Dott. Maurizio Fiorillo - Psicologo Psicoterapeuta

Dott. Maurizio Fiorillo - Psicologo Psicoterapeuta Ricevo a Fondi. Diagnosi, Consulenza psicologica, Psicoterapia.

18/01/2026
14/12/2025

👴🧔‍♂️ Ho passato un’ora in banca con mio padre perché doveva fare un bonifico. A un certo punto non ho resistito e gli ho chiesto: — "Papà, perché non attiviamo l’internet banking?" — "E perché dovrei farlo?" ha risposto. — "Così non dovrai più perdere un’ora qui per fare un bonifico! Potresti persino fare acquisti online, sarebbe tutto più semplice!" Ero entusiasta all’idea di introdurlo nel mondo della banca digitale. Lui mi ha guardato e ha chiesto: — "Se lo facessi, non dovrei più uscire di casa?" — "Esatto! Esatto!" ho risposto con convinzione. Gli ho spiegato che ormai persino il cibo può essere consegnato a domicilio, che su Amazon si trova di tutto. La sua risposta mi ha lasciato senza parole. Mi ha detto: — *"Da quando sono entrato in banca oggi, ho incontrato quattro amici, ho scambiato due chiacchiere con gli impiegati, che ormai mi conoscono bene. Sai che vivo da solo, e questi momenti sono la compagnia di cui ho bisogno. Mi piace vestirmi bene e ve**re in banca, ho tutto il tempo del mondo, ma soprattutto ho bisogno del contatto umano. Due anni fa mi sono ammalato, e il proprietario del negozio di frutta e verdura dove vado sempre è venuto a trovarmi. Si è seduto accanto al mio letto e ha pianto con me. Qualche giorno fa tua madre è caduta mentre faceva la sua passeggiata mattutina. Il nostro fornaio di fiducia l’ha vista, è corso a prendere la macchina e l’ha accompagnata a casa, perché sa dove viviamo. Dimmi, avrei tutto questo se facessi tutto online? Perché dovrei volere che tutto mi venga recapitato senza mai incontrare nessuno, costringendomi a interagire solo con un computer? Mi piace guardare in faccia le persone con cui parlo. Questo crea legami, crea relazioni. Il tuo Amazon può darmi tutto questo?"

💻🫂 La digitalizzazione promette efficienza e comodità, ma il contatto diretto resta un bisogno imprescindibile dell’essere umano. Le interazioni faccia a faccia costituiscono tessuto sociale, generano riconoscimento reciproco e sostengono la dimensione affettiva della vita.
☕ Trova il tempo di scambiare qualche parola con una persona anziana a te cara: posa il cellulare e ascolta con attenzione i suoi racconti su come si viveva una volta, su come ci si relazionava senza schermi e piattaforme digitali. Dare spazio a queste narrazioni significa riconoscere che il contatto umano diretto non è una necessità del passato, ma una necessità per la qualità della nostra esistenza presente.

Se la nostra pace dipende dal fatto che tutto vada bene, non è pace. E’ controllo. La vera crescita è imparare a rimaner...
01/12/2025

Se la nostra pace dipende dal fatto che tutto vada bene, non è pace. E’ controllo. La vera crescita è imparare a rimanere saldi nell’incertezza.

"Quello che cercoNon è una guarigioneNon si può guarire da sé stessiNon è una malattiaÈ solo una nuova evoluzioneUn'altr...
23/11/2025

"Quello che cerco
Non è una guarigione
Non si può guarire da sé stessi
Non è una malattia
È solo una nuova evoluzione
Un'altra forma della nostra sostanza
Nessun nemico nessuna battaglia"

Niccolò Fabi - Nessuna battaglia Ascolta l'album: https://NiccoloFabi.lnk.to/libertanegliocchiIDParole e Musica: Niccolò Fabi Hanno suonato: Niccolò Fabi, Em...

22/11/2025

🤕 "Smetti di farti a pezzi per salvare chi non vuole salvarsi"
Questa frase ci ricorda una dinamica molto comune: il desiderio di aiutare gli altri fino al punto di sacrificare noi stessi.
In Analisi Transazionale, questo atteggiamento viene descritto attraverso il ruolo del Salvatore all’interno del Triangolo drammatico di Karpman.
Il Salvatore appare come colui che si prende cura, che si sacrifica, che si mette sempre a disposizione. A prima vista sembra un ruolo positivo, persino eroico. Ma in realtà, quando ci incastriamo in questo copione, rischiamo di trasformare l’aiuto in controllo, e la generosità in annullamento di sé. Il Salvatore, infatti, non si limita a offrire supporto: spesso si assume la responsabilità della vita altrui, anche quando l’altro non desidera davvero cambiare o non è pronto a farlo.
Il risultato? Un circolo vizioso: chi “salva” si logora, si frammenta, si sente indispensabile ma allo stesso tempo frustrato, mentre chi viene “salvato” non sviluppa le proprie risorse e resta bloccato nella dipendenza. È un gioco psicologico che non porta crescita né libertà, ma solo ripetizione di ruoli.
Smettere di farsi a pezzi significa allora riconoscere che non siamo chiamati a essere i Salvatori di nessuno. Possiamo offrire sostegno, certo, ma senza sostituirci all’altro, senza negare i nostri bisogni, senza credere che la nostra interezza debba essere sacrificata per la sua sopravvivenza.
La vera responsabilità è verso noi stessi: restare integri, scegliere relazioni in cui l’aiuto è reciproco e non unilaterale, e rispettare il diritto dell’altro di scegliere se e come salvarsi.


15/11/2025

L’amore non è un lusso emotivo ma una necessità biologica.
Lo dicono le neuroscienze, ma lo sa anche chi ha amato davvero: senza amore ci si spegne. Lentamente, ma inesorabilmente. Possiamo nutrirci, respirare, dormire, ma se nessuno ci tocca l’anima o la pelle, qualcosa dentro di noi si atrofizza. È come se il corpo vivesse, ma la mente non avesse più ossigeno.

Negli anni ’50, uno psicologo di nome Harry Harlow condusse un esperimento tanto crudele quanto illuminante. Mise dei cuccioli di scimmia di fronte a due “madri”: una fatta di ferro, fredda, ma con il biberon del latte; l’altra di stoffa, morbida, calda, ma senza cibo. I piccoli non ebbero dubbi: si aggrapparono alla madre di stoffa. Sceglievano il calore, non il nutrimento. Il contatto, non la sopravvivenza. Preferivano morire di fame piuttosto che di mancanza d’amore.

Da allora la scienza lo ha confermato più volte: il nostro cervello è cablato per il legame. L’amore, nelle sue molte forme — affetto, amicizia, appartenenza — è la sostanza invisibile che regola tutto il nostro equilibrio interno. È l’unica droga naturale che riduce il cortisolo, il principale ormone dello stress, e che stimola l’ossitocina, quella molecola che ci fa sentire al sicuro. Quando riceviamo una carezza, un abbraccio, o anche solo un sorriso sincero, il nostro sistema nervoso si riequilibra. È come se il corpo dicesse: “Posso abbassare le difese, non sono più solo”.

Per questo chi si chiude per non soffrire, alla lunga soffre di più. Perché si protegge dal dolore, ma si priva anche della cura. L’amore non è solo sentimento: è medicina. È ciò che ci ancora alla vita, ci regola il battito, ci calma il respiro. È il primo linguaggio che impariamo, quando non sappiamo ancora parlare. È il caldo di una mano sul petto, la voce che ci dice “ci sono”, anche quando tutto il resto trema.

Nel mondo di oggi, dove sembrare forti conta più che sentirsi vivi, abbiamo scambiato l’indipendenza per isolamento. Ci vantiamo di non aver bisogno di nessuno, come se l’autonomia fosse il grado più alto dell’evoluzione. Ma la verità è un’altra: gli esseri umani non sopravvivono da soli. Sopravvivono grazie a qualcuno. Anche solo a uno.

L’amore non ci indebolisce: ci costruisce. È l’ossigeno dell’anima, l’acqua invisibile di cui ogni emozione ha bisogno per fiorire. Senza di lui, la vita non finisce: si scolora.

Quindi, se oggi ti senti spento, non chiederti solo cosa ti manca da fare.
Chiediti chi ti manca da sentire.
Perché a volte, più che di pane, abbiamo fame di abbracci.

Enrico Chelini

23/10/2025



Il lutto perinatale è un lutto complicato, inaspettato e troppo spesso invisibile. Non è solo la dolorosa interruzione d...
15/10/2025

Il lutto perinatale è un lutto complicato, inaspettato e troppo spesso invisibile. Non è solo la dolorosa interruzione di una gravidanza, non è solo il lutto per ciò che è stato ma per tutto ciò che sarebbe potuto essere.

13/10/2025

Vi auguro un buon inizio settimana con le parole di Roger Federer.

11/10/2025

“Se lavori dalle 9 alle 17 non lavori soltanto 8 ore. Se il lavoro condiziona anche una sola ora della tua vita, allora in quell'ora stai lavorando.

Negli Stati Uniti c'era una regola: "Mai parlare di lavoro dopo aver finito il turno, è maleducazione".
Ho ammirato molto questo loro modo di pensare, perchè induce a staccare la spina per quanto possibile.

Esiste il lavoro e la scia lavorativa.
Se ti alzi alle 7 del mattino perchè devi andare a lavoro, quella è scia lavorativa.
Se esci di casa alle 8 e fai un viaggio di un'ora per arrivare a lavoro, quell'ora è scia lavorativa.
Se esci dall'ufficio e sei troppo stanco per far tutto, quella è scia lavorativa.
Se la sera devi andare a letto presto perchè al mattino devi alzarti all'alba, quella è scia lavorativa.
Nessuno dovrebbe mai lavorare più di 5 ore al giorno, quelle tre ore tolte all'orario odierno di lavoro servirebbero a smaltire la scia lavorativa, quella che ti sfianca davvero.

Si chiama Work/Life Balance, equilibrio tra lavoro e vita privata, qualcosa che per cultura non siamo pronti ad accettare perchè ci hanno inculcato l'idea che più si lavora più si è dignitosi, del resto quando parliamo di quel nonno "gran lavoratore" che è scomparso tempo addietro, lo diciamo come se fosse un complimento.

Ve lo dico io quale sarebbe il complimento: "Quel nonno che si godeva la vita".

Ci hanno forgiato negli anni in modo che pensassimo che massacrarsi di lavoro fosse qualcosa di cui andare fieri, di cui vantarsi.
Ci hanno fatto diventare dei sorci.
Otto, dieci, quindici ore al giorno puoi dedicarle al tuo, di orto, non all'orto degli altri.

Studio, crescita personale, creatività, cultura, costruirti un'auto di marzapane, per quello puoi lavorare tutto il tempo che desideri fino allo stremo anche, ma nessuno dovrebbe stare alle dipendenze di qualcun altro per più di 5 ore".

Luca Giarmanà

Indirizzo

Gioberti 38
Fondi
04022

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Un po’ di me

Nato nel 1972, vivo ed esercito la mia professione a Fondi (LT).

Dopo il Liceo Classico mi sono formato presso l'Università La Sapienza di Roma conseguendo la "Laurea In Psicologia - Indirizzo Psicologica Clinica e di Comunità".

Sono iscritto all'Ordine degli Psicologi del Lazio con n° 22792.