08/11/2023
💧IL PIANTO DEL TERAPEUTA💧
Non mi era mai capitato prima di commuovermi di fronte ad un paziente e mi sono sempre preoccupata di trattenere e di regolare le mie emozioni, rimandando ad un secondo momento le riflessioni su queste, perché la sensazione è sempre stata quella di preoccuparmi di come si sarebbe sentito il mio paziente
E QUESTO CHISSÀ COSA DICE DI ME
‼️😱😅‼️
( io la risposta ce l'ho )
Eravamo in un momento della seduta molto profondo, la mia paziente stava condividendo una preoccupazione profonda, dolorosa e intima verso un suo membro fragile della famiglia. È proprio in questo momento che è successo. Non sono riuscita a trattenermi e ho deciso che dovevo condividere questo mio sentire e lasciare andare quello che provavo e sentivo. Poi ho deciso di dare voce al mio sentire e di condividere cosa stavo provando: "Questa cosa che mi hai detto sta commuovendo anche me".
Ho sentito imbarazzo, ma al contempo ho sentito una connessione profonda con la persona che avevo di fronte: è stato un momento di profondo ma empatico silenzio. Entrambe siamo state in quell'emozione poi abbiamo parlato di ciò che era appena accaduto.
Alla fine della giornata mi sono interrogata sul perché di quella mia reazione, mi sono interrogata su cosa mi richiamasse, mi sono interrogata su cosa avessi sentito in quel momento.
E la prima cosa che mi è venuta in mente:
"UN CONTO È ESSERE TERAPEUTI, UN CONTO È FARLO".
I pazienti hanno storie simili a quelle dei terapeuti e sono i pazienti stessi che ci inducono a riflettere su noi stessi.
Alla luce di ciò credo sia umano, sano, autentico, reale potersi commuovere ma la cosa importante è utilizzare quella sensazione come spunto per fermarsi ed interrogarsi, riflettere e lavorare su di sé.
(E vi confermo che ha richiamato una parte di me che in quel momento non ho riconosciuto in modo chiaro).
Al contempo condividere e parlarne con il paziente per capire come lui si è sentito, cosa ha provato e cosa ha pensato.
Questa è la RELAZIONE.🤍