Dott. Federico Barà - Specialista in geriatria

Dott. Federico Barà - Specialista in geriatria Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Dott. Federico Barà - Specialista in geriatria, Medico, Via del commercio 54 int. 4, Genova.

28/08/2025

28/08/2025
19/07/2025

Perché domani, quando i nostri figli rileggeranno di bambini uccisi, di ospedali distrutti, di popoli cancellati… con gli occhi distaccati della storia, e proveranno angoscia, orrore, ribrezzo per il silenzio nel quale tutto ciò è potuto accadere, non vogliamo che il NOSTRO nome sia scritto tra coloro che hanno taciuto.

Noi vogliamo la pace, chiediamo la pace, costruiamo la pace.

NEI PANNI DELL'ALTROProvare a “sentire dentro” le sofferenze dell’altro, in momento storico nel quale la maggior parte d...
23/04/2021

NEI PANNI DELL'ALTRO

Provare a “sentire dentro” le sofferenze dell’altro, in momento storico nel quale la maggior parte di noi pensa di essere quella più colpita dalla pandemia, è esercizio difficile e anacronistico, verso il quale siamo quanto mai riluttanti.

Dovremmo fermarci, fare silenzio, ascoltare. In un tempo in cui, al contrario, sembra che per uscire dall’incubo che ci investe dobbiamo metterci ad urlare, reclamare, protestare a tutti le nostre ragioni.

Siamo immersi in una violenza verbale imperante, un arzigogolare di argomentazioni e di tesi: basta passare velocemente da un canale all’altro dei nostri televisori (a qualsiasi ora del giorno e della notte), buttare un occhio su una delle tante chat che schiavizza sempre più spesso i nostri smartphone, o scorrere velocemente le nostre pagine social.

Bisogna andare in piazza tutti insieme per provare a far sentire le nostre ragioni, ottenere svariate centinaia di condivisioni perché quello che scriviamo abbia senso per qualcuno o addirittura dia senso a noi stessi, usare parole clamorose perché queste scalfiscano il muro dell’inascoltato che ci circonda, affermandosi su quelle dell’altro. Abilissimi nelle comunicazioni di massa, spesso incapaci di un’attenzione e di uno sguardo che sanno cercare chi si è perso nella pancia del gruppo.

E’ un frastuono scoraggiante, nel quale la verità si confonde con mille parole vuote che trovano spazio tutte allo stesso modo e che la confondono.

La sofferenza può unire, accomunare, essere addirittura occasione di rinascita se vissuta con l’umiltà della terra arsa che si lascia ferire, scavare, bagnare…e solo allora rifiorisce. Ma quella stessa terra arida può chiudersi, compatta e secca, a ogni tentativo di essere finalmente dissetata, nella presunzione di bastare a se stessa. Potrà sembrare un’immagine retorica ma penso che sia quello che sta accadendo. Ciascuno concentrato sul suo cieco punto di vista, senza volere o riuscire a guardare oltre il proprio piccolo orticello o campo, pronto a rivendicare sovranità assoluta tra i propri confini. Tutti pronti a schierarsi di fronte al nuovo dualismo di giornata (aprire o chiudere tutto? vaccino: salvezza o complotto?), tutti abilissimi critici di professione, con i cannocchiali puntati alle inadempienze di chi ci guida e le lenti di ingrandimento rivolte con morbosa curiosità sulle contraddizioni di chi ci sta accanto. Peccato che tale sagacia e prontezza diventino miopia disarmante di fronte alle conseguenze delle nostre azioni personali: tutti quei piccoli o grandi gesti quotidiani che ci costano inevitabili disagi, limitazioni, sacrifici e la cui inosservanza allontana la via d’uscita per tutti. Le nostre pretese di libertà individuale confluiscono così in un relativismo che, nel nome di un presunto bene personale, diventa il vero carnefice del bene comune: troppo spesso totalmente incapaci di comprendere che è la somma di tutti i nostri quotidiani “strappi alle regole” che alimenta ciò che sta andando male!

Se non vogliamo continuare a percorrere sentieri solitari che portano poco lontano, forse, dobbiamo ritrovare i “limiti” contrapposti ma non contraddittori dell’unica strada percorribile verso un futuro di civiltà: da un lato l’attenzione ad ogni singolo uomo con la sua unicità, l’ascolto e il rispetto dei bisogni, delle sofferenze, dei drammi di ciascuno, ci salvano dalla deriva di un egoismo asfissiante rendendoci capaci di empatia vera; dall’altro la consapevolezza che esistono una verità e un bene comune che ci superano, frutto degli sforzi dell’umanità “migliore”, delle acquisizioni della scienza, della memoria della storia, dei progressi della tecnologia, del chinarsi di Dio verso l’uomo (per chi crede)…che non possono essere messi continuamente in discussione, ignorati e calpestati da un oscurantismo quasi medioevale. Attenzione al singolo e rispetto del bene comune non sono principi antitetici o tensioni schizofreniche del nostro animo, ma i due lati di questa strada: margini che non si incontrano mai, opposti ma non distanti, fino alla fine; margini che, fermi l’uno di fronte all’altro, ci lasciano progredire tracciando lo spazio entro cui possiamo e dobbiamo muoverci.

Solo percorrendo questa strada potremmo diventare davvero capaci di vestire i panni dell’altro, senza che questo diventi ostentata quanto inutile filantropia, ma stile semplice e spontaneo di chi ha nel cuore un Bene più grande.

NOTTEÈ lunga questa notte. La mente ancora sveglia,fatica a domare i pensieri. Il silenzio urlaper fare tacere il chiass...
04/11/2020

NOTTE

È lunga questa notte.
La mente ancora sveglia,
fatica a domare i pensieri.
Il silenzio urla
per fare tacere il chiasso di troppe parole.

Passerà questa notte.
Gli occhi si riabitueranno alla luce,
le mani agli abbracci.
Vedremo di nuovo sorrisi troppo a lungo celati.

È ancora notte.
Ma il cuore già sveglio
attende una nuova alba.
Sarà di una bellezza unica dopo questa notte.

30/10/2020

SENZA MANI

Da alcuni giorni, in troppe parti d'Italia, stiamo assistendo alla fuga di medici, infermieri e OSS, dalle RSA verso gli ospedali.
Non è polemica, ma è giusto che si sappia.
Forse questa battaglia è semplicemente più grande di noi, le forze non bastano e bisogna scegliere dove schierarle...Se questo è frutto di una scelta ci sia almeno il coraggio della chiarezza, e della verità.

A marzo abbiamo combattuto per troppo tempo a mani vuote, oggi rischiamo di doverlo fare senza mani, proprio lì dove sono i più fragili.

Che almeno non ricominci l'ipocrita conta dei morti...

24/10/2020

Penso che uno dei tanti problemi che viene fuori in questo momento tragico, è la natura disumanizzante del nostro sistema economico.
Non è un sistema che produce ricchezza per l'uomo,
non è costruito per fare stare bene e in equilibrio la comunità.
Assomiglia piuttosto ad una macchina vorace che deve andare avanti a tutti costi per non sgretolarsi: così facendo asserve l'uomo, lo sovrasta e lo annulla. Da sistema che dovrebbe creare benessere diventa così "valore" assoluto, capace di entrare in contrasto addirittura con l'unico diritto inalienabile, quello alla SALUTE di ogni uomo, soprattutto del più debole e del più fragile.
Se oggi tutela della salute e tutela dal dramma della povertà sono di fatto principi opposti e apparentemente inconciliabili, questo è segno di qualcosa di molto grave.
Se l'uomo di oggi non riesce a trovare un BENE comune intorno al quale stringersi, per il quale compattarsi e combattere, neanche di fronte al dramma di una prova universale; se anche di fronte a tutto ciò prevale la divisione degli interessi di parte, allora è segno che forse abbiamo costruito male...
Spero solo che possiamo ricordarcene quando l'incubo di quello che stiamo vivendo sarà finito e verrà finalmente il momento di ripartire. Spero che, almeno quel giorno, ci ricorderemo che prima é necessario cambiare senso di marcia...😰

DICHIARAZIONE DI COERENZA CON I PROPRI PRINCIPIScusate se cado nella provocazione, ma in un mondo in cui, nel nome di un...
11/10/2020

DICHIARAZIONE DI COERENZA CON I PROPRI PRINCIPI

Scusate se cado nella provocazione, ma in un mondo in cui, nel nome di una libertà malata, sembra impossibile affermare un solo principio che sia valido per tutti, invito ciascuno ad essere coerente almeno con i propri…

!

01/10/2020

Con il cuore in mano...

Mi è stato chiesto di scrivere qualcosa sull’esperienza della pandemia da Coronavirus vissuta all’interno delle RSA. Penso che non sarebbe sufficiente un trattato per provare a spiegare, a capire e a far capire fino in fondo quello che è successo nella sua complessità.
Forse da un Direttore Sanitario ci si aspetterebbero argomentazioni scientifiche, dati e numeri; forse dovrei parlare di aspettativa di vita, di quella che è l’età media e la comorbidità degli anziani che vivono nelle RSA, dell’enorme impatto negativo che ha l’ospedalizzazione sulla loro fragilità; forse dovrei scrivere un articolo all’altezza di un medico specialista che dirige una Struttura sanitaria, usare parole diverse da quelle che sto per scrivere. Ho pensato invece di limitarmi a condividere alcune riflessioni, che possano provare a dare l’idea di ciò che, ormai da diversi mesi, vivono gli operatori socio-sanitari e gli ospiti delle Strutture, e di farlo con il cuore in mano: un cuore sanguinante…

E’ il cuore sanguinante di un qualsiasi operatore socio-sanitario che faccia il proprio lavoro con passione e dedizione (provate a dargli il volto, il nome ed il ruolo che volete: medico, infermiere, OSS, fisioterapista, cuoco, animatore…) che nell’esercizio della propria professione diventa anche un pò familiare degli ospiti di cui si prende cura e che, da marzo, ha visto “andar via” in troppi.
Il cuore sanguinante di chi vive un dramma che spesso non viene capito dall’esterno e continua ad essere descritto e tinteggiato, ancora oggi, da una prospettiva totalmente distorta.
Il cuore sanguinante di chi, ri-adattando o re-inventando le proprie competenze, fa di tutto per tenere insieme due principi divergenti e contrastanti, due forze centripete che tirano con violenza in due direzioni totalmente opposte: tutto ciò che viene messo in atto, con il massimo degli sforzi e delle attenzioni possibili, per contrastare questo virus (che per gli anziani si è rivelato essere ed è fortemente letale)…tutto questo è, allo stesso tempo, quanto di più disumanizzante possa esistere per coloro che cercano un luogo dove trascorrere gli anni della fragilità nella maniera più serena possibile. Perché le RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali) non sono degli ospedali, ma dei luoghi di vita e di cura, dove si cerca di tenere insieme gli aspetti clinici e quelli socializzanti.
Il cuore di noi operatori sanguina perché non siamo pronti ad una seconda ondata: oggi ci sono tutti i presidi del caso, linee guida precise, maggiori strumenti a disposizione; ma c’è anche tutta la fatica schiacciante di misure che con la loro asetticità, all’interno delle Strutture, stanno logorando chi vi lavora e gli ospiti, che da marzo vivono come nessuno di noi è costretto a vivere nelle proprie case.
Immaginate di essere svegliati tutti i giorni da gente schermata di tutto punto, di sentirvi toccati solo da guanti, circondati da mascherine...sempre. Di vedere fortemente limitate tutte quelle attività: animazione, cura della persona (“banalmente” parrucchiere), visite dei parenti, momenti di socializzazione con gli altri ospiti che, spesso, sono le poche possibilità che avete di sentirvi ancora vivi. Immaginate di vivere in un posto dove deve essere ristretta addirittura la possibilità di fare due passi liberamente, o di cambiare posto a tavola (qualora ne aveste voglia), di tornare a stare con la compagna di camera di sempre…nel tentativo di mantenere sotto controllo e tracciare i “contatti” di ciascuno. Immaginate di provare a vivere così: non per quattordici giorni, o un mese, ma già da sette mesi e chissà per quanto ancora. Immaginate di provare a spiegarlo e farlo capire a persone che, molto spesso, per le frequenti patologie anche degenerative che le affliggono, non riescono a comprendere fino in fondo.
Il lockdown nelle nostre Strutture non è mai terminato! Continua ad essere inevitabile e necessario, continua ad avere pesanti conseguenze psicologiche ed economiche su ospiti e familiari, operatori e Direzioni e, nonostante tutto, non sarà mai sufficiente a garantire sicurezza al cento per cento di fronte a questo virus.
Il cuore sanguinante e turbato di un operatore sanitario oggi sente tutto questo sul lavoro, in aggiunta alle paure e alle tensioni dei comuni cittadini fuori dal lavoro e, come se non bastasse, avverte anche l’insopportabile clima di caccia alle streghe che continua a dipingere l’anello fragile delle nostre Residenze a tinte scure, come se nella fragilità vi fosse una colpa.
Altra causa di questo cuore sanguinante è proprio l’incomprensione che, a folate a volte violente, si sente soffiare dall’esterno: quell’incomprensione che spinge gli operatori sanitari e gli ospiti ad un’alleanza fino allo stremo delle forze; nella speranza che qualcuno, da fuori, possa capire che non ci sono eroi né criminali, ma solo uomini e donne che non si tirano indietro e che non possono fare altro che esserci, nonostante il cuore sanguinante.
Federico Barà
Geriatra
Direttore Sanitario di una RSA

("Nelle RSA con il cuore in mano - Anziani e pandemia: un geriatra racconta come si vive in una residenza protetta al tempo del Covid" - su Il Cittadino del 23/09/2020)

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