19/05/2020
Il tempo dello sport è subordinato al tempo della vita dell'individuo. Questo significa che ogni fase della crescita dell'atleta è propedeutica a quelle successive.
Due psicologi dello sport, Giorgi e Tortorelli nei primi anni 2000 hanno teorizzato il ciclo di vita di un atleta, individuando 5 fasi fondamentali:
1. fase del giovane atleta
2. fase dello sviluppo delle competenze
3. fase. dell'agonismo
4. fase della maturità sportiva
5. fase di fine carriera
La competizione è un elemento relativo alla fase 3 nella cornice di questa teoria. Ma quali obiettivi deve aver raggiunto un atleta prima di approdare a questa fase caratterizzata da agonismo e competizione?
Nella fase 1 avrà sviluppato uno schema corporeo armonioso, competenze di base della disciplina sportiva che pratica, competenze organizzative necessarie a gestire la sua routine, ma soprattutto una base sicura che non sia quella familiare; un nuovo gruppo a cui appartenere in cui sperimentare la fiducia nell'altro e in particolare nei confronti del suo allenatore.
Nella fase 2 invece, quella delle competenze, l'atleta avrà acquisito capacità tecniche, tattiche e fisiche strettamente connesse alla sua disciplina. Sperimenterà le emozioni positive legate alla coesione e alla collaborazione con gli altri, e avrà riconosciuto l'allenatore come il leader ufficiale del gruppo squadra.
E' a questo punto, dopo aver acquisito tutte queste competenze ed esperienze che l'atleta può entrare in contatto con la competizione con le risorse personali e relazionali necessarie.
Non c'è un'età precisa, soprattutto perché l'inizio delle competizioni varia da sport a sport, ma stiamo parlando comunque della pre-adolescenza e adolescenza dell'atleta (dai 12 anni in sù).
Accelerare l'avvento di questa fase significa favorire l'abbandono sportivo ed è un errore dal costo troppo alto.
fonte: Prepararsi al via, Psicologia dello sport sistemico-relazionale, Daniela Tortorelli, 2016, Franco Angeli.