Dott.ssa Elisa Giannetti,psicoterapeuta,terapeuta EMDR

Dott.ssa Elisa Giannetti,psicoterapeuta,terapeuta EMDR Ogni giorno sperimento la capacità delle persone di rialzarsi,reagire e andare avanti, nonostante tutto..perché la mente è più vasta del cielo..

21/11/2025

Quando la donna guarisce la ferita della madre, e l'uomo la ferita del padre..

A volte pensi di esserti innamorato.

Ma in realtà, la vita ti ha messo faccia a faccia con una vecchia ferita.

Non è una coincidenza chi appare nella tua vita.

Le persone che ti toccano davvero, non vengono per completarti, ma per guarirti.

E a volte lo fanno attraverso l'amore, a volte attraverso il dolore.

Perché ogni relazione comporta un lavoro più grande. Non solo tra due persone, ma tra due nazioni.

La donna e la ferita della madre

La donna che aveva una madre fredda, critica, violenta o assente..

porta in sé la paura di essere troppo o mai abbastanza.

E senza rendersene conto, cerca di ripararsi attraverso l'amore.

Da tutto. Si perde negli altri.

Non perché sia debole, ma perché vuole, da qualche parte nel profondo, sentire finalmente: "Sei brava così come sei".

Ma la vera guarigione si verifica solo quando si smette di cercarla fuori.

Quando impara ad essere gentile con se stessa.

Quando diventa la sua madre calda, indulgente e presente.

Quando sceglie se stessa, senza sensi di colpa.

L'uomo e la ferita del padre

L'uomo che aveva un padre duro, assente o negligente...

porta una ferita di potere in lui.

O cerca sempre di dimostrare di essere abbastanza, o si ritira e non pensa più di poterlo essere, o si eclissa in silenzi abissali.

E inconsapevolmente, cerca nella donna
la figura del padre perduto: approvazione, incoraggiamento, direzione, sostegno.

Ma la guarigione inizia quando smette di scappare.

Quando si permette di piangere, di sbagliare, di imparare.

Quando diventa suo padre. Colui che lo tiene dritto, ma che anche lo capisce.

Quando comprende che la forza non riguarda il controllo, ma l'assunzione. Quando comprende che la morbidezza non è antivirilità ma espansione.

Quando una donna e un uomo si incontrano, non solo due persone si incontrano.

Le storie si incontrano. Antenati. Trascorsi. Ferite.

E l'amore tra loro diventa il terreno dove tutto questo viene in superficie per guarire.

Ecco perché a volte l'amore fa male.

Non perché sia sbagliato, ma perché guarisce.

Piange e non sa perché. Ma forse piange per tutte le donne della sua nazione a cui non è stato permesso di provare sentimenti. Per tutto il femminile ingiuriato, villipeso, martoriato.

È silenzioso e sembra lontano. Ma forse porta silenziosamente il dolore di tutti gli uomini che non hanno saputo mostrare la loro paura.

Eppure, se rimangono entrambi presenti, senza scappare... la loro relazione diventa un santuario.

Un luogo dove, attraverso di loro, le loro nazioni si riconciliano..
🌹
Salvatrice D’amico

Parole meravigliose….
18/11/2025

Parole meravigliose….

Se ogni lutto, anche quello più elaborato, più “accettato”, conservasse sempre un resto, una scheggia, un punto dolente che continua a pulsare dentro di noi?
Ho sempre pensato che esista qualcosa di irriducibile nel dolore della perdita, una ferita che non guarisce mai del tutto.
Possiamo provare a rimarginarla, a darle un senso, ma resta sempre lì: come una cicatrice che, al cambiare del tempo o delle stagioni, torna a farsi sentire...
Forse dovremmo accettare che il lutto non è qualcosa che si supera, ma qualcosa che si trasforma.
Che dentro di noi non muore mai davvero ciò che abbiamo amato: cambia forma, si riconfigura, diventa un’altra presenza.
È un’operazione di metamorfosi, un’opera interiore di trasformazione del dolore in significato, della perdita in creazione.
Il lutto, se resta senza lavoro, ci incatena al passato, ci condanna alla paralisi della malinconia.
Ma se trova una via, se riesce a generare senso, allora può aprirci di nuovo alla vita.
È qui che nasce una nuova forma di nostalgia — non quella sterile del rimpianto, ma quella grata, viva, che illumina come la luce delle stelle morte: una luce che ci raggiunge da un corpo che non esiste più, ma che continua a splendere.
La nostalgia delle stelle morte è questo: la memoria che non spegne, ma accende; il dolore che non distrugge, ma trasforma;
il passato che non ci trattiene, ma ci invita ad andare avanti.
Il lutto, allora, non è mai solo perdita.
È anche promessa.
È un ritorno di luce - quella che proviene da ciò che abbiamo amato, e che, anche se non c’è più, continua a mostrarci la via.

Massimo Recalcati

18/11/2025

La teoria della ghianda che J. Hillman espone nel suo best seller Il codice dell'anima, spiega che ciascuno di noi possiede in sé l’essenza di ciò che è destinato ad essere, come lì nella ghianda è presente la quercia che non attende altro che esprimersi. Ciascun individuo è portatore di una unicità che chiede di essere vissuta e che è già presente prima di essere vissuta.
Rudolf Steiner scrive:
"Ciascuno di noi è chiamato a diventare uno spirito libero così come ogni seme di rosa è chiamato a diventare una rosa. "

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16/11/2025

Non devi farcela sempre
non devi essere l’eroe di nessuno.

Non sei un manuale di forza infinita
non sei un argine ai temporali
sei una persona
e già questo dovrebbe bastare.

Fai quello che ti ricuce
anche se sembra poco
anche se nessuno se ne accorge
anche se non porta applausi.

Non devi dimostrare niente
solo rimettere insieme i pezzi
e farlo con gentilezza.

E ricordalo
il mondo va avanti comunque
ma tu
tu hai il diritto sacro
di rinascere ogni volta che serve.

E allora custodisciti
come si custodisce una candela accesa nel vento
con le mani a conca
con tutta la cura che hai.

Perché sei più rara di quello che credi
più necessaria di quello che pensi
più viva di quello che ti perdoni.

E quando ti rialzi
anche solo di un millimetro
anche solo per un respiro
il mondo intero si sposta un po’ più
verso la luce.

13/11/2025

MORTAL COMBO: EVITANTE+ANSIOSO
analizziamo la relazione tra un evitante e un ansioso/a.

Iniziamo da chi ha paura dell’abbandono (ansioso):

☞È una persona con attaccamento ansioso.
☞Vive la relazione come fonte primaria di sicurezza e identità.
☞Quando ama, si fonde, teme di perdere l’altro, e legge ogni distanza come un segnale di rifiuto.

♖Meccanismi di difesa principali:
• Ipercoinvolgimento (si aggrappa, controlla, chiama, spiega)
• Idealizzazione dell’altro (lo vede come salvezza)
• Svalutazione di sé (“non sono abbastanza”)
• Dipendenza affettiva (il sé si regola solo attraverso lo sguardo dell’altro)

In relazione:
• Ha bisogno di conferme costanti
• Si sente sempre “sul filo”
• Vive picchi di ansia e sollievo a seconda della risposta dell’altro
• Può diventare invadente o controllante, ma per paura di essere lasciato

E invece chi ha paura dell’intimità?

☞È una persona con attaccamento evitante.
☞Vive l’amore come minaccia alla propria autonomia.
☞Quando si avvicina troppo, si sente “preso in ostaggio” emotivamente.

♖Meccanismi di difesa principali:
• Razionalizzazione (spiega tutto, sente poco)
• Distanza emotiva e ritiro (scompare, si chiude, minimizza)
• Svalutazione dell’altro (serve a difendersi dal bisogno)
• Controllo (decide quando aprirsi, quando sparire)

♥In relazione:
• All’inizio è magnetico, intenso, poi si raffredda
• Scappa quando sente che l’altro si lega troppo
• Sembra anaffettivo, ma dentro c’è un bambino terrorizzato dal contatto
• Può vivere un conflitto costante tra desiderio e paura

È la coppia magnetica e devastante più comune nelle storie karmiche e psichiche:
Ansioso + Evitante si attraggono irresistibilmente, perché incarnano esattamente il bisogno e la paura dell’altro.
• L’ansioso dice: “Avvicinati, fammi sentire che ci sei.”
• L’evitante sente: “Se mi avvicino, perdo me stesso.”
• Uno rincorre, l’altro scappa.
• Quando il primo si stacca, il secondo si riavvicina.

🝊È un loop che può trasformarsi in dipendenza reciproca.

◇Può funzionare solo se entrambi diventano consapevoli del proprio schema e lo regolano in terapia o in un percorso interiore:
l’ansioso imparando a stare con sé,
l’evitante imparando a restare nella relazione senza fuggire.

⚠Ma di cosa ha paura chi ha paura dell’intimità?

Non dell’altro, ma di sé stesso dentro l’altro.
• Ha paura di essere visto troppo da vicino.
• Ha paura che l’amore lo renda vulnerabile.
• Ha paura di perdere il controllo e di riattivare antiche ferite di vergogna, rifiuto o umiliazione.
• Ha paura che se si mostra per ciò che è, verrà abbandonato — paradossalmente, la stessa paura dell’ansioso, ma vissuta al contrario.

In fondo, l’evitante non teme la relazione: teme l’invasione e la dipendenza, perché da bambino l’intimità non è stata accoglienza, ma dolore.

⚠Cosa lo spinge a restare frenato?

• Il bisogno inconscio di controllare il grado di esposizione emotiva.
• L’idea che aprirsi significhi perdere potere o essere vulnerabile.
• La convinzione profonda che “nessuno può davvero capirmi o restare”.
• E un’antica memoria psichica di rifiuto, che riattiva la fuga ogni volta che sente calore.

Concludendo…

• Chi teme l’abbandono dice: “Resta, o morirò.”
• Chi teme l’intimità dice: “Se resto, mi perderò.”

Entrambi chiedono la stessa cosa con linguaggi opposti:
essere amati senza perdersi.

𝒞𝓁𝒶𝓊𝒹𝒾a 𝒞𝓇𝒾𝓈𝓅ℴ𝓁𝓉𝒾

13/11/2025

Quanti errori ho fatto in passato, Lloyd"
"Tutti eccellenti, se posso permettermi, sir"
"Da quando un errore è una cosa buona?"
"Dall'istante stesso in cui ci ha spinto a essere migliori, sir"
"Sbagliando si impara, Lloyd?"
"Sbagliando si cambia, sir

12/11/2025

Quando non ho avuto più niente da perdere, ho ottenuto tutto. Quando ho cessato di essere chi ero, ho ritrovato me stesso. Quando ho conosciuto l’umiliazione ma ho continuato a camminare, ho capito che ero libero di scegliere il mio destino.

Paulo Coelho

10/11/2025

Uno studio recente ha rivelato che l’85% delle cose per cui ci preoccupiamo non accade mai. E, tra quel 15% che accade davvero, circa l’80% delle persone ha scoperto che le difficoltà erano più gestibili del previsto o che, comunque, ne hanno tratto una lezione preziosa.

Quindi, qualunque cosa ti stia togliendo il sonno in questo momento… fai un respiro profondo. Probabilmente non succederà affatto e se succederà, sarà più facile affrontarla di quanto pensi.

10/11/2025

Non riconoscerti più è il primo segno che sei rinato.
Tutti ti chiedono quando torni.
Ma nessuno capisce che non sei più quello che è partito.
Ti guardi allo specchio e qualcosa non torna.
La postura è diversa.
Il silenzio ti ha scavato dentro.
Non cerchi più di piacere.
Non vuoi più spiegare.
Hai visto l’alba dalla cima di una montagna senza nome.
Hai dormito con i lupi del tuo cuore.
E ora non sei più addomesticabile.
Non è un ritorno.
È una resurrezione.

(Manuele Dalcesti - da "I Cammini del Lupo")

Immagine: Opera di Ulla Thynell

09/11/2025

QUANDO IL CORPO EREDITA LA MEMORIA DEL DOLORE

(Di Patrizia Coffaro)

Oggi voglio parlarvi dell'epigenetic trauma, o biologia dello stress ereditato. È un campo di ricerca che sta rivoluzionando il modo in cui comprendiamo il trauma e la malattia cronica, perché ci dice una cosa tanto sorprendente quanto sconvolgente... il dolore non si eredita solo nei ricordi, ma anche nei geni.

Mentre in Italia tendiamo ancora a relegare il trauma all’ambito della psicologia, come se fosse solo una questione di mente, emozioni o memoria, la medicina epigenetica ci mostra che il trauma è, prima di tutto, una forma di informazione biologica. Una memoria che si trasmette da una generazione all’altra non attraverso le parole, ma attraverso le modifiche chimiche del DNA, che cambiano il modo in cui i nostri geni si esprimono.

La parola epigenetica viene dal greco epi, che significa sopra. È tutto ciò che sta sopra il gene... non cambia la sequenza del DNA, ma decide come e quando quel gene viene acceso o spento.

Immagina il DNA come un grande pianoforte, i geni sono i tasti, e l’epigenetica è il pianista (so che detto così riesci a comprenderlo meglio). Puoi avere un pianoforte perfetto, ma se il pianista suona in modo dissonante, la musica cambia completamente. Non cambia il DNA, non riscrive il codice della vita, ma cambia il modo in cui quel codice viene espresso. È come se la partitura fosse la stessa, ma l’intonazione, il ritmo e l’intensità con cui viene suonata fossero alterati.

Un gene può restare identico, ma il trauma modifica quanto quel gene viene ascoltato dal corpo. Può far sì che un gene dell’infiammazione si accenda troppo spesso, o che un gene calmante resti silenziato. In pratica, non cambia il contenuto, cambia l’interpretazione biologica della vita.

Ecco perché due persone con lo stesso DNA possono reagire in modo completamente diverso... una rimane stabile, l’altra si ammala. La differenza non sta nel gene, ma nel modo in cui il vissuto ha insegnato al corpo a leggere quei geni. Il trauma, quindi, non cambia chi siamo, cambia come ci esprimiamo a livello cellulare.

Attraverso processi come la metilazione del DNA, l’acetilazione degli istoni e la regolazione dei microRNA, lo stress e l’ambiente emotivo in cui cresciamo modificano l’attività dei geni che controllano l’infiammazione, il sistema immunitario, gli ormoni dello stress e la plasticità neuronale.

Studi hanno osservato, per esempio, che i figli e i nipoti dei sopravvissuti all’0Iocausto presentano alterazioni nei geni che regolano il cortisolo e la risposta allo stress, hanno livelli più bassi di cortisolo mattutino e una maggiore vulnerabilità a disturbi d’ansia, depressione e malattie autoimmuni.

Lo stesso è stato visto nei figli delle donne incinte durante l’11 settembre, nei discendenti di veterani di guerra, di popolazioni schiavlzzate, o di madri esposte a carestie. Ogni volta che il corpo di una generazione vive un trauma intenso, gue*ra, abus0, perdita, fame, abbandono, l’ambiente biochimico del corpo cambia, e quella firma rimane impressa sull’epigenoma.

È come se il corpo dicesse ai figli: “Nel mondo là fuori non sei al sicuro. Preparati.” E così il loro sistema nervoso nasce già più allerta, più reattivo, più infiammabile.

Quando viviamo un trauma, il corpo produce ormoni dello stress (come cortisolo e adrenalina) e molecole infiammatorie che servono a farci sopravvivere. Ma se quello stato si prolunga, questi segnali diventano istruzioni epigenetiche.

Lo stress cronico modifica i geni che regolano i recettori del cortisolo, rendendoli meno sensibili, in pratica, il corpo resta sempre in modalità allarme. Allo stesso tempo altera i geni che governano citochine, mastociti, infiammazione intestinale, serotonina e dopamina. Il risultato è un corpo che vive costantemente in risposta al pericolo cellulare, con il sistema immunitario e nervoso in uno stato di iper-vigilanza.

Ecco perché alcuni bambini nascono già con ansia, insonnia, allergie, o una sensibilità eccessiva agli stimoli, non hanno vissuto un trauma diretto, ma portano dentro il linguaggio biologico del trauma dei genitori.

Una delle scoperte più affascinanti è che il trauma non si conserva come ricordo, ma come modifica dei sistemi di regolazione. Il corpo non dimentica, ma non sa neanche distinguere tra passato e presente... un suono, un odore, una parola o un tono di voce possono riattivare l’allarme perché, a livello cellulare, la minaccia non è mai finita.

Questo si riflette in:

- Infiammazione cronica di basso grado,

- Ipersensibilità agli stimoli,

- Disbiosi intestinale persistente,

- Difficoltà a regolare la glicemia e il sonno,

- Iperattività del sistema simpatico,

- ... e vulnerabilità a patologie autoimmuni e neurodegenerative.

In sostanza, il trauma epigenetico mantiene la risposta al pericolo cellulare (CDR - ne abbiamo parlato nei giorni scorsi) attiva anche quando il corpo non è più in pericolo. E questo spiega perché tanti percorsi terapeutici, farmacologici o alimentari non bastano da soli... non si tratta solo di curare, ma di resettare la percezione biologica di sicurezza.

La buona notizia è che l’epigenetica è reversibile. Quello che viene trasmesso può essere riscritto. Gli stessi meccanismi che fissano il trauma possono anche disattivarlo:

- Un ambiente sicuro,

- Relazioni affettive stabili,

- Sonno regolare,

- Nutrizione antiinfiammatoria,

- Esposizione alla natura e alla luce solare,

- Pratiche di consapevolezza e coerenza cuore-cervello.

Ogni esperienza che riduce lo stress e riporta il corpo in modalità parasimpatica modifica la metilazione del DNA, riattivando geni di guarigione, rigenerazione e stabilità emotiva.

Molte persone, quando sentono parlare di trauma ereditato, reagiscono con paura e pensano di portare dentro di loro qualcosa che non possono cambiare. Assolutamente no. Non erediti il trauma... erediti la predisposizione biologica a reagire come se il pericolo fosse ancora presente. Ma la buona notizia è che tutto ciò che si è impresso sull’epigenoma può essere ricalibrato.

Ogni volta che respiri più lentamente, che ti concedi riposo, che nutri il corpo con cibo vero e con relazioni sane, stai scrivendo nuove informazioni sul tuo DNA. L’epigenetica non è destino... è dialogo continuo tra ciò che vivi e ciò che sei.

Il trauma epigenetico non si cura solo con la pslcoterapia, perché non vive solo nella psiche. È impresso nel corpo, nei recettori, nel microbiota, nei mastociti, nei mitocondri. Per questo, i percorsi più efficaci oggi integrano:

- Riprogrammazione limbica, per calmare il cervello emotivo;

- Terapie somatiche, per sciogliere la memoria corporea del trauma;

- Riequilibrio del sistema nervoso autonomo, con respiro, suono, movimento e grounding;

- ... e nutrizione mirata per sostenere metilazione, detossificazione e antiossidanti.

Ogni volta che il corpo percepisce sicurezza, rilascia il segnale biologico che il pericolo è finito. Ed è lì che la riparazione può iniziare.

Una delle aree più studiate è il legame tra trauma, microbiota e sistema immunitario. Lo stress prolungato modifica la flora intestinale, riduce la diversità microbica e aumenta la permeabilità della barriera intestinale. Questo fa sì che molecole infiammatorie entrino in circolo e arrivino al cervello, dove alterano la regolazione neuroendocrina.

In parole semplici... lo stress ereditato si trasforma in infiammazione ereditata. Un intestino infiammato manda al cervello segnali di allerta, e il cervello, a sua volta, amplifica la risposta immunitaria. È un dialogo circolare che si tramanda anche attraverso l’epigenetica.

Per questo molti approcci moderni alla guarigione dal trauma includono riparazione intestinale, regolazione vagale e modulazione immunitaria. La mente non si calma se il corpo è in fiamme. E il corpo non guarisce se la mente resta in guerra.

Guarire da un trauma epigenetico non significa cancellare la storia familiare, ma riscriverne la conclusione. Significa riconoscere che sì, il dolore dei nostri genitori vive anche in noi, ma non come condanna, ma come richiesta di consapevolezza.

Ogni volta che scegli la calma invece della reazione, che smetti di giudicare il corpo e inizi ad ascoltarlo, rompi la catena biologica dello stress. Ogni atto di cura verso te stesso cambia la chimica del sangue, l’attività dei geni e il destino delle generazioni future.

E forse questo è il vero significato di guarigione ancestrale, non un concetto mistico, ma una riscrittura epigenetica collettiva. Il trauma non è solo un ricordo. È un linguaggio che il corpo continua a parlare, finché qualcuno non lo ascolta. L’epigenetica ci mostra che la biologia e l’anima non sono mai state separate, ciò che senti, pensi e vivi ogni giorno lascia impronte misurabili nei tuoi geni.

E se il dolore si può trasmettere, anche la guarigione può farlo. Perché ogni volta che un essere umano smette di reagire e inizia a comprendere, cambia non solo se stesso, ma tutto il suo albero genealogico.

XO - Patrizia Coffaro

09/11/2025

I figli non soffrono perché mamma e papà si separano. La vera ferita non nasce da una firma su un foglio o da due case diverse. Nasce quando assistono a due persone che un tempo si amavano e che ora si feriscono. I figli stanno male quando vedono il padre e la madre parlarsi con rabbia, guardarsi con rancore, combattere una guerra che non li riguarda, ma che finisce per colpirli ogni giorno. Un bambino non ha bisogno di una coppia a tutti i costi. Ha bisogno di un papà e di una mamma che sappiano rispettarsi anche da lontano.
La sofferenza non è la separazione, ma il veleno dei litigi, delle parole cattive, del dolore che si respira in casa. Quando un genitore sceglie di restare in una relazione solo per i figli, in realtà non li protegge, li carica di un peso che non dovrebbero portare. Un giorno quei figli sentiranno il peso di una colpa che non è la loro, convinti che la loro felicità abbia tolto libertà ai genitori. La verità è che un figlio cresce sereno solo quando vede due adulti capaci di guarire da soli le proprie ferite, perchè solo così imparerà che la sua felicità non dipenderà mai da qualcun altro, ma dalla forza che porta dentro di sè.

Indirizzo

Forlì
47121

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