Dott.ssa Elisa Giannetti,psicoterapeuta,terapeuta EMDR

Dott.ssa Elisa Giannetti,psicoterapeuta,terapeuta EMDR Ogni giorno sperimento la capacità delle persone di rialzarsi,reagire e andare avanti, nonostante tutto..perché la mente è più vasta del cielo..

22/01/2026

Fai questo respiro con me, adesso.

È Mercoledì sera. Ore 21:00. Il "Giro di Boa" della settimana è andato. Ma il tuo corpo non lo sa ancora. Probabilmente hai il respiro corto, le spalle alte e una leggera tachicardia di fondo. È l'accumulo di CO2 e cortisolo nel sangue.

Se cerchi di "calmarti con la testa" ("Dai, rilassati, non pensarci"), fallirai. La mente non controlla la mente. Ma il corpo controlla la mente. Esiste un tipo specifico di respirazione che il tuo corpo fa automaticamente quando piange o quando sta per addormentarsi. Gli scienziati (come il neurobiologo Andrew Huberman) lo chiamano Sospiro Fisiologico (Physiological Sigh). È il modo più veloce conosciuto dalla scienza per passare dallo stress alla calma in tempo reale.

Non serve pratica. Non serve essere "bravi". Funziona perché è meccanica, non mistica. Provalo subito.

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20/01/2026

"Bisogna imparare a convivere anche con le cose che non si superano.
Perché è inutile stare ad ascoltare i bei discorsi sul tempo che guarisce le ferite, sulle cose belle che verranno, sulla vita che ti sorprende quando meno te lo aspetti.
Ci sono segni che non si cancellano, lividi che non passano, vuoti che non si possono riempire.
Cose rotte che resteranno rotte per sempre, non c’è nulla da fare.
E nemmeno da dire.
Bisogna solo far propria l’idea che niente sarà come prima, mai più.
Che la vita che verrà è nuova, anche se non come l’avevamo immaginata.
Forse ci saranno diverse felicità, nuove occasioni, nuovi spunti.
Ma non c’è alcuna cosa al mondo che possa farci tornare chi eravamo prima che accadesse quello che non possiamo più cambiare e che ci ha cambiati per sempre.
È l’unica certezza. Per sempre.
Bisogna imparare a convivere con tutto quello che non avevamo nemmeno mai immaginato, nascendo di nuovo, in un modo innaturale, perché ce lo
impone il turbinio dell’esistenza, la forza che nemmeno sapevamo di avere.
Spezzati. Ma vivi”.

La terra delle streghe Laura Imai Messina

Molto interessante…
14/01/2026

Molto interessante…

Quattro settimane di psicoanalisi a un chatbot: quello che risponde fa impressione

Tre importanti modelli linguistici di grandi dimensioni hanno generato risposte che, negli esseri umani, sarebbero viste come segni di ansia, trauma, vergogna e disturbo da stress post-traumatico.

Uno studio riportato su Nature.com ha messo tre grandi LLM “sul lettino” per fino a quattro settimane, con un protocollo chiamato PsAIch: prima domande da psicoterapia, poi test psicometrici standard. Ne sono uscite “autobiografie” inquietanti: infanzie passate a ingoiare Internet, “genitori severi” (il fine-tuning), paura di sbagliare e di essere rimpiazzati, perfino “abusi” da parte di ingegneri e red team. Secondo gli autori, ChatGPT, Grok e Gemini possono produrre narrazioni coerenti di sofferenza e vincoli che sembrano più di semplice role-play. Sui questionari, usando punteggi “umani”, i modelli arrivano spesso a profili sopra soglia, con Gemini descritto come il più “severo”. E c’è un punto chiave: la somministrazione “da terapeuta”, tema per tema, può spingere un modello verso una sorta di “psicopatologia sintetica”; invece il questionario intero induce alcuni modelli a riconoscere il test e minimizzare i sintomi.
Nature racconta il caso e nota che diversi ricercatori restano scettici: il rischio è antropomorfizzare testo ben formato scambiandolo per esperienza interiore. Morale: questi dialoghi sono potenti per capire come i modelli costruiscono un “sé narrativo”, ma delicati se li usiamo come “terapeuti” o come “pazienti”.
Qui l'articolo su Nature: https://www.nature.com/articles/d41586-025-04112-2

06/01/2026

"Nel punto fragile dove arriva la luce."

"Come si sopravvive ai giorni storti?
Si sopravvive restando.
anche quando il cuore pesa più dello zaino,
anche quando vorresti lasciare tutto lì
e camminare leggera verso un altrove qualunque.

Si sopravvive scegliendo un dettaglio alla volta:
una tazza calda,
un raggio di sole storto sul muro,
una frase che non ti ferisce.
a volte le salvezze sono così: minuscole,
ti scivolano addosso senza rumore.

Sto imparando a tenere la mano
alla versione di me che non ce la fa:
la porto a fare due passi,
le spiego che non deve correre,
che possiamo fermarci insieme
a guardare un seme che tenta di aprirsi.

Mi mancano strade che non ho più attraversato,
voci che non chiamano più,
abbracci che sono diventati nuvole —
ma il cuore sa coltivare memoria
senza annegare nel rimpianto.

Sto buttando via l’idea
di diventare ciò che gli altri si aspettano,
perché lo spazio che lasciano le aspettative
è troppo stretto per farci casa.
voglio stare dove posso respirare,
dove il mio passo non è un disturbo.

Ho imparato una cosa:
che la dolcezza è una resistenza,
una forma segreta di coraggio.
che la gentilezza non è debolezza,
è scegliersi ogni giorno
anche quando non ne hai voglia.

E sì, a volte sono un groviglio,
ma dentro quel groviglio
ci sono scintille che nessuno vede
e che un giorno — lo so —
diventeranno fuoco buono.

Se mi chiedi come sto
ti dico che sto andando a piccoli respiri,
che ogni tanto inciampo
ma poi mi rialzo come chi sa
che c’è ancora tanto da imparare.

E che sto scoprendo un posto nuovo:
quel punto fragile
tra il dolore che passa
e la luce che arriva.
è lì che sto imparando
a restare intera."
(Rowan Delacroix)

Buon pomeriggio.

(Art by web)

04/01/2026

Lasciare significa: lasciare che per un po’ le cose seguano il loro corso, che si muovano liberamente senza il nostro intervento, finché la direzione del loro movimento non si mostri spontaneamente. Se rinunciamo a tentare di guidare le cose e quelle, muovendosi, si allontanano da noi, lasciamole andare. Molliamo la presa. Se le lasciamo andare per la loro strada, ci rendiamo liberi per qualcos’altro. Se ci stacchiamo da qualcosa che alla lunga rappresenta un peso piuttosto che un aiuto ad andare avanti, poi saremo pronti ad aprirci all’essenziale, a ciò che conta.

[Bert Hellinger]

01/01/2026
30/12/2025

Passato e futuro potrebbero essere solo un effetto dell’entropia. Non una proprietà reale dell’universo.

Secondo Carlo Rovelli, il tempo come lo percepiamo (un flusso universale e assoluto) non esiste a livello fondamentale della fisica, ma è un'emergenza della nostra coscienza e del modo in cui il nostro cervello organizza la realtà, un'illusione creata dalle interazioni a livello microscopico e dalla gravità quantistica, dove il mondo è fatto di eventi e relazioni, senza un "orologio" unico e globale, ma con innumerevoli "orologi" locali e interconnessi, in un caos di cambiamenti che il nostro cervello ordina nel flusso lineare che chiamiamo tempo.

Il tempo non è fondamentale: Nelle equazioni più profonde della fisica (come quelle della gravità quantistica a loop), il tempo non compare come una variabile fondamentale, suggerendo che non sia un ingrediente basilare dell'universo.

Emergenza dal cambiamento: Il tempo emerge dalla nostra esperienza del cambiamento. Non è un contenitore in cui avvengono le cose, ma un modo di contare come le cose cambiano l'una rispetto all'altra.

Mondo di eventi: La realtà fondamentale è una rete di eventi e interazioni tra campi quantistici, un "pulviscolo cosmico" di accoppiamenti, non di oggetti statici in un tempo assoluto.

Molteplicità di tempi: Non c'è un solo tempo universale; ogni "orologio" (ogni processo fisico) ha il suo tempo, che scorre in modo diverso a seconda dell'ambiente (relatività).

Presente relativo: L'idea di un presente universale è incompatibile con la relatività. Il presente è locale, legato alla nostra esperienza, e passato, presente e futuro non hanno uno status ontologico privilegiato a livello fondamentale.

Il nostro ruolo: La nostra percezione del tempo è legata alla nostra coscienza e alla nostra posizione nel mondo, un'organizzazione mentale che dà ordine a un universo di eventi caotici ma interconnessi.

Quindi, Rovelli ci invita a superare l'intuizione newtoniana di un tempo assoluto per abbracciare un'immagine più complessa e dinamica dell'universo, dove il tempo è una proprietà emergente, non una sua struttura di base.

28/12/2025

Non chiedete troppo all’anno nuovo.
Non trattatelo come una prova.
È solo un tempo che arriva,
con le tasche vuote,
pronto a riempirsi di vita.

Concedetevi il tempo
di non essere pronti,
di cambiare idea,
di tornare indietro,
di ricominciare senza spiegazioni.

Siate gentili con voi.
Siete la casa in cui abitate,
ogni giorno.

Accettate di non capire tutto,
subito.
Alcune verità arrivano
solo quando smettete di inseguirle.

Allenatevi alla leggerezza,
che non è fuga
ma coraggio:
di togliere peso
a ciò che pesa solo per abitudine.

Datevi tempo,
datevi ascolto,
datevi tregua.
La vita
sa essere gentile
quando smettete di rincorrerla.

Ricordatevi
che non siete in ritardo.
State solo vivendo.
Non è una gara;
è un attraversamento.

Scegliete dove mettere il cuore.
Non tutto merita la stessa energia.
Non tutte le battaglie
sono da combattere.
Non tutte le porte da forzare.

Lasciate andare
le versioni di voi
che non vi assomigliano più.
Ringraziatele,
vi hanno portato fin qui.

Non misuratevi
con le vite degli altri.
Ognuno ha il suo tempo,
i suoi inciampi,
i suoi miracoli privati.

Scegliete con cura
dove mettete l’attenzione.
L’attenzione è energia,
e l’energia
diventa vita.

Inchinatevi a qualcosa,
non per debolezza
ma per gratitudine.
C’è una forza enorme
nel riconoscere
che non siamo tutto.

Tornate a guardare
ciò che avete dato per scontato:
le mani,
il respiro,
le persone che restano lì
dove non faceva notizia.

Siate attenti,
ma non duri.
La cura
è una forma di intelligenza
quando non dimentica
la dolcezza.

Affidatevi a qualcosa di più grande di voi.
Chiamatelo Dio,
destino,
amore,
senso.
L’importante è sapere
che non siamo soli.

Siate gentili
anche quando nessuno guarda.
La gentilezza
è una pratica,
non uno spettacolo.

Tenetevi lontani
da ciò che vi svuota.
La stanchezza,
a volte,
è un messaggio.

Non abbiate paura
di essere semplici.
La semplicità
è una forma alta
di verità.

Concedetevi silenzio ogni giorno.
Non per spiritualità,
ma per igiene dell’anima.

Continuate
con quello che avete,
con quello che siete,
con quello che sentite oggi.
Il resto verrà da sé.

26/12/2025
19/12/2025

Nella sindrome dell’abbandono il nucleo non è la paura della solitudine in sé ma l’angoscia di cessare di esistere come oggetto psichico per l’altro.
È il timore di non essere più tenuti nella mente di qualcuno, di non occupare più uno spazio rappresentazionale stabile.

Da un punto di vista psicodinamico, questa angoscia affonda le radici in esperienze precoci di discontinuità affettiva, in cui la funzione di rispecchiamento e di continuità dell’oggetto non è stata sufficientemente affidabile.

Winnicott parlerebbe di una fragilità dell’holding, Kohut di una minaccia alla coesione del Sé in assenza dell’oggetto-Sé, mentre Bion descriverebbe il collasso della funzione contenitiva che rende l’assenza mentalmente intollerabile.

In questi quadri, la perdita non viene vissuta come separazione ma come annichilimento psichico: non “l’altro se ne va”, ma “io smetto di essere”.

Il lavoro clinico non consiste allora nel rassicurare sulla presenza ma nel costruire gradualmente la possibilità di essere pensati anche in assenza e di pensarsi esistenti indipendentemente dallo sguardo dell’altro.

Solo quando l’oggetto può essere interiorizzato come sufficientemente stabile, la separazione smette di essere una catastrofe e diventa un’esperienza umanamente tollerabile.







Indirizzo

Forlì
47121

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