Dr. Leonardo Antonio Ricci

Dr. Leonardo Antonio Ricci Studio privato di psicoterapia Gestalt Analitica

21/04/2026

Sai qual è un errore che si fa sempre? Quello di credere che la vita sia immutabile, come una volta preso un binario lo si debba percorrere fino in fondo. Il destino invece ha molta più fantasia di noi. Proprio quando credi di trovarti in una situazione senza via di scampo, quando raggiungi il picco di disperazione massima, con la velocità di una raffica di vento tutto cambia, si stravolge, e da un momento all'altro ti trovi a vivere una nuova vita.
Susanna Tamaro - Và dove ti porta il cuore.

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14/04/2026

"Lasciare significa: lasciare che per un po’ le cose seguano il loro corso, che si muovano liberamente senza il nostro intervento, finché la direzione del loro movimento non si mostri spontaneamente.
Se rinunciamo a tentare di guidare le cose e quelle, muovendosi, si allontanano da noi, lasciamole andare. Molliamo la presa.
Se le lasciamo andare per la loro strada, ci rendiamo liberi per qualcos’altro."
(B. Hellinger)

"Lasciate cadere ciò che vuole cadere; se lo trattenete, vi trascinerà con sé. Esiste un vero amore che non si occupa del prossimo."
(C. G. Jung)

"Non aspiro a dominarmi. Dominarsi significa voler intervenire in un punto casuale delle infinite irradiazioni della mia esistenza spirituale. Ma se devo tracciare attorno a me tali cerchi, allora lo faccio meglio se non agisco e semplicemente contemplo ammirato…"
(F. Kafka)

10/04/2026

Nel processo analitico, cioè nel confronto dialettico tra la coscienza e l’іnсоnsсіо, c’è uno sviluppo, un progredire verso un fine о una fine, la cui natura difficilmente spiegabile mi ha occupato per molti anni. I trattamenti psichici giungono a “una fine” in tutte le fasi possibili dello sviluppo, senza che si abbia contemporaneamente la sensazione di aver raggiunto anche “un fine”. Finali tipici, temporanei, hanno luogo: 1) dopo aver ricevuto un buon consiglio; 2) dopo aver fatto una confessione più о meno completa, ma comunque sufficiente; 3) dopo aver riconosciuto un contenuto essenziale, rimasto inconscio fino a quel momento, il quale, reso cosciente, porta come conseguenza un nuovo impulso di vita о di attività; 4) dopo un distacco dalla psiche infantile, ottenuto mediante un lavoro piuttosto lungo; 5) dopo aver trovato un nuovo modo razionale di adattamento a condizioni ambientali forse difficili о eccezionali; 6) dopo la scomparsa di sintomi dolorosi; 7) dopo che s’è verificata una svolta positiva del destino, per esempio dopo un esame, un fidanzamento, un matrimonio, un divorzio, un cambiamento di professione ecc.; 8) dopo aver riscoperto l’appartenenza a una confessione religiosa, о dopo una conversione; 9) dopo aver cominciato a costruire una filosofia pratica di vita (“filosofia” nel senso antico). Benché questo elenco sia suscettibile ancora di parecchie modifiche e aggiunte, ciò nonpertanto esso caratterizza all’ingrosso, mi sembra, le situazioni principali nelle quali il processo analitico о psicoterapeutico giunge a una fine provvisoria, in certi casi a una fine definitiva. Ma a questo punto l’esperienza ci insegna che esiste anche una categoria relativamente numerosa di pazienti, per i quali la conclusione esterna del lavoro con il terapeuta non rappresenta in nessun modo anche la fine del processo analitico. Succede piuttosto che il confronto con l’inconscio continui, e proprio in modo simile a quello di coloro che non hanno smesso il loro lavoro con il terapeuta. S’incontrano talvolta questi pazienti dopo anni, e si apprende la storia spesso notevole delle loro ulteriori trasformazioni. Queste esperienze sono state le prime ad aver rafforzato la mia supposizione che nell’anima esista un processo per così dire indipendente dalle circostanze esterne, indirizzato alla ricerca di una meta: esse mi hanno liberato dalla preoccupazione che potessi essere io la causa unica d’un processo psichico improprio (e dunque forse contro natura). Questa preoccupazione non era fuori proposito, poiché certi pazienti non si lasciavano indurre da nessun argomento delle nove categorie che ho elencate a concludere il lavoro analitico, nemmeno da una conversione religiosa, per non parlare dell’eliminazione, per quanto sbalorditiva fosse, dei loro sintomi nevrotici. Anzi furono proprio casi di quest’ultimo genere a farmi comprendere che con il trattamento delle nevrosi viene sollevato un problema che va molto al di là dell’ambito medico specifico, e al quale conoscenze soltanto strettamente mediche non possono rendere giustizia.

Jung, Psicologia Alchemica. Introduzione alla problematica psicologica-religiosa.
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Coppia di alchimisti inginocchiata presso il forno, che implora la benedizione di Dio. Mutus liber (1702)

10/04/2026

"...avevo imparato che i problemi più grandi e importanti della vita sono, in fondo, tutti insolubili; e non possono non esserlo, perché esprimono la necessaria polarità inerente a ogni sistema di autoregolazione.
Essi dunque non potranno mai essere risolti, ma soltanto superati.
Perciò mi chiesi se questa possibilità del superamento, e cioè di un ulteriore sviluppo psichico, non costituisse in genere il fatto normale, e se quindi il fatto patologico non consistesse proprio nel rimanere bloccati dentro o davanti a un conflitto.
Ogni individuo dovrebbe possedere, perlomeno potenzialmente, questo livello più alto, e poter dunque, in condizioni favorevoli, sviluppare tale possibilità.
Nell’osservare il processo di sviluppo dei pazienti che tacitamente, quasi senza rendersene conto, erano riusciti a superare sé stessi, vedevo che i loro destini avevano tutti un elemento comune, in quanto il nuovo giungeva loro dalla sfera delle potenzialità nascoste, o dall’esterno o dall’interno.
Essi lo accettavano e crescevano con il suo aiuto.
Mi parve tipico che gli uni lo ricevessero dall’esterno, e gli altri dall’interno, o meglio che negli uni esso si sviluppasse dall’esterno e negli altri dall’interno, pur non essendo mai il nuovo cosa soltanto esterna o soltanto interna.
Se proveniva da fuori, diventava una profonda esperienza interiore; se invece proveniva dall’interno si trasformava in evento esterno.
In nessun caso però era stato procurato intenzionalmente e consciamente, ma sembrava piuttosto essere generato dal fluire del tempo. (…)
Per quanto ho potuto vedere io, non hanno fatto proprio nulla (wu-wei = agire senza agire), ma hanno lasciato accadere, come insegna il maestro Lu-Tzu, poiché la luce circola secondo le sue leggi, se non si abbandonano le proprie abituali occupazioni.
Il lasciar agire, il fare nel non fare, l’abbandonarsi del Maestro Eckhart è diventato per me la chiave che dischiude la porta verso la via: bisogna essere psichicamente in grado di lasciar accadere.
Questa è per noi una vera arte, che quasi nessuno conosce.
La coscienza interviene continuamente ad aiutare, correggere e negare, e in ogni caso non è capace di lasciare che il processo psichico si svolga indisturbato."

C.G.Jung, Richard Wilhem, Il segreto del Fiore d’Oro.
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06/04/2026

LA DOSE ...

Non appena cresce il disagio, torna il bisogno di una dose: chiamare l'amico, uscire, la ragazza, cibo, tenersi occupati, andare a correre, bere, fumare, ecc.
Non si cerca di star bene, ma si cerca di non star male.
Non si tratta necessariamente di evitare certe esperienze, ma di scoprire il grosso fraintendimento alla base. Nella soddisfazione momentanea, il livello del disagio diminuisce, anche se per brevi momenti.

Confondere, quindi, l'essere felici e lo star bene, con il non essere infelici e il non star male, è un primo elemento di fraintendimento comune. Facilmente diciamo di star bene con qualcuno, quando invece grazie a quel qualcuno non stiamo male, perché abbiamo una distrazione dal disagio esistenziale che ci accompagna tutta la vita. Ci si abitua a certe emozioni, e l'altra persona o situazione diventano il pretesto per continuare a sentirle, evitandone altre più spaventose. Nella solitudine, nell'assenza di direzioni, anziché vivere quella verità, cerchiamo nuovamente di innamorarci di qualcuno, o di fantasticare su qualche futuro. Insomma, vogliamo la nostra dose.

Preferiamo una falsa felicità piuttosto che una vera, solo per evitare di non attraversare la grotta ed uscire dall'altra parte. Conosciamo persone e situazioni apparentemente nuove, ma mai dopo aver superato la grotta, bensì sempre allo stesso punto. Infatti, pur cambiando corpi e scenografie, le emozioni, le colpe, le pretese, sono sempre le stesse.
Provare a rimanere senza soluzioni, senza correre verso la propria dose personale è l'azione più coraggiosa che si possa fare. La via verso la disintossicazione emozionale passa, necessariamente, per il sentire il proprio corpo e la mente tremare al bisogno della sua dose personale. Vedere la propria ombra per la prima volta, sentire quella paura di essere uccisi da questa, e scoprire che non uccide.

Gabriele Pintaudi

04/04/2026

E' legittimo, per uno psicanalista che si occupi delle cause dei disturbi mentali, condurre il proprio paziente al punto di confessare o di rendersi conto più o meno consapevolmente di tutto ciò che costituisce per lui motivo di disagio o di timore.
Ciò assomiglia all'antica confessione della Chiesa che, sotto molti aspetti, ha anticipato le moderne tecniche psicologiche.

C. G. Jung, L'uomo e i suoi simboli
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01/04/2026

"IL SINTOMO È UNA SPECIE DI ORACOLO"
Cristopher Bollas

Il corpo è il luogo fisico e concreto di ogni patimento, non solo di quello fisico; anche la sofferenza psichica e quella esistenziale vengono percepite attraverso gli strumenti e le sensazioni del corpo.
Quando il destino si abbatte sull'uomo, il corpo accusa dolorosamente il colpo.
Le forze misteriose e sovrapesanti del fato giungono all'Io attraverso le sofferenze e le dolorose sensazioni registrate dal corpo.
Jung evidenziò come nell'attuale psiche collettiva le potenze transpersonali e le componenti sovraegoiche si annuncino spesso alla coscienza non in forma di immagini, ma di sofferenze; con espressione efficace, egli disse che per l'uomo moderno gli dei sono diventati sintomi.
È allora da chiedersi se i patimenti del corpo non possano anche essere anche i profeti di potenza fatali che promanano dall'inconscio.
Se così fosse, i sintomi costituirebbero un ulteriore versione del libro del destino, in cui si annunciano passaggi essenziali del percorso individuativo. (...)

Molte biografie di persone geniali confermano che le sofferenze del corpo scandiscono in maniera clamorosa la loro evoluzione individuativa e lo sviluppo del loro destino.
Molte più storie di persone comuni attestano che i sintomi sanno annunciare i passaggi forti del piano di vita e proclamano i sussulti lungo la via del destino.

Claudio Widmann
Opera di Munch

30/03/2026

La cosa migliore da fare quando si è tristi, è imparare qualcosa. È l'unica cosa che non fallisce mai.
Puoi essere invecchiato, con il tuo corpo tremolante e indebolito, puoi passare notti insonni ad ascoltare la malattia che prende le tue vene, puoi perdere il tuo solo amore, puoi vedere il mondo attorno a te devastato da lunatici maligni, o sapere che il tuo onore è calpestato nelle fogne delle menti più vili.
C'è solo una cosa che tu possa fare per questo: imparare. Impara perché il mondo si muove, e cosa lo muove. Questa è l'unica cosa di cui la mente non si stancherà mai, non si alienerà mai, non ne sarà mai torturata, né spaventata o intimidita, né sognerà mai di pentirsene. Imparare è l'unica cosa per te. Guarda quante cose ci sono da imparare.

Terence Hanbury White

28/03/2026

Ogni persona
che passa
nella nostra vita
è unica.
Sempre
lascia un pò di se
e si porta via un pò di noi.
Ci sarà
chi si è portato via molto,
ma non ci sarà
mai chi non avrà lasciato nulla.
Questa
è la più grande responsabilità
della nostra vita
e la prova evidente
che due anime
non si incontrano per caso.
J. Luis Borges

28/03/2026

Un giorno, un medico disse qualcosa che molti non erano pronti a sentire: il dolore può nascere da ciò che non riusciamo a dire.

Alla fine dell’Ottocento, la medicina cercava le cause della sofferenza soltanto nel corpo.
Organi, nervi, lesioni visibili.

Poi arriva Sigmund Freud.

A Vienna osserva pazienti che mettono in crisi ogni certezza:
paralisi senza danni neurologici, dolori intensi senza ferite, sintomi che compaiono dopo traumi emotivi profondi.

Non sono simulazioni.
Non sono debolezze.

È qualcosa che la medicina del tempo non sa spiegare.

Freud propone un’idea radicale: il corpo può diventare il luogo in cui si esprime ciò che la mente non riesce a elaborare.

La chiama “conversione”.

Un conflitto interno, un trauma, una paura repressa non spariscono.
Cambiano forma.

Diventano sintomo.

Un dolore al petto.
Un blocco nel movimento.
Una sofferenza fisica reale, anche senza una causa organica evidente.

Non significa che “sia tutto nella testa”.
Significa qualcosa di più difficile da accettare:

mente e corpo non sono separati come pensavamo.

Le sue teorie vengono attaccate, ridicolizzate, spesso fraintese.
Ma con il tempo, la ricerca scientifica inizia a osservare fenomeni simili.

Lo stress cronico altera il corpo.
Il trauma lascia tracce biologiche.
Le emozioni non espresse trovano altre vie.

Oggi non tutto ciò che Freud ha sostenuto è confermato.
Ma quell’intuizione centrale resta viva: il dolore non sempre ha una ferita visibile.

E a volte la domanda giusta non è “dove fa male?”

È un’altra.

Cosa non è mai stato detto?

Perché il corpo, quando non può parlare con le parole, trova sempre un modo per farsi ascoltare.

Indirizzo

Foggia
71121

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 20:00
Sabato 09:00 - 13:00

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