02/02/2026
Burnout del terapeuta: implicazioni cliniche e neuroscientifiche
La letteratura scientifica sul burnout negli psicoterapeuti converge su un dato centrale:
l’esaurimento emotivo rappresenta la dimensione più stabile e maggiormente associata al burnout, più del carico di lavoro o dei fattori organizzativi.
Una revisione sistematica su 52 studi mostra come l’esaurimento emotivo sia il nucleo del burnout clinico, espressione di una prolungata sollecitazione dei sistemi di regolazione emotiva implicati nella relazione terapeutica (Van Hoy et al., 2022).
Dal punto di vista neuroscientifico, il lavoro clinico richiede al terapeuta una continua regolazione neurofisiologica: monitoraggio del proprio stato interno, modulazione delle risposte emotive, mantenimento della presenza relazionale. Quando questo processo diventa cronico e non sostenuto, aumenta il rischio di disregolazione e di progressiva riduzione della qualità della presenza clinica.
In questo senso, il lavoro su di sé e la supervisione non sono strumenti accessori, ma dispositivi clinici fondamentali:
– permettono il ripristino e la riorganizzazione delle risorse di regolazione
– favoriscono la consapevolezza dello stato interno del terapeuta
– proteggono la relazione terapeutica da automatismi difensivi e ritiro emotivo
La cura del terapeuta, quindi, non risponde a una logica di self-care generico, ma a una necessità clinica e deontologica, direttamente connessa all’efficacia del trattamento.
📚 Riferimento scientifico
Van Hoy, A. et al. (2022). Burnout and Psychological Wellbeing Among Psychotherapists.
Frontiers in Psychology.
Objectives. The general aim of this systematic review is to synthesize, analyze, and critically review existing studies concerning the relationship between s...