15/11/2025
L’arte di osservare nella posturologia è una competenza raffinata, un modo di “leggere” il corpo che va oltre la semplice analisi visiva. L’osservazione posturale, infatti, non si limita a individuare una spalla più alta, un bacino ruotato o un appoggio plantare alterato: essa cerca le cause profonde che modellano queste manifestazioni esterne. Ogni asimmetria, ogni linea che devia dal suo asse ideale, è un segnale che invita il professionista a indagare più a fondo.
In statica, quando la persona è ferma, il corpo rivela molte delle sue strategie di compenso. È proprio in questa immobilità apparente che si possono cogliere le tensioni croniche, gli squilibri tonico-posturali e le catene muscolari che lavorano in eccesso per mantenere l’equilibrio. L’osservazione attenta permette di capire quali sistemi sensoriali e quali pattern motori stiano condizionando la postura: dal piede che cerca stabilità, all’occhio che guida l’orientamento, fino alla mandibola e al diaframma che influenzano l’assetto globale.
Queste disarmonie in statica si ripercuotono inevitabilmente sul movimento, rendendolo inefficace, dispendioso e talvolta dannoso. Un rachide che parte da una base instabile sarà costretto a muoversi con schemi alterati: la colonna può irrigidirsi per proteggersi, aumentare il carico su determinati segmenti o perdere la fluidità che dovrebbe caratterizzare ogni gesto fisiologico. Ne derivano sovraccarichi, microtraumi ripetuti e, con il tempo, dolore. #