16/02/2026
IL VALORE CHE TI DAI DIPENDE DA TE O DAGLI ALTRI?
L’autostima è davvero qualcosa di interno, un valore che ci attribuiamo autonomamente, o è influenzata da ciò che gli altri pensano di noi?
Da sempre, la psicologia ha cercato di rispondere a questa domanda, e la verità è che non esiste una risposta univoca. Molte teorie concordano su un punto essenziale: la nostra autostima si forma e si sviluppa nel contesto sociale in cui viviamo. Non siamo isole, e il modo in cui gli altri ci percepiscono - o meglio, il modo in cui noi crediamo che ci percepiscano - gioca un ruolo cruciale nella costruzione della nostra immagine di noi stessi.
Già nel 1902 il sociologo Charles Cooley parlava del concetto di “specchio sociale”: noi non ci vediamo per quello che siamo, ma attraverso il riflesso di come pensiamo di essere visti dagli altri. Crescendo, interiorizziamo giudizi, aspettative e conferme (o mancate conferme) che riceviamo dalle persone che ci circondano. In questo senso, l’autostima non è solo un’esperienza interna, ma il risultato di un dialogo costante tra noi e il nostro ambiente. Se da bambini ci hanno ripetuto che eravamo intelligenti, capaci, meritevoli, è probabile che questa percezione sia diventata parte del nostro senso di identità. Se invece abbiamo ricevuto critiche costanti, disapprovazione o scarsa considerazione, potremmo aver sviluppato una convinzione più negativa su noi stessi.
Le ricerche più recenti confermano questa visione.
Uno studio condotto su oltre 1.000 adolescenti ha evidenziato che la loro percezione di popolarità all’interno del gruppo di pari influenzava direttamente la loro autostima: più si sentivano accettati, più si percepivano come persone di valore.
Un’altra meta-analisi ha mostrato che le relazioni sociali positive migliorano il senso di autostima, mentre le esperienze negative lo riducono drasticamente. Un aspetto interessante riguarda l’impatto dei social media: il confronto costante con vite apparentemente perfette e la dipendenza dai like e dai commenti hanno un’influenza diretta sul modo in cui le persone valutano sé stesse.
In terapia mi capita spesso di lavorare con persone la cui autostima è diventata una sorta di “battaglia sociale”, un continuo oscillare tra conferme e delusioni basate sui feedback virtuali.
E se pensassimo che tutto questo sia solo una costruzione mentale? Ecco che entrano in gioco le neuroscienze. Studi recenti hanno utilizzato tecniche di imaging cerebrale per indagare come il nostro cervello elabora l’autostima. È stato scoperto che l’attività della corteccia prefrontale mediale, un’area chiave nell’autovalutazione, è più intensa nelle persone con bassa autostima quando ricevono feedback negativi, mentre chi ha una maggiore autostima mostra una minore reazione. È come se il cervello di chi ha una scarsa considerazione di sé fosse “sintonizzato” sulle opinioni altrui, arrivando persino a riflettere gli stessi schemi di attivazione cerebrale delle persone che lo giudicano. Chi invece ha una solida autostima, sembra avere una maggiore indipendenza a livello neurologico: il suo cervello non si lascia condizionare facilmente dai giudizi esterni.
Tutto questo ha implicazioni importanti. Se il nostro cervello è programmato per rispondere ai giudizi degli altri, significa che dobbiamo imparare a sviluppare una forma di autostima più autonoma. Ma come si fa? Una strategia è quella di iniziare a distinguere tra ciò che pensiamo di essere e ciò che ci è stato insegnato a credere di essere. Molte persone crescono con etichette che non corrispondono alla loro vera natura, ma che hanno assorbito senza metterle in discussione. In terapia dico spesso ai miei pazienti: “Quella voce nella tua testa che ti dice che non vali abbastanza, è davvero tua, o è qualcosa che hai imparato a forza di sentirlo ripetere?” Riconoscere questi schemi è il primo passo per spezzarli.
Se la nostra autostima è sempre stata legata agli altri, possiamo iniziare a costruire un nuovo modello basato su ciò che realmente ci fa sentire bene con noi stessi. Piuttosto che misurarci sulla base di aspettative esterne, possiamo chiederci: quali sono i miei valori? Quali aspetti di me apprezzo davvero? Quali sono le qualità che riconosco in me, indipendentemente da quello che pensano gli altri? È un processo che richiede tempo, ma è fondamentale per emanciparsi da un'autostima costruita sugli specchi degli altri.
Essere consapevoli di quanto siamo influenzati dall’esterno è il primo passo per riappropriarci del nostro valore. L’autostima può nascere dall’approvazione altrui, ma la vera sicurezza arriva quando impariamo a riconoscere il nostro valore a prescindere dal giudizio degli altri. E forse, a quel punto, non sarà più così importante sapere cosa pensano di noi.
© Dott. Pasquale Saviano
Psicologo – Psicoterapeuta