo. Oppure si accumulano nel connettivo. Da lì, cominciano i primi sintomi che non riconosciamo mai come segnali di sovraccarico... stanchezza cronica, irritabilità, intolleranze, infiammazione, disturbi digestivi, dolori muscolari, insonnia.
Dopo il fegato, entrano in gioco i reni. Sono due filtri instancabili che depurano il sangue da scorie azotate, metalli, molecole ossidate. Ogni giorno filtrano circa 180 litri di plasma e ne restituiscono al corpo la parte utile, espellendo solo i rifiuti. Ma perché lo facciano bene serve acqua vera, non plastificata, non addizionata di cloro o microplastiche. Serve idratazione profonda, quella che arriva fino alle cellule.
E poi c’è il sistema linfatico, il grande dimenticato. È la f0gna del corpo, ma senza p***a. Scorre solo se ti muovi, se respiri profondamente, se non sei bloccato da infiammazione e sedentarietà. La linfa raccoglie i rifiuti metabolici dalle cellule e li porta verso il fegato e i reni. Quando si ferma, ti gonfi, ti senti pesante, annebbiato, infiammato. La mente stessa si fa confusa, perché l’infiammazione sistemica non è mai solo fisica... coinvolge il cervello, il tono dell’umore, l’energia vitale.
Di notte, mentre pensi di “riposare”, il cervello accende il suo sistema di detossificazione... il sistema glinfatico. Un meccanismo scoperto di recente, che agisce solo durante il sonno profondo. Le cellule si restringono, lo spazio extracellulare si allarga e il liquido cerebrospinale scorre come un fiume tra i neuroni, portando via proteine tossiche, radicali liberi e scarti metabolici.
Se non dormi abbastanza, questo sistema non parte. Ecco perché il sonno non è un lusso ma una funzione di sopravvivenza. Senza sonno, il cervello si “intossica”, e l’infiammazione neuro-gliale aumenta. Risultato? Ansia, irritabilità, confusione, perdita di memoria, stanchezza mentale.
Il sangue è il vettore di tutto, ossigeno, nutrienti, ormoni, segnali, ma anche tossine da trasportare verso gli organi di eliminazione. È un fiume in movimento, e ogni goccia passa centinaia di volte al giorno attraverso il cuore, che batte instancabilmente anche quando il resto del corpo dorme.
I polmoni, oltre a scambiare gas, eliminano ammoniaca, alcol, solventi volatili, e sono costantemente in contatto con l’ambiente esterno, ogni respiro è un confine tra dentro e fuori. Quando l’aria è carica di polveri sottili, metalli o sostanze chimiche, i polmoni diventano un filtro in prima linea.
E il sangue fa quello che può, lega le tossine alle proteine, le porta al fegato o ai reni, ma se la quantità è eccessiva, le cellule cominciano a reagire con stress ossidativo. I mitocondri, che sono le nostre centrali energetiche, riducono la produzione di ATP per difendersi, e il corpo entra in una modalità di risparmio energetico... la chiamiamo stanchezza, ma è un meccanismo di sopravvivenza.
Ogni cellula è un’intelligenza a sé. Dentro ognuna di esse ci sono migliaia di mitocondri che decidono se produrre energia o se innescare l’autofagia, cioè la pulizia interna. L’autofagia è la forma più antica di detossificazione... la cellula si “mangia” da sola le parti danneggiate per rigenerarsi. Ma per attivarla serve silenzio metabolico, niente insulina alta, niente digestione continua. Ecco perché il digiuno intermittente o i periodi di riposo digestivo funzionano così bene... non sono moda, sono fisiologia pura.
Quando invece viviamo in uno stato costante di eccesso, troppi pasti, troppi stimoli, troppi zuccheri, l’autofagia si spegne, i mitocondri si ossidano e il sistema immunitario resta in allerta cronica. Il corpo lavora lo stesso, ma non riesce più a smaltire tutto. È come se ogni giorno tu gli dessi da gestire più rifiuti di quanti ne possa eliminare.
Eppure, lui non smette. Attiva vie alternative, apre percorsi secondari, si adatta. Se non riesce a espellere una tossina, la lega a un grasso e la mette da parte, se il fegato è intasato, la pelle prova a compensare... ecco acne, eczema, dermatiti. Se l’intestino è infiammato, il sistema immunitario si sposta in periferia... ecco dolori, rigidità, stanchezza.
Il corpo fa quello che può con quello che ha e ci tiene in vita. Ci salva ogni giorno senza che ce ne rendiamo conto. Ma la verità è che, biologicamente, chiede solo una cosa... respiro.
Vorrebbe che per un giorno non gli arrivasse un flusso costante di tossine da gestire, vorrebbe acqua pulita, aria respirabile, cibo vero, non pieno di conservanti e residui chimici, vorrebbe dormire in un ambiente non saturo di onde elettromagnetiche, con luce naturale e silenzio, vorrebbe muoversi, perché il movimento è linfa che scorre, vorrebbe che lo ascoltassimo, invece di zittirlo ogni volta che ci manda un sintomo.
Un sintomo non è un tradimento... è una comunicazione biologica. È il corpo che ti dice “non ce la faccio più a compensare”. E quando lo ascolti, inizi a collaborare con lui. Quando lo ignori, lo costringi a trovare soluzioni più drastiche.
Ogni sistema è interconnesso.
- Il fegato filtra.
- I reni drenano.
- L’intestino elimina.
- I polmoni ossigenano e disintossicano.
- La pelle espelle e regola la temperatura.
- Il sistema nervoso autonomo coordina tutto, mantenendo l’omeostasi.
Quando uno di questi organi rallenta, gli altri provano a compensare. Il corpo non si arrende... redistribuisce i carichi, crea percorsi secondari, cambia priorità. Se il fegato è sovraccarico, l’intestino ne risente, se l’intestino è infiammato, il sistema immunitario si sbilancia. E se l’infiammazione diventa cronica, il sistema nervoso si allerta, attivando il circuito della sopravvivenza. È così che nasce la fatica sistemica, non come debolezza, ma come strategia biologica di risparmio energetico.
Il corpo non ha solo l’obiettivo di sopravvivere. Ha un progetto più grande... rigenerarsi. Ogni organo, ogni tessuto ha la capacità di ripararsi se gli diamo le condizioni giuste. Le cellule intestinali si rinnovano in 3-5 giorni. Quelle del fegato in 40-60. Quelle della pelle in 28. Persino i mitocondri si dividono e si replicano se l’ambiente è pulito, ossigenato e ricco di micronutrienti.
Ma per farlo serve che noi smettiamo di “avvelenarlo quotidianamente”. Serve che lo alleggeriamo, che apriamo gli emuntori, che rispettiamo i tempi biologici. Serve meno rumore chimico e più coerenza naturale.
Non c’è un solo istante in cui il corpo non stia lavorando per te. Non ti è nemico, non ti tradisce, non “si ammala all’improvviso”. Si adatta, lotta, ripara, devia, trattiene, protegge. Fa il possibile con ciò che gli dai.
Se cominci a trattarlo come un alleato invece che come una macchina da spremere, lui ti risponde. Ti ringrazia con più energia, più chiarezza mentale, più serenità. Perché il corpo non chiede miracoli... chiede condizioni. Acqua pulita, aria buona, cibo reale, movimento, riposo. E silenzio. Quello spazio in cui finalmente può fare ciò che sa fare meglio... tenerti in vita.
XO - Patrizia Coffaro