27/04/2026
Siamo sempre più vicini alla retina artificiale, una tecnologia che si propone di ripristinare le funzioni della retina nelle persone colpite da patologie neurodegenerative che comportano la perdita progressiva della vista.
La visione è un fenomeno complesso, che si svolge in diverse fasi. La luce entra nell’occhio ed è canalizzata dal cristallino verso la retina, che si trova sul fondo del bulbo oculare. La funzione della retina è convertire i raggi luminosi in segnali elettrici, che viaggiano nei neuroni e arrivano fino al cervello, che li decodifica e crea le immagini.
In alcune patologie, come la retinite pigmentosa, le cellule specializzate della retina, chiamate fotorecettori, si danneggiano portando a un progressivo peggioramento della vista, fino alla cecità.
Un team di ricercatori del Center for Synaptic Neuroscience and Technology dell'ISTITUTO ITALIANO DI TECNOLOGIA in collaborazione con l’IRCCS AOM - Ospedale Policlinico San Martino stanno studiando una protesi liquida, somministrabile con una semplice iniezione, che sfrutta nanoparticelle di carbonio dalle proprietà fotovoltaiche. Convertendo la luce in segnali elettrici, queste potrebbero restituire funzionalità alla retina danneggiata.
Di recente il gruppo, in collaborazione con altri partner scientifici quali l’ Ospedale Sacro Cuore / don Calabria di Negrar, è riuscito a migliorare il modello sperimentale della protesi.
L’utilizzo del grafene, inedito in ambito oftalmico, ha permesso di potenziare l’efficacia delle nanoparticelle, aumentando la sensibilità alla luce e il recupero della funzione visiva, mentre i test di biocompatibilità eseguiti avvicinano questa tecnologia alla sperimentazione clinica.
Leggi l’articolo con le parole dei ricercatori Simona Francia, Elisabetta Colombo e Fabio Benfenati.
👉https://www.ospedalesanmartino.it/it/ricerca-scientifica/news-dalla-ricerca/ossido-di-grafene-aggiunto-alla-composizione-della-retina-artificiale-liquida-un-ulteriore-passo-avanti-verso-la-sperimentazione-clinica.html