Italy for Healthy China 2030

Italy for Healthy China 2030 we support and practice the Model of SINO Italian Joint International Laboratories in Medical Sciences and The Strategy of PPP public private partnership

07/07/2018

.
SEZIONI
Gallagher: non temiamo il nuovo protagonismo globale della Cina
Il Segretario per i Rapporti con gli Stati lo ha detto al convegno alla Gregoriana su “Impatto, interazione ed inculturazione” del cristianesimo nel paese asiatico

Monsignor Paul Richard Gallagher

2

0

Pubblicato il 22/03/2018
Ultima modifica il 22/03/2018 alle ore 13:36
GIANNI VALENTE
CITTÀ DEL VATICANO
La Chiesa cattolica non teme il nuovo protagonismo globale della Cina Popolare. Anzi, con la sua universalità e con la «naturale apertura a tutti i popoli», può dare un contributo morale e spirituale «al grande sforzo di dialogo tra la Cina e il mondo contemporaneo». E può farlo proprio grazie «alla comunità cattolica cinese», che è «pienamente integrata» nell’attuale dinamismo storico vissuto dal popolo cinese. Lo ha detto l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati della Santa Sede, nel suo intervento al convegno internazionale su “Cristianesimo in Cina. Impatto, interazione ed inculturazione” organizzato dalla facoltà di missiologia della Pontificia Università Gregoriana, e iniziato presso l'Ateneo pontificio di piazza della Pilotta, a Roma.



Protagonismo cinese

L’intervenvento del “ministro degli esteri” vaticano ha esposto in termini semplici e chiari i criteri-guida seguiti dalla diplomazia vaticana nel suo approccio al “mondo cinese” in questo passaggio storico delicato, segnata anche dal dialogo in corso tra governo cinese e Santa Sede per affrontare e provare a risolvere gradualmente i problemi e i punti di sofferenza che rendono anomala la condizione della Chiesa cattolica nella Repubblica popolare cinese.



Nel suo intervento, l’alto rappresentante vaticano non ha manifestato preoccupazione e tantomeno ostilità davanti a una Cina che accresce il suo peso sugli scenari internazionali, «con la sua propria, originale visione del mondo e la sua eredità inestimabile di cultura e di civiltà». Gallagher ha preso atto che la Cina adesso percepisce se stessa come «un crocevia di sviluppo, grazie a progetti importanti come la nuova Via della seta», e che in politica estera «sta chiaramente adottando un nuovo approccio agli equilibri esistenti nelle relazioni internazionali, e sta anche consolidando la sua presenza nei Paesi in via di sviluppo». Gallagher ha parlato in termini positivi anche dei programmi a lungo termine messi in atto dalla leadership cinese per «dare a un numero considerevole di cittadini la possibilità di vincere la povertà». E in uno dei passaggi chiave del suo intervento ha sottolineato che la Cina affronta le sfide globali «insistendo sulla propria identità attraverso il modello economico, politico e culturale che cerca di imprimere “caratteristiche cinesi” alla globalizzazione». Per tale strada, l’ex Celeste Impero «cerca di riguadagnare una posizione centrale nel mondo». A tale riguardo, Gallagher ha notato anche che la nuova “parola chiave” richiamata con insistenza dalle autorità politiche cinesi, anche riguardo alle questioni religiose, è il termine “sinicizzazione”.



Sinicizzazione e inculturazione

Nel suo intervento all’Università pontificia guidata dai gesuiti, Gallagher ha voluto indicare come punto di orientamento storico dell’attuale fase dei rapporti tra Cina e Chiesa cattolica proprio la «straordinaria avventura umana e ecclesiale» vissuta dai figli di Sant’Ignazio per favorire la scoperta della cultura cinese e provare ad annunciare il Vangelo nel Celeste Impero. L’arcivescovo che guida la Seconda sezione della Segreteria di Stato vaticana ha valorizzato l’attitudine costante dei gesuiti a tener conto dei contesti culturali e sociali in cui avviene l’opera missionaria della Chiesa, notando che né il proselitismo nè una proclamazione astratta e disincarnata delle verità di fede rispondono in maniera consona alla chiamata di Cristo ad annunciare il Vangelo in tutti i luoghi, perchè «non riescono a cogliere le coordinate spazio-temporali che rendono possibile una feconda inculturazione della fede. L’orizzonte autentico della missione “ad gentes” – ha insistito Gallagher – tiene sempre conto del «primato della grazia di Dio», che precede l’azione umana e anima la storia dei popoli dall’interno.



A questo riguardo, e citando un intervento del gesuita Federico Lombardi, ex direttore della Sala Stampa vaticana e di Radio Vaticana, il ministro degli esteri vaticano ha sottolineato che in Cina la comunità cattolica è nata, cresce e offre il suo contributo nel contesto cinese non a causa di un legame esterno e estraneo, ma come frutto del seme del vangelo che è stato piantato nella terra e nella cultura della Cina, e si va sviluppando in una maniera conforme alla sua «identità genetica». In questo modo – ha aggiunto Gallagher - «questo seme produce i suoi frutti attingendo e assumendo le caratteristiche proprie della cultura locale in cui è stato seminato». La missione della Chiesa nella Cina attuale – ha insistito Gallagher - è quella di essere «pienamente cattolica e pienamente cinese», per rendere il Vangelo di Cristo «accessibile a tutti» e porsi al servizio del bene comune.



Gallagher ha sottolineato che le relazioni tra Chiesa e Cina «sono passate attraverso fasi diverse», tra incomprensioni e momenti di fruttuosa collaborazione. Ha ricordato anche le «grandi sofferenze» sperimentate dai cristiani, ma nel contempo ha ribadito che, anche in passato, a favorire incontri fruttuosi tra il “mondo cristiano” e il “mondo cinese” è stato il metodo dell’inculturazione della fede, «attraverso l’esperienza concreta di conoscenza, cultura e amicizia col popolo cinese». Anche il lavoro dei gesuiti ha contribuito a indicare la via per un «cattolicesimo con forme cinesi», solidamente radicato nel cuore della Terra di Mezzo, per proclamare il Vangelo di Gesù a partire da una prospettiva pienamente cinese.



Cattolicesimo con forme cinesi

Nel suo intervento, Gallagher ha accostato il termine “sinicizzazione” alla dinamica dell’inculturazione, il processo con cui l’annuncio del vangelo incontra e abbraccia le culture dei popoli e delle nazioni. L’universalità della Chiesa cattolica, con la sua «naturale apertura a tutti i popoli» ha concluso l’alto rappresentante vaticano, «può dare un contributo in termini di ispirazione morale e spirituale al grande sforzo di dialogo tra la Cina e il mondo contemporaneo. E questo può avvenire non tagliando fuori, ma valorizzando al massimo il contributo della «comunità cattolica cinese, che è pienamente integrato nel dinamismo storico» vissuto dal popolo cinese.



Al convegno della Gregoriana prendono parte molti accademici e relatori provenienti dalla Cina, compreso il vescovo Giovanni Battista Yang Xiaoting.

Licenza Creative Commons
Alcuni diritti riservati.
SCOPRI TOP NEWS E TUTTE LE NOSTRE OFFERTE
HOME
ESPANDI

RSS FEED
TWITTER
FACEBOOK
LINK UTILI
CONTATTI

05/07/2018

Luigi Marattin
Ieri in Parlamento c’è stata un’audizione dell’Agenzia delle Entrate. I dati forniti ci consentono di fare un po’ di chiarezza su tutte le cialtronate che vi stanno raccontando in queste settimane. Proviamo?

1) La prima “rottamazione delle cartelle” voluta dal Governo Renzi 2016 ha già incassato 7,2 miliardi, e con l’ultima rata arriverà probabilmente a 8,2 miliardi, molto più di quanto previsto. Era un condono? No. Chi aderiva versava tutto quanto dovuto, più gli interessi di ritardata iscrizione a ruolo. Venivano cancellati solo sanzioni e interessi di mora.

2) La seconda “rottamazione” (voluta dal Governo Gentiloni) ha previsioni di incasso di circa 2 miliardi, tra 2018 e 2019, e tutto sta procedendo secondo le stime. Valgono le stesse regole: si paga tutto fino all’ultimo centesimo, vengono solo abbuonate sanzioni e interessi di mora.

3) Sono realistiche le sparate di Salvini sulla “pace fiscale” per finanziare la flat tax?

I crediti in pancia all’Agenzia delle Entrate nel periodo 2000-2017 ammontano a 871 miliardi. Escludendo quelli facenti riferimento a contribuenti falliti, deceduti o nullatenenti, quelli già pagati con la rottamazione delle cartelle e quelle per cui nessuna riscossione è stata comunque possibile, rimangono solo 84,2 miliardi.

Salvini e la Lega dicono che chiuderanno i conti con questi soggetti facendogli pagare solo il 10% di quanto dovuto, e con questo ci finanzieranno i 50 miliardi della flat tax. Ma il 10% di 84,2 fa 8,42 miliardi, non 50. Ne mancano circa 42 (e comunque sarebbe un incasso una-tantum, mentre la flat tax andrebbe finanziata ogni anno). Senza contare, ovviamente, che quest’operazione è ben diversa dalla “rottamazione delle cartelle” (dove pagavi tutto, tranne sanzioni e interessi): si tratta di un vero schiaffo a chi le tasse le ha sempre pagate.

4) In questi ultimi anni il sistema con cui lo Stato riscuote le tasse è profondamente cambiato. L’obiettivo è diventato semplificare tramite digitalizzazione: il risultato è stato raggiunto per lavoratori dipendenti e pensionati (con la dichiarazione pre-compilata), ed è in via di raggiungimento per le partite Iva (una volta che, tra 6 mesi, andrà a regime la fatturazione elettronica e si completerà il previsto percorso di abolizione dello spesometro). Da quest’anno sono stati aboliti gli studi di settore, e il Fisco è passato dalla mentalità di “guardiano cattivo” a quello di “consulente illuminato”, che dialoga col contribuente prima che qualche problema possa sorgere, e non solo dopo per punirlo.

04/07/2018

☰ Home
CANALE NEWS/ESTERI
Prima o poi bisognerà prendere una decisione: fare affari con la Cina ha un prezzo
Giulia Pompili

3 LUGLIO, 2018
Roma. Tutto è iniziato con l’Australia. Il paese, che fra le potenze anglosassoni del Pacifico è il più dipendente dalla Cina dal punto di vista commerciale, ha iniziato a interrogarsi qualche mese fa sull’influenza che Pechino può esercitare sulla vita pubblica australiana. E a prendere provvedimenti. Il dibattito è cominciato nelle università, luogo simbolo della libertà di pensiero per il sistema di valori occidentali, dove però discussioni su Taiwan, sui diritti umani, sulle proteste di piazza Tiananmen del 1989, per esempio, venivano sistematicamente silenziate dagli sponsor cinesi. Il tema dell’influenza di Pechino in Australia è finito per essere l’oggetto di un libro la cui pubblicazione è stata rimandata per circa un anno per via del timore di ritorsioni da parte di Pechino contro l’editore: alla fine “L’invasione silenziosa”, scritto dall’accademico australiano Clive Hamilton, è stato distribuito e ha aperto un vaso di Pandora soprattutto per quel che riguarda i finanziamenti ai partiti australiani da parte di soggetti legati a Pechino.



La scorsa settimana l’Australian Strategic Policy Institute ha pubblicato un report secondo il quale dal 2010 a oggi Huawei, colosso cinese delle telecomunicazioni, ha pagato almeno dodici viaggi di stato del governo di Canberra a Shenzhen, nel suo quartier generale. A parte l’eventuale danno d’immagine per un politico, che paga il suo prezzo con l’opinione pubblica se decide di farsi pagare voli in business class da aziende straniere, una compagnia privata può ovviamente fare quel che vuole: i viaggi ai politici australiani erano offerti ufficialmente per avvicinare personalità come il ministro degli Esteri, Julie Bishop, allo sviluppo tecnologico cinese. Secondo alcuni, però, la strategia della compagnia cinese mirava più in alto: la partita per la mastodontica infrastruttura del 5G sta per aprirsi anche in Australia, e Huawei avrebbe desiderato un posto in prima fila tra le aziende a cui affidarla. Eppure la stessa Huawei e Zte sono già state escluse dagli Stati Uniti dalle infrastrutture strategiche per motivi di “sicurezza nazionale”. Dopo alcuni report definiti “preoccupanti”, il primo ministro australiano Malcolm Turnbull ha promosso una legge, approvata in Parlamento giorni fa, che rafforza le agenzie di sicurezza interne “dalle influenze straniere”. Pur non citando esplicitamente la Cina, è chiaro a chi si riferisca. Pechino ha replicato indignata al clima di “sinofobia” che sta crescendo in Australia, dove vivono almeno un milione di cinesi e dove il 5,6 per cento dei 25 milioni di cittadini è di origine cinese.



L’ex primo ministro australiano John Howard, intervenendo giorni fa a un forum del Five Eyes, l’alleanza delle agenzie di intelligence anglofone, ha detto che l’influenza cinese in Asia e nel Pacifico non è più nemmeno paragonabile a quella russa in Europa. Uno dei metodi d’influenza più riconoscibili è quello della diaspora, ma non si limita alla presenza di cittadini cinesi all’estero. E’ soprattutto grazie al soft power – e al finanziamento di attività accademiche – che Pechino si sta ritagliando un ruolo di primo piano anche in questa parte di mondo. Un articolo pubblicato ieri dal Financial Times spiegava come l’Università di Nottingham Ningbo China, la prima università anglocinese a essere riconosciuta da Pechino, avrebbe rimosso il docente di Storia economica della Cina Stephen Morgan dal consiglio di amministrazione dell’università dopo che lo stesso Morgan aveva espresso posizioni piuttosto critiche nei confronti del Partito comunista cinese. “Con il presidente Xi Jinping il controllo ideologico è aumentato in tutte le università cinesi, stanno crescendo i controlli sui libri di testo stranieri, sono sempre di più i corsi finanziati dal Partito e gli istituti di ricerca con materie come ‘Il pensiero di Xi Jinping’”, scrive la corrispondente da Pechino Emily Feng: “I segnali che questo tipo di controllo si stia lentamente estendendo anche alle joint venture stanno aumentando”. Il mese scorso la giornalista americana Bethany Allen-Ebrahimian, invitata all’Università di Savannah dall’Istituto Confucio, ha scoperto che in tutti i materiali stampati per presentare l’evento era stato cancellato ogni riferimento a un suo vecchio lavoro a Taiwan.

ARTICOLI CORRELATI
Trump e la guerra dei chip
La retorica sul “pericolo invasione” soffia perfino sull’Asia orientale
Trump si fa beffe delle contromisure e rilancia la linea protezionista
PENNSYLVANIA AVENUE
L’avanzata della moneta cinese grazie al G20 a direzione turca
Gli Stati Uniti hanno raggiunto un accordo con il gruppo cinese Zte
Quindi Trump si è rimangiato la trade war? Due opzioni sul caso Zte

This page might use cookies if your analytics vendor requires them. Accept

An Evidence Medicine Based Cardiologist From.Beijing Prof Naccarella Franco NaccarellaAssociate professor An Zhen Intern...
30/06/2018

An Evidence Medicine Based Cardiologist From.Beijing
Prof Naccarella Franco Naccarella
Associate professor
An Zhen International Hospital Capitol Medical University Beijing
People Republic of China
www.EurochinaHealth.com

Consultant Cardiologist to Milad Hospital Teheran
and Cardiology Teheran Medical Sciences University

Copeeration with Bacu Arzebaijan University International Hospital
Arzebaijan Academy of Sciences
NMDC BAKU
National Oncology center ofBaku
Azerbaijan Society of Cardiology

proffranconaccarellanew@gmail.com
0039 349 0574041
0039 340 9609238
0086 177 4451 1554

proffranconaccarellanew@gmail.com

28/06/2018

we support and practice the Model of SINO Italian Joint International Laboratories in Medical Sciences and The Strategy of PPP public private partnership

Prof Naccarella Franco FrancescoAssociate professor Beijing An Zhen International Hospital Capitol Medical University Pe...
14/01/2018

Prof Naccarella Franco Francesco

Associate professor

Beijing An Zhen International Hospital

Capitol Medical University

People Repubblic of China

Www.eurochinahealth.com

Consultant Physician

Teheran Milad Hospital

Mahak Oncology Hospital

Isfahan Medical Sciences University

Hospital

0039 349 0574041

0039 340 9609238

0086 17744511554

Proffranconaccarellanew@gmail.com

23/12/2017

圣诞快乐,新年快乐
Shèngdàn kuàilè, xīnnián kuàilè..
Buon Natale Felice Anno Nuovo 2018..
da Pechino. grazie

20/12/2017

An Evidence Medicine Based Cardiologist From.Beijing
Prof Naccarella Franco Naccarella
Associate professor
An Zhen International Hospital Capitol Medical University Beijing
People Republic of China
www.EurochinaHealth.com

Consultant Cardiologist to Milad Hospital Teheran
and Cardiology Teheran Medical Sciences University

0039 349 0574041
0039 340 9609238
0086 177 4451 1554

proffranconaccarellanew@gmail.com

great Il governatore del Guangdong ricordava alla delegazioni.italiane che la Cina apprezza i.nostri mobili il NOSTRO AG...
04/12/2017

great

Il governatore del Guangdong ricordava alla delegazioni.italiane che la Cina apprezza i.nostri mobili il NOSTRO AGRIFOOD
IL.NOSTRO VINO ...

MA HA BISOGNO e CERCA

1 di Sanità ...di WELFARE
2 Pensioni Scuole Educazione
3 formazione avanzata post laurea
4 ricerca biomedica
5 tecnologie innovative anche nel.biomedicale
6 FARMACEUTICO AVANZATO

An Evidence Medicine Based Cardiologist From.Beijing
Prof Naccarella Franco Naccarella
Associate professor
An Zhen International Hospital Capitol Medical University Beijing
People Republic of China
www.EurochinaHealth.com

Consultant Cardiologist to Milad Hospital Teheran
and Cardiology Teheran Medical Sciences University

0039 349 0574041
0039 340 9609238
0086 177 4451 1554

proffranconaccarellanew@gmail.com

Indirizzo

Forlì
47100

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 17:00
18:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 17:00
18:00 - 19:00
Sabato 09:00 - 17:00
18:00 - 19:00

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Italy for Healthy China 2030 pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta Lo Studio

Invia un messaggio a Italy for Healthy China 2030:

Condividi

Digitare