11/05/2026
Crescere è tradire? L'illusione di dover "salvare" i propri genitori.
C’è una fase delicatissima nell'adolescenza, che oggi si estende sempre più spesso alla prima età adulta, in cui fare un passo verso la propria autonomia non viene percepito come una conquista, ma come un intollerabile tradimento.
È un vissuto sotterraneo, carico di colpa e di angoscia, che spesso suona così: "Se me ne vado, se ti abbandono, tu non esisterai più senza di me".
In questa complessa danza relazionale, la separazione viene vissuta come una frattura irreparabile. Il figlio assume su di sé un carico di onnipotenza illusoria: si convince di essere il pilastro emotivo indispensabile per tenere in piedi i genitori o l'intero sistema familiare. Scegliere la propria strada, individuarsi, diventa drammaticamente sinonimo di lasciare l'altro nel vuoto.
Ma come ci insegna la psicoanalisi, il processo di individuazione richiede necessariamente una rottura. Lo psicoanalista Peter Blos, parlando di seconda individuazione in adolescenza, sottolinea come questo sganciamento emotivo sia essenziale, eppure oggi sia reso sempre più arduo da dinamiche familiari che tendono a rimanere invischiate o simbiotiche. Si ha paura di crescere perché crescere significa spezzare un patto di lealtà invisibile.
A questo proposito, è fondamentale il pensiero di Donald Winnicott. Winnicott ci ricorda che per crescere, il figlio ha bisogno di "distruggere" simbolicamente il genitore attraverso la ribellione o la distanza, e il genitore ha il compito cruciale di sopravvivere a questo attacco senza crollare o vendicarsi. Solo quando il genitore resiste e dimostra di poter stare in piedi da solo, il figlio comprende che può vivere la propria vita senza che questo significhi la distruzione dell'altro.
Se storicamente l'opera Enea, Anchise e Ascanio di Gian Lorenzo Bernini ha celebrato il dovere di sorreggere chi ci ha cresciuti come un passaggio naturale dell'esistenza, oggi questa immagine nasconde un'insidia. Il rischio è quello di scivolare in una dinamica profondamente de-individuante: un cortocircuito in cui l'identità del figlio viene annullata, arrivando al punto in cui sente di non esistere più al di fuori del suo ruolo di salvatore del genitore.
Separarsi non significa smettere di amare. Significa trasformare il legame: passare dalla necessità alla libertà di scegliersi, riconoscendosi come due adulti distinti.
Se senti addosso il peso di questo "tradimento" o vivi la colpa di voler semplicemente la tua vita, ricorda che non devi portare questo carico da solo. La stanza di terapia è lo spazio protetto dove poter esplorare queste dinamiche, depositare il senso di colpa e iniziare, finalmente, a costruire i propri confini.