10/12/2023
🦷ANESTESIA IN ODONTOIATRIA🦷
🕒IN BREVE:
🔹Il funzionamento dell’anestesia prevede il blocco, da parte della molecola, dei recettori della sensibilità dolorosa, impedendo la trasmissione dell’impulso nervoso derivato dalla loro stimolazione;
🔹Diversi sono i tronchi nervosi che concorrono all’innervazione delle varie zone del cavo orale. Pertanto la necessità di anestetizzare un elemento piuttosto che un altro potrebbe richiedere una diversa tipologia di anestesia;
🔹Vi sono due macrocategorie di anestetici:
▪con vasocostrittore: garantiscono durata maggiore dell’effetto e minore sanguinamento;
▪senza vasocostrittore: minore durata, indicati soprattutto in caso di problematiche cardiovascolari o per prevenire l’inoculazione diretta di piccole quantità di vasocostrittore nel circolo ematico;
🔹4 principali tipologie di anestesia odontoiatrica:
▪Plessica: eseguita nel fornice, anestetizza l’elemento singolo e la mucosa circostante;
▪Intraligamentosa: eseguita nel solco gengivale dell’elemento interessato, anestetizza l’elemento singolo;
▪Tronculare: eseguita in corrispondenza del tronco nervoso con anestesia di tutte le strutture a valle del punto del blocco;
▪Intrapulpare: eseguita direttamente nella polpa dentaria, anestetizza l’elemento singolo.
👨🏫NEL DETTAGLIO:
L’introduzione dell’anestesia locale in ambito odontoiatrico rappresenta uno dei più importanti sviluppi nel progresso della pratica clinica, consentendo l’esecuzione di prestazioni indolori dapprima ritenute insopportabili per il paziente e, pertanto, non erogate. Basti pensare alla cura di una carie penetrante o alla devitalizzazione di un elemento senza anestesia. Ciò ha consentito l’adozione di un atteggiamento più conservativo, con la cura ed il mantenimento di elementi che precedentemente sarebbero stati direttamente estratti.
Esistono moltissime molecole in grado di assolvere alla funzione anestetica, non verranno trattate in questa sede in quanto di interesse specifico dell’odontoiatra, meno del paziente. La distinzione principale è tra soluzione anestetica con o senza vasocostrittore (adrenalina in concentrazione variabile, il più delle volte 1:100.000). Le soluzioni anestetiche con annesso vasocostrittore avranno il duplice vantaggio di garantire un effetto analgesico più duraturo per via della riduzione del flusso ematico nella zona interessata e, analogamente, una riduzione dell’entità del sanguinamento. Troveranno quindi utilità maggiore nel contesto della chirurgia e di interventi che richiedano una certa durata. Al contrario l’anestetico senza vasocostrittore è raccomandabile in caso di pazienti con pregresse problematiche di natura cardiovascolare, in caso di interventi di breve durata o nel caso in cui si debba prevenire l’inoculazione di vasocostrittore in grossi vasi sanguigni (eventualità rara ma possibile in caso di anestesia tronculare).
Il meccanismo con il quale la molecola anestetica agisce prevede l’interruzione della trasmissione dell’impulso doloroso lungo la catena sensitiva che raggiunge l’encefalo. Una volta iniettata, la molecola a contatto con un pH leggermente basico (come solitamente dovrebbe essere quello dei tessuti) si dissocia, attivandosi, e andando a legare i nocicettori presenti nella zona interessata, bloccando quindi la trasmissione delle informazioni legate alla sensibilità dolorosa. Tutti gli altri recettori sono ancora in funzione, pertanto continueranno ad essere percepite le altre sensazioni, soprattutto quelle legate alla sensibilità pressoria e propriocettiva. In caso di forte infiammazione dei tessuti, come nel caso di elementi francamente pulpitici o in caso di ascesso, il pH tissutale subisce una più o meno accentuata acidificazione che inibisce la dissociazione della molecola anestetica, riducendone di fatto l’efficacia e rendendo necessaria una quantità leggermente superiore rispetto alla norma per ottenere il blocco delle terminazioni nervose.
Gli elementi dentari e le mucose del cavo orale trovano innervazione a partire da diversi tronchi nervosi, dei quali quelli di diretto interesse odontoiatrico sono correlati al nervo trigemino, ovvero la sua branca mandibolare (da cui deriva il nervo alveolare inferiore, responsabile dell’innervazione degli elementi dell’arcata inferiore) e la sua branca mascellare (da cui derivano i nervi alveolari superiori anteriore, medio e posteriore, responsabili dell’innervazione degli elementi dentari superiori), oltre al nervo buccale (responsabile dell’innervazione della mucosa vestibolare del terzo posteriore della mandibola) e al nervo linguale (responsabile, non a sorpresa, dell’innervazione di corpo e punta della lingua). La distribuzione dell’innervazione a carico delle strutture della bocca è monolaterale, nel senso che di ciascun nervo coinvolto vi è una coppia di tronchi nervosi, uno destro e uno sinistro, ciascuno responsabile dell’innervazione rispettivamente delle strutture destre o sinistre.
Esistono quattro diverse tipologie di anestesia eseguibili in ambito odontoiatrico:
🔷L’anestesia plessica: consiste nell’iniezione del farmaco anestetico a livello del fornice vestibolare in corrispondenza della mucosa immediatamente corrispondente alla zona ove sono presenti gli apici delle radici del dente interessato. Il farmaco per diffusione andrà a bloccare i nocicettori in corrispondenza dell’elemento, anestetizzandolo. Sono suscettibili a questo tipo di anestesia tutti gli elementi superiori e gli elementi inferiori anteriori fino al primo e talvolta il secondo premolare;
🔷L’anestesia intraligamentosa: consiste nell’inoculazione dell’anestetico in profondità all’interno del solco gengivale con lo scopo di addormentare elettivamente il legamento parodontale dell’elemento interessato e, per diffusione, raggiungere la zona apicale anestetizzando in toto l’elemento. Sono suscettibili a questa tipologia di anestesia potenzialmente tutti gli elementi, viene sovente utilizzata a rinforzo di plessica e tronculare in caso di elementi non totalmente anestetizzati;
🔷L’anestesia tronculare: utilizzata il più delle volte per bloccare la sensibilità dolorosa in corrispondenza del terzo posteriore dell’arcata inferiore, ovvero i molari e, più raramente, i secondi premolari inferiori. Si tratta di una zona in cui la plessica difficilmente risulta efficace a causa dello spessore osseo che impedisce un’agevole diffusione dell’anestetico verso gli apici degli elementi. Si aggira questa limitazione anatomica andando a bloccare il nervo a monte, prima del suo ingresso all’interno della mandibola, generando un blocco dell’intero territorio innervato a valle, addormentando pertanto i tessuti fino alla metà del labbro e del mento dello stesso lato ove occorre intervenire. Si evita l’esecuzione di questo tipo di blocco per gli elementi dell’arcata superiore sia per l’efficacia della plessica sia per la presenza di un fitto plesso venoso in corrispondenza della zona in cui si dovrebbe eseguire il blocco tronculare;
🔷L’anestesia intrapulpare: si tratta di un tipo di anestesia adottabile, ovviamente, quando c’è una diretta esposizione pulpare, quindi in caso di devitalizzazione o in alcuni casi di estrazione, la cui esecuzione consiste nella diretta iniezione del farmaco nella polpa dentaria. È un tipo di anestesia per la quale l’operatore deve esercitare grande attenzione per via del fatto che al paziente fa un male cane tremendo. Della durata di un secondo, ma è un secondo che resta impresso nella mente del paziente. Efficace per l’anestesia di tutti gli elementi.