27/02/2026
𝗙𝗢𝗕𝗜𝗘 𝗦𝗣𝗘𝗖𝗜𝗙𝗜𝗖𝗛𝗘 𝗘 𝗔𝗡𝗚𝗢𝗦𝗖𝗜𝗔 𝗗𝗜 𝗦𝗘𝗣𝗔𝗥𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 (𝗦𝗶𝗴𝗺𝘂𝗻𝗱 𝗙𝗿𝗲𝘂𝗱)
Per Sigmund Freud, fondatore della psicoanalisi, 𝗹𝗮 𝗳𝗼𝗯𝗶𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗹𝗶𝗰𝗲𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝗽𝗮𝘂𝗿𝗮 𝗶𝗿𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲. 𝗘̀ 𝘂𝗻𝗮 𝘀𝗼𝗹𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗽𝘀𝗶𝗰𝗵𝗶𝗰𝗮.
Nel celebre caso del “𝘗𝘪𝘤𝘤𝘰𝘭𝘰 𝘏𝘢𝘯𝘴”, un bambino terrorizzato dai cavalli, Freud mostra come 𝗹’𝗼𝗴𝗴𝗲𝘁𝘁𝗼 𝘁𝗲𝗺𝘂𝘁𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗶𝗮 𝗶𝗹 𝘃𝗲𝗿𝗼 𝗽𝗿𝗼𝗯𝗹𝗲𝗺𝗮, 𝗺𝗮 𝗶𝗹 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗲𝗻𝗶𝘁𝗼𝗿𝗲 𝗱𝗶 𝘂𝗻 𝗰𝗼𝗻𝗳𝗹𝗶𝘁𝘁𝗼 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗽𝗿𝗼𝗳𝗼𝗻𝗱𝗼. Hans non aveva paura dei cavalli in sé. Il cavallo rappresentava altro: il desiderio per la madre, la rivalità con il padre, e soprattutto la paura di essere punito per ciò che desiderava. 𝗨𝗻’𝗮𝗻𝗴𝗼𝘀𝗰𝗶𝗮 𝘁𝗿𝗼𝗽𝗽𝗼 𝗴𝗿𝗮𝗻𝗱𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗽𝗲𝗻𝘀𝗮𝘁𝗮, spostata su qualcosa di esterno — e quindi evitabile.
𝗟𝗮 𝗳𝗼𝗯𝗶𝗮, 𝗰𝗼𝘀𝗶̀, 𝗼𝗿𝗴𝗮𝗻𝗶𝘇𝘇𝗮 𝗶𝗹 𝗰𝗮𝗼𝘀. Se il pericolo è “là fuori”, può essere tenuto a distanza. Il sintomo protegge dall'ingestibile, ma restringe il mondo.
👉 La fobia non nasce dalla debolezza. Nasce dall'intelligenza della psiche: 𝗺𝗲𝗴𝗹𝗶𝗼 𝘂𝗻 𝗻𝗲𝗺𝗶𝗰𝗼 𝗰𝗼𝗻𝗰𝗿𝗲𝘁𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝘂𝗻 𝗰𝗼𝗻𝗳𝗹𝗶𝘁𝘁𝗼 𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮.
Nella 𝗣𝘀𝗶𝗰𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗣𝗿𝗼𝗳𝗼𝗻𝗱𝗼, il lavoro clinico non consiste nel convincere la persona che l’oggetto temuto non è pericoloso. Quello è il compito dell'esposizione graduale. Il nostro lavoro va altrove: verso ciò che quell'oggetto rappresenta, verso il conflitto che il sintomo tiene a bada.
Perché 𝗾𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗹’𝗮𝗻𝗴𝗼𝘀𝗰𝗶𝗮 𝘁𝗿𝗼𝘃𝗮 𝗽𝗮𝗿𝗼𝗹𝗮 — 𝗾𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗶𝗹 𝗰𝗼𝗻𝗳𝗹𝗶𝘁𝘁𝗼 𝗽𝘂𝗼̀ 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗽𝗲𝗻𝘀𝗮𝘁𝗼 𝗶𝗻𝘃𝗲𝗰𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗲𝘃𝗶𝘁𝗮𝘁𝗼 — 𝗹’𝗼𝗴𝗴𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗽𝗲𝗿𝗱𝗲 𝗶𝗹 𝘀𝘂𝗼 𝗽𝗼𝘁𝗲𝗿𝗲. Non perché il mondo diventi sicuro, ma perché la persona smette di aver bisogno che sia lui a contenere la paura.
𝙌𝙪𝙖𝙡𝙚 𝙨𝙚𝙥𝙖𝙧𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙣𝙤𝙣 𝙚̀ 𝙨𝙩𝙖𝙩𝙖 𝙩𝙤𝙡𝙡𝙚𝙧𝙖𝙩𝙖?
𝙌𝙪𝙖𝙡𝙚 𝙙𝙚𝙨𝙞𝙙𝙚𝙧𝙞𝙤 𝙝𝙖 𝙛𝙖𝙩𝙩𝙤 𝙩𝙧𝙤𝙥𝙥𝙖 𝙥𝙖𝙪𝙧𝙖?
𝙌𝙪𝙖𝙡𝙚 𝙥𝙚𝙧𝙙𝙞𝙩𝙖 𝙚̀ 𝙧𝙞𝙢𝙖𝙨𝙩𝙖 𝙨𝙚𝙣𝙯𝙖 𝙥𝙖𝙧𝙤𝙡𝙚?
Sono queste le domande che aprono uno spazio in cui il sintomo, lentamente, non serve più.