03/02/2026
👂🏻 Il nostro corpo ci parla continuamente.
E spesso non lo ascoltiamo.
🧠 Siamo abituati a pensare a mente e corpo come due entità separate, ma non è così. Sin dalla nascita il corpo è attivo: fame, sete, dolore sono le prime esperienze che viviamo. In questa fase iniziale non siamo ancora in grado di attribuire loro un significato. Le percepiamo in modo indistinto, come stati di dispiacere (attivazione corporea) o di piacere (ritorno a uno stato di quiete in seguito a un’azione).
🤝 È nella relazione con i caregiver che impariamo progressivamente a dare senso a questi stati corporei. Attraverso l’esperienza, apprendiamo come agire in modo finalizzato: ciò che prima era solo dispiacere o piacere diventa emozione, ovvero un’informazione su ciò che sta accadendo e su come orientarci nel comportamento e nella pianificazione.
🧠 Crescendo, questi apprendimenti si consolidano. Il cervello si struttura anche a partire da qui, lasciando tracce a livello neuronale. Da adulti continuiamo a interpretare ciò che accade nel nostro corpo e nel mondo secondo modalità apprese molto presto, spesso in modo automatico.
🔁 Il problema è che tendiamo a sopravvalutare il nostro accesso diretto alla “realtà”, dimenticando che ciò che viviamo è sempre il risultato di un’interpretazione che si è costruita nel tempo.
✋🏻 Interrompere questo funzionamento in pilota automatico è possibile. Riprendere contatto con il corpo e con ciò che esso vive può permetterci di leggere in modo diverso l’esperienza emotiva, riducendo l’attivazione automatica di risposte consolidate legate al dispiacere e al piacere così come li abbiamo appresi.
🧘🏻♂️ Si può imparare a farlo in molti modi: mindfulness, focusing, role-playing, diverse pratiche meditative. Non è facile. Mente e corpo lavorano insieme per mantenerci in continuità con ciò che abbiamo imparato a essere, e uscire da questa cornice può risultare faticoso e frustrante.
✨ Ma è spesso il primo passo per comprenderci meglio e iniziare ad agire in modo più autentico e libero.
Quanto spazio dai, nella tua vita quotidiana, all’ascolto del tuo corpo?