Matteo Pucci Psicologo

Matteo Pucci Psicologo Psicologo | Istruttore Mindfulness MBSR | Aiuto persone sopraffatte da ansia e stress a ritrovare calma, equilibrio e fiducia in sé. 🌿

Per alcune persone l’autocritica non è più solo un pensiero.È diventata una voce costante, talmente abituale da sembrare...
07/05/2026

Per alcune persone l’autocritica non è più solo un pensiero.
È diventata una voce costante, talmente abituale da sembrare normale.
Una presenza interna che giudica errori, bisogni, emozioni e relazioni senza che quasi ce ne si accorga più.
E col tempo si finisce per credere che quella voce dica la verità su chi siamo.
Ti rivedi?

02/05/2026

Cosa succede davvero quando perdi il controllo?
Non è solo quello che fa tuo figlio a farti perdere la capacità di regolarti emotivamente.
Alcuni comportamenti — oppositivi, provocatori —
👉 possono attivare parti sensibili tue: vecchie esperienze, il sentirti ignorato, oppure semplicemente un carico di stress già alto.
Quando succede, la soglia si abbassa.
E la sequenza diventa rapida:
attivazione → perdita di lucidità → reazione → sollievo (breve) → colpa
Ma sotto c’è di più.
Quando ti sfida entra in gioco anche una questione di rango.
I Sistemi Motivazionali Interpersonali (SMI), descritti ad esempio da Giovanni Liotti, aiutano a capire cosa accade: sono processi psicobiologici che guidano le nostre reazioni nelle relazioni.
Il sistema agonistico di rango, in particolare, si attiva quando percepiamo una sfida al nostro ruolo o alla nostra posizione.
Regola dinamiche di dominanza e sottomissione e, quando si attiva in modo disfunzionale, può portare a risposte aggressive… oppure, al contrario, a eccessiva sottomissione.
Dire “ti manca di rispetto” è già una lente adulta.
Molti comportamenti dei bambini non sono intenzionalmente irrispettosi, ma:
immaturi
impulsivi
egocentrici (nel senso evolutivo del termine)
Se resti dentro quella lettura, il rischio è questo:
“mi ha provocato → ho reagito”
Un passaggio più utile è:
“non ha ancora le competenze per fare diversamente”
👉 Questo non giustifica la reazione.
Ma ti aiuta a spostarti da una lotta di potere… a una funzione educativa.
Perché alla fine il punto è questo:
Quando perdi il controllo per insegnargli il controllo,
stai insegnando esattamente il contrario.

Quale di questi campanelli d’allarme ti rimane più difficile gestire?Fammelo sapere nei commenti 👇Quando una persona si ...
30/04/2026

Quale di questi campanelli d’allarme ti rimane più difficile gestire?
Fammelo sapere nei commenti 👇
Quando una persona si comporta in un modo che può ledere la nostra salute mentale, possiamo parlare di red flag.
Questo però non significa automaticamente che lo faccia con intenzione o per ferire: spesso sono pattern appresi, modalità relazionali che si attivano in automatico.
Il punto centrale non è “colpevolizzare”, ma diventare consapevoli.
Perché ciò che non riconosci, finisci per normalizzarlo.
Capire l’impatto dei comportamenti — nostri e degli altri — richiede tempo, osservazione e una certa tolleranza alla complessità:
non tutto è subito “giusto o sbagliato”, ma alcune dinamiche, se ripetute, diventano dannose.
👉 Ad esempio:
-incoerenza costante
-invalidazione emotiva
-tira e molla
-mancanza di responsabilità
non sono episodi isolati, ma pattern. Ed è il pattern che fa la differenza.
Diventare consapevoli ti permette di fare due cose fondamentali:
Proteggerti, mettendo confini più chiari
Responsabilizzarti, riconoscendo anche i tuoi automatismi relazionali
A volte questo processo non è immediato.
E no, non sempre si riesce da soli: in molti casi è utile il supporto di un professionista per leggere meglio ciò che accade e uscire da dinamiche ripetitive.
Questo schema non è una diagnosi, ma una bussola:
ti aiuta a dare un nome a ciò che senti e a orientarti dentro relazioni che, a volte, confondono più di quanto chiariscano.
Salva il post per tornarci quando ne hai bisogno.
🚩

Spesso in una relazione si incontrano due modi diversi di stare nel legame. Si parla di stile di attaccamento riferendos...
28/04/2026

Spesso in una relazione si incontrano due modi diversi di stare nel legame. Si parla di stile di attaccamento riferendosi al modo abituale in cui cerchiamo sicurezza nelle relazioni. Si forma nelle prime esperienze con le figure di riferimento ma continua a guidarci rispetto a come viviamo vicinanza, distanza e intimità da adulti.

È un po' una questione di bisogni… e di come ognuno ha imparato a proteggerli.

Chi ha una tendenza più ansiosa cerca il contatto fisico come conferma, rassicurazioni frequenti e maggiore intimità emotiva.

Chi ha una tendenza più evitante, invece, ha bisogno di sentirsi indipendente, di avere tempo per sé e diciamo che non è proprio un amante del contatto fisico (cerca la giusta dose, secondo i propri criteri).

Il problema è quando queste strategie si attivano insieme, creando incompatibilità: più uno cerca vicinanza, più l’altro può sentirsi sotto pressione e allontanarsi; più l’altro si allontana, più il primo si sente insicuro e intensifica la ricerca.

E così iniziano le reciproche letture:

“Sei troppo dipendente”

“Sei freddo, egoista, distante”

Due interpretazioni diverse… dello stesso tentativo di stare al sicuro nella relazione.

Finché non si riconosce questo meccanismo, ognuno continuerà a vedere l’altro come il problema.

E non come qualcuno che sta semplicemente cercando, a modo suo, di proteggersi.

Da piccolo bastava poco.Un prato, qualche margherita, il cielo sopra e il tempo che sembrava infinito.Non lo chiamavi “s...
17/04/2026

Da piccolo bastava poco.
Un prato, qualche margherita, il cielo sopra e il tempo che sembrava infinito.
Non lo chiamavi “staccare”, non lo chiamavi “mindfulness”.
Ci stavi e basta.
Poi cresci.
E iniziano le cose “importanti”, le cose “urgenti”, le cose “produttive”.
E tutto quello che non serve a qualcosa… sembra tempo perso.
Ma sei sicuro?
Perché spesso non è che non hai tempo.
È che hai disimparato a stare.
A stare senza fare.
A fare senza uno scopo.
A tornare, ogni tanto, in uno spazio dove non devi dimostrare niente.
➖ Sdraiarti sull’erba a guardare le nuvole e cercare forme
➖ Strappare fili d’erba o margherite senza uno scopo preciso
➖ Camminare scalzo
➖ Dondolarti su un’altalena o restare su una panchina a muovere le gambe
➖ Cantare a caso, anche male, solo perché ti va
➖ Costruire qualcosa di inutile (torri, mucchietti, oggetti messi insieme)
➖ Guardare fuori dal finestrino senza fare nulla, perso nei pensieri
➖ Mangiare qualcosa lentamente, solo per il gusto, non per nutrirti
➖ Fare una cosa alla volta, senza sottofondo, senza multitasking
➖ Ridere per qualcosa di stupido senza trattenerti.
Fare cose da bambino non è regredire.
È ricordarti una competenza che avevi già:
esserci, senza performance.
Non ti manca il tempo, ti manca il permesso!

Non tutti i sintomi sono solo “errori” da correggere.A volte hanno una funzione.Regolano equilibri, tengono insieme rela...
16/04/2026

Non tutti i sintomi sono solo “errori” da correggere.
A volte hanno una funzione.
Regolano equilibri, tengono insieme relazioni, evitano conflitti più grandi.
Una crisi d’ansia può bloccarti…
ma allo stesso tempo può impedirti di esporti a qualcosa che senti ingestibile.
Un comportamento evitante può limitarti…
ma può anche proteggerti da un carico emotivo che oggi non sapresti reggere.
Un sintomo, in molti casi, è una soluzione imperfetta.
Costosa, sì. Ma pur sempre una soluzione.
Per questo eliminarlo in fretta non sempre è la strada migliore.
Se non capisci cosa tiene insieme, qualcosa al suo posto tornerà.
Il lavoro non è solo togliere il sintomo.
È rendere il sistema abbastanza stabile da non averne più bisogno.

11/04/2026

Ogni attacco di panico ha una logica interna — e quella logica si può capire e interrompere.
Il problema è che quasi tutte le cose che fai istintivamente per stare meglio finiscono per mantenere il problema:
monitori il corpo, eviti le situazioni, sospendi l'attività fisica, cerchi di controllare il respiro.
Sul momento funziona. Poi il circolo si restringe ancora un po'.
Le 4 cose che trovi nel video non sono tecniche da applicare meccanicamente.
Sono inversioni di logica — e per funzionare hanno bisogno di essere capite dall'interno, non solo eseguite.
Se hai già provato da solo e non riesci ad uscirne, non è un segnale che il problema sia più grande di te.
È spesso il segnale che serve un contesto diverso per lavorarci.
🔗 Se vuoi, trovi il link in bio per un primo contatto.

Cerchi connessione. Ottieni distanza.È il ciclo ansioso-evitante: più ti avvicini con intensità, più l'altro si ritira. ...
30/03/2026

Cerchi connessione. Ottieni distanza.
È il ciclo ansioso-evitante: più ti avvicini con intensità, più l'altro si ritira. Più si ritira, più la tua angoscia sale. E ricomincia.
Alla base ci sono i comportamenti di protesta — risposte automatiche del sistema di attaccamento che, sotto stress relazionale, prendono il sopravvento. Urla, silenzi punitivi, messaggi ripetuti, gelosie provocate. Non nascono dalla manipolazione. Nascono dal bisogno di non perdere il legame.
Il paradosso è che il modo in cui cerchi vicinanza finisce per allontanare proprio chi vuoi tenere vicino.
Riconoscere questi pattern non è semplice — agiscono in automatico, spesso mentre stai già reagendo. Ma è da lì che inizia qualsiasi cambiamento reale.
Scorri — trovi gli esempi più comuni e un punto di partenza concreto. 👇

24/03/2026

Ti giudichi per scelte passate?
Fermati un attimo.
All’epoca: non avevi queste consapevolezze.
non avevi queste esperienze.
non avevi questi strumenti.
Eppure oggi pretendi da quel “te”
la lucidità che hai costruito DOPO.
Questo non è crescere.
È attaccarti.
Perdonarti non significa dire “va bene così”.
Significa dire:
“Ho fatto il meglio che potevo con quello che avevo.”
E da lì riparti.
Senza portarti addosso una condanna.

Ho letto questa frase qualche giorno fa:“Dallo psicologo ci vanno le persone sane, per sopravvivere ai danni causati da ...
16/03/2026

Ho letto questa frase qualche giorno fa:
“Dallo psicologo ci vanno le persone sane, per sopravvivere ai danni causati da persone disturbate.”
Mi ha colpito e ho fatto un sondaggio nelle storie.
Molte persone hanno risposto che è vera.
Capisco perché: è una frase che rende merito al coraggio, alla consapevolezza e alla responsabilità personale di chi sceglie di andare dallo psicologo. E questo è vero senz'altro.
Allo stesso tempo, però, è anche una frase che ha alcuni limiti e rischia di semplificare troppo la complessità delle relazioni e della salute mentale.
Ho provato ad analizzarla meglio nel carosello.
👉 Sfoglia le slide per approfondire.
E se ti va, dimmi cosa ne pensi nei commenti:
per te questa frase è più vera o più falsa?

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Florence

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