Psicologa Salerno - Dott.ssa Annarita Alfano

Psicologa Salerno - Dott.ssa Annarita Alfano N° iscrizione Albo degli Psicologi e Psicoterapeuta della Campania: 8912

Psicologa e Psicoterapeuta Strategica ad Orientamento Neuroscientifico

Mi occupo di promozione del benessere e sostegno psicologico in contesti individuali, di coppia e di gruppo

28/03/2026

Webinar - lunedì 30 marzo - alle ore 18,00 Il link per partecipare verrà inviato a ridosso dell'evento, chiediamo pertanto di controllare bene la correttezza dell'email Il Webinar fa parte del progetto "FVG Comunità Digitale" finanziato attraverso i fondi del PNRR - misura 1.7.2 Reti di Facilitaz...

26/02/2026

Trova il tuo Ikigai 🎯🌱
L’Ikigai rappresenta il punto in cui talento, passione, utilità e valore economico si incontrano. Quando questi elementi si intrecciano, nasce una direzione chiara e motivante per la propria vita.
💙 Scopri in cosa sei bravo
Riconoscere le proprie competenze è il primo passo. I talenti naturali o sviluppati nel tempo sono una base concreta su cui costruire.
💚 Coltiva ciò che ami
La passione alimenta energia e costanza. Fare qualcosa che piace rende il percorso più sostenibile e gratificante.
💗 Contribuisci a ciò di cui il mondo ha bisogno
Il senso cresce quando ciò che fai ha un impatto positivo sugli altri. Sentirsi utili rafforza motivazione e significato.
💛 Valorizza ciò per cui puoi essere pagato
Trasformare competenze e passioni in valore economico permette stabilità e autonomia.
Quando questi quattro aspetti si intrecciano, il lavoro non è solo un dovere ma diventa espressione personale. L’Ikigai non è un punto fisso, ma un equilibrio dinamico che evolve insieme alla crescita personale e professionale.

04/01/2026

Fa paura, sì. Guardarsi dentro fa sempre paura. Perché significa lasciare andare le certezze, smettere di raccontarsi la solita storia. Accettare che non tutto di noi è bello, o forte, o funzionante. Che esistono parti fragili, contraddittorie, tenere, bisognose. Parti che forse nessuno ha mai visto, nemmeno noi.

La terapia non ci dà risposte pronte. Anzi, spesso ci toglie quelle false, quelle che ci facevano sentire “a posto”. Ci lascia in uno spazio sospeso, dove non siamo più chi eravamo ma non siamo ancora chi diventeremo. È lì che nasce il cambiamento.

È lì che molti si fermano, perché fa paura e anche tanta.
Ma se restiamo, se attraversiamo anche quello, qualcosa accade. Scopriamo che possiamo stare anche con le nostre ombre. Che non siamo definiti da ciò che abbiamo vissuto, ma da come scegliamo di attraversarlo.

17/12/2025

È difficile crescere un bambino in un mondo che il suo cervello non è ancora pronto ad affrontare.

Lo smartphone è diventato parte della vita quotidiana, ma espone i bambini a contenuti pensati per adulti: confronto costante, cyberbullismo, iperstimolazione, alterazioni della dopamina.

Tutti elementi che un cervello immaturo non è in grado di regolare.

Il problema non è che i bambini “non sanno gestire” il telefono.
Il problema è che sono piccoli e il loro sistema nervoso si sovraccarica facilmente.

Questo grafico non dice che tuo figlio non potrà mai avere uno smartphone.

Mostra che darglielo troppo presto, senza una guida, è come lasciarlo in una grande città senza una mappa.

La vera priorità è prepararlo a ciò che incontrerà lì dentro: attraverso conversazioni frequenti, brevi e oneste, che proteggano il suo cervello, la sua sicurezza e la fiducia in se stesso.

E se tuo figlio ha già un telefono, no, non hai “rovinato tutto”. Puoi iniziare queste conversazioni da oggi.

Non si tratta di bandire la tecnologia per sempre.

Si tratta di dare ai bambini le basi emotive e la solidità interiore per incontrarla quando saranno pronti.

Per alcune famiglie questo significherà accompagnare un bambino che ha già uno smartphone.

Per altre, scegliere di aspettare il momento giusto.

Credit:

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Se vuoi un aiuto pratico e immediato:

💫LINK per la mia guida breve:
https://corsi.mammasuperhero.com/orientarsi-era-digitale

💫LINK per la masterclass su come tornare indietro se noti dipendenza, creata su La Tela: https://www.latela.com/masterclass/7-schermi-come-torno-indietro-se-vedo-dipendenza

Che vergogna. Ma purtroppo non sono molto sorpresa. Purtroppo la “diversità” fa paura!Tutto quello che è diverso da me, ...
21/11/2025

Che vergogna. Ma purtroppo non sono molto sorpresa. Purtroppo la “diversità” fa paura!

Tutto quello che è diverso da me, da come vivo, dai miei valori, mi fa paura e allora lo giudico perché se lo mettessi in discussione dovrei mettere in discussione anche la mia vita, quello che faccio e come vivo e chi è che ha il coraggio di mettere in discussione la propria vita?!

Vi invito a riflettere. Stiamo andando alla deriva sempre di più.

🧸 C’è una domanda che oggi attraversa l’Italia come un vento freddo:
si può essere “troppo felici” nel modo sbagliato?

La storia arriva da Palmoli, un piccolo paese abbracciato dai boschi, dove il silenzio è più forte del traffico e la natura ti parla più di qualsiasi televisione accesa.
Lì viveva una famiglia “diversa”, come molti l’hanno definita. Diversa perché aveva scelto un’altra strada, quella che quasi nessuno percorre più: crescere i figli lontano dalle città, dai neon, dai rumori, dalle connessioni che ci tengono legati a tutto… tranne che a noi stessi.

Una bambina di otto anni.
Due gemelli di sei.
Una casa semplice, senza elettricità, senza acqua corrente, senza gas.
Una vita fatta di terra, alberi, piccoli gesti, e forse una felicità che non somigliava a quella che conosciamo noi.

E poi quel giorno.
Il giorno in cui la quiete si è spezzata.

Cinque pattuglie, assistenti sociali, voci basse e sguardi pesanti.
Il provvedimento del Tribunale dei Minorenni dell’Aquila:
i bambini vanno portati via. Subito.
Affidati a una comunità educativa, per un periodo di osservazione.

La potestà genitoriale sospesa.
Un tutore nominato.
Una madre che, grazie a una mediazione, può almeno restare accanto ai suoi figli, ma non può più chiamarli “suoi” nello stesso modo.

E in mezzo a tutto questo caos, c’è una foto.
Una foto che oggi pesa più di mille pagine di atti, più di qualsiasi sentenza.
Una foto dove i tre bambini sono abbracciati tra loro, felici, sorridenti, con quella luce negli occhi che solo l’infanzia sa regalare.
Una foto che racconta un amore semplice, istintivo, puro.
Una foto che fa male, perché contraddice tutto ciò che stiamo vedendo accadere.

E allora la domanda nasce spontanea, brucia nella gola:
quando una scelta di vita diventa un crimine?

C’è chi dice che vivere senza servizi essenziali significhi mettere i bambini in pericolo.
Che dopo l’intossicazione da funghi dello scorso anno fosse inevitabile intervenire.
Che non si gioca con la salute dei figli.

E poi c’è chi vede un’altra verità:
una famiglia che ha scelto un cammino puro, forse imperfetto, forse duro… ma sincero.
Una comunità di oltre 13 mila persone ha già firmato per difenderli, per dire che quella casa immersa nella natura non è una prigione, ma un sogno coraggioso.

Che crescere nei boschi non significa essere abbandonati:
significa essere parte del mondo nel modo più autentico.
E quella foto dei bambini abbracciati lo urla senza bisogno di parlare.

E mentre il paese discute, mentre i commenti volano, mentre i giudizi si moltiplicano…
ci sono tre bambini che vivono il cambiamento più grande della loro vita.
Tre piccoli che fino a ieri correvano tra gli alberi e oggi si ritrovano in una struttura estranea, guardando la madre come un porto, come l’unica cosa familiare rimasta.

Questa non è solo una storia di tribunali.
Non è solo una storia di scelte alternative.
È una ferita aperta nel cuore di una famiglia.
È il peso di un passato che diventa sentenza.
È la solitudine di chi si vede portar via il proprio mondo in un istante.

E allora, ancora una volta, la domanda si impone:
chi decide cosa significa “proteggere” davvero un bambino?
È protezione togliere?
È protezione spostare, separare, osservare?
È protezione quando lascia cicatrici invisibili?

Forse la società non ha paura della loro fragilità.
Forse ha paura della loro felicità così diversa dalla nostra.

E la storia oggi ci lascia con un eco che non smette di suonare:
erano davvero in pericolo… o erano semplicemente troppo liberi?

E tu, cosa ne pensi?

20/11/2025

Interviene sul fenomeno delle baby gang al Tg5 Luca Bernardelli, Psicologo dell’esperienza digitale e Consulente IA del CNOP, “le cause sono molteplici e non si limitano a fattori psicologici: intervengono elementi sociali, culturali e familiari che incidono sul percorso di crescita dei ragazzi”.

Bernardelli osserva: “Il diffondere comportamenti aggressivi può essere collegato anche a un uso prolungato dei social media, che, secondo ricerche recenti, alla lunga può determinare una anestetizzazione emotiva e un senso di noia cronica da colmare con stimoli sempre più forti, talvolta sfociando in forme di aggressività sadica”.

Comprendere la complessità di questo fenomeno è fondamentale per costruire interventi integrati e una prevenzione efficace dei comportamenti devianti.

02/11/2025
25/10/2025

Ascoltiamo e osserviamo i segnali!

11/10/2025

IL DRAMMA DEL BAMBINO DOTATO

In questi giorni rileggevo “Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero sé’”, con le stesse fatiche di sempre ma con nuove consapevolezze.

Alice Miller, con una lucidità spiazzante, in questo libro mette nero su bianco qualcosa che spesso resta nascosto nelle fessure della nostra storia personale: l’adattamento precoce del bambino e della bambina ai bisogni emotivi dei genitori.

Questo è uno di quei libri che non solo leggi ma che riesce a leggerti dentro.

Il dramma del bambino dotato non parla del talento nel senso comune del termine. Parla del talento più invisibile e pericoloso: quello di percepire, adattarsi, annullarsi per diventare ciò che serve agli altri, pur di essere amati.

Quanti e quante di noi hanno imparato a farlo troppo presto?

A diventare il figlio e la figlia perfetti, il contenitore silenzioso delle emozioni familiari, i piccoli adulti che si prendono cura del mondo mentre nessuno si prende cura di loro?

Alice Miller ci mostra che questa bambina e questo bambino “dotati” spesso diventano adulti disconnessi da sé.

Diventano un adulto che sa leggere gli altri, ma non sé stesso.
Che si colpevolizza quando prova rabbia.
Che ha paura di sbagliare, di deludere, di non essere abbastanza.
Che non riesce a dire “no” senza sentirsi cattivo.
Che continua a cercare conferme fuori, perché dentro ha imparato a non fidarsi più dei propri bisogni.

E nel cuore di questo dramma si annida la pedagogia nera, quel modello educativo basato sull’umiliazione, sulla paura, sul ricatto affettivo.
Una pedagogia che si tramanda senza voler fare del male, ma che il male lo fa lo stesso.

Quando pensiamo alla violenza verso i bambini e le bambine, spesso immaginiamo solo quella fisica: urla, botte, sculaccioni.

Ma ce n’è un’altra, più subdola e difficile da riconoscere.
Una violenza silenziosa, che non lascia segni visibili sul corpo ma incide in profondità sull’identità, sull’autostima, sul senso di sé.

È la violenza delle parole.
Dei silenzi.
Delle aspettative non dette.
Dei sorrisi negati quando non si è come dovremmo essere.
Dei ricatti affettivi mascherati da educazione.

Frasi come:
“Se fai così, la mamma è triste.”
“Guarda tuo cugino, lui sì che si comporta bene.”
“Non piangere, non è niente.”
“Te lo do io un buon motivo per piangere.”
“Se ti comporti così, papà non ti vuole più bene.” “Vergognati! Che figura mi fai fare?”
“Ti ho cresciuto con tanti sacrifici, e tu mi ripaghi così?”

Sono frasi normalizzate, spesso dette per abitudine.
Ma ogni parola di questo tipo può trasformarsi in una piccola ferita invisibile.

È questa la radice di tante sofferenze adulte:
– L’ansia di non essere mai all’altezza.
– La paura di deludere.
– La tendenza a compiacere.
– La rabbia repressa.
– Il senso di colpa anche solo per dire “no”.

È questa la pedagogia nera: quando si insegna a un bambino o a una bambina a obbedire più che a capire. A vergognarsi più che a sentire. A compiacere più che a esistere.

Come dice Alice Miller:
“Il bambino si adatta per sopravvivere, ma a volte quell’adattamento costa la connessione con la propria verità.”

Per questo è importante educarci prima ancora che educare.
Riconoscere la fatica che ci portiamo dietro.
Dare spazio alle nostre ferite per non passarle a chi verrà dopo.
Smettere di minimizzare dicendo “sono solo parole” o “a me non ha fatto niente” o peggio di tutto “siamo cresciuti bene bene così!”

Perché sì, le parole fanno.
Formano o deformano.
Sostengono o schiacciano.
E ognuno di noi ha il potere e la responsabilità di scegliere quali lasciare nei cuori dei bambini e delle bambine.

È tempo di cambiare linguaggio.
Non per essere perfetti, ma per essere più umani, più presenti, più consapevoli.
È tempo di trasformare l’educazione in un atto d’amore, e non di paura.

E no, non è vero che uno sculaccione non ha mai fatto male a nessuno.

Perché la ferita non è solo fisica: è emotiva, invisibile, profonda.
È l’idea che il tuo corpo, i tuoi limiti, le tue emozioni non contino. Che il potere sia più importante dell’ascolto.

Cambiare si può. E oggi è doveroso.
Perché non si tratta solo di “non fare del male”, ma di imparare a fare del bene davvero.
Di crescere bambini che non debbano guarire tutta la vita da ciò che hanno vissuto nei primi anni.
Di liberarci dal passato che ci abita, per non renderlo eredità.
Di scegliere la consapevolezza al posto dell’automatismo.
La cura al posto del controllo.
La relazione al posto della paura.

Non c’è rivoluzione più radicale e amorevole che quella di educare con rispetto.
Non perfetti, ma presenti.
Non rigidi, ma reali.
Con la voglia di riparare, di rivedere, di riscrivere.

E forse, anche per noi adulti feriti, è tempo di tornare là, dove tutto è iniziato.
E di prenderci per mano, una volta per tutte. ♥️

“Solo quando siamo in grado di riconoscere la verità del nostro passato, possiamo essere liberi nel presente.” A. Miller

(Parafrasi da "Il Dramma del Bambino Dotato" di Alice Miller)
Fonte 👉 la pagina “La casetta delle favole-family care”

28/09/2025
22/09/2025

Dal 15 settembre al 14 novembre 2025 è possibile presentare domanda per il Bonus Psicologo 2025, contributo fino a 1.500 euro per le sessioni di psicoterapia, con importo variabile in base all’ISEE (fino a 50.000 euro).

📌 La domanda va inoltrata esclusivamente online sul portale INPS, accedendo con SPID, CIE o CNS al servizio dedicato “Contributo sessioni psicoterapia”.
📌 Ai beneficiari verrà attribuito un codice univoco da utilizzare presso i professionisti aderenti.
📌 Entro 60 giorni dall’accoglimento della domanda deve essere effettuata almeno una seduta; in caso contrario il beneficio decade.

Il CNOP accoglie positivamente l’avvio del bonus come strumento di sostegno concreto, ma la Presidente Maria Antonietta Gulino sottolinea anche la necessità di "servizi di psicologia accessibili e di prossimità, con lo psicologo di base nei territori, capaci di intercettare i bisogni crescenti e di garantire la prevenzione e una presa in carico appropriata, soprattutto per i giovani".

🔗 Tutte le istruzioni per presentare domanda nella circolare INPS 👉 https://www.inps.it/it/it/inps-comunica/notizie/dettaglio-news-page.news.2025.09.bonus-psicologo-2025-istruzioni-per-la-presentazione-della-domanda.html

Indirizzo

Via M. Giovanni Pecoraro, 11
Fisciano

Telefono

+393517853889

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