21/02/2026
"Il cuore per il piccolo Domenico, già espiantato del proprio, era in un blocco di ghiaccio" inutilizzabile.
Un incubo, una sciatteria e negligenza fuori da ogni possibile giustificazione. Follia pura sulla pelle di un bimbo, che cercava la vita come un pesciolino sul bagnasciuga si dibatte in cerca dell'acqua.
E' tutto finito lì.
Ma l'errore, l'assurdità, era iniziata molto prima. Che quell'organo fosse danneggiato, i medici lo avevano capito. Ma ormai troppo tardi. Quando lo avevano tirato fuori dal contenitore era chiaro che non fosse stato conservato alla temperatura adatta, intorno ai quattro gradi, ma che qualcosa fosse andato storto: era inglobato in un blocco di ghiaccio, ci hanno messo venti minuti per tirarlo fuori. E hanno dovuto usarlo lo stesso: al piccolo era stato già espiantato il cuore, l'unica scelta era lasciarlo morire o tentare un'operazione disperata. "All'apertura del contenitore termico - riferisce Repubblica, riportando le informazioni contenute nell'indagine dell'ospedale napoletano - risultava impossibile estrarre il secchiello contenente il cuore, completamente inglobato in un blocco di ghiaccio".
Nell'indagine si evidenzia anche il problema relativo al contenitore usato per il trasporto dell'organo. Un modello datato, privo di controllo della temperatura interno e di termostato esterno, caratteristiche invece presenti sul moderno Paragonix. Il Monaldi possiede contenitori di questo tipo dal 2023 e ne ha tre, ma l'equipe ha dichiarato di non essere a conoscenza di questa disponibilità. I medici erano stati inoltre invitati via mail alla formazione per utilizzare il nuovo dispositivo, ma non sarebbe mai stata fatta. Anche il contenitore "vecchio", però, sarebbe andato bene, se fosse stato utilizzato nel modo corretto.
Nei verbali dell'indagine interna del Monaldi, viene ricostruita quella notte del 23 dicembre, quando i sanitari del Monaldi sono andati da Napoli a Bolzano per andare a prendere il cuore che si è appena reso disponibile per il bimbo di Patrizia. Partenza a Capodichino alle 4.30, arrivo alle 8.15 a destinazione.
La dottoressa Gabriella Farina afferma che, dopo aver prelevato il cuore e averlo messo nei tre sacchetti sterili e nel secchiello per il trasporto, ha chiesto al personale di sala altro ghiaccio, perché quello portato da Napoli non era sufficiente. Il collega Vincenzo Pagano sostiene che, a quel punto, uno dei membri della sala operatoria di Bolzano ha versato nel contenitore quello che sembrava normale ghiaccio tritato. In realtà, dice il Monaldi, quello era ghiaccio secco, ovvero anidride carbonica che porta la temperatura a -79 gradi: un abisso rispetto ai 4 gradi necessari per preservare quel cuore.
Da Bolzano hanno avvisato Napoli che il cuore andava bene e il piccolo è stato portato in sala operatoria. L'equipe è tornata al Monaldi e, alle 14.30, il contenitore termico è arrivato in sala operatoria. Guido Oppido, il medico incaricato dell'intervento, afferma di avere chiesto conferma della presenza dell'organo e della corretta esecuzione delle procedure di conservazione e che, alle risposte affermative, ha proceduto con l'espianto del cuore malato al piccolo. Solo alla fine della cardiectomia, la rimozione del cuore, si sarebbero accorti che l'altro organo era congelato.
Venti minuti per tirarlo fuori dal blocco di ghiaccio, altro tempo per staccarlo dai sacchetti in cui era stato inserito. Nonostante ci fosse il forte sospetto che l'organo fosse stato danneggiato, afferma il medico, è stato deciso di procedere ugualmente con l'impianto perché, in quelle condizioni, non c'erano alternative.
Il cuore non è ripartito. E, dopo tre ore, i medici hanno inoltrato la richiesta urgente per la disponibilità di un nuovo organo e hanno deciso di usare l'Ecmo, ovvero il macchinario a cui il bimbo è ancora collegato, unico a tenerlo in vita, e che ha prodotto, vista la lunga permanenza, dei gravi danni agli altri organi fino a rendere il bambino non più operabile
Oltre al modo in cui il cuore è stato predisposto per il viaggio, l'ultimo disastro è stato il problema comunicativo tra i membri dell'equipe. Oppido sostiene di avere ricevuto un "si" alle sue domande sulla conformità dell'organo e di avere quindi proceduto con l'espianto. Nessuno degli operatori presenti in sala operatoria,, "cardiochirurghi, coordinatore infermieristico, tecnico perfusionista, infermieri, ha dichiarato di aver dato risposta affermativa esplicita".
Il bimbo e la sua famiglia hanno pagato per tutti.
da Cityrumors.it
(Foto generata con IA)