22/02/2026
A proposito del trapianto di Napoli. Feci parte nel 2007, insieme a Giuseppe Remuzzi e Rafael Matesanz, della commissione d’inchiesta regionale sul caso dei trapianti HIV, istituita quando la “giustizia” aveva già individuato come unica responsabile del grave evento la biologa che aveva erroneamente trascritto il dato sierologico dell’esame HIV — indicato come negativo quando in realtà era positivo.
Dal nostro rapporto, tuttavia, emersero criticità a tutti i livelli del sistema che servirono a riorganizzare la rete. Il documento, formalmente consegnato all’Assessorato, non fu mai ripreso da alcun giornale: il caso, di fatto, era ormai considerato chiuso.
Eppure la criticità più rilevante riguardava l’organizzazione nel suo complesso: un sistema con un numero significativo di donazioni, ma privo di un’infrastruttura tecnologica adeguata che consentisse di operare in modo strutturato e in sicurezza. L’attenzione era rivolta esclusivamente al numero delle donazioni, senza valutare lo stato di un’organizzazione incapace di sostenere un carico di lavoro simile. Gli esperti statunitensi inviati da Ignazio Marino, allora presidente di una commissione parlamentare, per analizzare il caso, in un paio di giorni giunsero alle stesse conclusioni, ma ormai la questione non interessava più a nessuno: il colpevole era stato individuato. Il problema non é solo il sovraccarico di lavoro delle unità che si occupano di trapianti ma anche il sottocarico, basso volume di interventi. Vi allego, se può interessarvi, l’abstract dell'articolo che pubblicammo su Transplant Proc.
In February 2007, three organs from an human immunodeficiency virus (HIV)-positive donor were transplanted at two hospitals in the Tuscany Regional Health Care Service, owing to a chain of errors during the donation process. The heart-beating donor was a 41-year-old woman who died as a result of hea...