Nicoletta Cinotti Bioenergetica e Mindfulness

Nicoletta Cinotti Bioenergetica e Mindfulness Bioenergetica e Società - Studi di bioenergetica, Mindfulness e classi di esercizi bioenergetici con Nicoletta Cinotti. Sede a Chiavari e a Genova e online

In questa pagina è possibile trovare articoli di approfondimento sulla mindfulness e sulla bioenergetica e suggerimenti quotidiani di pratica. Per far parte di una comunità in crescita!

07/05/2026

La pienezza dell’età non è un traguardo. È uno sguardo.
Nel capitolo 1 de La gioia ribelle parto da qui — da una domanda che rovescia tutto.
Se sei a Genova o dintorni: venerdì 15 maggio alle 18 sono alla Biblioteca Brocchi di Nervi, per il Maggio dei Libri. Ti aspetto.
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07/05/2026

Il Programma di Mindful Self-compassion

È particolarmente indicato per persone che abbiano una parte critica molto forte, oppure una tendenza perfezionistica o una eccessiva severità nei propri confronti. È un ottimo compendio del Protocollo MBCT offrendo un’attenzione specifica allo sviluppo di una saggezza interiore per affrontare le difficoltà emotive.

Inizia giovedì 11 settembre alle 20.link in bio

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Parliamo sempre di cambiamento. Eppure dentro di noi c'è un nucleo di resistenza che nessuno ama ammettere.Non sono solo...
07/05/2026

Parliamo sempre di cambiamento. Eppure dentro di noi c'è un nucleo di resistenza che nessuno ama ammettere.
Non sono solo gli abitudinari ad amare la situazione attuale. Lo siamo tutti. Perché il conosciuto ci permette di appoggiarci all'esterno — alla scrivania, agli oggetti familiari, alle persone che riconosciamo — e questo ci dà un senso di potenza e sicurezza. Il nuovo, invece, ci chiede di appoggiarci all'interno. Solo a noi stesse.
Ed è lì che molte si perdono.
Con gli anni ho imparato ad essere grata allo sconosciuto. Mi tiene viva. Suscita curiosità, interesse, presenza. Non perché il cambiamento sia diventato facile — ma perché ho più fiducia nei miei mezzi. È quella fiducia che mi permette di restare aperta. Vulnerabile. Di coltivare la tenerezza.
La tenerezza è il terreno in cui crescono cose nuove. Senza quell'attimo aperto e vulnerabile, nessun apprendimento è davvero possibile.
"Se l'uomo durasse per sempre in questo mondo, quante cose perderebbero il loro potere di commuoverci. La cosa più preziosa nella vita è la sua incertezza."
— Kenko

https://www.nicolettacinotti.net/laffetto-per-lo-status-quo/

Parliamo sempre di cambiamento. Eppure dentro di noi c’è un nucleo di resistenza che nessuno ama ammettere.Non sono solo...
07/05/2026

Parliamo sempre di cambiamento. Eppure dentro di noi c’è un nucleo di resistenza che nessuno ama ammettere.
Non sono solo gli abitudinari ad amare la situazione attuale. Lo siamo tutti. Perché il conosciuto ci permette di appoggiarci all’esterno — alla scrivania, agli oggetti familiari, alle persone che riconosciamo — e questo ci dà un senso di potenza e sicurezza. Il nuovo, invece, ci chiede di appoggiarci all’interno. Solo a noi stesse.
Ed è lì che molte si perdono.
Con gli anni ho imparato ad essere grata allo sconosciuto. Mi tiene viva. Suscita curiosità, interesse, presenza. Non perché il cambiamento sia diventato facile — ma perché ho più fiducia nei miei mezzi. È quella fiducia che mi permette di restare aperta. Vulnerabile. Di coltivare la tenerezza.
La tenerezza è il terreno in cui crescono cose nuove. Senza quell’attimo aperto e vulnerabile, nessun apprendimento è davvero possibile.
“Se l’uomo durasse per sempre in questo mondo, quante cose perderebbero il loro potere di commuoverci. La cosa più preziosa nella vita è la sua incertezza.”
— Kenko

06/05/2026

Deperibile, è riportato sulla confezione di plastica, e sotto, con un inchiostro diverso, la data di scadenza, l'ultima cucchiaiata da consumarsi entro.
Mi ritrovo a ispezionare:
ora il dorso di entrambe le mie mani, ora l'incavo delle ginocchia,
ora alzo un piede poi l'altro per ispezionarne le piante.
Poi le foglie delle piantine di pomodoro, poi le ghiandaie attaccabrighe.
Sotto il tavolo di legno e le pietre sollevate, ispeziono. Tazze di caffè, olive, formaggi, fame, tristezza, timori...
anche questi di sicuro svaniranno, senza sapere quando.
Poi d'un tratto
eccomi colta da una strana felicità, come un uomo dotato di mani e bocca robuste,
dentro quell'ora abitata da profumi che deperiscono e urtano. Jane Hirshfield

Abbracciare se stess*. Ritiro di mindfulness e reparenting - 28-30 novembre. Link in bio

C’è una differenza che ho imparato a riconoscere nel tempo, nei miei pazienti e in me stessa. È la differenza tra le par...
06/05/2026

C’è una differenza che ho imparato a riconoscere nel tempo, nei miei pazienti e in me stessa. È la differenza tra le parole del corpo e le storie della mente.
Le storie della mente le conosciamo bene. Sono elaborate, articolate, spesso brillanti. Spiegano, giustificano, collegano cause ed effetti. Possono durare ore. E possono ripetersi identiche per anni senza che nulla cambi.
Le parole del corpo sono diverse. Sono brevi, essenziali, spesso sorprendenti. Emergono da un silenzio. E quando arrivano, qualcosa si muove.
Come riconoscerle?
Le parole del corpo sono in prima persona. “Sento”, “Ho paura”, “Mi fa male qui”. Non “Si prova ansia quando...” o “È normale che uno si senta...”. Non la forma impersonale che tiene a distanza. Io. In prima persona. Senza schermi.
Le parole del corpo sono al presente. Non “Provavo” ma “Provo”. Non “Quella volta mi sono sentita” ma “Adesso sento”. Anche quando parlano del passato, lo portano nel presente del corpo. Perché il corpo non conosce il passato come categoria astratta: lo conosce solo come sensazione attuale.
Le parole del corpo nascono dalle sensazioni fisiche. Non sono un ragionamento su cosa dovremmo sentire. Sono la descrizione di quello che sentiamo. “C’è una morsa qui.” “Qualcosa preme.” “Mi manca l’aria.” Prima viene la sensazione, poi — forse — la parola che la nomina.
Le storie della mente funzionano diversamente.
Possono essere in terza persona, o usare il “si” impersonale. “Quando uno viene trattato così, si arrabbia.” Chi si arrabbia? Tu? Io? Qualcuno di indefinito?
Parlano al passato remoto, o al condizionale. “Avrei dovuto.” “Se solo fosse stato diverso.” “A quel punto lui disse.” Raccontano sequenze di scene come se fosse un film da guardare, non un’esperienza da attraversare.
E soprattutto: vogliono comunicare una storia. Vogliono che l’altro capisca cosa è accaduto. Le parole del corpo invece vogliono esprimere un vissuto. Non cercano comprensione logica, cercano risonanza.

https://open.substack.com/pub/nicolettacinotti/p/le-parole-del-corpo-a34?r=11etvw&utm_medium=ios
Abbracciare se stess3. Mindfulness e Reparenting. ritiro dal 26 al 28 giugno. link in bio

05/05/2026

In questi ultimi tempi ho parlato spesso con una giovane donna che è da anni in una relazione dolorosa, eppure non riesce a lasciarla andare. Come se lasciar andare fosse più rischioso che rimanere nella sofferenza.”
“I nostri progenitori scimpanzé ci hanno lasciato un riflesso vitale: aggrapparci a qualsiasi appiglio. Ma gli alberi ci insegnano altro - colorano l’autunno delle loro foglie e le lasciano andare.”
“Quanti di voi in questo momento si stanno aggrappando a qualcosa che dovrebbero lasciar andare?”
Aggrapparsi non è un blocco unico. Sono tre movimenti diversi che rispondono a bisogni diversi:
Movimento 1: AGGRAPPARSI
• Bisogno: Sicurezza
• Esempio: “È il movimento che abbiamo fatto per imparare a camminare: prima ci aggrappiamo, poi ci stacchiamo”
• “Quale desiderio sta dietro a ciò che non riesci a lasciar andare?”
Movimento 2: IDENTIFICARSI
• Bisogno: Riconoscimento
• Esempio: “Se succede questo, vuol dire che io vado bene”
• “Quale fallimento temi di incontrare se lasciate andare?”
Movimento 3: DARE SIGNIFICATO
• Bisogno: Controllo
• Esempio: “Trasformiamo i progetti in portafortuna per calmare la paura dell’incertezza”
• Perché non ti fidi dei segnali del corpo che vi invitano a lasciar andare?”
Continua a seguire il mio substack nelle prossime settimane per ricevere altre informazioni su questo tema!
Con grazia, grinta e gratitudine!
Nicoletta

05/05/2026

La vergogna ha un superpotere: riscrive il passato.
Jessica Tracy e Richard Robins la chiamano "memoria selettiva negativa" — quando la vergogna si attiva, improvvisamente ricordi solo i fallimenti. Trent'anni di successi cancellati da un singolo momento.
È quello che era successo a Roberto, un mio paziente. Licenziato a cinquant'anni con una buonuscita che avrebbe reso felice chiunque. Ma non lui. Perché la vergogna gli aveva riscritto tutta la storia.
Se l'ansia è la paura di quello che verrà, la vergogna è la paura di quello che sei già stato. E insieme sono una trappola perfetta.
La buona notizia? Si esce. Il Programma di Mindful self-compassion più un bonus: L'ansia dell'imperfezione
https://www.nicolettacinotti.net/corsi-mindfulness/il-programma-di-mindful-self-compassion/

Lo stress ha molti effetti su di noi: effetti fisici ed emotivi. Sottovalutiamo però l’effetto che ha sul piano delle re...
05/05/2026

Lo stress ha molti effetti su di noi: effetti fisici ed emotivi. Sottovalutiamo però l’effetto che ha sul piano delle relazioni sociali. Quando siamo stressati siamo meno disponibili nei confronti degli altri e meno desiderosi di coinvolgerci. Succede perchè le difese diminuiscono l’intelligenza sociale. Culturalmente poi siamo sempre più sostenuti ad essere individualisti e ci perdiamo così l’importanza che l’intelligenza collettiva ha nella nostra vita.

Uno dei difetti delle nostre riflessioni sul tema dell’intelligenza è che abbiamo molti test che misurano l’intelligenza individuale e le intelligenze multiple che ogni persona possiede nei diversi ambiti di competenza ma non abbiamo nessun test che misuri l’intelligenza collettiva che si crea all’interno di un gruppo di persone.

L’intelligenza collettiva – o “c factor” – non è collegata con i quozienti intellettivi delle persone che fanno parte del gruppo ma è una variabile indipendente collegata invece con l’intelligenza, la sensibilità sociale e la presenza di donne all’interno del gruppo di lavoro. Anche se può sembrare un’affermazione di parte, la presenza delle donne aumenta i “c factor” perché le donne hanno, mediamente, una maggiore intelligenza sociale.

Più siamo “antisociali” e più dichiariamo, indirettamente, il nostro livello di stress. Più siamo inclusivi e più ci diamo la possibilità di un accesso ampio alle risorse del gruppo ma anche, e soprattutto, alle nostre personali risorse. Forse abbiamo paura di perdere la nostra identità in un gruppo e invece, dopo, la ritroviamo più ampia perchè è stata accresciuta dall’identità degli altri.

Un buon esempio degli effetti dell’intelligenza sociale è quello che ti scrivo ogni mattina. Potresti pensare che quello che scrivo sia mio, frutto del mio pensiero e del mio lavoro. Io so – e ne sono grata – che queste cose che scrivo sono frutto di tutto quello che mi insegnano le persone che incontro giornalmente e so anche che, senza di loro, la mia vita emotiva, la mia intelligenza, sarebbero infinitamente più povere. È a te e a loro che devo il mio “c factor”!

https://www.nicolettacinotti.net/lintelligenza-collettiva-o-c-factor/

I programmi mindfulness e i ritiri coltivano il c factor!

05/05/2026

“Lei perfeziona l’imperfezione.”

Me l’ha detto una mia paziente anni fa e l’ho messa nel libro perché non l’ho più dimenticata. Quando siamo vitali abbiamo meno controllo. E facciamo più errori. Ma siamo anche più vive.
Dal capitolo 3 — L’ansia dell’imperfezione.

Indirizzo

Via XX Settembre 37/9a
Genova
16121

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