Dr. Leonardo Antonio Ricci

Dr. Leonardo Antonio Ricci Studio privato di psicoterapia Gestalt Analitica

08/03/2026

Tipi di madre narcisista

Se hai avuto una madre narcisista è probabile che sia successa una di queste due cose: eri molto controllato o completamente ignorato. Oppure una combinazione di entrambi (...)
Esistono diversi tipi di madri narcisiste, con caratteristiche che spaziano dal negligente al tirannico.
1. La madre gravemente narcisista overt..ti farà sentire sempre non amato perchè è completamente egocentrica e cerca sempre attenzione. La vita per lei è un palcoscenico e cerca sempre attenzione. Queste madri possono allevare i loro figli per mostrarli ai loro amici e dire loro: "Vedi che capolavoro ho fatto? i miei figli sono il mio orgoglio e la mia gioia". Questo può essere molto dannoso per i ragazzi, perchè imparano che per soddisfare le aspettative della madre non devono essere se stessi e non ci sono alternative. Quando sua figlia diventa una giovane donna, la madre narcisista inizia a competere con lei e può diventare ostile molto rapidamente. Questo tipo di madre ti rinfaccerà di essere un peso per lei: ti dirà quanti soldi ha dovuto spendere per te e quanto la stai prosciugando perchè non ha mai tempo per se stessa. (...) Vorrà che tu cresca repentinamente senza averti però dato gli strumenti per affrontare il mondo ed avere successo..
Altre madri narcisiste overt sono l'opposto: vogliono tenerti sempre con loro e ti proibiscono di lasciarle perchè si sentiranno abbandonate.
Questo tipo di madre ti imprigionerà nella codipendenza. In altri casi la madre vuole sentirsi necessaria ma ti allontana quando le tue esigenze diventano eccessive per lei. NOn vuole che tu sia troppo autosufficiente o indipendente, perchè teme che non soddisfi i suoi bisogni.
La madre N. Overt non riconoscerà le tue emozioni: non hai spazio per esprimerti pienamente, perchè nel momento in cui occupi troppo spazio lei si sente minacciata. Cercherà sempre di abbatterti ma non riconoscerà quando ti farà del male. Dirà cose che una madre non dovrebbe mai dire a un figlio e non ti chiederà mai perdono. (...) Se i figli riconoscessero di avere una madre narcisista, sarebbe molto più facile decidere di non rinunciare a tutto per compiacerla. Ma l'idea che le madri debbano essere onorate e rispettate crea conflitto nei figli, tanto più che la madre N. overt lancia messaggi contrastanti, mostrandosi orgogliosa da una parte e sottilmente svalutandoti dall'altra.

2. La madre narcisista gravemente sadica

Queste madri rinchiudono i loro bambini nelle stanze. Sono spesso alcoliste o tossicodipendenti e completamente negligenti. Lasciano i loro figli crescere in strada e non si preoccupano di ciò che accade loro. C'è un livello tremendamente profondo di abbandono. A volte si avvicendano diversi uomini (che) a volte abusano sessualmente dei bambini....il risultato è un numero molto elevato di persone cresciute in questo modo, letteralmente sopravvissute imparando a badare a se stesse. Si tratta di persone interiormente frammentate, perchè non hanno ricevuto il sostentamento, l'amore, la compassione e la protezione di cui avevano bisogno da bambini, fin dalla nascita. I bambini adulti di questo tipo di madre probabilmente svilupperanno un disturbo da stress post traumatico complesso o un Disturbo Borderline di personalità.
3. La madre invischiata.è la meno evidente. Invece di insegnarti a costruirti una vita tutta tua, scatta le manette emotive e non ti lascia mai andare. Le madri invischiate possono sembrare semplicemente perfette, prendendosi sempre cura dei loro figli, ma in realtà li stanno trasformando in eterni neonati.
La madre invischiata non ti permetterà mai di crescere. I figli(...) interiorizzano il messaggio per cui il mondo non è sicuro ed è sempre meglio stare a casa con mamma. Questa è una forma di condizionamento, di codipendenza che non consente ai figli di uscire, imparare a sopravvivere ed affermarsi nella società. La loro indipendenza non viene incoraggiata ed anzi vengono puniti se cercano di essere autosufficienti.(...) La madre invischiata può pensare nella sua mente che sta facendo la cosa giusta, ma non è così: sta soffocando i suoi figli.

Le madri sane sostengono l'indipendenza, accettano di separarsi dai figli quando i tempi sono maturi.

(Caroline Foster)

Opera di Alex Eckman-Lawn.

05/03/2026

Tutto cambia…
Ciò che oggi ritieni giusto,
domani potrai considerare sbagliato…
ciò che oggi approvi,
domani potrai disapprovare…
ciò che oggi ti piace tanto,
domani potrà disgustarti…
ciò che oggi scansi come dannoso,
domani potrai cercare come vantaggioso…
ciò che oggi ami, domani potrai odiare…
Non dare mai niente per certo.
Finché vivi niente resta immutato.
Ciò che non cambia muore.
Se vuoi vivere, cambia.
Omar Falworth

22/02/2026

Punch è stato abbandonato da sua madre.
E in mezzo a quella confusione ha trovato qualcosa a cui aggrapparsi: un peluche.

Non era sua madre.
Ma era qualcosa che lo sosteneva.

E quell’immagine ci tocca… perché, in fondo, tutti siamo stati un po’ Punch.

Punch ci ha ricordato qualcosa che a volte dimentichiamo:
che non tutti i processi sono facili.
Che adattarsi richiede tempo.
Che imparare a convivere con ciò che fa male… fa male davvero.

Punch abbraccia il suo peluche quando si sente triste e confuso.
E quell’immagine commuove perché tutti abbiamo avuto giorni così.

Giorni in cui non ci sentiamo al nostro posto.
Giorni in cui ci sentiamo piccoli.
Giorni in cui desideriamo solo qualcosa che ci faccia sentire al sicuro.

E non c’è nulla di sbagliato in questo.
Non è debolezza.
È parte dell’essere umani.
È parte dell’aver vissuto esperienze che ci hanno spezzato il cuore.

Molte persone cresciute con abbandono emotivo, con genitori narcisisti o in relazioni non sicure, hanno imparato a sostenersi come potevano.

A volte ci aggrappiamo a relazioni, a persone che non erano sane, a ricordi o a versioni di noi stessi che non esistono più.

Non sempre possiamo cambiare ciò che ci ha ferito.
Ma possiamo cercare qualcosa che ci sostenga mentre guariamo:

Un terapeuta.
Un libro.
Una comunità.
Una routine.
Un limite.
Una decisione.

Forse la storia di Punch non parla solo di lui… parla di noi.
Parla di quella parte che, pur ferita, continua a cercare sicurezza.

E questa non è fragilità.
È istinto di sopravvivenza.

🕊️ Spero che tu possa sempre trovare qualcosa che ti sostenga nei giorni in cui il mondo pesa di più. Qualcosa che ti ricordi che non sei solo/a, che ciò che provi ha senso e che guarire è un processo, non una corsa.

19/02/2026

𝐋’𝐎𝐫𝐝𝐢𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐏𝐬𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨𝐠𝐡𝐞 𝐞 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐏𝐬𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐏𝐮𝐠𝐥𝐢𝐚 𝐚𝐥 𝐟𝐢𝐚𝐧𝐜𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐑𝐞𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐂𝐞𝐧𝐭𝐫𝐢 𝐀𝐧𝐭𝐢𝐯𝐢𝐨𝐥𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐢𝐥 𝐃𝐃𝐋 𝐁𝐮𝐨𝐧𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨

L’Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi della Puglia, attraverso la propria Commissione Pari Opportunità, accoglie e sostiene l’appello della Rete dei Centri Antiviolenza della Regione Puglia, esprimendo ferma contrarietà alla proposta di modifica dell’articolo 609-bis del Codice Penale, nota come DDL Buongiorno.

La riforma dell’art. 609-bis del Codice Penale proposta dal Governo rischia di indebolire il principio cardine del consenso, spostando l’attenzione dal comportamento di chi agisce la violenza a quello di chi la subisce.

Il nuovo testo base in materia di violenza sessuale elimina, infatti, il riferimento esplicito al “consenso”, mantenendo le formule “contro la volontà della persona” e “in assenza di volontà contraria”.

Non si tratta di una modifica meramente terminologica. Il passaggio da un modello fondato sull’affermazione positiva del consenso a uno incentrato sull’espressione del dissenso incide profondamente sull’impianto culturale e probatorio della norma. In questo modo, il baricentro della valutazione rischia di spostarsi sulla condotta della persona offesa e sulla sua capacità di manifestare un rifiuto, anziché sulla responsabilità di chi deve accertarsi della presenza di un consenso libero, esplicito e consapevole.

Una simile impostazione potrebbe determinare un arretramento sul piano della tutela sostanziale, oltre a generare incertezza interpretativa e applicativa, con il rischio di riaprire spazi a letture condizionate da stereotipi e pregiudizi di genere.

Dal punto di vista psicologico, l’eventuale necessità di dimostrare in modo più stringente l’assenza di consenso potrebbe avere conseguenze profonde: riattivazione del trauma, senso di responsabilità per la violenza subita, percezione di non essere credute e invalidazione del proprio vissuto. Dinamiche che rischiano di scoraggiare la denuncia e di ostacolare l’accesso ai percorsi di protezione e sostegno.

Le formulazioni poco definite e i criteri interpretativi vaghi contenuti nella proposta di modifica potrebbero inoltre ampliare il rischio di applicazioni disomogenee e di letture influenzate da stereotipi di genere, compromettendo la chiarezza e l’efficacia della norma.

L’Ordine ribadisce con fermezza un principio irrinunciabile: 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐞𝐧𝐬𝐨, 𝐮𝐧 𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐬𝐞𝐬𝐬𝐮𝐚𝐥𝐞 𝐞̀ 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐫𝐞 𝐯𝐢𝐨𝐥𝐞𝐧𝐳𝐚. 𝐈𝐥 𝐦𝐞𝐬𝐬𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐞̀ 𝐜𝐡𝐢𝐚𝐫𝐨: 𝐢𝐥 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐞𝐧𝐬𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐢 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐩𝐫𝐞𝐭𝐚. 𝐋𝐚 𝐭𝐮𝐭𝐞𝐥𝐚 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐚 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐡𝐢𝐚𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚, 𝐧𝐨𝐧 𝐝𝐚𝐥𝐥’𝐚𝐦𝐛𝐢𝐠𝐮𝐢𝐭𝐚̀.

L’Ordine invita istituzioni, associazioni, professioniste e professionisti, cittadine e cittadini a esprimere una posizione consapevole e responsabile. Su temi di tale rilevanza, la precisione delle parole non è un dettaglio tecnico, ma una scelta culturale e giuridica che incide concretamente sulla protezione delle donne vittime di violenza.

15/02/2026

"Era questa, una metafora che ricorreva di anno in anno e recitava più o meno così: se chiediamo ad un bozzolo di esprimerci un suo desiderio, lui si esprimerà in qualità di bozzolo e ci dirà che vuole diventare un bellissimo bozzolo. Non sa che diventerà, invece, una bellissima farfalla. E il paziente che chiede un aiuto psicologico è un po’ come quel bozzolo, incapace di vedere dentro di se, le sue potenzialità e ciò che potrebbe essere".
Aldo Carotenuto

11/02/2026

Dobbiamo andare oltre l’Io, nelle profondità dell’inconscio, perché è lì che si trova l’anima e, se questa è malata, deve essere purificata. Ammettiamo che riusciamo a sintonizzarci col dramma che si svolge nel profondo e vi scopriamo che le trame sono veramente orribili. È concesso cambiare trama? In altre parole possiamo cambiare il nostro destino? La risposta non può essere univoca. Certamente il destino è immutabile, come non si può alterare il cammino dei pianeti nella loro orbita, ma possiamo cambiare noi stessi in modo da favorire la sua realizzazione, invece di contrastarla. La tensione, le nevrosi, le malattie si sviluppano proprio perché ci si oppone alla propria sorte. Smetti di contrastare la sua trama ma piuttosto prendine parte, abbelliscila, rendila manifesta nel comportamento quotidiano: diventa attore del dramma, aggiungici qualche nuovo ingrediente e tutto comincia a cambiare.

Albert Kreinheder

10/02/2026

Tutti, presto o tardi, abbiamo avuto la sensazione che qualcosa ci chiamasse a percorrere una certa strada. Una fascinazione, un bisogno pressante e improvviso in un certo momento, in quel preciso momento ed è probabile che accada in un luogo specifico che si imprime nella memoria. Questo “qualcosa” è il motivo per cui io sto al mondo, ogni persona sta in quel mondo che è il suo mondo, ed esso è il senso del destino o la mano del destino: ciò che James Hillman definisce anche un annuncio. A volte la chiamata non è così vivida, ma è fatta di piccole spinte verso un preciso approdo “mentre ci lasciavamo galleggiare nella corrente pensando ad altro”.

J.Hillman, Il codice dell'anima.
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09/02/2026

Io sono semplicemente convinto che qualche parte del Sé o dell’anima dell‘uomo non sia soggetta alle leggi dello spazio e del tempo.
(...)
La nostra psiche è costituita in armonia con la struttura dell’universo, e ciò che accade nel macrocosmo accade egualmente negli infinitesimi e più soggettivi recessi dell’anima.

Jung da Ricordi, sogni, riflessioni.
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05/02/2026

Uno dei brani più belli scritti da Jung:

“Mia cara amica,
lei si chiede, e mi chiede, come possa la vita continuare dopo un evento così doloroso come solo può esserlo il distacco dall’amato, dalla persona cioè alla quale abbiamo unito il nostro desiderio e con la quale abbiamo affidato tutto noi stessi nelle mani del futuro. È questo è un interrogativo al quale, debbo confessarle, non so dare risposte.
Per quanto vittoriosa sia la fede, per quanta temperata, pure essa non sovrasta l’enigma della morte.
Quando la morte si manifesta sul nostro cammino, quando ci sottrae il nostro bene, è violenza insostenibile dalla quale sempre siamo sconfitti. E per quanto profonda possa essere, come lei gentilmente mi attribuisce, la conoscenza dell’animo umano, ebbene essa ci conduce solo là dove non si può che ammettere, per quanto a malincuore, la propria ignoranza.
Ugualmente lei mi impone di osare, e giustamente. Ebbene, per cominciare, debbo avvisarla di non prestare orecchio alle facili consolazioni che certamente riceve e riceverà e che sempre più d’altra parte si vanno facendo folla intorno a noi, complice la stessa psicologia di cui vorremmo essere fedeli e umili testimoni.
Le consolazioni consolano anzitutto i consolatori. Consentono a essi di coltivare l’illusione di essere immuni da ciò che agli altri è toccato in sorte, e ancor più d’essere saggi, prudenti e avveduti.
Così sentendosi al riparo e al sicuro, essi conservano la loro buona reputazione al prezzo di qualche buona parola. Ma, può esserne certa, se fossero onesti con se stessi, come dicono di esserlo, con gli altri, dovrebbero ammettere sinceramente che le consolazioni che offrono, consapevoli o meno che ne siano, nascondono null’altro che commiserazione per sé e risentimento per la vita.
Ecco dunque un primo consiglio: né commiserazione per sé né risentimento per la vita.
Benché oscuro sia lo sfondo sul quale la morte si manifesta, altrettanto oscuro quanto quello della vecchiaia e della malattia, per non dire di quello del peccato e della stoltezza, ebbene è lo stesso sfondo sul quale si staglia il sereno splendore della vita.
Per la nostra salute mentale sarebbe perciò un bene non pensare che la morte non è che un passaggio, una parte di un grande, lungo e sconosciuto processo vitale: sia nei giorni dolorosi nei quali precipitiamo per la perdita di chi ci è caro sia nei giorni tristi nei quali siamo sorpresi dal pensiero della nostra stessa morte.
La nostra morte è un’attesa o, se vuole, una promessa che non è mai compiuta. Per questo essa non ci impone di vuotare la nostra vita ma piuttosto di procedere alla sua pienezza.
Mentre la morte ci toglie ciò che ci è più caro, al tempo stesso ci restituisce a ciò che ci è più prezioso. Non è il mistero della morte che siamo chiamati a sciogliere: piuttosto è quello della vita.
La vita è un imperativo assoluto al quale nessuno deve sottrarsi. Per quanto ostico ci paia il compito, per quanto insostenibile, per quanto ostile, abbandonarci a noi stessi, abbandonare noi stessi non è contemplato tra le molte possibilità.
È la vita che dobbiamo piuttosto, direi addirittura, arrenderci alla vita e al suo costante fluire. A questo scorrere non possiamo imporre alcun argine, né potremmo tentare di deviarlo o di mutarne la traiettoria. Ciò sarebbe assai sciocco e per molti versi pericoloso.
Se vogliamo inimicarci la vita, se vogliamo davvero averla contro sappiamo come fare: rinunciamo a viverla. Vi sono numerosi modi per ottenere questo, l’ultimo dei quali, il più stupido e spietato, è troncarla con le nostre stesse mani. Questo è il supremo peccato.
Se ci teniamo al di sopra di questo baratro potremo sempre, in ogni caso, imporre alla vita un corso predeterminato, forzarla o sospenderla, in una parola dirigerla.
Abbiamo infiniti compiti che possiamo imporci e infinite mete verso le quali orientarci. Tutto ciò fa pur sempre parte della nostra vita, ma è ciò che la nostra vita ci chiede? La vita che abbiamo scelto per noi potrebbe infatti rivelarsi ben diversa da quella che avrebbe scelto noi.
Il problema è allora questo: giunto alla fine dalla mia vita che cosa mi ritrovo tra le mani? Se trovo solo il rimpianto per ciò che avrebbe potuto essere e non è stato non sarà gran cosa. Ma potremmo trovare ben di più, ben di peggio.
Ogni vita non vissuta accumula rancore verso di noi, dentro di noi: moltiplica le presenze ostili.
Così diventiamo spietati con noi stessi e con gli altri. Intorno a noi non vediamo che lotta, cediamo e soccombiamo alle perfide lusinghe dell’invidia. Si dice bene che l’invidia accechi il nostro sguardo è saturo delle vite degli altri, noi scompariamo dal nostro orizzonte. La vita che è stata perduta, all’ultimo, mi si rivolterà contro.
Perciò, l’ultima cosa che vorrei dirle, mia cara amica, è che la vita non può essere, in alcun modo, pura rassegnazione e malinconica contemplazione del passato. È nostro compito cercare quel significato che ci permette ogni volta di continuare a vivere o, se preferisce, di rispondere, a ogni passo, il nostro cammino.
Tutti siamo chiamati a portare a compimento la nostra vita meglio che possiamo.”

Jung, in Jung parla. Interviste e incontri.

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04/02/2026

Le proiezioni sono la cosa più maledetta.
Ti fottono e ti accecano.
Gonfiano colline fino a farle diventare montagne
per giustificare il tuo pregiudizio.
Torna ai tuoi sensi. Guarda bene.
Osserva la realtà, non i tuoi pensieri.

Fritz Perls

30/01/2026

«Essere disposti a cambiare è da persone intelligenti.
L'inconscio governa la nostra vita, e l'inconscio è formato dalle nostre credenze, molte delle quali sono false anche se le diamo per certe. Avere un atteggiamento di apertura verso tutto e tutti ci mette in migliori condizioni per continuare a crescere. Come già diceva Keynes, «la cosa più difficile al mondo non è che la gente accetti nuove idee, ma che dimentichi quelle vecchie»; qualcosa di simile a quello che pensava Goethe: «Stai attento a ciò che impari perché non potrai dimenticarlo». Essere aperti al «disimparare» è assolutamente imprescindibile affinché il vero apprendimento abbia luogo. Molte volte, ciò che pensiamo di conoscere è ciò che realmente ci impedisce di imparare».

Bertrand Arthur William Russell

29/01/2026

Il vero orrore dell'esistenza non è la paura della morte, ma la paura della vita.
È la paura di svegliarsi ogni giorno per affrontare le stesse lotte, le stesse delusioni, lo stesso dolore.
È la paura che nulla cambierà mai, che sei intrappolato in un ciclo di sofferenza a cui non puoi sfuggire.
E in quella paura c'è una disperazione, un desiderio di qualcosa, qualsiasi cosa, per rompere la monotonia, per dare significato alla ripetizione infinita dei giorni.

Albert Camus, La caduta

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Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
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