12/01/2024
È finita la prima settimana di gennaio. Quella in cui si riprende, si riparte, si rincorre, si ri-, ri-, ri- , qualunque verbo si metta, sta.
Una settimana densa di un mese denso, come una cioccolata calda, talvolta un po’ amara.
Gennaio è così, parte in salita, poi scollina e si vedrà la vallata.
Ti dice resta, stai.
Gennaio ama il buio ed è generoso, non lo tiene per sè, cede minuscoli scampoli di tempo alla luce, non te ne accorgi, ma sai che è così. Accade ogni volta.
Fare nido è il suo mestiere mentre tutto intorno a te si avvicina, si avvicenda. Gennaio ti ninna, poi fa volare la coperta, tocca uscire, affiancare il buio e fare il paio con il freddo, con la fretta che ti attraversa e non lasciarsene contagiare è il lavoro.
In questa settimana in studio si è fatto incetta di fatica e abbracci, di umanità piena, di storie intrecciate a significati, del prodigio dispiegato nei discorsi fatti lì, pressi del vero, che curano l’anima e che, non si sa poi bene come, diventa cosa fatta come questo venerdì, infilando un minuto alla volta, come perle di una collana, respirando la fragilità dentro ad ogni istante.
La prima settimana di gennaio collezioni gli inizi, le ouverture: c’è stato il classicone epigrafico che ha dentro il mondo “menomale e che sei tornata”, ma anche
”durante il pranzo e di Natale la pensavo dottoressa e dicevo povera lei quando tornerà”, il
“È pronta? Allacci le cinture di sicurezza, il buon senso lo metta lei”, e poi
“Abbracciamoci chè non mi è mancata la psicoterapia, ma tu sì: è il primo anno”.
Così: un po’ con il lei un po’ con il tu, perché va sempre bene quando ognuno è vicino al punto giusto e da lì prova a mettersi accanto a sè.
♥️