13/04/2026
MESSAGGIO DELL'UNIONE BUDDHISTA ITALIANA
il quale vi invitiamo a leggerlo integralmente copiato qui di seguito, e se potete, anche a diffonderlo in giro tramite le vostre pagine.
Ringraziamo l’UBI, cui ne siamo anche parte insieme a decine di altri centri di Dharma in Italia, per questo importante comunicato esprimendo pubblicamente una chiara posizione in mezzo a questo momento storico tanto complesso quanto oscuro e colmo di confusione nella mente di molti.
🙏
“La guerra comincia nella mente degli uomini; è nella mente degli uomini che devono essere costruite le difese della pace.” Preambolo della Costituzione UNESCO
Da settimane assistiamo, con dolore crescente, a un flusso ininterrotto di dichiarazioni provenienti dall’amministrazione Trump che ha ormai costruito un linguaggio riconoscibile e coerente: la minaccia come strumento ordinario di governo, il disprezzo come risposta a chiunque non si sottometta, la disumanizzazione dell’altro come premessa di ogni decisione. Un linguaggio che non conosce pause, che non distingue tra nemici dichiarati e voci di pace, che tratta con la stessa violenza verbale un popolo da cancellare e un Papa che chiede la fine della guerra.
Ogni tradizione spirituale, ogni grande civiltà umana, ha riconosciuto nella parola qualcosa di sacro: la capacità di nominare il mondo, di creare legami, di portare comprensione tra gli esseri. Nel buddhismo, il parlare retto è uno dei cardini del Nobile Ottuplice Sentiero, non come questione di galateo, ma perché le parole costruiscono realtà. Le parole precedono le azioni. Le parole preparano il terreno a ciò che poi accade nel mondo.
Il linguaggio dell’amministrazione Trump ha invertito questa funzione. Non nomina la realtà: la distorce. Non costruisce comprensione: produce terrore. Non cerca di convincere: schiaccia. Nelle minacce di cancellare un’intera civiltà in una notte, nell’annuncio del blocco navale, negli insulti a chi invoca la pace, non vi è traccia del benché minimo senso di umanità. Nessuna esitazione, nessuna coscienza della gravità di ciò che si dice, nessuna percezione che dietro quella “civiltà” ci siano volti, nomi, corpi. È la piattezza del tono, più ancora della brutalità del contenuto, a rivelare fino in fondo la natura di questo linguaggio: la disumanizzazione amministrata. E questa forma di disumanizzazione, nella storia, ha sempre preceduto le peggiori atrocità.
La tradizione buddhista ha riflettuto a lungo sui meccanismi della mente, su come essa possa conoscere con chiarezza oppure distorcere la realtà, scambiando le proprie proiezioni per verità. Trump non parla dell’Iran: parla di un’immagine dell’Iran, costruita, ridotta, svuotata di vita. Novantadue milioni di esseri umani scompaiono dietro la parola “civiltà” pronunciata con il tono di chi gestisce un problema tecnico. È la struttura di una mente che ha smesso di interrogarsi sulla validità di ciò che vede. Non è l’ignoranza di chi non sa: è, più pericolosamente, la certezza di chi è sicuro di sapere. Una certezza che, in Trump e in molti dei suoi sostenitori, si salda con il fanatismo religioso, con la convinzione di agire per volontà divina, di essere dalla parte giusta di una guerra santa travestita da politica. È la combinazione più pericolosa che esista: il potere assoluto che si crede benedetto.
Sentiamo il dovere di essere chiari: queste parole non intendono in alcun modo giustificare i regimi oppressivi. Ma una risposta fondata sul terrore e sulla distruzione indiscriminata non è la soluzione: è un’ulteriore catastrofe.
Non esiste strategia geopolitica, interesse economico o controllo di uno stretto marittimo che valga la vita di un essere umano; tantomeno di migliaia di vite. Lo sappiamo: la guerra non distingue tra regimi e popoli: distrugge entrambi, indiscriminatamente.
Il buddhismo insegna che alla radice di ogni violenza vi è un’illusione fondamentale: credere di essere separati dagli altri, non riuscire a vedere in ogni altro essere la stessa vita che pulsa in noi. Da questa cecità del cuore nascono tutte le illusioni che guidano le scelte di certi potenti: l’illusione che distruggere un paese significhi vincere, che la forza militarepossa comprare la pace, che un popolo possa essere eliminato senza che questo produca odio per generazioni. Chi non vede l’altro non vede nemmeno sé stesso. La storia lo ha già dimostrato, troppe volte.
Chiediamo con forza al Governo italiano e all’Unione Europea di alzare la voce in modo inequivocabile. Ci uniamo alla richiesta di un cessate il fuoco immediato e permanente. Sosteniamo gli sforzi di mediazione diplomatica e chiediamo che la diplomazia torni al centro, che si abbandoni il linguaggio degli ultimatum e della distruzione, che si apra una via verso una pace negoziata che tuteli la dignità di tutti i popoli coinvolti.
Che tutti gli esseri siano liberi dalla sofferenza.
Che tutti gli esseri, senza eccezione, trovino pace.”
~ Unione Buddhista Italiana
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“La guerra comincia nella mente degli uomini; è nella mente degli uomini che devono essere costruite le difese della pace.” Preambolo della Costituzione UNESCO
Da settimane assistiamo, con dolore crescente, a un flusso ininterrotto di dichiarazioni provenienti dall’amministrazione Trump che ha ormai costruito un linguaggio riconoscibile e coerente: la minaccia come strumento ordinario di governo, il disprezzo come risposta a chiunque non si sottometta, la disumanizzazione dell’altro come premessa di ogni decisione. Un linguaggio che non conosce pause, che non distingue tra nemici dichiarati e voci di pace, che tratta con la stessa violenza verbale un popolo da cancellare e un Papa che chiede la fine della guerra.
Ogni tradizione spirituale, ogni grande civiltà umana, ha riconosciuto nella parola qualcosa di sacro: la capacità di nominare il mondo, di creare legami, di portare comprensione tra gli esseri. Nel buddhismo, il parlare retto è uno dei cardini del Nobile Ottuplice Sentiero, non come questione di galateo, ma perché le parole costruiscono realtà. Le parole precedono le azioni. Le parole preparano il terreno a ciò che poi accade nel mondo.
Il linguaggio dell’amministrazione Trump ha invertito questa funzione. Non nomina la realtà: la distorce. Non costruisce comprensione: produce terrore. Non cerca di convincere: schiaccia. Nelle minacce di cancellare un’intera civiltà in una notte, nell’annuncio del blocco navale, negli insulti a chi invoca la pace, non vi è traccia del benché minimo senso di umanità. Nessuna esitazione, nessuna coscienza della gravità di ciò che si dice, nessuna percezione che dietro quella “civiltà” ci siano volti, nomi, corpi. È la piattezza del tono, più ancora della brutalità del contenuto, a rivelare fino in fondo la natura di questo linguaggio: la disumanizzazione amministrata. E questa forma di disumanizzazione, nella storia, ha sempre preceduto le peggiori atrocità.
La tradizione buddhista ha riflettuto a lungo sui meccanismi della mente, su come essa possa conoscere con chiarezza oppure distorcere la realtà, scambiando le proprie proiezioni per verità. Trump non parla dell’Iran: parla di un’immagine dell’Iran, costruita, ridotta, svuotata di vita. Novantadue milioni di esseri umani scompaiono dietro la parola “civiltà” pronunciata con il tono di chi gestisce un problema tecnico. È la struttura di una mente che ha smesso di interrogarsi sulla validità di ciò che vede. Non è l’ignoranza di chi non sa: è, più pericolosamente, la certezza di chi è sicuro di sapere. Una certezza che, in Trump e in molti dei suoi sostenitori, si salda con il fanatismo religioso, con la convinzione di agire per volontà divina, di essere dalla parte giusta di una guerra santa travestita da politica. È la combinazione più pericolosa che esista: il potere assoluto che si crede benedetto.
Sentiamo il dovere di essere chiari: queste parole non intendono in alcun modo giustificare i regimi oppressivi. Ma una risposta fondata sul terrore e sulla distruzione indiscriminata non è la soluzione: è un’ulteriore catastrofe.
Non esiste strategia geopolitica, interesse economico o controllo di uno stretto marittimo che valga la vita di un essere umano; tantomeno di migliaia di vite. Lo sappiamo: la guerra non distingue tra regimi e popoli: distrugge entrambi, indiscriminatamente.
Il buddhismo insegna che alla radice di ogni violenza vi è un’illusione fondamentale: credere di essere separati dagli altri, non riuscire a vedere in ogni altro essere la stessa vita che pulsa in noi. Da questa cecità del cuore nascono tutte le illusioni che guidano le scelte di certi potenti: l’illusione che distruggere un paese significhi vincere, che la forza militarepossa comprare la pace, che un popolo possa essere eliminato senza che questo produca odio per generazioni. Chi non vede l’altro non vede nemmeno sé stesso. La storia lo ha già dimostrato, troppe volte.
Chiediamo con forza al Governo italiano e all’Unione Europea di alzare la voce in modo inequivocabile. Ci uniamo alla richiesta di un cessate il fuoco immediato e permanente. Sosteniamo gli sforzi di mediazione diplomatica e chiediamo che la diplomazia torni al centro, che si abbandoni il linguaggio degli ultimatum e della distruzione, che si apra una via verso una pace negoziata che tuteli la dignità di tutti i popoli coinvolti.
Che tutti gli esseri siano liberi dalla sofferenza.
Che tutti gli esseri, senza eccezione, trovino pace.