09/01/2026
Nel mio percorso personale di crescita, durante alcuni seminari motivazionali e di consapevolezza di sé, affrontammo un tema tanto delicato quanto universale: il lutto.
Lo facemmo attraverso un esercizio potente e toccante: la sedia vuota.
Davanti a noi, una sedia simbolicamente “occupata” da una persona che non c’era più. A turno, le parole non dette, i saluti mancati, la rabbia, l’amore, il dolore, i progetti interrotti prendevano voce.
Uno spazio sicuro dove esprimere, lasciare andare, integrare l’assenza.
Non per dimenticare, ma per continuare a camminare con ciò che abbiamo amato dentro di noi.
Un’esperienza che ancora oggi porto nel cuore e che uso spesso anche nelle mie sedute.
Quindi sì ai banchi vuoti almeno per i primi tempi.
Esplora il dibattito su Crans-Montana e i banchi vuoti delle vittime a scuola: le opinioni degli esperti e chi dovrebbe prendere le decisioni più appropriate.