Dott. Riccardo Pianiri Psicologo

Dott. Riccardo Pianiri Psicologo Consulenza e colloquio psicologico:
Clinico CBT , Organizzativo, Aziendale

“Non sono le cose a farci soffrire.Ma il significato che attribuiamo ad esse.” — EpittetoEd è impressionante quanto ques...
07/05/2026

“Non sono le cose a farci soffrire.
Ma il significato che attribuiamo ad esse.” — Epitteto
Ed è impressionante quanto questa frase, scritta quasi 2000 anni fa, sia incredibilmente vicina alla moderna CBT.
Lo stoicismo non diceva: “non soffrire” “non provare emozioni” “diventa freddo”
Diceva qualcosa di molto più potente: impara a distinguere ciò che dipende da te da ciò che non dipende da te.
Perché gran parte della sofferenza nasce da lì: dal tentativo continuo di controllare l’incontrollabile.
20 principi stoici che possono realmente cambiarti la vita:
Non controlli tutto
Ma puoi controllare come rispondi
I pensieri non sono fatti
L’emozione non è un nemico
Evitare alimenta la paura
La disciplina batte la motivazione
La sofferenza anticipata consuma la vita
La tua mente interpreta continuamente la realtà
Non tutto ciò che pensi merita attenzione
La tranquillità si costruisce, non si trova
Cercare approvazione ti rende fragile
Il disagio non significa pericolo
La rabbia spesso nasce da aspettative irrealistiche
Non puoi evitare tutte le perdite
Restare immobili aumenta il senso di impotenza
Il significato cambia l’esperienza
Allenare la mente richiede pratica quotidiana
La realtà è spesso meno terribile delle previsioni mentali
Accettare non significa arrendersi
La pace mentale non nasce dall’assenza di problemi, ma da un rapporto diverso con essi
Ed è qui che CBT e stoicismo si incontrano in modo quasi impressionante.
Perché in terapia non lavoriamo per eliminare ogni emozione negativa.
Lavoriamo per:
osservare i pensieri senza esserne dominati
interrompere evitamenti e pattern automatici
costruire comportamenti più funzionali
sviluppare flessibilità psicologica
In altre parole: non trasformiamo la vita in qualcosa di perfetto.
Alleniamo la persona a diventare più stabile dentro l’imperfezione della vita.
E forse una delle idee più rivoluzionarie dello stoicismo è questa:
non sempre puoi scegliere ciò che accade.
Ma puoi allenare il modo in cui ci stai dentro.

"La felicità non è un premio, è il risultato di una vita vissuta bene” — AristoteleC’è un errore silenzioso che vedo ogn...
04/05/2026

"La felicità non è un premio, è il risultato di una vita vissuta bene” — Aristotele

C’è un errore silenzioso che vedo ogni giorno:
aspettare di stare bene per iniziare a vivere davvero.

“Quando mi sentirò meglio, allora ci provo”
“Quando avrò meno ansia, allora esco”
“Quando avrò più sicurezza, allora cambio”

Sembra logico.
Ma è esattamente ciò che ti tiene fermo.

Perché nel frattempo cosa succede?

Eviti le situazioni che ti attivano.
Rimandi le scelte che contano.
Resti incastrato nei tuoi pensieri, cercando di risolverli… senza mai davvero metterti in gioco.

E più eviti, più il cervello impara una cosa:
“Quella cosa è pericolosa”
“Non sei in grado”
“Meglio stare fermo”

È così che il problema si mantiene.

In terapia non inseguiamo la felicità come se fosse qualcosa da raggiungere alla fine di un percorso.

Lavoriamo su ciò che la costruisce.

Osserviamo come pensi.
Mettiamo in discussione ciò che ti racconti.
Analizziamo cosa fai, cosa eviti, e perché.

E poi iniziamo a fare qualcosa di diverso.
Piccolo, concreto, ripetuto.

Non perché ti senti pronto.
Ma proprio perché non ti senti pronto.

Perché è nell’azione che il sistema cambia.
È nell’esperienza che il cervello aggiorna le sue mappe.

Non devi eliminare l’ansia per iniziare a vivere.
Devi iniziare a vivere, anche con l’ansia.

Non devi aspettare la sicurezza.
La sicurezza si costruisce facendo.

La felicità, allora, smette di essere un obiettivo lontano.
Diventa una conseguenza.

Un effetto collaterale di scelte più coerenti, di comportamenti più funzionali, di una relazione diversa con i tuoi pensieri.

Non è qualcosa che “arriva”.
È qualcosa che emerge.

E la domanda, a questo punto, cambia:

non è più “quando starò bene?”
ma

“oggi, quale piccolo passo posso fare, anche così come sono?”

Non sei in ritardo.Ti stai confrontando con tempi che non sono i tuoi.Guardi gli altri.Chi è avanti.Chi ha già costruito...
30/04/2026

Non sei in ritardo.
Ti stai confrontando con tempi che non sono i tuoi.
Guardi gli altri.
Chi è avanti.
Chi ha già costruito.
Chi sembra aver capito tutto.
E inizi a pensare:
“dovevo essere lì anche io”
“sto perdendo tempo”
“sono indietro”
Ma quello che non vedi è questo:
non stai guardando la realtà.
Stai guardando una selezione.
I risultati.
I traguardi.
Le parti visibili.
E li confronti con:
i tuoi dubbi
le tue paure
i tuoi momenti fermi
E perdi sempre.
Non perché sei indietro.
Ma perché il confronto è falsato.
Ognuno ha:
tempi diversi
storie diverse
risorse diverse
paure diverse
Ma la tua mente fa una cosa precisa:
prende il percorso degli altri
e lo trasforma nel tuo standard
E da lì nasce la pressione.
Il problema non è dove sei.
È dove pensi che dovresti essere.
E più ti concentri su quello
più perdi contatto con quello che stai costruendo davvero.
Perché non ti senti mai abbastanza avanti.
Mai abbastanza pronto.
Mai abbastanza in tempo.
E allora corri.
Ma non verso qualcosa.
Scappi dalla sensazione di essere indietro.
E questo ti consuma.
La verità è più semplice e più scomoda:
non sei in ritardo.
Sei dentro un confronto continuo che ti fa sentire così.
E da lì non esci correndo più veloce.
Ne esci smettendo di misurarti con percorsi che non sono i tuoi.

Non hai bassa autostima.Ti senti valido solo quando fai tutto bene.Quando lavori beneti senti forte.Quando qualcuno ti a...
25/04/2026

Non hai bassa autostima.
Ti senti valido solo quando fai tutto bene.
Quando lavori bene
ti senti forte.
Quando qualcuno ti approva
ti senti abbastanza.
Quando ottieni risultati
ti senti sicuro.
Poi basta poco.
Un errore.
Una critica.
Un rifiuto.
Un fallimento.
E crolli.
Non perché sei fragile.
Ma perché hai costruito il tuo valore su qualcosa di instabile.
Performance.
Approvazione.
Risultati.
Conferme esterne.
E allora vivi così:
ansia di sbagliare
perfezionismo
paura di deludere
bisogno costante di dimostrare
Perché nella tua testa sbagliare non significa:
“ho fatto male questa cosa”
Significa:
“forse non valgo abbastanza.”
Ed è devastante.
Perché non riposi mai davvero.
Stai bene solo quando dimostri.
Stai tranquillo solo quando ricevi conferme.
Stai sereno solo quando performi.
Questa non è autostima.
È autostima a contratto.
E il contratto dice:
“Vali solo se fai bene.”
Ma la verità è un’altra.
Fallire in qualcosa
non significa fallire come persona.
Essere rifiutato
non significa essere sbagliato.
Deludere qualcuno
non significa perdere valore.
Guarisci davvero quando smetti di trattarti come un progetto da approvare.
E inizi a riconoscerti valore anche nei giorni in cui non performi.
Adesso sii onesto.
Ti senti davvero valido…
o solo utile quando fai tutto bene?

Non sei forte.Ti sei convinto che crollare non fosse un’opzione.E da lì hai imparato tutto.A non chiedere aiuto.A gestir...
23/04/2026

Non sei forte.
Ti sei convinto che crollare non fosse un’opzione.
E da lì hai imparato tutto.
A non chiedere aiuto.
A gestire tutto da solo.
A dire “sto bene” anche quando non era vero.
A essere quello affidabile.
Quello presente.
Quello che regge.
E tutti ti hanno rinforzato per questo.
“Sei forte.”
“Sei quello maturo.”
“Menomale che ci sei tu.”
E lentamente hai trasformato una ferita…
in identità.
Il problema è che nessuno vede quanto sei stanco
quando passi la vita a non deludere nessuno.
Così continui.
Aiuti tutti.
Sistemi tutto.
Assorbi problemi.
E intanto rimandi te stesso.
I tuoi bisogni?
Dopo.
Il tuo dolore?
Dopo.
Il tuo limite?
Dopo.
Fino a quando il corpo inizia a parlare:
ansia
insonnia
irritabilità
vuoto
somatizzazioni
E tu dici:
“Non capisco cosa mi stia succedendo.”
Ti sta succedendo che hai trasformato la sopravvivenza in personalità.
Essere sempre quello forte
è spesso il modo più elegante per non mostrarsi vulnerabili.
E la verità?
Le persone che guariscono davvero
a un certo punto fanno una cosa molto difficile:
deludono l’immagine che gli altri hanno di loro.
Dicono no.
Chiedono aiuto.
Si fermano.
Mettono confini.
E scoprono che non stavano perdendo valore.
Stavano recuperando sé stessi.
Non sei nato per reggere tutto.
Ti ci sei abituato.
Adesso sii onesto:
quanto della tua forza…
è solo paura di crollare davanti agli altri?

Non è che non cambi.È che uno dei tre bicchieri è vuoto.Per cambiare davvero servono tre cose:importanzacapacitàdisponib...
19/04/2026

Non è che non cambi.
È che uno dei tre bicchieri è vuoto.
Per cambiare davvero servono tre cose:
importanza
capacità
disponibilità
Tre bicchieri.
E il cambiamento succede solo quando sono tutti e tre pieni.
Se non è davvero importante
troverai sempre altro da fare.
Se non ti senti capace
inizierai… e poi ti fermerai.
Se non sei disposto a tollerare il disagio
non inizierai nemmeno.
Sembra semplice.
Ma è qui che ti incastri.
Dici che è importante.
Ma non abbastanza da scegliere davvero.
Dici che potresti farcela.
Ma eviti tutto ciò che lo metterebbe alla prova.
Dici che vuoi cambiare.
Ma solo se non fa troppo male.
Il problema non è che non sai cosa fare.
È che uno dei tre bicchieri non è pieno abbastanza.
E sai qual è quello più spesso vuoto?
Non l’importanza.
Non la capacità.
La disponibilità.
La disponibilità a sentire:
fatica
ansia
frustrazione
incertezza
Perché finché non sei disposto a stare lì dentro
continuerai a rimandare.
A prepararti.
A pensarci.
A convincerti che non è il momento.
Il cambiamento non arriva quando sei pronto.
Arriva quando smetti di evitarlo.
Puoi avere tutte le strategie.
Puoi capire tutto.
Ma se non sei disposto a pagare il prezzo emotivo
non succede niente.
E allora succede una cosa sottile:
continui a capire…
ma non cambi.
Non perché non puoi.
Ma perché stai evitando il pezzo che fa la differenza.
Adesso fermati un attimo.
Non chiederti cosa fare.
Chiediti questo:
Quale dei tre bicchieri stai lasciando vuoto?
Importanza?
Capacità?
Disponibilità?
Perché è lì che si gioca tutto.

IL TUO PROBLEMA NON È CHE PENSI TROPPO.IL TUO PROBLEMA È CHE NON POTEVI PERMETTERTI DI RESTARE SENZA DIFESE.​Hai passato...
16/04/2026

IL TUO PROBLEMA NON È CHE PENSI TROPPO.

IL TUO PROBLEMA È CHE NON POTEVI PERMETTERTI DI RESTARE SENZA DIFESE.

​Hai passato una vita intera a scusarti per il rumore che hai nella testa. Ti hanno definito una persona complicata, pesante, iper-analitica. Ti hanno suggerito di rilassarti, di staccare la spina, come se la tua mente fosse un interruttore che hai scelto volontariamente di lasciare acceso.

​Smetti di colpevolizzarti. Il tuo non è un difetto di fabbrica.

​Quello che comunemente chiami overthinking, in psicologia è spesso una forma di Iper-vigilanza. Non sei una persona che pensa troppo senza motivo. Sei una persona che, a un certo punto della propria storia, ha imparato che restare in ascolto e con la guardia abbassata era pericoloso.

​Hai iniziato ad analizzare ogni parola, ogni tono di voce e ogni scenario possibile per una ragione precisa: avevi bisogno di prevedere il colpo prima che arrivasse.

​LA MECCANICA DELLA TUA DIFESA

​Il processo che avviene dentro di te segue uno schema rigido. Una protezione che si è attivata anni fa:

​L’IMPREVISTO: In passato, qualcosa che non avevi previsto ti ha colpito profondamente mentre eri in uno stato di vulnerabilità.

​LA PROMESSA: Il tuo sistema nervoso ha giurato che non saresti mai più nell'impreparazione.

​IL CONTROLLO: Hai sostituito la fiducia con l’analisi. Se riesci a pensare a ogni catastrofe, credi che nulla potrà più raggiungerti nel buio.

​L’ESAURIMENTO: La tua mente non riposa perché ha il compito estenuante di fare da scudo ogni singolo secondo.

​Puntare il dito contro la tua analisi incessante è come incolpare un soldato perché non depone le armi durante una tregua che non ritiene sicura. Non sei una persona difficile. Non sei una persona rotta. Sei nel mezzo di una guerra che dura da troppo tempo e la tua mente sta solo cercando di garantirti la sopravvivenza.

​Il tuo pensiero ossessivo non è una debolezza. È una risposta adattiva. È il modo in cui il tuo corpo ti dice: ti proteggo io.

​Oggi puoi iniziare a guardare quel rumore con compassione invece che con vergogna. Non hai bisogno di imparare a non pensare. Hai bisogno di capire che, finalmente, sei in un luogo sicuro.

Non è che non ti interessa niente.È il modo più intelligente per non rischiare di fallire.Non è vuoto.Non è apatia.È qua...
11/04/2026

Non è che non ti interessa niente.
È il modo più intelligente per non rischiare di fallire.
Non è vuoto.
Non è apatia.
È qualcosa di più sottile.
È quella sensazione che niente abbia senso.
Che niente valga davvero la pena.
Che tanto… cambia poco.
E allora ti fermi.
Non provi.
Non scegli.
Non ti esponi.
Non perché non vuoi vivere.
Ma perché non vuoi scoprire di non essere all’altezza.
E così succede una cosa precisa:
se niente ti interessa
non devi metterti in gioco
se non ti metti in gioco
non puoi sbagliare
se non sbagli
non vieni giudicato
Sembra protezione.
Ma non lo è.
È evitamento.
E più lo fai
più perdi contatto con quello che potresti sentire.
Non perché non esiste.
Ma perché non lo stai più cercando davvero.
La verità è scomoda.
Non è che la vita non ti dà niente.
È che hai smesso di andarti a prendere qualcosa.
All’inizio è più facile così.
Meno rischio.
Meno esposizione.
Meno possibilità di stare male.
Ma nel tempo succede altro:
non senti più neanche il resto.
E quello che chiami “niente”
in realtà è:
una vita senza coinvolgimento.
Non si esce da qui trovando “la cosa giusta”.
Si esce facendo una cosa diversa:
provare
esporsi
sbagliare
restare
Anche senza voglia.
Anche senza certezza.
Anche senza sapere se funzionerà.
L’interesse non viene prima.
Viene dopo che inizi.
Adesso sii onesto.
È davvero che niente ti interessa…
o stai evitando tutto quello che potrebbe metterti in gioco?

Non sei stanco.Sei stanco della vita che stai facendo.Non è il lavoro in sé.Non sono le ore.È quello che senti mentre lo...
09/04/2026

Non sei stanco.
Sei stanco della vita che stai facendo.
Non è il lavoro in sé.
Non sono le ore.
È quello che senti mentre lo fai.
Quella sensazione di: essere fuori posto
stare sprecando tempo
fare qualcosa che non ti rappresenta
E allora vai avanti.
Perché devi.
Perché è normale.
Perché “si fa così”.
E più vai avanti
più ti abitui.
Il problema non è che non hai alternative.
È che hai smesso di cercarle.
E piano piano succede qualcosa di pericoloso:
inizi a convincerti che quella vita…
è l’unica possibile.
E allora smetti di provare.
Non perché non vuoi cambiare.
Ma perché hai iniziato a credere che non puoi.
E la cosa peggiore?
Non è restare dove sei.
È diventare qualcuno che si accontenta.
Non succede in un giorno.
Succede lentamente.
Un “rimando” alla volta.
Un “non è il momento” alla volta.
Un “poi vediamo” alla volta.
Fino a quando non senti più niente.
Solo stanchezza.
Ma non è stanchezza.
È disconnessione.
E da lì non esci trovando motivazione.
Ne esci facendo qualcosa di diverso.
Anche piccolo.
Anche scomodo.
Anche imperfetto.
Dire un no.
Provare qualcosa.
Rimetterti in gioco.
Non devi cambiare tutta la tua vita.
Devi smettere di ignorare quello che senti.
Adesso fermati un attimo.
Quello che stai vivendo…
ti rappresenta davvero?

Ultimamente ho letto The Comfort Crisis di Michael Easter, pubblicato da Rodale Books (Penguin Random House).Un libro ch...
04/04/2026

Ultimamente ho letto The Comfort Crisis di Michael Easter, pubblicato da Rodale Books (Penguin Random House).
Un libro che parte da un’idea molto semplice:
oggi viviamo in un mondo progettato per evitare il disagio.
Tutto è più comodo.
Più veloce.
Più controllabile.
E questo, apparentemente, dovrebbe farci stare meglio.
In realtà sta succedendo il contrario.
Stiamo diventando sempre meno tolleranti alla fatica, al dubbio, alla frustrazione.
Sempre più sensibili a qualsiasi forma di disagio.
E questo ha una conseguenza molto precisa:
iniziamo a costruire la nostra vita attorno all’evitare ciò che ci fa stare male.
Il problema non è che stai male.
È che stai facendo di tutto per non sentirlo.
Eviti quella conversazione.
Eviti quella scelta.
Eviti quel passo che sai che dovresti fare.
Non perché non sei capace.
Ma perché sai già cosa sentirai:
ansia
tensione
insicurezza
E allora ti fermi.
E nel farlo succede qualcosa di sottile ma potente:
ti alleni.
Ti alleni a evitare.
Ti alleni a fermarti.
Ti alleni a scegliere la strada più comoda.
Il problema è che quella comodità funziona subito.
Ti calma.
Ti protegge.
Ti fa sentire meglio.
Ma nel tempo fa un’altra cosa:
restringe la tua vita.
Meno affronti, meno ti senti capace.
Meno ti senti capace, più eviti.
E il cerchio si chiude.
La verità è che non hai bisogno di eliminare il disagio.
Hai bisogno di diventare più capace di starci dentro.
Fare quella cosa anche con l’ansia.
Restare anche quando vorresti scappare.
Fare un passo anche se non ti senti pronto.
Non stai evitando il dolore.
Stai evitando la tua crescita.
Adesso fermati un attimo.
Cosa stai evitando in questo periodo…
che sai già che ti farebbe crescere?

NON SEI FATTO PER ESSERE SEMPRE FELICE.Se per felicità intendistare sempre bene, sereno, senza disagio…allora sì:è impos...
02/04/2026

NON SEI FATTO PER ESSERE SEMPRE FELICE.
Se per felicità intendi
stare sempre bene, sereno, senza disagio…
allora sì:
è impossibile.
Il nostro cervello non è progettato per farci stare bene.
È progettato per farci sopravvivere.
E per farlo
dà più peso alle emozioni negative:
ansia
paura
preoccupazione
Perché servono a prepararci al peggio.
Per questo anche quando tutto va bene
la mente continua a cercare problemi.
Non è un difetto.
È evoluzione.
Ma allora cosa significa davvero “essere felici”?
Non significa stare sempre bene.
Significa vivere una vita
ricca di momenti che per te hanno valore.
Fare cose importanti.
Costruire qualcosa che conta.
Esporsi.
Scegliere.
E questo ha un prezzo.
Perché ogni volta che ti muovi
in direzione di qualcosa che conta davvero…
porti con te anche il disagio.
Dubbio.
Fatica.
Paura.
E qui succede qualcosa di decisivo.
Puoi iniziare a vedere quei momenti bui
come qualcosa da eliminare.
Oppure puoi iniziare a chiederti:
👉 “Perché questo per me è così importante?”
Perché spesso il disagio
non è il contrario della felicità.
È il segnale
che stai andando nella direzione giusta.
La differenza non la fa evitare il buio.
La fa dare un senso al buio
in base a ciò che vuoi costruire.
Non sei qui per stare sempre bene.
Sei qui per vivere qualcosa
che abbia valore per te.
E accettare che, lungo quel percorso,
stare bene non sarà sempre possibile.
👇
Se ti ha fatto fermare un attimo,
forse parla anche di te.

Indirizzo

Via Cherubini 20
Florence
50100

Orario di apertura

Lunedì 14:00 - 20:00
Venerdì 14:00 - 20:00

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