08/02/2026
Il dialogo, la migliore soluzione
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C’è stato un incontro.
Non davanti alle telecamere, non per fare notizia, ma per guardarsi negli occhi.
Da una parte un uomo di 61 anni, Salvatore Russotto, autista da una vita, arrivato a Belluno quarant’anni fa con il lavoro come bussola.
Dall’altra una famiglia che, pochi giorni fa, aveva visto il proprio figlio al centro di una vicenda diventata più grande di tutti loro.
Si sono parlati.
Si sono ascoltati davvero.
Salvatore ha raccontato la sua verità senza alzare la voce, senza cercare scuse facili. Ha descritto quella mattina storta, il nervosismo accumulato, gli insulti ricevuti prima ancora di incontrare il bambino. Un turno iniziato male e finito peggio, in pochi secondi che poi sono diventati titoli, commenti, sentenze.
«Non gli ho detto di scendere», ha spiegato.
«Gli ho solo detto quello che l’azienda ci impone di dire, che esistono il bancomat, gli abbonamenti. È durato un attimo. Forse nessuno sull’autobus se n’è nemmeno accorto.»
Parole semplici, non perfette, ma umane.
E dall’altra parte c’è stata una scelta che vale più di mille polemiche: quella del perdono.
I genitori del bambino hanno deciso di fermare tutto, di sottrarre Salvatore a quella gogna mediatica che rischiava di travolgerlo per sempre.
«Abbiamo capito la sua situazione. Per noi la vicenda finisce qui», hanno detto.
Non per cancellare ciò che è successo, ma per evitare che un errore diventasse una condanna senza appello.
È un gesto raro, in un tempo che divora in fretta, che giudica ancora più in fretta.
Un gesto che non nega il disagio vissuto dal bambino, ma che rifiuta l’idea che la giustizia debba trasformarsi in accanimento.
Ora Salvatore aspetta il confronto con l’azienda.
Il lavoro è sospeso, il futuro incerto.
Ma almeno non è più solo contro un tribunale invisibile fatto di commenti e di rabbia.
Intanto la vita, con quella sua ironia imprevedibile, ha preso un’altra strada: il piccolo, grande appassionato di sci, sarà tra i protagonisti dell’apertura delle Olimpiadi Milano-Cortina.
Un risvolto che nessuno avrebbe immaginato in quella mattina gelida.
E qualcosa, anche a livello pratico, è cambiato: per i residenti è stata prevista l’esenzione dal ticket durante i Giochi. Un segnale concreto che da un errore può nascere almeno una correzione.
Questa storia non è finita con un vincitore e un colpevole.
È finita con persone che hanno scelto di non farsi divorare dall’odio.
Forse è questo il vero buon senso:
riconoscere gli sbagli senza trasformarli in condanne eterne,
difendere i più fragili senza distruggere chi ha inciampato,
ricordarsi che dietro ogni vicenda ci sono esseri umani, non personaggi.
E, per una volta, lasciare che sia l’umanità ad avere l’ultima parola.