Dott.ssa Sara Quatrana Psicologa

Dott.ssa Sara Quatrana Psicologa Psicologa con spiccate capacità comunicative,di osservazione, attitudine positiva e profonda empatia.

Works in progress 🚧✍️
15/01/2026

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"Come è andato il primo giorno di scuola? E quel minuto di silenzio? Ne avete parlato?" 🗣️🤔NO! 🚫In un attimo  arrivano m...
08/01/2026

"Come è andato il primo giorno di scuola? E quel minuto di silenzio? Ne avete parlato?" 🗣️🤔

NO! 🚫

In un attimo arrivano mille domande, mille riflessioni. Ma dove sono tutte le parole, discorsi, progetti utuli per i ragazzi se poi non siamo capaci di portare la vita in classe? Perchè a scuola non si è parlato dell'accaduto a Crans-Montana?

La scuola non è solo il luogo dove si imparano contenuti, ma dove si impara a leggere il mondo...
..e leggere il mondo significa anche fare i conti con la fragilità, con il caso, con le responsabilità💔

Erano figli, erano alunni

Lavori in corso❣️✍️ Con il cuore e con la mente🥰
08/01/2026

Lavori in corso❣️✍️ Con il cuore e con la mente🥰

Dott.ssa Sara Quatrana Psicologa
23/12/2025

Dott.ssa Sara Quatrana Psicologa

Work in progress...
11/12/2025

Work in progress...

ALLE MEDIE i bambini diventano ragazzi, sono quasi completamente formati dentro, il cambiamento è silenzioso ma enorme, ...
10/12/2025

ALLE MEDIE i bambini diventano ragazzi, sono quasi completamente formati dentro, il cambiamento è silenzioso ma enorme, in sordina ma molto veloce.
Tanto che noi genitori quasi non ce ne accorgiamo e continuiamo a trattarli come se fossero ancora bambini delle elementari.
A livello sottile i ragazzi delle medie ormai hanno fatto il patto di fedeltà o lo stanno concludendo. Quindi, cominciano a manifestare aspetti del lato oscuro che noi gli abbiamo passato.
Cominciano ad essere più critici nei loro e nei nostri confronti e le piccole vergogne, se non risolte, si amplificano e possono creare le prime rigidità, chiusure e problemi di autostima. Tutto in linea con le nostre vibrazioni e con il karma familiare.
In generale hanno necessità di una crescente libertà, sempre adeguata alla loro età, ovviamente, grazie alla quale possano imparare ad esprimersi, per sperimentare cosa significa essere grandi, pur nella confusione tra la loro autenticità che sta sfumando e la loro appena acquisita personalità (dell’ombra).
Per questo sono molto sensibili e vulnerabili a critiche, derisioni o commenti negativi, perché non hanno più una vera centratura su di sé.
Calandosi in terza dimensione proprio in questa età, stanno perdendo la loro originalità e individualità naturale.
Dovremmo cercare di aiutarli a ritardare il più possibile questo passaggio, ma soprattutto aiutarli a mantenere la connessione con il loro cuore e con il loro sentire.
Su un piano materiale hanno bisogno di una nostra presenza modulata in modo da contrastare la loro voglia di sperimentare il male, come non studiare, non impegnarsi, o le prime esperienze da “grandi”, come fumare, bere alcolici (tutto in linea con le vibrazioni e l’etica della famiglia).
Per questo passaggio con cui lasciano la loro essenza primaria e assumono la nuova personalità a volte sono un po' contraddittori, spesso mancano di fiducia in se stessi, non sanno contrastare i pensieri negativi ormai presenti in loro, il lato oscuro nascente.
Vorrebbero dirci delle cose che li infastidiscono ma non riescono, se non a volte usando un’aggressività che nasce dalla paura di deluderci e ferirci e anche dalla delusione di non essere visti in questo passaggio dalla quinta alla terza dimensione che fanno per noi.
Non accettano più ordini perentori, anche se giusti, perché vogliono essere coinvolti, capire ed essere capiti, e rispettati nel loro pensiero.
Li facciamo contenti se cominciamo a metterci un po' in disparte: loro ci chiederanno aiuto in caso di bisogno.
Comunque il nostro modo di rapportarci a loro deve essere diverso rispetto a prima, dobbiamo trattarli più da grandi e chiedere sempre più spesso la loro opinione, coinvolgendoli nei ragionamenti.
È ancora un’età bellissima, dove sono molto sensibili e ancora molto aperti e connessi con la luce, nonostante comincino a fare da specchio al nostro lato oscuro.
L.G.

www.saraquatrana.it
Via Aldo Moro (FR)
On Line: info@saraquatrana.it

Oggi desidero raccontarvi una storia.Un’insegnante accompagna la sua classe quinta al tanto atteso progetto continuità, ...
18/11/2025

Oggi desidero raccontarvi una storia.

Un’insegnante accompagna la sua classe quinta al tanto atteso progetto continuità, un momento che dovrebbe rappresentare un ponte simbolico tra il “prima” e il “dopo”, tra ciò che i bambini sono e ciò che diventeranno.

I bambini arrivano carichi di aspettative, emozionati, curiosi di scoprire il nuovo ambiente che presto li accoglierà. Ma appena varcano la soglia, si accorgono che qualcosa non va: nessuno li sta aspettando.

È una giornata particolare, ci dicono. Mancano alcuni docenti, le attività previste non sono state organizzate, nessuno sembra davvero consapevole dell’importanza di quell’incontro. I bambini rimangono lì, spaesati, mentre dovrebbero vivere un’esperienza significativa, capace di rassicurarli e guidarli verso un passaggio evolutivo delicato.
Invece sperimentano la delusione, l’imbarazzo, il sentirsi fuori posto.

E poi c’è l’ambiente. Un ambiente che parla da sé: ragazzi lasciati a loro stessi, comportamenti fuori controllo, docenti visibilmente stanchi, poco accoglienti. Non c’è calore, non c’è cura, non c’è intenzionalità educativa.

È questo il primo assaggio della scuola che li attende?

Come psicologa e insegnante non posso fare a meno di riflettere su ciò che questa scena rappresenta: quando la scuola dimentica la sua funzione relazionale, perde la sua anima.

La continuità non è un atto formale, ma un gesto di accompagnamento; è un “ti porto con me” che sostiene il bambino mentre affronta l’ignoto.

L’accoglienza non è un dettaglio, ma un bisogno primario.
La cura non è un optional, ma il terreno su cui cresce la fiducia.

E allora mi domando: che cosa imparano i bambini quando entrano in un luogo che non ha preparato spazio per loro? Che messaggio trasmettiamo quando chi dovrebbe essere guida non riesce più a esserlo?

Questa storia non vuole giudicare, ma far riflettere.

Perché la scuola, quella vera, quella che forma e trasforma, non è fatta solo di programmi e verifiche. È fatta di mani tese, di sguardi che rassicurano, di adulti presenti e consapevoli.

E se anche solo per un giorno questo viene a mancare, dovremmo fermarci e chiederci non “di chi è la colpa”, ma che cosa possiamo fare, insieme, per restituire alla scuola la sua dignità e il suo senso profondo.
Perché ogni bambino merita di essere accolto.
Ogni passaggio merita delicatezza.
Ogni scuola merita di essere un luogo che custodisce, che cresce, che accompagna.

Quando l’insegnante ferisce invece di educare 👩‍🏫🩹📚HO SCRITTO MOLTO, FORSE TROPPO MA FORSE NE VALE LA PENA!!Lavorando co...
06/11/2025

Quando l’insegnante ferisce invece di educare 👩‍🏫🩹📚

HO SCRITTO MOLTO, FORSE TROPPO MA FORSE NE VALE LA PENA!!

Lavorando come psicologa, ma anche come insegnante, mi capita spesso di ascoltare storie di bambini che non vogliono più andare a scuola. Genitori preoccupati, bambini che improvvisamente perdono fiducia in sé, ragazzi che iniziano a credere di “non valere abbastanza”.

E ogni volta mi domando: com’è possibile che un luogo pensato per crescere, imparare, scoprire il mondo, possa trasformarsi in un ambiente che ferisce?
Non parlo solo di bullismo tra pari, ma di qualcosa di più sottile e doloroso: quando è l’insegnante stesso a ferire.

Nella mia esperienza, ho incontrato insegnanti straordinari: empatici, preparati, capaci di guardare oltre il voto e di vedere la persona. Uomini e donne che hanno compreso che insegnare non è solo trasmettere contenuti, ma educare attraverso la relazione.

Ma accanto a loro, purtroppo, esistono anche figure che — forse inconsapevolmente — ostacolano il flusso dell’apprendimento e minano la crescita emotiva dei bambini.
Sono quegli insegnanti che alzano la voce con facilità, che usano l’ironia come arma, che sottolineano l’errore invece dello sforzo.
Sono quelli che etichettano (“sei svogliato”, “sei un disastro”, “non ce la farai mai”), dimenticando che le parole hanno un potere enorme sullo sviluppo dell’autostima.

Sono quelli che umiliano davanti alla classe, convinti che così si impari una lezione di vita. CASPITA QUANTE VOLTE ACCADE!!!!

Ma la lezione che un bambino impara, in realtà, è ben diversa: che non è abbastanza, che il suo valore dipende dal giudizio di chi ha davanti.

CHE TRISTE REALTÀ!!!

A cosa serve riempire le scuole di psicologi, parlare di inclusione, di BES, di DSA, se poi ogni giorno in aula ci sono adulti che non rispettano la fragilità e la dignità dei bambini?
A cosa servono i protocolli, i progetti, gli incontri formativi, se chi entra in classe non è disposto a mettersi in discussione, a guardarsi dentro, a riconoscere che anche l’insegnamento è un atto emotivo?
Non si tratta di colpevolizzare, ma di responsabilizzare.!!!!!!!!
L’insegnante è un modello, un riferimento affettivo potente. Ogni parola, ogni sguardo, ogni silenzio lascia un segno.
Un bambino può dimenticare una formula matematica, ma non dimenticherà mai come si è sentito quando qualcuno lo ha fatto vergognare.

ESATTO! PERCHÉ QUESTO ACCADE!!!!

Come psicologa, credo profondamente che la scuola debba essere un luogo di crescita, non solo cognitiva ma anche emotiva.
Formare gli insegnanti all’ascolto, all’empatia, alla gestione delle emozioni non è un “di più”: è la base per qualsiasi apprendimento autentico.
Perché nessun bambino può imparare davvero se si sente sbagliato.
Abbiamo bisogno di riportare il cuore nella scuola.
Di insegnanti che sappiano fermarsi un attimo prima di pronunciare una frase che può ferire, che scelgano di incoraggiare invece di giudicare, che vedano dietro ogni difficoltà non un problema, ma un bisogno.
Non serve riempire le scuole di esperti se manca la prima, vera forma di cura: la presenza consapevole dell’adulto che educa.
Forse il cambiamento non parte dai grandi progetti ministeriali, ma da un gesto semplice: ricordarsi che ogni bambino è una storia che si costruisce anche attraverso i nostri sguardi e le nostre parole.
Rimettiamo al centro l’empatia, la relazione, la responsabilità affettiva.
Solo così la scuola potrà tornare ad essere ciò che dovrebbe sempre essere: un luogo che fa crescere, non
che ferisce.

Ho finito!

03/11/2025

"Pensa con il cuore e ama con la testa"

31/10/2025

Un solo complimento può cambiare un bambino e costruire un'IDENTITÀ!!!!!

Da qui si apre un mondo...

26/10/2025

Dottoressa Sara Quatrana, psicologa specializzata in psicologia infantile e dell'età evolutiva e gestione del mutismo selettivo, offre un supporto professionale per aiutare i bambini a superare le difficoltà legate al mutismo selettivo. Con un approccio sensibile e basato sull'empatia, aiuta i bambini a trovare la fiducia e le strategie necessarie per esprimersi verbalmente in contesti sociali, promuovendo il loro sviluppo e benessere psicologico.

Scopri di più visitando la sezione dedicata del mio sito web:

https://www.saraquatrana.it/supporto/infanzia-eta-evolutiva/mutismo-selettivo

Arriverà il giorno in cui in una classe ci saranno solo etichette, ci saranno 7 ADHD, 8 DSA, 15 DOP, e così via, fino a ...
11/10/2025

Arriverà il giorno in cui in una classe ci saranno solo etichette, ci saranno 7 ADHD, 8 DSA, 15 DOP, e così via, fino a ricoprire il numero totale dei bambini, in realtà ci siano vicinissimi, manca davvero poco.

Saremo tutti felici perché avremo una guida universale per tutti, gli ADHD si trattano così, i DSA cosa', con quelli nello SPETTRO si farà cola'.

Poi per facilitare le cose si creeranno classi ADHD, classi DSA e via dicendo, nel frattempo aumenteranno tutti, e allora si creeranno scuole per bambini nello SPETTRO e scuole per bambini DOP, e così via.

Nel frattempo di bambini NORMALI non ci sarà più l'ombra, oppure esisteranno ancora, si chiameranno pure loro con un nome, tipo IPER PLUS DOTATI, chissà, e comunque nasceranno scuole pure per loro, i fighissimi.

Poi arriverà il giorno in cui i bambini non avranno più un nome, non si chiameranno più Gigetto, Sofia o Tommaso, anche tra loro si chiameranno per sigle e affini, esisteranno super test che definiranno vari disturbi in epoca prenatale, e sarà bellissimo, perché si saprà già che figlio avrai e tutti ti diranno subito come trattarlo.

Sarà splendido, sarà quello che abbiamo voluto davvero, ci siamo quasi.

🔻 È chiaramente una provocazione, ma vuole far riflettere, se civilmente meglio, ricordo che la nostra Garante per i Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza Marina Terragni ha appena comunicato in commissione parlamentare che abbiamo TROPPE neurodiagnosi precoci INAPPROPRIATE e troppi ipertrattatamenti seguenti.

Indirizzo

Via Aldo Moro 196
Frosinone
03100

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 20:00
Sabato 09:00 - 20:00

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