02/03/2026
🌿 𝐋𝐢𝐛𝐫𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐦𝐞𝐬𝐞 - Marzo
Ci sono libri che si leggono una volta e restano.
Libri che, ogni volta che li riapri, sembrano parlarti in modo diverso.
Libri che non si limitano a raccontare una storia, ma toccano qualcosa di molto personale.
Questo mese nella nostra sala d’attesa trovate “Il buco” di 𝐀𝐧𝐧𝐚 𝐋𝐥𝐞𝐧𝐚𝐬 (Gribaudo), un albo illustrato delicato e potente, capace di parlare di ferite, cambiamenti e trasformazioni con un linguaggio semplice e profondissimo.
Giulia è una bambina come tante. Vive in una casa come tante, su una collina come tante. È felice.
Finché, a un certo punto, accade qualcosa di doloroso. E dentro di lei si apre un 𝐛𝐮𝐜𝐨.
Un buco che prova a riempire in tutti i modi: con distrazioni, con oggetti, con tentativi affannosi di farlo sparire.
Ma il buco resta.
Questa immagine è potente.
Perché quel buco non è solo di Giulia.
Ognuno di noi, a volte, sperimenta una mancanza: una separazione, un lutto, una delusione, un cambiamento improvviso.
La psicologia ci ricorda che non è l’assenza di ferite a farci crescere, ma il modo in cui possiamo attraversarle. Come scrive 𝐃𝐚𝐯𝐢𝐝 𝐑𝐢𝐜𝐡𝐨, “le nostre ferite sono spesso aperture nella parte migliore e più bella di noi”.
E questo albo lo mostra con straordinaria efficacia.
Le 𝐢𝐥𝐥𝐮𝐬𝐭𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢, realizzate con cartone riciclato, sono parte integrante del messaggio: ritagli, sovrapposizioni, materiali semplici che diventano immagini dense di significato.
Persino la copertina è attraversata da un vero buco, da esplorare con le dita. Perché i libri non si leggono soltanto: si toccano, si attraversano, si abitano.
C’è qualcosa di profondamente educativo in questa scelta artistica: ciò che è “rotto”, ciò che è “bucato”, può diventare trasformazione.
Un’immagine preziosa anche per il lavoro emotivo con bambini e bambine.
Lo consigliamo dai 4 anni in su.
Ma, come spesso accade con gli albi ben scritti, non esiste un vero limite “in su”.
È un libro per chi educa, per chi accompagna, per chi attraversa un cambiamento, per chi ha conosciuto almeno una volta la sensazione di avere un buco dentro.
Questo mese vi proponiamo un piccolo gesto possibile — per bambini, ragazzi, adulti.
Provate a disegnare il vostro “buco”. Dategli forma, colore, dimensione.
Poi fermatevi a osservarlo: di cosa parla? Cosa racconta?
Ha bisogno di essere riempito… o riconosciuto?
A volte non si tratta di tappare un buco.
Si tratta di imparare ad ascoltarlo.
E, con delicatezza, a guardarci dentro.