25/11/2020
Ci sono due tipi di violenza contro le donne: quella che va a finire, se va bene, al tg quando ormai è troppo tardi e quella invisibile che subiamo ogni giorno, dalla quale origina la prima.
La violenza "invisibile" è fatta di parole e atteggiamenti che ognuna di noi conosce bene:
- "sei una bambina, non fare il maschiaccio!"
- "non puoi farlo perchè sei una femmina"
- "sei una che se la tira"
- "sei una troia/puttana"
- "se l'è andata a cercare"
- "stai zitta"
- "sei pazza"
- "ma come ti vesti?"
- "sei nervosa perchè hai il ciclo?!"
- "lavori troppo, ma dove vuoi arrivare?!"
- "il lavoro toglie il tempo ai figli"
- "se sono geloso è perchè di te non mi posso fidare"...
e così via all'infinito.
Non è semplice per noi donne, che sentiamo queste frasi fin da bambine, sviluppare una solida autostima.
Molto spesso, di fronte a queste affermazioni o atteggiamenti, non sappiamo reagire adeguatamente perchè talvolta noi stesse non siamo in grado di riconoscerli come sbagliati.
Addirittura arriviamo a giustificarli in quanto culturalmente dati e ad avvallare comportamenti che possono sfociare in una escalation di violenza.
Mi piacerebbe che fossimo noi donne per prime a fare prevenzione riguardo alla violenza di cui siamo vittime.
Prima di tutto riconoscendola come tale anche in affermazioni apparentemente banali ma che ledono profondamente la dignità di ogni donna, e soprattutto non tollerando ulteriormente anche la più piccola mancanza di rispetto.
È il momento di rivendicare a gran voce il diritto di essere rispettata, sempre, comunque e da chiunque.
È tempo di rendere la violenza meno invisibile.