03/12/2025
La scuola è luogo dove si educa non solo si istruisce. Spazio nel quale sostenere la "fermentazione" e il "nutrimento" delle persone grazie a tutta la comunità educante. Educare è "fare di più", non "di meno". Un di più possibile perché promosso grazie alla relazione educante che coinvolge tutti.
"Mi chiamo Livio, ho 56 anni e da più di vent’anni faccio il collaboratore scolastico in una scuola media di Verona.
Il mio lavoro ufficiale è semplice: aprire i cancelli, pulire, sistemare, controllare che tutto funzioni. Ma da anni faccio qualcosa che nessun contratto prevede: ogni mattina passo davanti alle classi e, se gli insegnanti mi vedono dalla finestra della porta, faccio un piccolo cenno, un pollice su. Un modo per dire: “Va tutto bene? Serve qualcosa?”
Molti rispondono con lo stesso gesto, altri mi chiamano per una tapparella bloccata o un proiettore che non parte. Ma a volte quel cenno diventa altro: diventa un modo per far capire a qualcuno che non è invisibile.
Una mattina trovai la prof di scienze, sola in classe, gli occhi lucidi. Mi chiese come facessi ad arrivare sempre sereno. Io le dissi solo che, nel mio piccolo, cercavo di far partire bene la giornata a qualcuno. Lei pianse e mi confidò di aver perso il padre da poco. Quel cenno, disse, le aveva fatto sentire che almeno una persona la vedeva al di là del suo ruolo di prof.
Un’altra volta trovai un ragazzino di prima, seduto nel corridoio durante la ricreazione. Non voleva rientrare in classe. Mi sedetti accanto a lui finché non si sentì pronto a tornare a rientrare. Fu una cosa che mi insegnò che per qualcuno ero un punto di riferimento.
L’ultimo giorno di scuola, il preside mi chiamò nell’aula magna. Trovai professori e studenti ad aspettarmi. Mi fecero un applauso che ancora a pensarci mi si riempiono gli occhi di lacrime. Mi ringraziarono per tutti quei gesti silenziosi che negli anni avevano fatto la differenza. Mi consegnarono una targa con una scritta:
“A Livio, che tiene insieme la scuola senza far rumore.”
Sono tornato a casa con quella targa come fosse fragile.
E ho capito che sì, forse è vero: io non insegno nessuna materia.
Ma insegno una cosa che a volte manca più di tutto il re