29/03/2021
Condivido le parole di una mia cara amica e una bravissima professionista, vi invito a leggerle.
Si può non essere d'accordo sulla questione scuole chiuse o scuole aperte, decisione che comunque spetta agli "esperti", ma non possiamo negare noi professionisti della salute mentale i danni collaterali di tutto questo sui nostri figli.
LA CHIAMEREMO SINDROME DA COVID
I danni psicologici negli adulti, nei bambini e negli adolescenti.
Che il disagio psicologico sia aumentato è certamente un dato di fatto, non perché le restrizioni da Covid ne determinino la nascita dal nulla, ma perché vengono meno gli adattamenti che funzionavano da cuscinetto protettivo.
• Negli adulti, gli stimoli relazionali e le sollecitazioni dall'ambiente esterno, utilizzati come distrazioni, evitamento e adattamento tra dentro e fuori sono venuti meno, lasciando l'individuo scarno, spoglio della sovrastruttura ambientale, impoverito del fuori e restituito all'essenza del sé. E questo può generare serenità, disagio o il panico in base a quanta confidenza abbiamo con la solitudine e con noi stessi.
Chi ha un funzionamento introverso, ne ha risentito poco, in quanto è a se stesso che chiede stimoli, non aspettandoli dall'esterno e poiché è con se stesso che preferisce trascorrere il proprio tempo di vita. Guardando poco fuori e andando poco per il mondo, non vive come una perdita il fatto che il mondo sembri fermo.
Chi ha un temperamento a funzionamento estroverso, sente la propria dimensione vitale in sofferenza, perché privata dello scambio relazionale, dell'esperienza costante con il mondo esterno. Andare a cena, vedere gli amici, passeggiare nei parchi, che rendono il tempo libero un tempo pieno, vengono vissuti come una necessità di cui si è deprivati, come privazione dello spazio vitale.
Certamente per ognuno, introversi o estroversi, il tempo del piacere e dello svago, deve compensare e bilanciare quello del lavoro e degli impegni.
Quanto poi il non poter avere svaghi esterni, diventi disagio temporaneo o sofferenza importante, dipende da quanto il sé di base poggiava sul fuori più che sul dentro per funzionare bene, da quanto sia sano e pieno di suo e quanto invece l'equilibrio era un finto equilibrio, tenuto sugli adattamenti esterni.
• Quindi agli adulti dico: nutrite il sé e lo spazio interno, diventando più autonomi dall'ambiente e meno dipendenti dall'esterno, cosicché quello che accade fuori determini meno gli esiti interni.
Ansia, depressione, agitazione e vissuti di mancanza di senso possono essere affrontati con la conoscenza più profonda di sé, che questa situazione consente.
Chi fuggiva da se stesso, ci deve fare ora i conti e può essere un bene.
• Cosa ben diversa è la situazione che riguarda i bambini e gli adolescenti.
I bambini piccoli rischiano di acquisire questo che sta accadendo come funzionamento di base, perché arriva nel momento della costruzione della struttura di personalità.
Rischiano quindi di imparare che la scuola è un monitor, con persone vaghe e distanti, che non ci si deve toccare e scambiare oggetti, che quando si incontra una persona cara, lo slancio affettivo di un saluto ravvicinato va mortificato o addirittura mai più concepito, in un'inibizione che diventa sempre più automatica.
I bambini imparano a ridimensionare le necessità di movimento del corpo, per chi inibisce oppure, per chi mette fuori, ad avere irritabilità e aggressività che esplodono dal corpo, per la troppa implosione e restrizione.
Respirano le ansie genitoriali e i litigi diventati più frequenti, perché più elevata è la frustrazione degli adulti. E respirano le proprie ansie e le proprie paure, che si nutrono sia di quelle genitoriali sia della mancanza di bisogni considerati vitali. I bambini hanno bisogno di osservare e guardare il mondo e gli altri, perché i loro apprendimenti avvengono per assimilazione e accomodamento da quello che vedono e dalle esperienze che vivono.
Hanno bisogno di guardare il viso delle persone e relazionarsi, perché da questo scambio emozionale e dal riconoscimento facciale delle emozioni, si costruisce l'empatia, l'intelligenza emotiva e la competenza sociale.
Stare con gli altri e allenare il sé nello scambio Io-tu è parte fondamentale del processo di crescita, che in questa fase i bambini stanno assolutamente saltando.
• Ai genitori dico di non essere troppo rigidi nell'evitare contatti sociali per i loro bambini, perché il rischio da isolamento e deprivazione sociale è più grave del rischio Covid.
Va bene adottare misure di sicurezza, ma è fondamentale garantire e costruire, in sicurezza piccoli e frequenti scambi e incontri relazionali.
Guardare l'altro in viso, mi rimanda che io esisto.
Vivere l'esperienza con l'altro, mi insegna che l'esperienza del mio esserci al mondo è registrata dall'altro, così come io registro la sua, nell'interscambio di cui è fatto il mondo.
L'angoscia di morte, della malattia e del rischio, seppur legittima, se non consapevolizzata, rischia di far perdere lucidità, portando a esasperare misure preventive, che diventano esse stesse più dannose del rischio.
• Tenetevi in equilibrio ed evitate deliri da eccesso, in un senso di isolamento pericoloso o nell'eccesso opposto della leggerezza non responsabile.
Ma ricordate che, se è faticoso per voi adulti non vedere persone nonostante il vostro assetto stabile di adulti, figuriamoci quanto può esserlo per bambini, ragazzi e adolescenti che, su quello scambio relazionale, devono costruire il loro assetto stabile e la loro personalità.
Le scuole chiuse sono un danno enorme, ai piccoli e ai più grandi. Gli stiamo insegnando che la didattica viene prima dell'emotività e che va bene continuare a studiare e fare i compiti, ma non avere relazioni umane. Per quanto lo si faccia per proteggersi e per proteggere, il messaggio è proprio la pericolosità dell'altro, che sta diventando implicita e silenziosa.
Soprattutto quando, nel tempo della Dad, non si dedica un adeguato ascolto emotivo ai bambini, ma più al rendimento e alla prestazione, stiamo realizzando un danno enorme, spersonalizzando attraverso uno schermo e togliendo voce e orecchio alle emozioni.
Se pensiamo che, nei casi di guerre, disastri ambientali e calamità naturali, la prima cosa che si organizza nelle emergenze, dopo le tendostrutture e gli ospedali da campo, è la scuola, questo ci dice di come essa abbia la funzione di normalizzare e comunicare che tutto, dopo il caos e la paura, sta ritornando a posto. Riaprire le scuole significa poter comunicare che, anche con misure di sicurezza e attenzione, tutto possa riprendere lentamente il ritmo di una vita sana.
Gli adolescenti, già problematici spesso nel loro eccessivo uso di dispositivi elettronici, si trovano a vivere totalmente ed eslusivamente attaccati a computer e cellulari, per seguire le lezioni, fare i compiti, comunicare con gli amici. E se è vero che almeno questo consente loro di relazionarsi, è vero anche che i rischi di una connessione così continuativa ed esclusiva li stiamo osservando adesso, con un aumento significativo di ansia, sintomi depressivi, irritabilità, aggressività, disturbi alimentari, alterazione di ritmo sonno sveglia con conseguente stanchezza e stress, vissuti di mancanza di senso e demotivazione, apatia e addormentamento emotivo.
Ne verremo fuori certamente, ma finita pandemia i problemi che dovremo affrontare saranno sicuramente importanti, delicati e significativi.
• Se si facesse maggiore attenzione adesso, all'aspetto emotivo, avremo certamente la possibilità di evitare la strutturazione importante di danni psicologici.
Prevenire significa arrivare prima e in tempo, quindi è adesso che ce ne dovremmo occupare, con scelte attente e consapevoli.
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