Dottoressa Stefania Veneto Psicologa clinica Gavardo - Brescia

Dottoressa Stefania Veneto Psicologa clinica Gavardo - Brescia Consulenza clinica e trattamento del disagio psicologico in ottica PNEI. Svolgo regolarmente anche servizi online.

Aree di intervento:ansia,depressione,stress,gestione della rabbia,crisi personali,dipendenze,isolamento sociale,difficoltà di concentrazione nello studio e nel lavoro,genitorialità. Sono una Psicologa clinica con formazione specialistica in PNEI (Psico-neuro-endocrino-immunologia), un approccio integrato che mi permette di considerare la persona nella sua totalità, comprendendo le connessioni profonde tra mente, sistema nervoso, sistema endocrino e sistema immunitario. Svolgo da diversi anni la mia attività professionale a Gavardo (Bs), all'interno del Centro clinico Riabilita, un punto di riferimento in Val Sabbia per il recupero e il benessere della persona a 360 gradi.

𝐋'𝐀𝐌𝐎𝐑𝐄, 𝐐𝐔𝐄𝐋𝐋𝐎 𝐏𝐔𝐑𝐎, 𝐅𝐀 𝐅𝐈𝐎𝐑𝐈𝐑𝐄 Oggi voglio parlarti dell'amore vero. Non quello dei film, ma quello che ti restituisce...
14/02/2026

𝐋'𝐀𝐌𝐎𝐑𝐄, 𝐐𝐔𝐄𝐋𝐋𝐎 𝐏𝐔𝐑𝐎, 𝐅𝐀 𝐅𝐈𝐎𝐑𝐈𝐑𝐄


Oggi voglio parlarti dell'amore vero. Non quello dei film, ma quello che ti restituisce a te stessa più viva di prima.

L'amore sano funziona come un terreno fertile: non ti possiede, ti ospita. Non ti forma a sua immagine, ti offre nutrienti perché tu cresca secondo la tua natura.

Dopo aver passato tempo con chi ti ama davvero, ti senti più te stessa - non meno. Più lucida, più centrata, più libera. Il contrario del sentirti svuotata, confusa, piccola.

L'amore maturo, come spiegava Erich Fromm, non dice "ti amo perché ho bisogno di te" ma "ho bisogno di te perché ti amo" - una scelta consapevole, non una dipendenza disperata.

L'amore sano e bello celebra la tua autonomia, non la teme.

Accoglie un tuo "no" senza punizioni.

Sostiene i tuoi successi senza sentirsi sminuito.

Trasforma il conflitto in comprensione, non in guerra.

Ti fa sentire sicura di dire "questo mi ha ferito".

Rispetta i tuoi confini come sacri.

Ti restituisce energia, non te la sottrae.

In un rapporto a due il rispetto e il riconoscimento dell' Altro è la struttura portante. Senza di esso tutto il resto - passione, tenerezza, promesse - è una casa sulla sabbia.

𝐑𝐢𝐜𝐨𝐧𝐨𝐬𝐜𝐞𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐯𝐢𝐨𝐥𝐞𝐧𝐳𝐚, 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐬𝐢 𝐦𝐚𝐬𝐜𝐡𝐞𝐫𝐚 𝐝𝐚 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞.

"Se mi lasci muoio", "senza di te non sono niente", "sei la mia vita" - il cinema ci ha insegnato a trovarle romantiche come espressioni. Ma ascoltiamole davvero: non è amore, è un vuoto esistenziale che cerca un tappo.

Come scrisse Octavio Paz: "L'amore è un atto di libertà". Il suo opposto non è l'odio - è il possesso.

La violenza non inizia mai con un pugno. La violenza, quella silenziosa, subdola, inizia con:

🩸Il controllo travestito da cura ("controllo perché ci tengo")
🩸L'isolamento progressivo (i tuoi amici "ti mettono contro di lui")
🩸Il gaslighting ("non è mai successo", "stai esagerando", "sei pazza")
🩸La svalutazione ciclica (dopo averti idealizzata, critica ogni parte di te)
🩸Le punizioni emotive (silenzi, freddezza improvvisa, rabbie sproporzionate)
🩸La colpevolizzazione costante (ogni problema è sempre, in qualche modo, colpa tua.

𝐈𝐋 𝐓𝐄𝐒𝐓 𝐈𝐍𝐅𝐀𝐋𝐋𝐈𝐁𝐈𝐋𝐄: 𝐀𝐒𝐂𝐎𝐋𝐓𝐀 𝐈𝐋 𝐓𝐔𝐎 𝐂𝐎𝐑𝐏𝐎

Con chi ti ama davvero:
🌱Respiri facilmente
🌱Ti senti energizzata
🌱Puoi essere te stessa senza calcolare ogni parola
🌱Il silenzio è pace, non minaccia.

Con chi ti fa violenza:
🕳️Hai un peso sul petto quando lo senti arrivare
🕳️Cammini sulle uova, sempre
🕳️Ti senti svuotata, confusa, mai abbastanza
🕳️Hai dimenticato chi sei quando lui non c'è

Quella stretta allo stomaco. Quel nodo alla gola. Quella tensione perenne.
𝗜𝗹 𝗰𝗼𝗿𝗽𝗼 𝘀𝗮 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲.

Ascolta quella voce. È l'unica che non mente.

Andare via non è fallimento. È fedeltà a te stessa. È l'unico atto d'amore possibile quando l'Altro ti chiede di morire per lui.

L'amore vero esiste. Lo riconoscerai perché tornerai a respirare. Perché ti risveglierai come da un sonno che aveva dato torpore. Perché penserai: "Ah, quindi questo è possibile".
E quel giorno capirai perché valeva la pena lasciare ciò che ti faceva morire, per trovare ciò che ti fa vivere.

S𝑐𝑒𝑔𝑙𝑖 𝑙'𝑎𝑚𝑜𝑟𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑛𝑢𝑡𝑟𝑒.
𝐿'𝑎𝑚𝑜𝑟𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑓𝑎 𝑓𝑖𝑜𝑟𝑖𝑟𝑒.
𝐿'𝑎𝑚𝑜𝑟𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑡𝑖 𝑟𝑒𝑠𝑡𝑖𝑡𝑢𝑖𝑠𝑐𝑒 𝑎 𝑡𝑒 𝑠𝑡𝑒𝑠𝑠𝑎 💚

𝐋'𝐚𝐦𝐨𝐫𝐞 𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐭𝐢 𝐚𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐚. 𝐌𝐚 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚, 𝐬𝐜𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐭𝐞 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐚.

🛑 𝐈𝐥 𝐫𝐮𝐨𝐥𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐄𝐦𝐨𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐩𝐚𝐭𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐞 𝐜𝐫𝐨𝐧𝐢𝐜𝐡𝐞 🛑Quando parliamo di malattie croniche, tendiamo a concentrarci sui si...
22/01/2026

🛑 𝐈𝐥 𝐫𝐮𝐨𝐥𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐄𝐦𝐨𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐩𝐚𝐭𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐞 𝐜𝐫𝐨𝐧𝐢𝐜𝐡𝐞 🛑

Quando parliamo di malattie croniche, tendiamo a concentrarci sui sintomi fisici: il dolore, la stanchezza, le limitazioni funzionali. Ma c'è una dimensione altrettanto reale e potente che spesso rimane nell'ombra: quella emotiva.

𝐈𝐥 𝐜𝐨𝐫𝐩𝐨 𝐩𝐚𝐫𝐥𝐚 𝐥𝐚 𝐥𝐢𝐧𝐠𝐮𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐞𝐦𝐨𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢

Le emozioni non sono solo "nella nostra testa". Ansia, stress cronico, rabbia repressa e tristezza hanno effetti biologici misurabili: alterano il sistema immunitario, modificano i livelli ormonali, influenzano i processi infiammatori. In molte patologie croniche questa connessione mente-corpo diventa particolarmente evidente.

Nell'𝐞𝐧𝐝𝐨𝐦𝐞𝐭𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢, ad esempio, le donne non affrontano solo il dolore fisico invalidante, ma anche un vissuto di incomprensione, invalidazione sociale ("è solo un ciclo doloroso") e impotenza.
Studi mostrano che fino all'86% delle donne con endometriosi presenta sintomi ansiosi e circa il 50% sintomi depressivi. Lo stress emotivo può amplificare la percezione del dolore, creando un circolo vizioso difficile da spezzare.

Nella 𝐬𝐢𝐧𝐝𝐫𝐨𝐦𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥'𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐭𝐢𝐧𝐨 𝐢𝐫𝐫𝐢𝐭𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞 l'asse intestino-cervello dimostra quanto il nostro sistema digestivo sia sensibile agli stati emotivi: ansia e stress possono scatenare o aggravare i sintomi, mentre le riacutizzazioni fisiche alimentano il disagio psicologico. Gli studi indicano che il 50-90% dei pazienti con IBS presenta disturbi psichiatrici in comorbidità e interventi di supporto psicologico mostrano miglioramenti sintomatici nel 70-80% dei casi.

Nelle 𝐦𝐚𝐥𝐚𝐭𝐭𝐢𝐞 𝐚𝐮𝐭𝐨𝐢𝐦𝐦𝐮𝐧𝐢 come tiroidite di Hashimoto, artrite reumatoide o lupus, lo stress psicologico può influenzare l'attività del sistema immunitario, contribuendo alle fasi di riacutizzazione. La ricerca evidenzia che eventi stressanti precedono le riacutizzazioni nel 80% dei casi di lupus e che pazienti con artrite reumatoide presentano tassi di depressione 2-3 volte superiori alla popolazione generale.

Nella 𝐟𝐢𝐛𝐫𝐨𝐦𝐢𝐚𝐥𝐠𝐢𝐚, una condizione caratterizzata da dolore muscoloscheletrico diffuso e affaticamento, la componente emotiva è così centrale che l'approccio multidisciplinare è considerato il gold standard. Circa il 90% dei pazienti presenta disturbi del sonno legati a stress e ansia e il supporto psicologico migliora significativamente la gestione del dolore.

𝐋𝐞 𝐝𝐢𝐦𝐞𝐧𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐧𝐚𝐬𝐜𝐨𝐬𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐫𝐨𝐧𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚̀

Oltre ai sintomi evidenti, le patologie croniche portano con sé aspetti spesso trascurati:

🩸𝐿'𝑖𝑠𝑜𝑙𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑠𝑜𝑐𝑖𝑎𝑙𝑒: la malattia cronica può limitare la partecipazione a eventi sociali, generare incomprensioni nelle relazioni ("ma non si vede che stai male") e portare a un progressivo ritiro. Questo isolamento alimenta sintomi depressivi e peggiora la prognosi.

🩸𝐿𝑎 𝑝𝑒𝑟𝑑𝑖𝑡𝑎 𝑑𝑖 𝑖𝑑𝑒𝑛𝑡𝑖𝑡𝑎̀: molte persone descrivono la sensazione di non riconoscersi più, di essere diventate "la loro malattia". Il lavoro psicologico sulla ridefinizione identitaria è fondamentale per ricostruire un senso di sé oltre la patologia.

🩸𝐿'𝑖𝑚𝑝𝑎𝑡𝑡𝑜 𝑠𝑢𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑒𝑠𝑠𝑢𝑎𝑙𝑖𝑡𝑎̀ 𝑒 𝑙'𝑖𝑛𝑡𝑖𝑚𝑖𝑡𝑎̀: patologie ginecologiche, dolore cronico e fatigue influenzano profondamente la vita sessuale e relazionale, generando sensi di colpa, vergogna e conflitti di coppia che raramente vengono affrontati negli ambulatori medici.

🩸𝐼𝑙 𝑡𝑟𝑎𝑢𝑚𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙'𝑖𝑛𝑐𝑒𝑟𝑡𝑒𝑧𝑧𝑎: vivere con sintomi imprevedibili, con l'ansia di riacutizzazioni, con la paura del futuro genera uno stato di allerta costante che esaurisce le risorse psicologiche e può sfociare in disturbi d'ansia generalizzata o disturbo post-traumatico.

𝐀𝐬𝐜𝐨𝐥𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐞 𝐞𝐦𝐨𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐜𝐮𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐦𝐞𝐠𝐥𝐢𝐨

Riconoscere il ruolo delle emozioni non significa dire che "è tutto psicologico" o sminuire la realtà fisica della malattia. Al contrario, significa prendersi cura della persona nella sua interezza.
Un approccio integrato che includa supporto psicologico permette di:

❌𝑬𝒍𝒂𝒃𝒐𝒓𝒂𝒓𝒆 𝒊𝒍 𝒍𝒖𝒕𝒕𝒐 per la salute perduta e l'identità trasformata dalla malattia
❌𝑺𝒗𝒊𝒍𝒖𝒑𝒑𝒂𝒓𝒆 𝒔𝒕𝒓𝒂𝒕𝒆𝒈𝒊𝒆 di gestione dello stress e dell'ansia
❌𝑺𝒑𝒆𝒛𝒛𝒂𝒓𝒆 𝒊 𝒄𝒊𝒓𝒄𝒐𝒍𝒊 𝒗𝒊𝒛𝒊𝒐𝒔𝒊 tra dolore fisico e sofferenza emotiva
❌𝑴𝒊𝒈𝒍𝒊𝒐𝒓𝒂𝒓𝒆 𝒍'𝒂𝒅𝒆𝒓𝒆𝒏𝒛𝒂 𝒂𝒍𝒍𝒆 𝒄𝒖𝒓𝒆 𝒆 𝒍𝒂 𝒒𝒖𝒂𝒍𝒊𝒕𝒂̀ 𝒅𝒊 𝒗𝒊𝒕𝒂 𝒄𝒐𝒎𝒑𝒍𝒆𝒔𝒔𝒊𝒗𝒂 (studi dimostrano un miglioramento del 30-40% nella qualità di vita con supporto psicologico integrato)
❌𝑫𝒂𝒓𝒆 𝒗𝒐𝒄𝒆 𝒂 𝒆𝒎𝒐𝒛𝒊𝒐𝒏𝒊 𝒔𝒑𝒆𝒔𝒔𝒐 𝒏𝒆𝒈𝒂𝒕𝒆: la rabbia per l'ingiustizia della malattia, la paura del futuro, la vergogna per le limitazioni
❌𝑹𝒊𝒄𝒐𝒔𝒕𝒓𝒖𝒊𝒓𝒆 𝒓𝒆𝒍𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒊 𝒔𝒊𝒈𝒏𝒊𝒇𝒊𝒄𝒂𝒕𝒊𝒗𝒆 e ridurre l'isolamento
❌𝑹𝒊𝒔𝒄𝒐𝒑𝒓𝒊𝒓𝒆 𝒓𝒊𝒔𝒐𝒓𝒔𝒆 𝒆 𝒓𝒆𝒔𝒊𝒍𝒊𝒆𝒏𝒛𝒂 𝒑𝒆𝒓𝒔𝒐𝒏𝒂𝒍𝒆

𝐔𝐧 𝐢𝐧𝐯𝐢𝐭𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐮𝐫𝐚 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐠𝐫𝐚𝐭𝐚

Come psicologa credo fermamente che la collaborazione tra specialisti medici e professionisti della salute mentale non sia un lusso, ma una necessità.

Le patologie croniche richiedono cure sistematiche e queste cure devono includere lo spazio per le emozioni, per i vissuti, per la persona che abita quel corpo sofferente.

Prendersi cura delle emozioni non sostituisce le terapie mediche, ma le completa, le potenzia, le rende più umane ed efficaci.

📌𝑆𝑒 𝑐𝑜𝑛𝑣𝑖𝑣𝑖 𝑐𝑜𝑛 𝑢𝑛𝑎 𝑝𝑎𝑡𝑜𝑙𝑜𝑔𝑖𝑎 𝑐𝑟𝑜𝑛𝑖𝑐𝑎 𝑒 𝑠𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑖𝑙 𝑝𝑒𝑠𝑜 𝑒𝑚𝑜𝑡𝑖𝑣𝑜 𝑒̀ 𝑑𝑖𝑓𝑓𝑖𝑐𝑖𝑙𝑒 𝑑𝑎 𝑠𝑜𝑠𝑡𝑒𝑛𝑒𝑟𝑒, 𝑠𝑎𝑝𝑝𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑐ℎ𝑖𝑒𝑑𝑒𝑟𝑒 𝑠𝑢𝑝𝑝𝑜𝑟𝑡𝑜 𝑝𝑠𝑖𝑐𝑜𝑙𝑜𝑔𝑖𝑐𝑜 𝑛𝑜𝑛 𝑒̀ 𝑢𝑛 𝑠𝑒𝑔𝑛𝑜 𝑑𝑖 𝑑𝑒𝑏𝑜𝑙𝑒𝑧𝑧𝑎, 𝑚𝑎 𝑢𝑛 𝑎𝑡𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑐𝑢𝑟𝑎 𝑣𝑒𝑟𝑠𝑜 𝑡𝑒 𝑠𝑡𝑒𝑠𝑠𝑎/𝑜.

Sempre più mamme, più genitori, mi scrivono preoccupate per dei figli assenti, demotivati a scuola e con un attaccamento...
19/01/2026

Sempre più mamme, più genitori, mi scrivono preoccupate per dei figli assenti, demotivati a scuola e con un attaccamento morboso ai videogiochi.

𝐐𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐢𝐥 𝐜𝐨𝐫𝐩𝐨 𝐬𝐢 𝐚𝐬𝐬𝐞𝐧𝐭𝐚: 𝐮𝐧𝐚 𝐫𝐢𝐟𝐥𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐠𝐞𝐧𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢

Viviamo tempi difficili. Molti di noi attraversano le giornate portando dentro un vuoto che non sappiamo più nemmeno nominare. Lavoro senza sosta e senso talvolta, relazioni diventate abitudini silenziose, una vita che scorre per dovere più che per desiderio.

Questo vuoto ci svuota anche fisicamente. Siamo presenti con i figli, certo: prepariamo cene, controlliamo compiti, accompagniamo alle attività. Ma il nostro corpo è altrove. È un involucro che si muove per automatismo mentre la mente è già alla prossima cosa da fare.

E i bambini questo lo sentono. Lo sentono nel corpo, prima ancora che con la mente.

Un bambino nasce affamato di corpo: di odore, calore, voce, sguardo. Nasce programmato per cercare l'emozione nel volto di chi lo accudisce, nel tono della voce che lo chiama, nelle mani che lo toccano.
Ma cosa accade quando l'abbraccio è meccanico? Quando lo sguardo scivola via? Quando la voce è piatta, funzionale, priva di quella vibrazione emotiva che lo farebbe risuonare?
Il bambino sente che dentro quell'abbraccio non c'è nessuno davvero presente. Sente un corpo irrigidito dalla tensione, chiuso nella stanchezza. E allora, piano piano, si allontana. Non per cattiveria. Per fame.

𝐂𝐨𝐬𝐚 𝐨𝐟𝐟𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐯𝐢𝐝𝐞𝐨𝐠𝐢𝐨𝐜𝐨
Il videogioco dà al bambino un'esperienza sensoriale ed emotiva intensa: colori brillanti, suoni che cambiano ed esplodono, movimento, velocità, sorpresa. Sfide che accelerano il cuore. Lo eccita, lo frustra, lo entusiasma, lo fa sentire vivo.
Davanti allo schermo ha gli occhi accesi, il corpo teso e reattivo. Ride, si arrabbia, gioisce. È lì, tutto intero.

Non è che il videogioco sia magico. È che offre quello che un corpo vivo dovrebbe naturalmente offrire: emozione pura, presenza vibrante, energia.

𝐋𝐚 𝐝𝐢𝐬𝐭𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐭𝐫𝐚 𝐢 𝐜𝐨𝐫𝐩𝐢
Provate a ricordare: quando è stata l'ultima volta che vostro figlio si è addormentato addosso a voi? Che ha cercato spontaneamente la vostra mano? Che si è buttato tra le vostre braccia?
Quella distanza fisica si è creata giorno dopo giorno. Con gli abbracci frettolosi, i baci distratti. Con il corpo sempre seduto, rigido, controllato. Sempre di fretta o sempre troppo stanco. Sempre "non ora", "aspetta".

I bambini cercano corpi caldi, morbidi, vibranti. Corpi che ridono di pancia, che si muovono con energia, che li guardano come se fossero la cosa più bella del mondo. Corpi che non hanno paura di sudare, sporcarsi, stancarsi davvero.

Un bimbo in questo momento non sta tradendo. Non è "malato" di videogiochi. Sta semplicemente cercando di sentirsi vivo nell'unico modo rimasto disponibile.

E voi, probabilmente, state facendo lo stesso con il vostro telefono, con le serie TV, con il lavoro. Anche voi cercate quella scossa emotiva che non trovate più nella vita reale. Siete già disconnessi dal vostro corpo, lo abitate poco. Vivete nella testa, nell'ansia, nella lista delle cose.
𝑵𝒐𝒏 𝒆̀ 𝒄𝒐𝒍𝒑𝒂 𝒗𝒐𝒔𝒕𝒓𝒂. 𝑬̀ 𝒊𝒍 𝒕𝒆𝒎𝒑𝒐 𝒊𝒏 𝒄𝒖𝒊 𝒗𝒊𝒗𝒊𝒂𝒎𝒐. 𝑴𝒂 𝒓𝒊𝒄𝒐𝒏𝒐𝒔𝒄𝒆𝒓𝒍𝒐 𝒆̀ 𝒊𝒍 𝒑𝒓𝒊𝒎𝒐 𝒑𝒂𝒔𝒔𝒐 𝒑𝒆𝒓 𝒄𝒂𝒎𝒃𝒊𝒂𝒓𝒆.

𝐃𝐚 𝐝𝐨𝐯𝐞 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐦𝐢𝐧𝐜𝐢𝐚𝐫𝐞

Prima di mettere regole sui videogiochi, potete provare a ritrovare il vostro corpo, le vostre emozioni, la vostra presenza.

𝐑𝐢𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢𝐭𝐞 𝐝𝐚 𝐯𝐨𝐢:
cosa vi emoziona ancora? Quando vi siete sentiti vivi l'ultima volta? Cosa state evitando di guardare riempiendovi di fare? Se serve, cercate aiuto: un terapeuta, un percorso corporeo. Non c'è vergogna nell'ammettere di essersi persi.

𝐑𝐞𝐜𝐮𝐩𝐞𝐫𝐚𝐭𝐞 𝐢𝐥 𝐦𝐨𝐯𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐞 𝐢𝐥 𝐬𝐞𝐧𝐭𝐢𝐫𝐞:

ballate in cucina, muovetevi, tornate a sentire cosa accade dentro il vostro corpo. Smettete di controllare ogni impulso. Ridete, piangete se ne avete bisogno.

𝐏𝐨𝐢 𝐭𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐞 𝐝𝐚 𝐯𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐟𝐢𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐜𝐨𝐧 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐚:
toccatelo per il piacere del contatto, non solo per accudirlo. Guardatelo con occhi che si emozionano davvero. Giocate con tutto il corpo: correte, saltate, lottate, fate il solletico. Stancatevi fisicamente insieme. Siate imprevedibili, rompete la routine.

𝐋𝐚𝐬𝐜𝐢𝐚𝐭𝐞𝐯𝐢 𝐚𝐭𝐭𝐫𝐚𝐯𝐞𝐫𝐬𝐚𝐫𝐞 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐞𝐦𝐨𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐢𝐧𝐬𝐢𝐞𝐦𝐞: ridete, arrabbiatevi, piangete insieme. Raccontate storie che emozionano voi per primi. Mostratevi umani, vulnerabili, vivi.

𝐈𝐥 𝐯𝐢𝐝𝐞𝐨𝐠𝐢𝐨𝐜𝐨 𝐭𝐫𝐨𝐯𝐞𝐫𝐚̀ 𝐢𝐥 𝐬𝐮𝐨 𝐩𝐨𝐬𝐭𝐨
Quando vostro figlio avrà di nuovo accesso a un corpo vivo - il vostro - il videogioco tornerà ad essere uno dei tanti modi di giocare. Non l'unico. Non il principale. Non il surrogato di una relazione assente.
Smetterà di cercarlo con quella fame disperata, perché la sua fame vera sarà finalmente nutrita. Da voi. Dal vostro corpo presente. Dal vostro sguardo vivo.

𝐔𝐧 𝐩𝐞𝐧𝐬𝐢𝐞𝐫𝐨 𝐟𝐢𝐧𝐚𝐥𝐞
Non serve essere genitori perfetti. Serve essere autentici. Serve tornare ad abitare il proprio corpo, le proprie emozioni, la propria vita.
Un bambino perdona tutto a un genitore che c'è davvero. Perdona la stanchezza, l'errore, il momento no. Quello da cui fugge - senza neanche rendersene conto - è il vuoto. L'assenza mascherata da presenza. Il corpo che c'è ma senza nessuno dentro.

Tornate a casa. Non alla casa fisica. Tornate a casa dentro voi stessi.

𝑺𝒕𝒆𝒇𝒂𝒏𝒊𝒂 𝑽𝒆𝒏𝒆𝒕𝒐, 𝒑𝒔𝒊𝒄𝒐𝒍𝒐𝒈𝒂 𝒄𝒍𝒊𝒏𝒊𝒄𝒂

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L'atto del colorare rappresenta una pratica meditativa naturale, particolarmente efficace nella gestione di   e  . Quand...
14/01/2026

L'atto del colorare rappresenta una pratica meditativa naturale, particolarmente efficace nella gestione di e . Quando ci dedichiamo consapevolmente a questa attività, la mente si ancora al presente, interrompendo il circolo vizioso della ruminazione mentale tipica degli stati ansiosi.

Il movimento ripetitivo e ritmico della mano crea un effetto calmante sul sistema nervoso autonomo, attivando la risposta parasimpatica di rilassamento. Come nella respirazione consapevole, il gesto del colorare offre un punto focale che distoglie l'attenzione dalle preoccupazioni future o dai rimpianti passati - le due dimensioni temporali che alimentano ansia e stress.

Durante il colorare portiamo attenzione alle sensazioni. Questo radicamento sensoriale abbassa i livelli di , l'ormone dello , e favorisce uno stato di . L'esperienza diventa meditazione in azione.

Particolarmente prezioso è che il colorare non richiede competenze artistiche: non esiste un modo "giusto" o "sbagliato". Questa assenza di giudizio e performance libera dalla pressione del risultato, così centrale nelle dinamiche ansiose. Semplicemente siamo presenti al gesto, respiro dopo respiro, tratto dopo tratto.

Il colorare diventa così uno spazio sicuro dove la mente affaticata può riposare, ritrovando e centratura nell'esperienza diretta del momento presente.

Consigliato per e

Lo stare è l'arte dimenticata di esistere senza scopo, di respirare senza pretendere nulla dal respiro. È quella sospens...
06/01/2026

Lo stare è l'arte dimenticata di esistere senza scopo, di respirare senza pretendere nulla dal respiro. È quella sospensione in cui il tempo smette di inseguirci e noi smettiamo di inseguire il tempo.

I bambini sono maestri naturali di questo stare. Loro abitano l'istante con una pienezza che noi adulti chiamiamo "gioco" per non ammettere che è vita allo stato puro. Quando siamo con loro, se davvero ci siamo, veniamo contagiati da quella loro capacità di fare del presente l'unico luogo che conta.

È quella riconciliazione con quella parte di noi non performativa, quella parte che non deve dimostrare, produrre, giustificare la propria esistenza. Con i bambini, questo diventa più facile perché loro non ci chiedono di essere altro da ciò che siamo in quel momento preciso. Ci liberano dall'ansia del divenire restituendoci alla grazia dell'essere.

È un atto rivoluzionario, lo stare. Soprattutto in un mondo che ci vuole sempre altrove, sempre proiettati. E i bambini, con la loro presenza totale e non giudicante ci ricordano che siamo già dove dovremmo essere: qui, ora, semplicemente presenti al miracolo ordinario di esistere insieme.

❗❗Comunico di aver ripreso regolarmente a ricevere on line e in presenza ❗❗Ricordo che è possibile richiedere un consult...
05/01/2026

❗❗Comunico di aver ripreso regolarmente a ricevere on line e in presenza ❗❗

Ricordo che è possibile richiedere un consulto specialistico tramite modulo apposito
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☎️ n. 320 322 3095

30/12/2025

𝐋𝐚 𝐫𝐞𝐬𝐩𝐨𝐧𝐬𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐢 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐟𝐞𝐥𝐢𝐜𝐢

In tempi di crisi e conflitti, concedersi la gioia può sembrare un atto di egoismo. Ma questa convinzione nasconde un errore profondo su come funzioniamo come esseri umani.

La psicologia del profondo ci mostra una verità scomoda: ciò che non curiamo dentro di noi si riversa inevitabilmente sugli altri.

Quando trascuriamo il nostro benessere, quando ignoriamo il nostro malessere sperando che passi da solo, quando ci neghiamo il diritto di stare bene, non diventiamo persone migliori. Diventiamo più vuote, più risentite, più fragili. E da quella fragilità non nasce generosità autentica, ma dinamiche relazionali tossiche.

𝐏𝐫𝐞𝐧𝐝𝐞𝐫𝐬𝐢 𝐜𝐮𝐫𝐚 𝐝𝐢 𝐬𝐞́ 𝐬𝐢𝐠𝐧𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚 𝐢𝐧𝐧𝐚𝐧𝐳𝐢𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐩𝐫𝐞𝐧𝐝𝐞𝐫𝐬𝐢 𝐜𝐮𝐫𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐨 𝐝𝐨𝐥𝐨𝐫𝐞

Significa riconoscere quando stiamo male, quando siamo stanchi, quando qualcosa dentro di noi chiede attenzione. Ignorare questi segnali non è forza: è il modo più sicuro per garantire che quel malessere si scarichi inconsapevolmente sugli altri. Una ferita non curata non guarisce, si infetta. E l'infezione si propaga.

La 𝒗𝒊𝒐𝒍𝒆𝒏𝒛𝒂, in tutte le sue forme, nasce sempre da sofferenze non elaborate. Chi ha imparato ad ascoltare il proprio disagio, a dargli spazio, a cercarne comprensione - magari attraverso un percorso terapeutico, il confronto con persone fidate o semplicemente concedendosi il tempo per fermarsi - sviluppa quella stabilità interiore che rende possibile stare accanto agli altri senza esserne travolti o senza travolgere.

𝐂𝐞𝐥𝐞𝐛𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐍𝐚𝐭𝐚𝐥𝐞 𝐨 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐬𝐢𝐚𝐬𝐢 𝐦𝐨𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐢𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐢𝐯𝐢𝐬𝐚 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐧𝐭𝐚 𝐚𝐥𝐥𝐨𝐫𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞 𝐝𝐢 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐜𝐮𝐫𝐚.
Non è frivolo concedersi leggereza: è necessario. Nutrire quella parte vitale di noi che può ancora gioire, anche nei momenti difficili, è un atto di resistenza contro il vuoto. Non possiamo donare ciò che non abbiamo. Non possiamo trasmettere serenità se siamo divorati dall'ansia non riconosciuta. Non possiamo costruire pace se siamo in guerra irrisolta con noi stessi.

Questo non ha nulla a che vedere con il consumismo, che è l'opposto della cura: il tentativo disperato di anestetizzare un malessere invece di comprenderlo, di riempire un vuoto dall'esterno invece di esplorarlo. Il consumismo è fuga da sé, non ascolto di sé.

𝐀𝐯𝐞𝐫 𝐜𝐮𝐫𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐨 𝐛𝐞𝐧𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 - 𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐨 𝐦𝐚𝐥𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 - 𝐞̀ 𝐫𝐞𝐬𝐩𝐨𝐧𝐬𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨 𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐥𝐭𝐫𝐢

Significa fermarsi quando serve, chiedere aiuto quando necessario, concedersi momenti di gioia senza sensi di colpa, elaborare le proprie ferite invece di ignorarle. Ogni volta che facciamo questo lavoro interiore, non sottraiamo qualcosa a chi soffre: costruiamo quella risorsa senza la quale ogni tentativo di contribuire a un mondo migliore sarà fragile o controproducente.

La pace nel mondo passa attraverso persone che hanno il coraggio di guardarsi dentro, di riconoscere le proprie fragilità e prendersene cura. Chi ignora sistematicamente il proprio dolore finirà inevitabilmente per infliggerlo agli altri, per quanto buone possano essere le sue intenzioni.

**𝑬𝒔𝒔𝒆𝒓𝒆 𝒇𝒆𝒍𝒊𝒄𝒊 - 𝒆 𝒑𝒓𝒆𝒏𝒅𝒆𝒓𝒔𝒊 𝒄𝒖𝒓𝒂 𝒅𝒊 𝒄𝒊𝒐̀ 𝒄𝒉𝒆 𝒊𝒎𝒑𝒆𝒅𝒊𝒔𝒄𝒆 𝒍𝒂 𝒇𝒆𝒍𝒊𝒄𝒊𝒕𝒂̀ - 𝒏𝒐𝒏 𝒆̀ 𝒖𝒏 𝒍𝒖𝒔𝒔𝒐 𝒏𝒆́ 𝒖𝒏 𝒕𝒓𝒂𝒅𝒊𝒎𝒆𝒏𝒕𝒐: 𝒆̀ 𝒊𝒍 𝒑𝒓𝒊𝒎𝒐 𝒅𝒐𝒗𝒆𝒓𝒆 𝒗𝒆𝒓𝒔𝒐 𝒊𝒍 𝒑𝒓𝒐𝒔𝒔𝒊𝒎𝒐, 𝒔𝒆 𝒗𝒐𝒈𝒍𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒅𝒂𝒗𝒗𝒆𝒓𝒐 𝒖𝒏 𝒎𝒐𝒏𝒅𝒐 𝒅𝒊 𝒑𝒂𝒄𝒆.**

Caro/a te che stai leggendo...In questo periodo di festività, desidero augurarti di trovare momenti di autentica presenz...
24/12/2025

Caro/a te che stai leggendo...
In questo periodo di festività, desidero augurarti di trovare momenti di autentica presenza con te stesso e con le persone intorno a te.

Che tu possa concederti il permesso di rallentare, di ascoltare i tuoi bisogni e di onorare le emozioni che emergono, qualunque esse siano.

A volte le feste portano con sé aspettative e pressioni: ricorda che va bene se non tutto è perfetto, se ti senti ambivalente, se hai bisogno di spazio. La cura di sé non è egoismo, è una risorsa preziosa.

Ti auguro di coltivare gentilezza verso te stesso, di riconoscere i passi che hai fatto quest'anno e di accogliere amorevolmente le sfide che hai affrontato.

Ogni percorso ha il suo tempo, e tu stai procedendo esattamente come è giusto per te.

Che il nuovo anno possa portarti maggiore consapevolezza, connessione autentica e la serenità che deriva dal sentirti più vicino alla persona che desideri essere.

Auguri!

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🧠Il Valore della Trasformazione🧠La trasformazione ha valore proprio perché ci libera dalla staticità. Quando trasformiam...
17/12/2025

🧠Il Valore della Trasformazione🧠

La trasformazione ha valore proprio perché ci libera dalla staticità. Quando trasformiamo il nostro modo di vedere, pensare o agire, non stiamo semplicemente cambiando qualcosa di esterno:stiamo espandendo le nostre possibilità.

Il vero valore della trasformazione sta nella capacità generativa che produce. Una persona trasformata non è solo diversa da come era prima, ma ha acquisito nuovi strumenti per affrontare la realtà. Ha imparato che il cambiamento è possibile e questa consapevolezza diventa essa stessa una risorsa permanente!
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📌La trasformazione crea valore perché:
🎗️Rompe i circoli viziosi. Quando ci trasformiamo, interrompiamo schemi automatici che ci tenevano bloccati. Questo genera energia nuova, perché non disperdiamo più risorse nel ripetere sempre le stesse dinamiche!

🎗️Apre prospettive inedite. Ciò che prima sembrava impossibile o invisibile diventa improvvisamente accessibile. La trasformazione non cambia la realtà esterna, ma rivoluziona il nostro rapporto con essa, moltiplicando le opzioni a nostra disposizione!

🎗️Si irradia oltre noi stessi. Una trasformazione autentica ha sempre un effetto sugli altri. Quando qualcuno si trasforma, diventa fonte di ispirazione e possibilità anche per chi gli sta intorno, creando un valore che va oltre il beneficio personale!

🎗️È irreversibile nella sostanza. Una volta che abbiamo visto qualcosa in modo nuovo, non possiamo più tornare completamente all'ignoranza precedente. Questo rende la trasformazione un investimento permanente su noi stessi!

Il valore più profondo della trasformazione è forse questo: ci ricorda che non siamo condannati a rimanere come siamo. E questa consapevolezza, da sola, cambia tutto!

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Centro clinico  Ci prendiamo cura di te e della tua salute a 360°!Vieni a trovarci a  in Via Guido Franchi 15/23Piano ri...
11/12/2025

Centro clinico
Ci prendiamo cura di te e della tua salute a 360°!
Vieni a trovarci a
in Via Guido Franchi 15/23
Piano rialzato Bennet

Indirizzo

Via Guido Franchi 15/23
Gavardo
25085

Orario di apertura

Lunedì 08:00 - 20:00
Martedì 08:00 - 20:00
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Giovedì 08:00 - 20:00
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