28/10/2024
🌺VERMIGLIO🌺
La lentezza del film forse è la chiave che permette di entrare al suo interno e diventare parte del paese ancor più che della famiglia.
Accettata l’idea di rallentare, di aspettare la fine della guerra insieme a loro… assistiamo al “lento” processo di emancipazione della donna da un maschile produttivo solo per i suoi spermatozoi ma sterile nella paternità che passa solo nel godimento autoerotico del proprio sapere. Lui si basta, si soddisfa da sé, attraverso gli altri considerati come contenitori del suo ego.
Come la psicoanalisi ci insegna con un paterno così, gli altri maschi sono necessariamente carenti, devono essere annullati per permettere a lui di essere, così accade al figlio più grande a cui la parola viene negata e la sua virilità schiacciata e umiliata.
Gli altri sono bambini fantasmi, solo uno tenta continuamente di essere visto e cerca conforto nel disertore e nel fratello maggiore. Gli unici che rispondono al suo bisogno.
La femminilità viene rappresentata dai tanti personaggi che tentano di assumere una propria dignità di esistere sfuggendo alla sterile legge del padre.
La moglie e’ un utero riproduttivo messa a tacere in ogni momento perfino vietandole il dolore del lutto del figlio perso e prontamente sostituito da un altro spermatozoo.
Figli “comprati” come oggetti.
La madre, nel suo silenzio, fa famiglia per come può.
La sorella peccatrice che prega per annullare la pulsione peccaminosa del corpo nell’unico posto dove non può essere vista. Il femminile del corpo erotizzato da un altro femminile selvaggio come la piuma nascosta e incestuosa e la sigaretta rubata e donata all’amica disregolata e libera, cresciuta senza la legge di un padre.
La bambina “che eccelle” nel sapere, riflesso del godimento narcisistico del padre-maestro a cui addirittura lei confida, quasi a doverlo fare per forza, il segreto della propria avvenuta femminilità descritto come “sangue nelle mutande” un passaggio senza emozione, senza ritualità e senza alcuna parola, a testimoniare ancora una volta una femminilità senza Eros.
La sorella grande che, grazie all’amore, disobbedisce alla legge paterna andando “al mulino” ma rimane …(non lo dico)… bellissimo il passaggio in cui il corpo annientato dal lutto non riesce a dare naturalmente la vita e la cui pulsione di morte rischia di rifagocitare il figlio… uscito come oggetto grazie a chi gli oggetti “li compra”. E’ una femmina ovviamente… ed e’ qui che è interessante il finale … che non dico ovviamente … in cui per riabilitarsi alla vita bisogna sapere dare la vita… che non vuol dire trattenere oggetti … ma autorizzare il figlio dandogli un’altra possibilità in un altro femminile più vivo e autorizzato… dove l’eros ha trovato l’unica via possibile di sublimazione… la preghiera 🌺