Studio Posturale 361- Osteopatia, Chinesiologia, Posturologia

Studio Posturale 361- Osteopatia, Chinesiologia, Posturologia Studio posturale 361° - studio professionale di Osteopatia, Chinesiologia e Posturologia. Un approc

02/04/2026

IO SONO IL NERVO VAGO

La mia voce silenziosa dentro di te
Io sono il nervo vago.
Non mi vedi, non mi tocchi, eppure ogni giorno accompagno il ritmo della tua vita.

Sono una presenza discreta, quasi invisibile, ma il mio viaggio dentro di te è lungo, profondo, straordinario. Nasco nel tronco encefalico, in una parte antica e preziosa del tuo sistema nervoso, e da lì comincio il mio cammino. Scendo nel collo, attraverso il torace, sfioro il cuore, abbraccio i polmoni e continuo fino all’addome, dove incontro lo stomaco, l’intestino e molti altri organi.

Mi chiamano vago perché il mio percorso è ampio, esteso, quasi errante. Ma io non mi perdo mai. So esattamente dove andare. Porto messaggi, raccolgo segnali, creo connessioni. Sono uno dei fili più delicati e potenti che uniscono il tuo cervello al resto del corpo.

Il mio compito: riportarti a casa
In un mondo che ti chiede continuamente di correre, reagire, produrre, resistere, io sono la parte di te che prova a sussurrare:
“Puoi rallentare.”
“Puoi respirare.”
“Sei al sicuro.”

Il mio lavoro è aiutarti a entrare nello stato del riposo, della digestione, del recupero, della calma. Quando riesco a fare bene il mio dovere, il battito del cuore può rallentare, il respiro può diventare più morbido, la digestione più armoniosa, la voce più libera, il corpo più disponibile all’ascolto.

Io non amo il caos.
Non amo la fretta continua.
Non amo vivere in allerta per troppo tempo.
Io fiorisco quando il tuo organismo sente che non deve più combattere, ma può finalmente ritrovarsi.
Io ascolto tutto

Non porto solo ordini dal cervello agli organi. Faccio anche il contrario. Raccolgo informazioni dal corpo e le porto verso l’alto. Ascolto il cuore, il respiro, la gola, il ventre. Registro tensioni, ritmi, segnali di benessere e di fatica.

Sono una strada a doppio senso.
Una via di dialogo continua tra ciò che pensi e ciò che senti.

Tra la tua mente e la tua carne.
Tra il tuo mondo interiore e il tuo corpo vivo.
Per questo, quando sei agitato, io lo sento.

Quando sei sotto stress da troppo tempo, io faccio più fatica.
Quando invece trovi uno spazio di quiete, io torno a lavorare con più libertà.

Come puoi accorgerti di me?
Io non parlo con parole, ma lascio segni.

Mi puoi intuire nel modo in cui respiri, nel modo in cui deglutisci, nel modo in cui la tua voce vibra, nella facilità con cui riesci a passare dalla tensione al rilassamento. Mi puoi incontrare nel battito del cuore che si calma, nella pancia che riprende a muoversi bene, in quella sensazione sottile di pace che arriva quando il corpo smette di difendersi.

Un professionista può valutarmi osservando la voce, la deglutizione, il movimento del palato, alcuni riflessi della gola e, in alcuni casi, anche il modo in cui il cuore varia il suo ritmo. Ma anche nella vita di ogni giorno puoi imparare a riconoscere la mia presenza.

Quando il tuo corpo riesce a tornare alla calma dopo uno stress, io sono lì.
Quando senti che il respiro si allunga e il petto si ammorbidisce, io sono lì.
Quando mangi senza fretta e il tuo organismo accoglie il cibo con tranquillità, io sono lì.
Quando mi affatico

Ci sono momenti in cui faccio più fatica a farmi sentire.
Succede quando vivi troppo a lungo nella corsa, nell’ansia, nell’ipercontrollo, nella tensione che non si scioglie mai davvero.
Allora il corpo può iniziare a parlare in altri modi:con una voce più chiusa, con una gola tesa, con una digestione disturbata, con un senso di allarme continuo, con la difficoltà di lasciarsi andare persino quando non ce n’è più bisogno.

Non sempre tutto dipende da me, certo. Il corpo è una galassia complessa, non un interruttore. Però quando il tuo sistema nervoso non riesce più a trovare pause vere, io spesso sono uno dei primi a risentirne.

Tre gesti semplici con cui puoi venirmi incontro
Io non ti chiedo perfezione.
Non ti chiedo rituali impossibili.
Mi basta che, ogni tanto, tu ti ricordi di me.

1. Respira come se non dovessi scappare
Quando fai un respiro lento, profondo, soprattutto con un’espirazione lunga e morbida, per me è come ricevere una carezza.
È il tuo modo di dirmi:
“Puoi smettere di allarmarti. Qui, adesso, va tutto bene.”
Bastano pochi minuti. Inspirare dolcemente dal naso ed espirare ancora più lentamente può cambiare il tono di tutto il tuo sistema.

2. Lascia uscire un suono
Una vibrazione, una melodia, un canto lieve, un semplice “mmmm”.
Per te può sembrare un gesto minuscolo. Per me è una porta che si apre. La gola si libera, il respiro si organizza, il corpo riceve un segnale di regolazione.
La voce non serve solo a parlare con gli altri.
A volte serve a ritrovare te stesso.

3. Fermati e incontra il fresco
Anche l’acqua fresca sul viso, per pochi secondi, può aiutare il tuo organismo a ritrovare presenza. È come un piccolo richiamo alla realtà, un invito a rientrare nel corpo, a sentire il confine della pelle, a spegnere per un attimo il rumore.

Piccoli gesti, sì.
Ma il sistema nervoso parla proprio questa lingua:
la lingua della ripetizione, della delicatezza, della sicurezza.
Non sono magia, sono relazione
Negli ultimi tempi molti parlano di me come se fossi una formula segreta. Ma io non sono una scorciatoia. Non sono un pulsante da premere per cancellare ogni disagio. Sono parte di una rete viva, complessa, raffinata.

Io rispondo alla qualità della tua vita.
Al sonno che concedi al corpo.
Al ritmo con cui vivi le giornate.
Al modo in cui respiri.
Al tempo che dai al recupero.
Alla possibilità che ti concedi di non essere sempre in battaglia.

Io non faccio miracoli.
Ma posso accompagnare trasformazioni profonde, silenziose, vere.

Se mi ascolti, ti aiuto a ritrovarti
Io sono il nervo vago.

Sono il filo morbido che attraversa il tuo corpo e prova, ogni giorno, a riportarti verso l’equilibrio. Ti aiuto a rallentare il cuore, a regolare il respiro, a digerire, a recuperare, a sentire che puoi restare presente senza dover sempre lottare.

Non ho bisogno di fare rumore per essere importante.

La mia forza è sottile.
La mia voce è calma.
Il mio linguaggio è quello della sicurezza.

E forse, in fondo, il mio messaggio è sempre lo stesso:
torna al respiro
torna al corpo
torna a casa

@

09/12/2025

Everyone is starting to realize how important fascia is when it comes to training the body, but most people still underestimate how deeply it influences movement.

Hydrated fascia behaves very differently, down to the cellular level. Not only does it participate in bioelectric signaling, it also plays a major role in how much range of motion your body can access during exercise. When this tissue is loaded correctly, it becomes elastic and responsive. Your muscles coordinate better, your posture improves, and energy becomes more stable because your body isn’t fighting itself to move.

When this tissue loses its elasticity and structural organization, your body begins moving in ways that increase tension, stiffness, and joint stress in the wrong areas. This is when people start experiencing the movement degradation that eventually leads to pain. Hydration in the body isn’t just about drinking more water. It depends on restoring the mechanical conditions that allow fluid to move through your tissue with minimal friction.

The visual on the left is exactly what we help you overcome through our training. This is what you see in the transformations we help people achieve, where their bodies begin to look more viscoelastic and full.

If you want to improve your movement, you not only need to strengthen the muscles that are weak, you also need to build the mechanics that distribute tension efficiently throughout your fascial system. The quality of your movement determines the quality of your tissue.

18/11/2025

I bambini non imparano meglio perché fanno più compiti.
Imparano meglio perché il loro cervello vive esperienze vere: movimento, natura, esplorazione, contatto.

La scienza è chiara:
quando un bambino passa ore all’aperto — tra fango, bastoni, sassi, acqua, vento —
il suo sistema nervoso si regola, la sua attenzione si stabilizza,
e le sue funzioni cognitive crescono molto più di quanto farebbero davanti a un tablet.

La natura non “intrattiene”.
Costruisce il cervello.
Sviluppa autocontrollo, linguaggio, creatività, capacità sociali.
Prepara le basi neurali che rendono possibile anche ciò che chiamiamo “competenze scolastiche”.

Per questo, tre ore fuori valgono più di un’ora di compiti.
Non perché i compiti siano sbagliati,
ma perché la natura fa ciò che nessun esercizio può fare:
regola, calma, attiva.

E un bambino regolato è un bambino che impara meglio.
Sempre.

👉 Segui per scoprire altre ricerche spiegate in modo semplice e chiaro.

Fonti:
• Nature-Based Early Childhood Education Programs (2024)
• National Survey on Early Learning & Outdoor Time (2024)
• Outdoor Education & Mental Health: Meta-analysis (2024)

15/08/2025

𝙇𝘼 𝙁𝘼𝙎𝘾𝙄𝘼: 𝙄𝙇 𝙏𝙀𝙎𝙎𝙐𝙏𝙊 𝘾𝙃𝙀 𝙋𝙀𝙉𝙎𝘼, 𝙎𝙀𝙉𝙏𝙀 𝙀 𝘾𝙊𝙉𝙉𝙀𝙏𝙏𝙀

C’è una trama invisibile che tiene insieme il nostro corpo.
Un tessuto dimenticato per secoli, oggi finalmente al centro della nuova medicina: 𝙡𝙖 𝙛𝙖𝙨𝙘𝙞𝙖.

Non è un semplice involucro.
Non è solo quella pellicola bianca che si toglie nei laboratori di anatomia.
È 𝙪𝙣 𝙤𝙧𝙜𝙖𝙣𝙤 𝙫𝙞𝙫𝙚𝙣𝙩𝙚, 𝙥𝙚𝙣𝙨𝙖𝙣𝙩𝙚 𝙚 𝙨𝙚𝙣𝙯𝙞𝙚𝙣𝙩𝙚, che connette, sente, si adatta, registra memorie.

La 𝙛𝙖𝙨𝙘𝙞𝙖 è un tessuto connettivo continuo che 𝙖𝙫𝙫𝙤𝙡𝙜𝙚 𝙢𝙪𝙨𝙘𝙤𝙡𝙞, 𝙤𝙧𝙜𝙖𝙣𝙞, 𝙣𝙚𝙧𝙫𝙞, 𝙫𝙖𝙨𝙞, articolazioni. Ma soprattutto: 𝙡𝙞 𝙢𝙚𝙩𝙩𝙚 𝙞𝙣 𝙘𝙤𝙢𝙪𝙣𝙞𝙘𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚.
È una ragnatela tridimensionale che unisce ogni parte del corpo alle altre, dalla pianta del piede alla sommità del capo.

Anatomicamente, è fatta di collagene, elastina, acqua, cellule specializzate. Ma a livello profondo è 𝙖𝙩𝙩𝙞𝙫𝙖, 𝙖𝙙𝙖𝙩𝙩𝙞𝙫𝙖, 𝙨𝙚𝙣𝙨𝙞𝙗𝙞𝙡𝙚.
Trasmette forze, accompagna i movimenti, nutre, protegge, informa.
Partecipa alla propriocezione, alla difesa immunitaria, alla regolazione metabolica e al nostro equilibrio posturale.

La sua disposizione segue linee di forza (le cosiddette catene miofasciali) che spiegano perché un dolore alla spalla può dipendere da un vecchio trauma alla caviglia.
La fascia 𝙣𝙤𝙣 𝙙𝙞𝙢𝙚𝙣𝙩𝙞𝙘𝙖 𝙣𝙪𝙡𝙡𝙖: registra gli schemi motori, gli stress meccanici, i compensi, le abitudini, perfino le emozioni.

È 𝙪𝙣 𝙤𝙧𝙜𝙖𝙣𝙤 𝙨𝙚𝙣𝙨𝙤𝙧𝙞𝙖𝙡𝙚: contiene recettori per il dolore, la pressione, il movimento, la posizione del corpo e persino per le percezioni viscerali.
È uno dei principali strumenti del nostro cervello per “sentire” il corpo. È parte del nostro 𝙨𝙚́ 𝙘𝙤𝙧𝙥𝙤𝙧𝙚𝙤.
Ecco perché trattare la fascia vuol dire anche lavorare su 𝙘𝙤𝙢𝙚 𝙘𝙞 𝙥𝙚𝙧𝙘𝙚𝙥𝙞𝙖𝙢𝙤, 𝙘𝙤𝙢𝙚 𝙧𝙚𝙨𝙥𝙞𝙧𝙞𝙖𝙢𝙤, 𝙘𝙤𝙢𝙚 𝙫𝙞𝙫𝙞𝙖𝙢𝙤 𝙞𝙡 𝙣𝙤𝙨𝙩𝙧𝙤 𝙘𝙤𝙧𝙥𝙤.

𝘼 𝙡𝙞𝙫𝙚𝙡𝙡𝙤 𝙥𝙤𝙨𝙩𝙪𝙧𝙖𝙡𝙚, la fascia è come un’orchestra silenziosa che gestisce l’equilibrio dinamico tra forze, appoggi, tensioni.
Una fascia libera permette un movimento armonico. Una fascia rigida crea adattamenti, dolori, compensi silenziosi che durano anche anni.

𝙈𝙖 𝙡𝙖 𝙛𝙖𝙨𝙘𝙞𝙖 è 𝙖𝙣𝙘𝙝𝙚 𝙪𝙣 𝙩𝙚𝙧𝙧𝙞𝙩𝙤𝙧𝙞𝙤 𝙢𝙚𝙩𝙖𝙗𝙤𝙡𝙞𝙘𝙤.
Una rete fibrosa disidratata, fibrotica, poco mobile può 𝙤𝙨𝙩𝙖𝙘𝙤𝙡𝙖𝙧𝙚 𝙞𝙡 𝙢𝙞𝙘𝙧𝙤𝙘𝙞𝙧𝙘𝙤𝙡𝙤, rallentare il drenaggio linfatico, contribuire all’infiammazione cronica.
Liberare la fascia significa anche 𝙧𝙞𝙢𝙚𝙩𝙩𝙚𝙧𝙚 𝙞𝙣 𝙢𝙤𝙩𝙤 𝙞𝙡 𝙢𝙚𝙩𝙖𝙗𝙤𝙡𝙞𝙨𝙢𝙤.

𝙀 𝙥𝙤𝙞 𝙘’𝙚̀ 𝙞𝙡 𝙥𝙞𝙖𝙣𝙤 𝙚𝙢𝙤𝙩𝙞𝙫𝙤.
Ogni emozione ha una sua postura. E la fascia lo registra.
Lo stress, il trauma, la rabbia, la paura... si scrivono nei tessuti.
Alcuni trattamenti fasciali smuovono emozioni profonde, perché 𝙡𝙖 𝙛𝙖𝙨𝙘𝙞𝙖 è 𝙖𝙣𝙘𝙝𝙚 𝙖𝙧𝙘𝙝𝙞𝙫𝙞𝙤 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙣𝙤𝙨𝙩𝙧𝙚 𝙚𝙨𝙥𝙚𝙧𝙞𝙚𝙣𝙯𝙚.

𝙄𝙣 𝙤𝙨𝙩𝙚𝙤𝙥𝙖𝙩𝙞𝙖, la fascia è un territorio sacro.
È attraverso il suo ascolto che si percepiscono tensioni, si accompagnano le forze di autoregolazione, si liberano blocchi antichi.
𝙏𝙧𝙖𝙩𝙩𝙖𝙧𝙚 𝙡𝙖 𝙛𝙖𝙨𝙘𝙞𝙖 𝙨𝙞𝙜𝙣𝙞𝙛𝙞𝙘𝙖 𝙙𝙞𝙖𝙡𝙤𝙜𝙖𝙧𝙚 𝙘𝙤𝙣 𝙡𝙖 𝙨𝙩𝙤𝙧𝙞𝙖 𝙙𝙚𝙡 𝙘𝙤𝙧𝙥𝙤.
Significa offrire al sistema nervoso una nuova possibilità di equilibrio, al respiro più spazio, al corpo una nuova libertà.

𝙇𝙖 𝙛𝙖𝙨𝙘𝙞𝙖 è molto più di un tessuto.
È 𝙞𝙡 𝙡𝙪𝙤𝙜𝙤 𝙙𝙤𝙫𝙚 𝙞𝙡 𝙘𝙤𝙧𝙥𝙤 𝙨𝙞 𝙧𝙖𝙘𝙘𝙤𝙣𝙩𝙖, dove scrive le sue strategie di sopravvivenza, le sue memorie, la sua intelligenza profonda.
𝙀 𝙖 𝙫𝙤𝙡𝙩𝙚, 𝙦𝙪𝙖𝙣𝙙𝙤 𝙨𝙞 𝙡𝙞𝙗𝙚𝙧𝙖 𝙪𝙣𝙖 𝙛𝙖𝙨𝙘𝙞𝙖, 𝙨𝙞 𝙡𝙞𝙗𝙚𝙧𝙖 𝙪𝙣𝙖 𝙥𝙖𝙧𝙩𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙣𝙤𝙨𝙩𝙧𝙖 𝙨𝙩𝙤𝙧𝙞𝙖.

📍 𝙍𝙞𝙘𝙚𝙫𝙤 𝙖: Ferrara, Bologna, Imola, Padova, Cesena
📞 𝙄𝙣𝙛𝙤 𝙚 𝙖𝙥𝙥𝙪𝙣𝙩𝙖𝙢𝙚𝙣𝙩𝙞: 335 588 4012




Marco Rizzo PT Poliambulatorio L'Eau Fisioterapia Poggi Dall'Alpi

01/04/2025

La retrazione del muscolo omoioideo può essere causata: da un frenulo linguale corto che ostacola la posizione allo Spot della Lingua e applica una tensione anomala a carico di questo muscolo o come conseguenza di un colpo di frusta cervicale. La parte tendinea del muscolo omoioideo contribuisce a mantenere pervio il lume della vena giugulare profonda, prevenendo la congestione venosa intracranica, dovuta ad un aumento della tensione della fascia cervicale media. Questa valutazione risulta molto importante nel trattamento di disfunzioni quali: Sindrome da instabilità ( Vertigini Soggettive ), cefalea muscolotensiva o emicrania.

Indirizzo

Via Maffei 29/r
Florence
50133

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Studio Posturale 361- Osteopatia, Chinesiologia, Posturologia pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta Lo Studio

Invia un messaggio a Studio Posturale 361- Osteopatia, Chinesiologia, Posturologia:

Condividi

Digitare