Dott.ssa Letizia Monaco - Psicologa Psicoterapeuta

Dott.ssa Letizia Monaco - Psicologa Psicoterapeuta Sono una Psicologa e Psicoterapeuta ad indirizzo Costruttivista Intersoggettivo.

26/02/2026

Il corpo urla
ciò che la mente tace.

Non cercare di eliminare il sintomo senza aver ascoltato ciò che ha da dirti.

03/02/2026
11/11/2025

Ieri è stato ritirato l’emendamento della Lega sul divieto dell’educazione sessuale e affettiva anche alle scuole medie.

Ci fa piacere pensare di aver dato un contributo a questo ripensamento grazie alla lettera che, come presidente del Consiglio Nazionale degli Psicologi, ho inviato al Ministro Valditara e alle istituzioni preposte il 17 ottobre scorso.

Parlare di sessualità non vuol dire anticipare esperienze che non sono adeguate all’età, ma offrire strumenti per orientarsi.

È il modo con cui sentiamo il nostro corpo, ci riconosciamo in un genere, diamo significato alle emozioni, alla vicinanza, allo sguardo dell’altro.

È una dimensione che sostiene identità, autostima, capacità di riconoscere e rispettare i confini propri e altrui. Sono molto più rischiosi l'imbarazzo o il silenzio degli adulti, che producono confusione e vuoti che possono essere riempiti con contenuti fuorvianti o pericolosi in un mondo in cui l’accesso costante e non sempre controllato al digitale può dare risposte e rappresentazioni pornografiche, in cui il corpo è oggetto e il consenso sparisce.

Non è da lì che vogliamo che imparino cos’è l’intimità.

Parlare di sessualità vuol dire aiutare i giovani a riconoscere che il corpo appartiene a loro, che hanno il diritto di dire sì e di dire no, che provare sensazioni non è motivo di vergogna.

Vuol dire riconoscere la varietà delle identità e dei modi di sentirsi, senza trasformarli in minaccia, viverli come pericolo rischia di assecondare un tabù che ostacola la crescita.

Vuol dire educare alla consapevolezza di sè, ai confini necessari alla propria tutela, senza paura e senza vergogna.

Scuola e famiglia condividono una responsabilità: diventare luoghi in cui trovare parole semplici e corrette, mentre fuori circolano immagini distorte.

L’educazione affettiva e sessuale non è un rischio da evitare, ma una protezione concreta.

Poterne parlare a scuola con professionisti competenti è prevenzione e protezione dalla disinformazione, dalla manipolazione, dalla violenza, dagli abusi.

È un gesto di cura verso le nuove generazioni, perché crescano più libere, più consapevoli e in grado di difendere i propri confini, con un no che sia sempre riconosciuto e rispettato.

Non si sculaccia. Punto. Non si sculaccia un adulto, non si sculaccia un anziano. Verrebbe giustamente considerata viole...
15/10/2025

Non si sculaccia. Punto. Non si sculaccia un adulto, non si sculaccia un anziano. Verrebbe giustamente considerata violenza. Perché sculacciare un bambino?
Ogni filone di studio psicologico e pedagogico dimostra gli effetti dannosi della violenza. Ma senza scomodare la scienza basterebbe l'empatia: come mi sentirei io se, dopo aver sbagliato qualcosa, venissi sculacciato da qualcuno più grande di me, che dovrebbe guidarmi?
L'errore è sicuramente umano e non sempre un genitore riesce ad autoregolarsi, ma la presa di consapevolezza di ciò che può educare davvero un bimbo è il primo passo per chiedere scusa e ripartire il giorno dopo facendo un pochino meglio.
Senza lasciare traccia nel cuore e nel cervello di questo pericoloso messaggio: chi mi ama può picchiarmi.

“Quando ci vuole… ci vuole!

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“Non si tratta di picchiare i bambini ci mancherebbe! Siamo tutti d’accordo sul no alla violenza in tutte le sue forme, ma non esageriamo!”
“Uno scappellotto non è picchiarli e quando ci vuole ci vuole! Qualche volta è l’unico modo per ottenere un risultato!”

Giusto? Io penso proprio di no.

Certo, uno scapaccione funziona. Perché fa male e soprattutto fa paura. Per paura di “prenderle” si obbedisce!
Ma siamo sicuri che è bene indirizzare i comportamenti corretti con la paura?

“Se lo fai te le suono!” ?? Perchè... "Solo così capisce?"

Capisce? Che capisce? Quale è il nostro obiettivo?

Un risultato a breve termine, “ha obbedito!”, “Come sono stato bravo ad educarlo!” ??

Oppure un risultato a lungo termine, per la vita, che gli insegni a gestire le sue emozioni e l’autocontrollo in un contesto di autostima?

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La verità è che le botte sono inutili e confondono, lasciano una traccia profonda e fanno male alla persona, non al culetto!

Perché?

Perché quando dobbiamo censurare un comportamento dovremmo focalizzarci sul “fare” non “sull’essere” e facilmente i bambini confondono le due cose!

“Non si fa!”
“Ma resti sempre bello buono e bravo!”
“La tua mamma e il tuo papà continuano a stimarti, sempre!”.

Censura sul fare sbagliato; ma "l'essere" non si tocca!

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Servono "le botte" per far “capire meglio”? NO! Servono per non far capire niente!

Il dolore delle "botte" che si accompagnano sempre a minacce, facce brutte e toni di voce aggressivi, occupano infatti tutta la scena!

Il bambino spaventato, attraverso la paura attiva i suoi sistemi di difesa con una inondazione di cortisolo e adrenalina.

Questo blocca la sua azione per sfuggire al danno (“come siamo stati bravi a farci obbedire!”), ma blocca anche tutti i circuiti del suo pensiero!!

E allora… Le "botte" fanno “capire meglio”? No, ripetiamolo: non fanno capire niente!!

Il pensiero razionale, a due tre anni, è immaturo e in formazione, quindi fatica a comprendere il senso e il perché, ma travolto dallo tsunami degli ormoni della paura elabora convinzioni e comportamenti che diventeranno struttura della sua personalità.

Il bambino picchiato si sente cattivo e non riesce a comprende in realtà il senso della censura di un comportamento sbagliato.

“Ma obbedisce!” Certo. Per paura.

Ma la paura è paralizzante ed è uno zaino sulle spalle che diventerà insicurezza, rabbia repressa e incapacità a gestire problemi.

Diventerà percezione di un sé cattivo che sarà devastante.
Senza una buona autostima il bambino sarà infatti destinato ad essere un adulto insicuro e fragile.

Il bambino picchiato sarà probabilmente un adulto che picchierà perchè non saprà gestire il confronto diversamente.
Sarà un adulto che "non si vuol bene" e avrà difficoltà a controllare le sue emozioni negative.
In ogni situazione della vita dovrà fare i conti con la rabbia accumulata e repressa dentro di lui.

Sarà una condanna?
No. La vita è lunga e le capacità riparative del cervello sono grandi. Le carezze possono guarire anche le ferite più brutte.

Ma non avere ferite da guarire è meglio!

E i "cinque minuti" che scappano alle mamme e diventano complessi di colpa raccontati come confessioni?

Sappiamo che non vanno bene, ma le cadute servono per imparare a non cadere di nuovo ed evitare le buche davanti al cammino!
Non per fermarci impantanati in un processo su quanto sono siamo stati stupidi a non evitare quella buca e camminare voltati indietro a guardarla!

Il grande Winnicott lo insegna: viva le “mamme sufficientemente buone”, che nonostante qualche caduta restano sempre le migliori!

10/10/2025

🟢In un mondo che spesso ci chiede di essere performanti e perfetti, prendersi cura della propria salute mentale significa anche dare spazio alla spontaneità, alla creatività e al diritto di essere autentici.

Oggi, nella Giornata Della Salute Mentale, ricordiamo attraverso le parole di Winnicott, che giocare non è fuggire dalla realtà, ma imparare a viverla con libertà.

01/08/2025

Chi va in psicoterapia?

Va dallo psicologo chi è in grado di costruire un legame.
Chi (consciamente o incosciamente) è capace di sviluppare sentimenti profondi.
Chi (consciamente o incosciamente) desidera stare meglio e si impegna ad agire per sé.
Chi (consciamente o incosciamente) riesce a mostrare la propria umanità, fragilità...
Chi (consciamente o incosciamente) riesce ad accettare la propria parte poco nobile abbattendo l' illusorio perfezionismo.
Chi (consciamente o incosciamente) è sensibile.
Chi (consciamente o incosciamente) è capace di empatia.
Chi (consciamente o incosciamente) ha bisogno di rapporti umani di fiducia.
Chi (consciamente o incosciamente) non tollera la sofferenza inutile e desidera scoprire nuove strategie per superarla.
Chi non è accidioso.
Chi si nutre di reciprocità.
Chi non ha paura di piangere.
Chi (consciamente o incosciamente) non ha paura di ricevere affetto.
Chi (consciamente o incosciamente) vuole riuscire a sentire tutto il proprio Valore.

In definitiva, va in psicoterapia chi è sufficientemente sano.

Riempi gli occhi di bellezza, almeno mezz'ora al giorno.
28/05/2025

Riempi gli occhi di bellezza, almeno mezz'ora al giorno.


Oggi Pietro mi ha regalato questo petalo caduto dalla nostra rosa. "Tieni mamma, è per te!"È stato un attimo, l'ho adora...
11/05/2025

Oggi Pietro mi ha regalato questo petalo caduto dalla nostra rosa. "Tieni mamma, è per te!"
È stato un attimo, l'ho adorato. Credo fosse il più bello e adatto a questo giorno, proprio grazie alla sua spaccatura. Stasera vorrei lodare le crepe di ogni mamma. Gli errori, le rotture nella relazione con i figli che, se viste, possono essere riparate.
Ho pensato subito alle mamme che ho il piacere di seguire, alle loro storie, alle cadute con i loro cuccioli per cui piangono ogni giorno. Alla urla, la rabbia difficilmente gestita, gli sculaccioni. E poi i pianti per i sensi di colpa. Quelle lacrime sono il segnale di un percorso a ostacoli, in cui l'educazione ricevuta, la "pedagogia nera" e soprattutto il non amore fanno fatica a tramontare. Tornano su prepotentemente e automaticamente. Ma sono anche il segno di una volontà di cambiare, di rompere le catene. Di una nuova educazione che cerca di farsi strada, un'educazione dolce e rispettosa verso i bimbi. Verso i loro diritti, emozioni, corpi, individualità in formazione. Un'educazione in cui si può riparare e chiedere scusa, per ripartire domani con un pezzettino in più di consapevolezza. Ripartire non perfette, ma "sufficientemente buone".
Sì, la spaccatura di questo petalo ha il sapore autentico della maternità.
E sì, come mi dice sempre un caro amico, il mio è il lavoro più bello del mondo. ❤️

Oggi soffermiamoci un po' anche sulla visuale di Papa Leone. Purtroppo niente di nuovo, questo è ormai lo scenario tipic...
09/05/2025

Oggi soffermiamoci un po' anche sulla visuale di Papa Leone.

Purtroppo niente di nuovo, questo è ormai lo scenario tipico a cui assistiamo in occasioni storiche come questa ma anche eventi di vita semplici e non significativi, in cui probabilmente la persona che riprende non riguarderà mai quel video.
Il punto non è tanto il singolo scatto, ma la ripresa continua, il concerto non ballato, il "viversi" l'evento a metà, con un impatto emotivo attenuato, filtrato da un piccolo dispositivo e dall'ansia di non farsi scappare niente.
Nel frattempo ci si è persi tutto.
Quel bisogno di dimostrare di esserci sempre, di fermare il tempo, forse la morte e la nostra caducità.
E il vero dramma è dal punto di vista di chi viene ripreso, soprattutto se nei primi anni di vita. Il papa ha ormai, evidentemente, una sua identità strutturata e da lassù non resterà scioccato. Questo non vale per i piccoli occhi dei bambini, che al proprio compleanno, comunione, giro in bici, vedranno lo stesso scenario di Leone ieri, invece degli occhi connessi di mamma e papà.

24/04/2025

Il bambino lasciato libero supera le varie fasi al proprio ritmo, diverso da quello di altri bambini, con sicurezza ed armonia. 😊

Emmi Pikler

C’è un tempo per ogni cosa e ogni cosa a suo tempo.
Fin troppo spesso l’infanzia viene vista come una gara a chi arriva primo: “Mio figlio ha iniziato a camminare a dieci mesi” “E la mia a quell’età già parlava!”

Ma dove ci conduce questa spasmodica competizione?
Alla frustrazione, ai timori più disparati, all’insicurezza.

I bambini, se posti in ambienti colmi di amore, pensati per loro, e accompagnati con consapevolezza, raggiungono le diverse competenze nei propri tempi individuali. ☺️

Per ricordare un altro importante pedagogista, Rousseau: “La più grande, la più importante, la più utile regola di tutta l’educazione? È non di guadagnare tempo, ma di perderne”.

Fonte: “Aiutami a fare da me”
Illustrazione di Klara Papp 💗

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