18/03/2026
La solitudine del terapeuta
Ci sono momenti, nel lavoro clinico, in cui il terapeuta è solo.
Solo nel pensare un caso.
Solo nel prendere decisioni.
Solo nel reggere il peso di ciò che accade in seduta.
Una responsabilità che non sempre può essere condivisa.
E che spesso resta silenziosa.
Nella stanza di terapia non siamo solo tecnici.
Siamo parte del sistema.
E siamo anche il luogo in cui quel sistema prende forma.
Ma se guardiamo da una prospettiva sistemica, questo apre una riflessione importante.
Un sistema che osserva se stesso, senza confronto, tende a chiudersi.
A ridurre le possibilità.
A perdere informazioni.
La cibernetica ci insegna che ogni sistema ha bisogno di feedback per mantenere complessità e capacità di adattamento.
E forse anche il terapeuta funziona così.
Quando resta solo troppo a lungo, non perde competenza.
Ma rischia di trovarsi a sostenere una responsabilità clinica non condivisa.
Il lavoro in équipe, la supervisione, il confronto tra colleghi non sono un segno di fragilità.
Sono ciò che permette al sistema di continuare a pensare.
Perché, a volte, il punto non è sapere cosa fare.
È non doverlo pensare da soli.