Dott.ssa Laura Moratti - Medico nutrizionista

Dott.ssa Laura Moratti - Medico nutrizionista Medico nutrizionista, trainer di Mindful Eating, fitoterapeuta, esperta in medicina integrata

La dottoressa Laura Moratti, conseguita la laurea in Medicina e
Chirurgia presso la facoltà di Genova, decide di focalizzare la
propria formazione specialistica nella cura e nello studio
dell'essere umano nella sua globalità e complessità. Si specializza in Medicina generale e comincia la propria attività
come medico di famiglia. La ricerca di soluzioni integrate,
che uniscono natura e scienza, so

no al centro della formazione
della dott.ssa che, frequentando prestigiosi master internazionali
e corsi post-universitari, studia la fitoterapia scientifica,
l'omotossicologia, la nutrizione e la
psiconeuroendocrinoimmunologia. In particolare la dottoressa matura una profonda consapevolezza
dell'importanza di un'alimentazione di qualità quale condizione essenziale e preventiva per la buona salute, e, con tali presupposti, aiuta i propri pazienti ad intraprendere un percorso nutrizionale sano e gratificante, sia fisicamente che psicologicamente. Inoltre la dottoressa Moratti, grazie ad un costante e quotidiano aggiornamento scientifico, sviluppa terapie all’avanguardia caratterizzate da una visione olistica del paziente, miranti alla buona salute in senso globale e preventivo. Quest’approccio terapeutico cerca di minimizzare l’utilizzo di farmaci di sintesi, che curano i sintomi ma spesso causano effetti collaterali, preferendo, quando possibile ed indicato, terapie naturali a base di prodotti fitoterapici e omeopatici.

30/04/2026

Camminare 10 minuti può sembrare poco.
E spesso è proprio questo il motivo per cui non lo consideriamo.

Siamo abituati a pensare al movimento come qualcosa di strutturato:
allenamenti, programmi, tempo dedicato.

Ma il corpo non ragiona in questo modo.

Ogni stimolo motorio, anche breve, attiva sistemi metabolici,
migliora la sensibilità insulinica
e contribuisce alla regolazione dell’energia e dello stress.

Chi mi conosce da tempo lo sa: cammino molto.
E spesso mi viene chiesto come faccia a fare così tanti passi ogni giorno.

La risposta è semplice: non lo faccio tutto insieme.
Da anni accumulo movimento.

Cinque minuti qui.
Dieci minuti lì.
Colgo ogni occasione per muovermi un po’ di più.

Ed è questo, nel tempo, che fa la differenza.

Non è il singolo episodio a contare.
È la ripetizione.

Dieci minuti oggi.
Dieci minuti domani.
Un tragitto a piedi.
Una pausa attiva in una giornata sedentaria.

Sono interventi piccoli, ma biologicamente significativi.

Nelle vite complesse che conduciamo,
imparare a dare valore a questi spazi è spesso più utile
che inseguire programmi perfetti e irrealistici.

👉 Anche il poco conta.
Se è ripetuto, diventa fisiologia.

16/04/2026

Nel mio lavoro il cambiamento non è mai pensato per il breve periodo.
Che si tratti di alimentazione o di stile di vita, l’obiettivo è costruire risultati che possano stabilizzarsi nel corso degli anni.

Questo percorso richiede gradualità e tempo.
E richiede una qualità specifica: la costanza.

La psicologia del cambiamento è chiara su questo punto:
le strategie “perfette” (e di conseguenza rigide) funzionano poco e durano meno.
Al contrario, ciò che è sufficientemente buono, ripetibile e adattabile alla vita reale ha molte più probabilità di consolidarsi.

Per questo, nei percorsi nutrizionali, anche quando è prevista una fase ipocalorica, il lavoro centrale non è “fare tutto nel modo migliore possibile”, ma imparare a fare abbastanza, con continuità, e poi saper mantenere.

È qui che si gioca la differenza tra risultati temporanei e cambiamenti che restano.

Fatto è meglio che perfetto.
Perché solo ciò che può essere fatto, e rifatto, può davvero durare.

La massa grassa viscerale è un determinante centrale del rischio cardiometabolico.Non è un semplice deposito energetico....
05/03/2026

La massa grassa viscerale è un determinante centrale del rischio cardiometabolico.
Non è un semplice deposito energetico.
È un tessuto metabolicamente attivo, capace di produrre adipochine e citochine che favoriscono infiammazione cronica di basso grado, resistenza insulinica e alterazioni del metabolismo lipidico.

Un punto cruciale, spesso trascurato, è che un eccesso di grasso viscerale può essere presente anche in persone con BMI nei limiti della norma.
Per questo il peso corporeo, da solo, non è sufficiente per descrivere la salute metabolica.

Le evidenze più recenti e le principali linee guida indicano la necessità di valutare la distribuzione del grasso, non solo la quantità.
Tra gli indicatori clinicamente più utili:

• circonferenza vita

• rapporto vita–altezza, oggi considerato uno dei marker più informativi
(la circonferenza vita dovrebbe essere inferiore al 50% dell’altezza)

• valutazioni di composizione corporea (come BIA o DEXA), quando appropriate

La salute cardiometabolica richiede uno sguardo che vada oltre la bilancia e consideri il funzionamento reale dell’organismo.

Fonti principali:

World Health Organization – Obesity, waist circumference and cardiometabolic risk

European Association for the Study of Obesity – Position statement su obesità e distribuzione del grasso

European Society of Cardiology / European Atherosclerosis Society – Linee guida sulla prevenzione cardiovascolare

National Institute for Health and Care Excellence – Raccomandazioni sull’uso del rapporto vita–altezza come strumento di screening

American Diabetes Association – Standards of Care: adiposità viscerale e rischio metabolico

L’obesità viene ancora spesso interpretata come una mancanza personale.Di volontà.Di impegno.Questa lettura non è suppor...
26/02/2026

L’obesità viene ancora spesso interpretata come una mancanza personale.
Di volontà.
Di impegno.

Questa lettura non è supportata dalla medicina e dalla scienza.

L’obesità è una patologia cronica e multifattoriale.
Coinvolge genetica, ambiente, regolazione ormonale e neuro-metabolica, farmaci, stress, sonno e storia clinica.
Non è riducibile al comportamento individuale.

Ogni persona presenta una manifestazione diversa della patologia.
Per questo i percorsi non sono lineari e non sono sovrapponibili.

In Italia l’obesità è riconosciuta come patologia cronica dal
Ministero della Salute.

Questo riconoscimento ha avuto un passaggio decisivo il 1° ottobre 2025,
con l’approvazione definitiva in Senato della legge che sancisce l’obesità come malattia cronica a livello giuridico, rendendo l’Italia il primo Paese al mondo a farlo.

Non è un’etichetta.
È un dato medico e giuridico, come per il diabete, l’artrosi o le patologie autoimmuni.

E significa accesso ai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA),
oltre a programmi strutturati di prevenzione e cura.

È necessario dirlo con chiarezza:
questa visione non è ancora pienamente entrata nella pratica clinica quotidiana.

Esistono ancora, purtroppo, narrazioni mediche che stigmatizzano la persona con obesità.
Questo è un fatto grave.
Lo stigma, soprattutto quando proviene dal sistema sanitario, peggiora gli esiti di salute, allontana dalle cure e aumenta la sofferenza.

Qualcosa sta cambiando.
Ma c’è ancora molto lavoro da fare.

Definire l’obesità come patologia significa:
presa in carico sanitaria, continuità di cura, approccio multidimensionale.
E soprattutto assenza di colpa.

In questo quadro, parlare di fallimento non ha senso clinico.
Come per ogni patologia cronica, possono esserci fasi di miglioramento e fasi di riacutizzazione.

Una riacutizzazione non è un fallimento.
È parte della storia naturale di una malattia cronica.

Indirizzo

Via Macaggi 25/22
Genova
16121

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