Dott. Maurizio Fiorillo - Psicologo Psicoterapeuta

Dott. Maurizio Fiorillo - Psicologo Psicoterapeuta Ricevo a Fondi. Diagnosi, Consulenza psicologica, Psicoterapia.

"Quello che cercoNon è una guarigioneNon si può guarire da sé stessiNon è una malattiaÈ solo una nuova evoluzioneUn'altr...
23/11/2025

"Quello che cerco
Non è una guarigione
Non si può guarire da sé stessi
Non è una malattia
È solo una nuova evoluzione
Un'altra forma della nostra sostanza
Nessun nemico nessuna battaglia"

Niccolò Fabi - Nessuna battaglia Ascolta l'album: https://NiccoloFabi.lnk.to/libertanegliocchiIDParole e Musica: Niccolò Fabi Hanno suonato: Niccolò Fabi, Em...

22/11/2025

🤕 "Smetti di farti a pezzi per salvare chi non vuole salvarsi"
Questa frase ci ricorda una dinamica molto comune: il desiderio di aiutare gli altri fino al punto di sacrificare noi stessi.
In Analisi Transazionale, questo atteggiamento viene descritto attraverso il ruolo del Salvatore all’interno del Triangolo drammatico di Karpman.
Il Salvatore appare come colui che si prende cura, che si sacrifica, che si mette sempre a disposizione. A prima vista sembra un ruolo positivo, persino eroico. Ma in realtà, quando ci incastriamo in questo copione, rischiamo di trasformare l’aiuto in controllo, e la generosità in annullamento di sé. Il Salvatore, infatti, non si limita a offrire supporto: spesso si assume la responsabilità della vita altrui, anche quando l’altro non desidera davvero cambiare o non è pronto a farlo.
Il risultato? Un circolo vizioso: chi “salva” si logora, si frammenta, si sente indispensabile ma allo stesso tempo frustrato, mentre chi viene “salvato” non sviluppa le proprie risorse e resta bloccato nella dipendenza. È un gioco psicologico che non porta crescita né libertà, ma solo ripetizione di ruoli.
Smettere di farsi a pezzi significa allora riconoscere che non siamo chiamati a essere i Salvatori di nessuno. Possiamo offrire sostegno, certo, ma senza sostituirci all’altro, senza negare i nostri bisogni, senza credere che la nostra interezza debba essere sacrificata per la sua sopravvivenza.
La vera responsabilità è verso noi stessi: restare integri, scegliere relazioni in cui l’aiuto è reciproco e non unilaterale, e rispettare il diritto dell’altro di scegliere se e come salvarsi.


15/11/2025

L’amore non è un lusso emotivo ma una necessità biologica.
Lo dicono le neuroscienze, ma lo sa anche chi ha amato davvero: senza amore ci si spegne. Lentamente, ma inesorabilmente. Possiamo nutrirci, respirare, dormire, ma se nessuno ci tocca l’anima o la pelle, qualcosa dentro di noi si atrofizza. È come se il corpo vivesse, ma la mente non avesse più ossigeno.

Negli anni ’50, uno psicologo di nome Harry Harlow condusse un esperimento tanto crudele quanto illuminante. Mise dei cuccioli di scimmia di fronte a due “madri”: una fatta di ferro, fredda, ma con il biberon del latte; l’altra di stoffa, morbida, calda, ma senza cibo. I piccoli non ebbero dubbi: si aggrapparono alla madre di stoffa. Sceglievano il calore, non il nutrimento. Il contatto, non la sopravvivenza. Preferivano morire di fame piuttosto che di mancanza d’amore.

Da allora la scienza lo ha confermato più volte: il nostro cervello è cablato per il legame. L’amore, nelle sue molte forme — affetto, amicizia, appartenenza — è la sostanza invisibile che regola tutto il nostro equilibrio interno. È l’unica droga naturale che riduce il cortisolo, il principale ormone dello stress, e che stimola l’ossitocina, quella molecola che ci fa sentire al sicuro. Quando riceviamo una carezza, un abbraccio, o anche solo un sorriso sincero, il nostro sistema nervoso si riequilibra. È come se il corpo dicesse: “Posso abbassare le difese, non sono più solo”.

Per questo chi si chiude per non soffrire, alla lunga soffre di più. Perché si protegge dal dolore, ma si priva anche della cura. L’amore non è solo sentimento: è medicina. È ciò che ci ancora alla vita, ci regola il battito, ci calma il respiro. È il primo linguaggio che impariamo, quando non sappiamo ancora parlare. È il caldo di una mano sul petto, la voce che ci dice “ci sono”, anche quando tutto il resto trema.

Nel mondo di oggi, dove sembrare forti conta più che sentirsi vivi, abbiamo scambiato l’indipendenza per isolamento. Ci vantiamo di non aver bisogno di nessuno, come se l’autonomia fosse il grado più alto dell’evoluzione. Ma la verità è un’altra: gli esseri umani non sopravvivono da soli. Sopravvivono grazie a qualcuno. Anche solo a uno.

L’amore non ci indebolisce: ci costruisce. È l’ossigeno dell’anima, l’acqua invisibile di cui ogni emozione ha bisogno per fiorire. Senza di lui, la vita non finisce: si scolora.

Quindi, se oggi ti senti spento, non chiederti solo cosa ti manca da fare.
Chiediti chi ti manca da sentire.
Perché a volte, più che di pane, abbiamo fame di abbracci.

Enrico Chelini

23/10/2025



Il lutto perinatale è un lutto complicato, inaspettato e troppo spesso invisibile. Non è solo la dolorosa interruzione d...
15/10/2025

Il lutto perinatale è un lutto complicato, inaspettato e troppo spesso invisibile. Non è solo la dolorosa interruzione di una gravidanza, non è solo il lutto per ciò che è stato ma per tutto ciò che sarebbe potuto essere.

14/10/2025
13/10/2025

Vi auguro un buon inizio settimana con le parole di Roger Federer.

11/10/2025

“Se lavori dalle 9 alle 17 non lavori soltanto 8 ore. Se il lavoro condiziona anche una sola ora della tua vita, allora in quell'ora stai lavorando.

Negli Stati Uniti c'era una regola: "Mai parlare di lavoro dopo aver finito il turno, è maleducazione".
Ho ammirato molto questo loro modo di pensare, perchè induce a staccare la spina per quanto possibile.

Esiste il lavoro e la scia lavorativa.
Se ti alzi alle 7 del mattino perchè devi andare a lavoro, quella è scia lavorativa.
Se esci di casa alle 8 e fai un viaggio di un'ora per arrivare a lavoro, quell'ora è scia lavorativa.
Se esci dall'ufficio e sei troppo stanco per far tutto, quella è scia lavorativa.
Se la sera devi andare a letto presto perchè al mattino devi alzarti all'alba, quella è scia lavorativa.
Nessuno dovrebbe mai lavorare più di 5 ore al giorno, quelle tre ore tolte all'orario odierno di lavoro servirebbero a smaltire la scia lavorativa, quella che ti sfianca davvero.

Si chiama Work/Life Balance, equilibrio tra lavoro e vita privata, qualcosa che per cultura non siamo pronti ad accettare perchè ci hanno inculcato l'idea che più si lavora più si è dignitosi, del resto quando parliamo di quel nonno "gran lavoratore" che è scomparso tempo addietro, lo diciamo come se fosse un complimento.

Ve lo dico io quale sarebbe il complimento: "Quel nonno che si godeva la vita".

Ci hanno forgiato negli anni in modo che pensassimo che massacrarsi di lavoro fosse qualcosa di cui andare fieri, di cui vantarsi.
Ci hanno fatto diventare dei sorci.
Otto, dieci, quindici ore al giorno puoi dedicarle al tuo, di orto, non all'orto degli altri.

Studio, crescita personale, creatività, cultura, costruirti un'auto di marzapane, per quello puoi lavorare tutto il tempo che desideri fino allo stremo anche, ma nessuno dovrebbe stare alle dipendenze di qualcun altro per più di 5 ore".

Luca Giarmanà

Documento in 10 punti su Pace, Potere, Libertà e Responsabilità.Come comunità di analisti/e transazionali di fronte alla...
29/09/2025

Documento in 10 punti su Pace, Potere, Libertà e Responsabilità.

Come comunità di analisti/e transazionali di fronte alla spirale di violenza in cui ci troviamo tutti coinvolti come esseri umani in questo particolare momento storico, consapevoli delle conseguenze letali che la trasmissione transgenerazionale dei traumi, della violenza e dell’odio può avere nella vita dei singoli e delle comunità, vogliamo unire la nostra voce a quella di tanti colleghi e colleghe di altre scuole e orientamenti, dichiarando quanto segue.



1. Siamo analisti/e transazionali e ci sentiamo profondamente coinvolti/e nel promuovere cambiamenti positivi nei singoli, nei gruppi, nelle organizzazioni e nella società, spinti da una dimensione etica attiva con cui contribuire concretamente al bene comune.


2. Nel nostro essere radicati nella posizione esistenziale e relazionale dell’Okness, rifiutiamo la violenza, che è negazione dell’interdipendenza e svalutazione dell’altro quale partner relazionale fino alla sua completa de-umanizzazione.Pensiamo che il rifiuto della violenza vada espresso esplicitamente e collettivamente dalla nostra comunità professionale: la neutralità, il silenzio annichilito, o le deboli posizioni rischiano di diventare assenso implicito di fronte a situazioni in cui il potere è usato nelle azioni per causare sofferenza, dolore e morte e nel linguaggio per creare narrazioni che distorcono i dati di realtà, svuotando di senso le parole.


3. Riteniamo che la pace e la non violenza siano valori indiscutibili basati sui diritti fondamentali di cui ogni essere umano dovrebbe poter godere. In questo ci fa da guida il codice etico dell’EATA che con il suo esplicito riferimento a valori e principi, ci invita a farci promotori del bene collettivo a tutti i livelli che ci vedono implicati. Ciò significa per noi sentirci impegnati nella costruzione della pace e della cultura della non violenza non solo nelle nostre vite personali, ma anche con i nostri clienti, i nostri trainee, i nostri colleghi e nei contesti comunitari e sociali in cui viviamo e operiamo. Questo implica sentirci coinvolti nella promozione di una cultura che ci ‘radichi nel restare umani’ in ciò che facciamo, per promuovere l’‘umanizzazione’ delle persone che incontriamo.


4. A partire dalla consapevolezza che il potere, inteso come esercizio di libertà responsabile, risiede non solo nei singoli individui ma anche nei gruppi e nelle organizzazioni, troviamo nella cultura della nostra comunità di analisti transazionali un chiaro invito a tenere alta l’attenzione sui diritti inviolabili della dignità, della salute, della sicurezza, e dell’autodeterminazione, la consapevolezza della vulnerabilità e la necessità della cura, l’interdipendenza e la reciprocità nelle relazioni.


5. Siamo consapevoli che i processi umani sono fenomeni complessi e che, come tali, vadano indagati e compresi attraverso chiavi di lettura che attingono al sapere di diversi campi disciplinari. Scegliere la strada della complessità, piuttosto che farci cedere al senso di impotenza, è un richiamo per noi ad azioni che ci vedano coesi, anche a livello interdisciplinare, nel sostenere i diritti umani universali e nell’impegno a favorire processi di inclusività e pacifica convivenza.


6. Ci impegniamo, con gli strumenti delle nostre conoscenze e competenze, a leggere i processi delle dinamiche umane per distanziarci in modo attivo da singoli e organizzazioni che abusano del proprio potere, teorizzano e agiscono in modo autoritario, con l’oppressione e la violenza.


7. Vediamo ogni giorno gli effetti dei traumi, le ferite e il dolore, e pensiamo che richiedano comprensione e cura per superare l’automatismo della ripetizione copionale. Sappiamo che questo vale per gli individui come per i gruppi e le strutture sociali. Siamo consapevoli che l’evoluzione e il cambiamento, ad ogni livello, richiedono coraggio, un coraggio eticamente responsabile, in grado di sfidare la cultura della paura, dove finiscono per prevalere oppressione, violazione dei diritti, disuguaglianze e violenza in ogni sua forma.


8. La nostra pratica è basata sulla comunicazione dialogica e sulla comprensione dei punti di vista dell’altro. E poiché ogni punto di vista è importante, ci focalizziamo sulla costruzione di narrazioni a più voci, sulla gestione dei conflitti attraverso processi di collaborazione e inclusione, dove ognuno possa essere ascoltato e mai ignorato o svalutato.


9. Riconoscendo il valore della presenza solidale tra esseri umani, siamo accanto, anche attraverso forme concrete di sostegno, alle organizzazioni e ai professionisti che operano ogni giorno per realizzare i diritti umani prendendosi cura della vita delle persone.


10. Nel ritenere che un mondo orientato al bene sia qualcosa di possibile ed auspicabile, scegliamo di prendere posizione con parole e azioni che ci permettano di contribuire a costruirlo, guidati dalla forza dello stare insieme, dal sentimento di appartenenza che ci contraddistingue e da quel senso profondo della Physis, che è amore per la vita, la vita di tutti.

https://irpir.it/documento-in-10-punti-pace-potere-liberta-e-firmatari/

Congresso Nazionale EMDR 2025
27/09/2025

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Un po’ di me

Nato nel 1972, vivo ed esercito la mia professione a Fondi (LT).

Dopo il Liceo Classico mi sono formato presso l'Università La Sapienza di Roma conseguendo la "Laurea In Psicologia - Indirizzo Psicologica Clinica e di Comunità".

Sono iscritto all'Ordine degli Psicologi del Lazio con n° 22792.