09/04/2025
Buongiorno!
STATINA E RISCHIO CARDIOVASCOLARE
Ebbene, cari followers (e colleghi), preparatevi a una verità che farà sobbalzare i vostri protocolli preconfezionati: le , quelle compresse magiche osannate per ridurre il colesterolo, potrebbero essere il cane che si morde la coda nella lotta all’aterosclerosi.
Mentre la narrativa dominante celebra la riduzione del volume delle placche (un misero 1%, peraltro), nessuno vi dice che queste terapie aumentano la calcificazione delle arterie.
Sì, avete letto bene: meno placca, ma più depositi di calcio duri come il marmo.
E no, non è un miglioramento architettonico: la calcificazione è un marker di rischio cardiovascolare. Come se non bastasse, le statine inibiscono la vitamina K2, cofattore essenziale per attivare la matrice Gla-proteina, l’unico guardiano che protegge le arterie dalla calcificazione.
Risultato? Un doppio danno: meno protezione e più “cemento” vascolare.
Le statine svuotano le riserve di CoQ10, quel coenzima che i mitocondri usano per produrre energia. Senza di lui, i muscoli (compreso il cuore) diventano fiacchi come spaghetti scotti.
E non è un’ipotesi: studi dimostrano che livelli bassi di CoQ10 sono legati a miopatie e affaticamento cronico.
Volete un cuore efficiente? Forse è il caso di riconsiderare quelle dosi massicce di statine senza integrazione.
Il paradosso delle linee guida: guarire o peggiorare?
Le statine riducono il colesterolo LDL (ok, brave), ma intanto:
Sopprimono la sintesi di selenoproteine, cruciali per combattere lo stress ossidativo (e chi se ne frega dei radicali liberi, vero?).
Ignorano il ruolo del metabolismo mitocondriale, trasformando i pazienti in zombi energetici.
Favoriscono l’aterosclerosi “dura”, quella che non si rompe ma si accumula silenziosamente.
Forse è ora di smetterla di trattare i numeri del colesterolo come fossero il Santo Graal e guardare alla salute mitocondriale, all’equilibrio nutrizionale (CoQ10, vitamina K2, selenio) e a terapie che non sostituiscono un problema con un altro.
Le statine? Utili per alcuni, ma non possono essere la soluzione standardizzata per tutti.
Morale: se il prezzo della riduzione del LDL è un sistema vascolare più rigido e mitocondri in panne, forse abbiamo sbagliato conti.
E i conti, si sa, vanno rivisti.
A buon intenditor...
Dal nutrizionista di paese è tutto e i Tacchini Ignoranti MUTI.
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https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC4599025/
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