05/01/2026
Pulisce il corpo fisico ma soprattutto espande il prana , l’energia vitale e aiuta a rendere stabile la mente ✨✨✨
NASO: PORTA DEL PRANA
Immagina per un attimo il tuo naso come un filtro vivo, non come un semplice tubo dell’aria. È il primo confine tra te e il mondo, il punto in cui ciò che è fuori entra dentro, ogni giorno, senza chiedere permesso. Polveri, pollini, smog, emozioni trattenute, aria pesante. Tutto passa di lì. E quando quel filtro si satura, non è solo il respiro a diventare corto: è la testa che si appesantisce, la mente che perde chiarezza, il corpo che si irrigidisce senza sapere perché.
Io il lavaggio nasale lo pratico da anni, come gesto quotidiano di igiene, sì, ma soprattutto come gesto di centratura. Non l’ho scelto solo perché “fa bene”, l’ho scelto perché cambia il modo in cui respiro e, quando cambia il respiro, cambia tutto il resto. È una pratica semplice, quasi disarmante, e proprio per questo potente.
I popoli antichi lo sapevano bene. Nell’Ayurveda il jala neti non era una moda wellness, ma una pratica di pulizia energetica prima ancora che fisica. Le cavità nasali sono una soglia: da lì passa il prana, l’energia vitale. Se quella soglia è ostruita, il flusso si altera. Pulire il naso significava preparare il corpo alla meditazione, rendere la mente più stabile, favorire la lucidità e la presenza. Non c’era misticismo inutile: c’era osservazione del funzionamento umano.
A livello energetico, ogni volta che liberi le vie nasali senti chiaramente una cosa: spazio. Come se qualcosa si riallineasse tra testa e petto. Il respiro diventa più profondo, il campo mentale più silenzioso, l’attenzione più raccolta. Non è suggestione, è fisiologia che incontra energia. Quando l’aria scorre bene, anche il sistema nervoso si rilassa. E quando il sistema nervoso smette di difendersi, l’energia riprende a fluire.
Non l’ho mai “consigliato” davvero a nessuno. È successo in modo involontario, raccontando semplicemente cosa facevo e cosa notavo. E puntualmente, chi mi ascoltava finiva per provarci. Poi tornavano a dirmi la stessa cosa, con parole diverse: respiro più libero, meno congestione, testa più leggera, una sensazione di pulizia che non è solo fisica. A quel punto non servivano spiegazioni: l’esperienza parlava da sola.
All’inizio, come tutti, ho sperimentato usando siringhe, schizzetti, metodi improvvisati, e sì, funzionano… ma spesso lo fanno “a spinta”, come se dovessi convincere il naso a lasciar andare. In pratica i lavaggi nasali si fanno con una soluzione di acqua tiepida e sale grezzo, preparata con attenzione, poi la fai scorrere delicatamente da una narice all’altra e lasci che il flusso porti via muco, residui e quella sensazione di chiuso che ti cambia l’umore. La differenza, almeno per me, non è solo nel gesto, ma nel modo in cui quel gesto rispetta i tempi del corpo: pressione no, gravità sì.
È qui che ho trovato il mio “mai più senza”, il neti lota della tradizione ayurvedica in terracotta, quello essenziale, sobrio, con una forma che sembra banale finché non lo usi: beccuccio pensato per aderire bene, flusso continuo, niente scatti, niente violenza, solo acqua che scorre come deve scorrere.
Per me non è uno strumento, è un rituale minimo di cura quotidiana. Se ti interessa sapere quello che uso io, chiedimelo nei commenti.
PS: Questo lavoro richiede tempo, presenza e cura. Se ciò che condivido ti nutre, ti chiedo la gentilezza di commentare o condividere, a te non costa nulla ma per me è un grande supporto.
Grazie 🙏🌸
Donatella Pecora
Floriterapia Psicodinamica