21/05/2026
PIN-OCCHIO
Disegni e collage di Aurelio Raggi
«Fra "Le Avventure di Pinocchio" e noi, sarebbe ipocrita nasconderlo, si alza sempre più alta una dura paratia, fatta non di noia, di mala abitudine scolastica, com'è il caso di Manzoni, ma di variazioni, amplificazioni, trascrizioni, che finiscono per svogliare e mettere fuori strada il lettore, spingendolo sulle secche di lungaggini e cervellotici andirivieni, fastidiosi e banalizzanti almeno quanto i sempre ritornanti stereotipi sul conto del Collodi e sul non molto che sappiamo sulla sua vita.»
Con tali parole, nell'"Introduzione" al testo collodiano, edita per l'Universale Economica Feltrinelli nel 1993, Ferdinando Tempesti sembrava già confrontarsi con la questione oggi divenuta attuale a seguito della pubblicazione delle nuove "Indicazioni nazionali sul programma di letteratura italiana per i liceo" che propongono la possibilità di spostare la lettura dei "Promessi sposi" dal secondo al quarto anno.
Quale dunque il giusto approccio ai classici per non farli morire?
Sempre Tempesti si domandava se fosse «troppo chiedere che al lettore, nella libertà alla quale ha pieno diritto, sia dato accostarsi all'opera di un autore, chiunque sia, sostanzialmente in condizioni di parità; quanto dire nel rispetto di quella libertà alla quale chi ha scritto ha - o quanto meno avrebbe - diritto quanto lui.»
Ecco allora che Aurelio Raggi ha cercato di fare ritorno al testo originario di "Pinocchio", "sempre vivo", traducendone fedelmente le immagini con un linguaggio solo apparentemente ingenuo, impiegando matite e carte colorate. Diventa rosa il corpo spigoloso del burattino nel collage riprodotto in foto, come l'acetato sul musetto del rotondeggiante occhiale da vista Onirico.
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