Dott. Antonio Russo psicologo clinico e forense

Dott. Antonio Russo psicologo clinico e forense Esperto psicodiagnosta si occupa di adolescenti e adulti esercitando l'attività di psicoterapeuta ad orientamento analitico nel suo studio privato.

Si occupa inoltre di neuroscienze e della psicologia forense.

18/01/2026

La comparsa, negli ultimi anni, di gruppi criminali formati da giovanissimi, spesso pre-adolescenti o primi adolescenti, non è un’anomalia improvvisa ma il risultato coerente di più trasformazioni sociali che si sono sovrapposte. Questi ragazzi non sono criminali nel senso del termine per scelta ideologica o per vocazione, ma perché anticipano comportamenti che un tempo arrivavano più tardi. L’adolescenza si è accorciata: i bambini entrano prima in dinamiche di identità, competizione, dominio e visibilità, senza avere però maturità emotiva o freni interiori. I social media giocano un ruolo decisivo: mostrano modelli di successo fondati su forza, denaro rapido e paura incussa agli altri, e allo stesso tempo offrono palcoscenici in cui la violenza diventa reputazione. Il gruppo nasce come risposta a una fragilità individuale: stare insieme dà protezione, identità, status, e soprattutto annulla la responsabilità personale, che viene diluita nel branco.
A differenza delle bande spontanee del passato, questi gruppi imitano gli adulti perché vivono già in un mondo adulto: conoscono linguaggi, simboli, gerarchie e dinamiche criminali attraverso la rete, i media e spesso il territorio. L’organizzazione non nasce da strategia, ma da imitazione: c’è chi comanda, chi esegue, chi filma, chi controlla lo spazio. Tutto questo fornisce un senso di potere immediato a ragazzi che nella vita quotidiana si sentono invisibili, falliti o esclusi. Inoltre, la percezione di impunità gioca un ruolo chiave: sanno di essere minorenni, sanno che le conseguenze penali saranno limitate, e questo abbassa drasticamente la soglia morale del gesto.
Un altro elemento cruciale è il vuoto educativo: meno adulti significativi, meno comunità strutturate, meno confini chiari. Dove non c’è un’autorità riconosciuta e credibile, il gruppo crea la propria legge. La violenza diventa così un linguaggio identitario, non un mezzo: serve a esistere, a contare qualcosa, a non sentirsi deboli. Non a caso molti di questi ragazzi, se isolati dal gruppo e inseriti in contesti educativi forti, mostrano un crollo immediato dell’aggressività.
In sintesi, non siamo di fronte a una “generazione più cattiva”, ma a ragazzi più precoci, più esposti e meno contenuti, che costruiscono forme criminali semplificate perché sono gli unici strumenti di potere che percepiscono come accessibili. Il fenomeno non si combatte solo con repressione, ma ricostruendo adulti autorevoli, confini chiari e alternative identitarie prima che il gruppo diventi l’unico luogo di appartenenza possibile.
Il grave incidente avvenuto presso l’istituto scolastico a La Spezia, rappresenta non solo un grave episodio, ma colpisce la sua coerenza con un modello ormai ricorrente di violenza giovanile. L’uccisione di Youssef Abanoub all’interno di una scuola, a seguito di una lite legata a dinamiche affettive e digitali, non appare come un evento eccezionale o inspiegabile, ma come l’esito estremo di un conflitto emotivo che ha trovato nel coltello la sua traduzione immediata e definitiva.
Il fatto che l’aggressore si fosse portato l’arma da casa indica una soglia già superata prima dell’evento: non tanto una premeditazione lucida dell’omicidio, quanto l’interiorizzazione dell’idea che un oggetto letale potesse essere un mezzo accettabile per affrontare una ferita narcisistica e relazionale.
La sequenza, la lite, l’estrazione del coltello, il tentativo di fuga della vittima, il colpo unico ma devastante (una sola coltellata, sotto il costato), riflette perfettamente ciò che la psicologia adolescenziale descrive: un’emozione vissuta come intollerabile, l’incapacità di mentalizzare le conseguenze e la trasformazione della rabbia in azione immediata.
In questo senso, la morte non è voluta come fine, ma prodotta come effetto collaterale non rappresentato, salvo imporsi poi in tutta la sua irreversibilità.
Il contesto scolastico, lungi dall’essere la causa, diventa lo scenario di una crisi che si è costruita altrove: nelle relazioni, nelle chat, nella gelosia, in un mondo emotivo che non ha trovato adulti o istituzioni capaci di intercettare e contenere l’escalation.
L’episodio si inserisce così pienamente in quel fenomeno più ampio in cui adolescenti sempre più giovani agiscono con strumenti e modalità tipiche della criminalità adulta, pur restando psicologicamente immaturi, mossi da un bisogno disperato di controllo, identità e riparazione simbolica dell’umiliazione.
La marcia silenziosa degli studenti e l’ispezione disposta dalle autorità scolastiche restituiscono il senso collettivo dello shock, ma non cancellano il nodo centrale: siamo di fronte non a una devianza incomprensibile, bensì a una frattura educativa ed emotiva che, quando non viene riconosciuta in tempo, può trasformare un conflitto adolescenziale in una tragedia irreparabile. Il dare appropriato significato a questi gravi eventi sociali potrebbe favorirci nell’identificare i giusti e non facili correttivi a situazioni che si stanno sempre più amplificando nel delicato mondo adolescenziale, ma prima ancora preadolescenziale.
Per concludere, in tali contesti, il coltello diventa uno strumento di “difesa dell’ego”, non di criminalità organizzata. Va inoltre chiarito sulla base di “Dati e statistiche su “criminalità e disagio minorile” che i numeri non mostrano un’esplosione incontrollata, ma una crescita delle aggressioni gravi con armi bianche tra giovani. Ciò che cambia è la qualità della violenza: meno risse, più colpi singoli, letali, improvvisi. Il punto più difficile da accettare e che molti di questi ragazzi non sono “criminali” nel senso classico, non hanno precedenti e non immaginano davvero il significato della vera perdita di una vita.
Ma questo non riduce la responsabilità. Significa solo che qualcosa si è rotto prima, molto prima.

Come possiamo prevenire tale decadimento sociale e culturale?
Innanzitutto non slogan politici, ma una concreta progettualità che includa:
a. una educazione psicosociale che comprende più cultura e maggiore responsabilità.
b. un ruolo genitoriale più attivo e presente, anche sul comportamento e sul controllo di oggetti.
c. presenza stabile di psicologi e psicopedagogisti all’interno dell’equipe scolastica.
d. interventi psicoeducativi sulle dinamiche di mascolinità violenta
e. interventi rapidi prima che i conflitti degenerino

Ciò premesso, una cosa va detta chiaramente: questo non è un problema “di origini” o “di etnie”.
È un problema di solitudine emotiva, modelli sbagliati, assenza di freni interiori.

A tutti gli amici auguro di trascorrere un felice Natale.Ai miei pazienti auguro, come sempre, una vita migliore.https:/...
10/12/2025

A tutti gli amici auguro di trascorrere un felice Natale.
Ai miei pazienti auguro, come sempre, una vita migliore.

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Il libro Intelligenza umana e Intelligenza artificiale affronta il tema del rapporto tra le capacità cognitive dell’uomo...
06/12/2025

Il libro Intelligenza umana e Intelligenza artificiale affronta il tema del rapporto tra le capacità cognitive dell’uomo e le nuove potenzialità offerte dalle tecnologie intelligenti. Il testo mette a confronto i meccanismi del pensiero umano con quelli dei sistemi di IA, evidenziandone affinità, differenze e scenari di sviluppo. Ne emerge un percorso che aiuta a comprendere come queste due forme di intelligenza possano dialogare, integrarsi e contribuire alla trasformazione della nostra società, con particolare attenzione alle applicazioni in ambito sanitario.

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Viviamo in un'epoca in cui l'intelligenza artificiale non è più soltanto una tecnologia, ma una nuova forma di presenza nella mente umana. Non uno sguardo competitivo, ma un dialogo costruttivo per aiutare l'uomo a comprendere sé stesso.

11/07/2025
08/03/2025

📌 Ancora 10 giorni per depositare la domanda di ammissione al concorso per il Master Universitario di II Livello in Psicologia Pediatrica. Il corso, prima edizione, è afferente al Dipartimento di Neuroscienze, Riabilitazione, Oftalmologia, Genetica e Scienze Materno-Infantili e nasce dalla collaborazione tra l'Istituto Gaslini e l'Università di Genova.

Si tratta di un corso di alta formazione specialistica che prepara professionisti (psicologi e medici) ad operare in team multidisciplinari nel campo della psicologia e neuropsicologia pediatrica, in ambito ospedaliero e delle cure primarie. Fornisce competenze relative alla prevenzione, valutazione, diagnosi e trattamento psicologico, con particolare riferimento ai bambini/adolescenti con condizioni mediche concomitanti.

🗓 Sarà possibile iscriversi fino alle ore 12 di sabato 29 settembre 2023. Il corso è della durata di 12 mesi, si svolgerà da ottobre 2023 a dicembre 2024, con 13 moduli in presenza, un modulo al mese da giovedì a sabato mattina. Sono previste lezioni frontali in presenza, esemplificazione di casi, esercitazioni pratiche sull’utilizzo di strumenti psicodiagnostici e neuropsicologici. Previsto inoltre un tirocinio pratico di 300 ore da svolgersi presso l’Istituto Giannina Gaslini o presso strutture convenzionate.

I posti a disposizione sono 25, il numero minimo per l'attivazione è di 15 partecipanti. Il contributo è pari a 2982, 00 euro. La sede di svolgimento delle attività sarà presso il Dinogmi dell’Università di Genova ed il centro Formazione dell’Istituto Giannina Gaslini. Per agevolare gli studenti lavoratori e gli studenti fuori sede sarà possibile seguire a distanza in modalità sincrona (tramite la piattaforma Microsoft Teams) una percentuale di lezioni pari al 25% del monte ore totale. La domanda di ammissione deve essere presentata mediante la procedura on-line disponibile all’indirizzo https://www.studenti.unige.it/postlaurea/master.

23/06/2024
01/06/2024
01/06/2024

Questa e' musica

14/02/2024

Nel giorno in cui si festeggia l'amore, da uomo, mi sia consentito dedicare a Voi Donne la mia riflessione. Espressione di gratitudine di un mondo maschile che molto spesso manca di sensibilità e rispetto.
Riportando i versi della grande artista, Fiorella Mannoia, che ha dedicato all'amore parole straordinarie, ne cito le frasi più significative.
"A chi ha perso tutto e riparte da zero, perché niente finisce quando vivi davvero...
A chi trova se stesso nel proprio coraggio, a chi nasce ogni giorno e comincia il suo viaggio.
A chi resta da solo abbracciato al silenzio, a chi dona l'amore che ha dentro...
Che sia benedetta, per quanto assurda ci sembri la vita, è perfetta".
Nel rinnovare a voi tutte i miei auguri, un pensiero particolare va alla donna con cui condivido sentimenti e valori da oltre trent'anni.

20/11/2023

Giulia, la giovane 22enne di Vigonovo scomparsa l'11 novembre insieme all'ex fidanzato Filippo Turetta è stata trovata ca****re una settimana dopo vicino al lago di Barcis, in provincia di Pordenone. Apprendiamo che è stata uccisa dall’ ex fidanzato Filippo Turetta, che al momento si trova nel carcere di Halle, in Germania, in attesa dell’estradizione. Il giovane 22 enne è accusato di omicidio con l'aggravante della premeditazione. L’ha colpita con efferata violenza, fino a renderla esanime, in una strada nella zona industriale di Fossò. Dopo averla accoltellata 20 volte in testa, sul collo, sulle mani e sulle braccia, l’ha trascinata e caricata nel bagagliaio della sua auto, allontanandosi dal luogo dell’aggressione per oltre cento chilometri, dirigendosi lungo un dirupo ed occultando il corpo ormai senza vita sotto una grande roccia. Sarebbe stato lui, stando a quanto emerso in un filmato, ad aggredirla e presumibilmente ucciderla nascondendone il suo corpo. Il giovane aggressore è stato descritto dalla sua famiglia come un “ragazzo tranquillo”, per cui è naturale chiederci come sia possibile che l’ex fidanzata e le famiglie di entrambi non abbiano colto, durante tutto questo tempo, nel comportamento di Filippo i segni di una grave irrequietezza comportamentale, forse mistificata, di cui non sempre se ne è colta la complessità.
In pieno accordo con l’affermazione di esperti operatori del settore e senza alcun riferimento specifico all’indagato, ritengo che non si diventi un pericoloso aggressore da un giorno all’altro. Certamente per il giovane Filippo la separazione e il tentativo di emancipazione dell'ex fidanzata ha slatentizzato una condizione di solitudine, così pervasiva nei giovani, tale da far emergere ancor più la grande incapacità ad accettare la propria partner come altro rispetto a sé. Questa incapacità può essere esemplificata con le seguenti espressioni “tu mi appartieni e non mi interessa quali siano i tuoi bisogni, ti controllo e non accetto che tu mi contraddica o addirittura ti allontani da me”. In tali situazioni confondere l’amore col possesso è un grave errore.
Il femminicidio tra i giovani è un problema serio e preoccupante: Giulia è la vittima numero 105 di questo anno. Certamente il femminicidio coinvolge persone di diverse età, ma non si registravano così tante tragedie nel mondo giovanile prima d’ora. Esistono molte ragioni complesse dietro questi tragici eventi, inclusi problemi di relazione, disuguaglianze di genere, problemi mentali e culturali.
Il comportamento violento, nei moltissimi casi che registriamo, nasce da una condizione di grande fragilità, che non si riesce a gestire, e si trasforma in azione. Si prefigura come una modalità per contrastare angosce complesse, minacce di abbandono, vissuti persecutori che non sono riconosciuti come propri e quindi non elaborati. Il rifiuto, la paura di non essere amati o che la propria donna possa preferire un altro uomo, riattivano tali sentimenti di profonda inadeguatezza, di solitudine che hanno sempre radici profonde. La violenza diventa, allora, un tentativo di controllare, attraverso l’azione, la complessità delle emozioni vissute e quindi di non entrare in contatto con esse. Questi uomini che usano violenza contro le compagne, spesso sono uomini insicuri, insoddisfatti, con scarsa fiducia in sé stessi, terrorizzati dall’abbandono. Sono uomini che piuttosto che lavorare su di sé e sui propri limiti, si ritrovano a riversare sulle donne, ritenute responsabili dei loro fallimenti, tutta la loro rabbia.
Educare i giovani e coinvolgere fattivamente le loro famiglie sul rispetto reciproco, sull'uguaglianza di genere e sulle relazioni sane è fondamentale per prevenire futuri casi di violenza contro le donne. Ciò potrà essere possibile attraverso il particolare contributo di istituzioni, principalmente la scuola e la famiglia, i servizi sanitari e sociali, le associazioni no profit, che dovranno garantire programmi educativi e di sensibilizzazione per affrontare la violenza di genere e promuovere relazioni sane e rispettose.

16/09/2023

L'utilizzo di un'indagine di natura psicopatologica che possa favorire o attenuare in contesti forensi la gravità di comportamenti criminali per vizio mentale, non sempre beneficia in maniera opportuna di quegli strumenti che potrebbero non farci cadere in valutazioni non appropriate.
In questi giorni vengono riportate dai mass media molte situazioni di tale natura, che si avvalgono di perizie psichiatriche per alleggerire o giustificare comportamenti e/o condotte delinquenziali.
Senza dilungarmi in osservazioni di alta complessità, che richiederebbero ben altre e più esaustive trattazioni, mi limito a ricordare che uno dei compiti principali del professionista che si occupa di psicodiagnosi o assessment psicologico riguarda la valutazione della credibilità dei problemi psicologici riportati dall’esaminato. Quando si considera la possibile presenza di un danno psichico, così come quando si decide dell’imputabilità di un criminale che ha commesso un reato, è infatti essenziale assicurarsi che le difficoltà psicologiche lamentate dal periziando siano autentiche/genuine piuttosto che inventate/simulate, come nel caso del “malingering”.
Per fare ciò, diverse società scientifiche internazionali, come la American Academy of Clinical Neuropsychology (AACN), hanno messo a punto delle linee guida specifiche e dettagliate, che sottolineano l’importanza di affiancare al colloquio clinico ed ai vari test di personalità, l’utilizzo di una specifica batteria ad hoc, sviluppata da specialisti qualificati.
Purtroppo dalla lettura di molti elaborati si evidenzia la scarsa applicazione di tali strumenti, che certamente rappresentano, insieme ad altri esami, un utile ausilio di una corretta valutazione. Forse in tal modo sarebbe possibile ridurre quelle incertezze a cui esponiamo talora il giudice nell’esplicazione delle sue funzioni.
A riguardo vorrei inoltre ricordare che trincerarsi dietro valutazioni cliniche diverse in campo criminologico non è espressione necessariamente di letture psicopatologiche differenti, ma……

Indirizzo

Via Sabotino
Genova
16155

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