Dott.ssa Laura Moratti - Medico nutrizionista

Dott.ssa Laura Moratti - Medico nutrizionista Medico nutrizionista, trainer di Mindful Eating, fitoterapeuta, esperta in medicina integrata

La dottoressa Laura Moratti, conseguita la laurea in Medicina e
Chirurgia presso la facoltà di Genova, decide di focalizzare la
propria formazione specialistica nella cura e nello studio
dell'essere umano nella sua globalità e complessità. Si specializza in Medicina generale e comincia la propria attività
come medico di famiglia. La ricerca di soluzioni integrate,
che uniscono natura e scienza, sono al centro della formazione
della dott.ssa che, frequentando prestigiosi master internazionali
e corsi post-universitari, studia la fitoterapia scientifica,
l'omotossicologia, la nutrizione e la
psiconeuroendocrinoimmunologia. In particolare la dottoressa matura una profonda consapevolezza
dell'importanza di un'alimentazione di qualità quale condizione essenziale e preventiva per la buona salute, e, con tali presupposti, aiuta i propri pazienti ad intraprendere un percorso nutrizionale sano e gratificante, sia fisicamente che psicologicamente. Inoltre la dottoressa Moratti, grazie ad un costante e quotidiano aggiornamento scientifico, sviluppa terapie all’avanguardia caratterizzate da una visione olistica del paziente, miranti alla buona salute in senso globale e preventivo. Quest’approccio terapeutico cerca di minimizzare l’utilizzo di farmaci di sintesi, che curano i sintomi ma spesso causano effetti collaterali, preferendo, quando possibile ed indicato, terapie naturali a base di prodotti fitoterapici e omeopatici.

10/03/2026

Anche quando l’alimentazione è adeguata,
anche quando gli esami sono nella norma,
anche quando il peso è stabile
e l’attività fisica è presente,
la sedentarietà prolungata resta un fattore di rischio autonomo.

Stare seduti molte ore consecutive è associato a:

• peggior regolazione metabolica e glicemica

• aumento dell’infiammazione cronica di basso grado

• riduzione della motilità intestinale

• calo della vigilanza e della concentrazione

• ridotto stimolo meccanico su osso e articolazioni

• progressiva riduzione della capacità funzionale nella vita quotidiana

Questo non è un elenco esaustivo.
Molti altri processi fisiologici vengono influenzati negativamente dalla sedentarietà.
E questi effetti non vengono annullati da una singola sessione di allenamento nella giornata.

Per questo le linee guida internazionali raccomandano di interrompere regolarmente il tempo trascorso seduti, introducendo pause attive:

✓ ogni 30–60 minuti

✓ anche brevi

✓ anche a bassa intensità

Alzarsi, camminare pochi minuti, cambiare postura, muovere le articolazioni.
Non è allenamento.
È igiene fisiologica.

La prevenzione non passa solo da cosa facciamo un’ora al giorno.
Passa anche da come distribuiamo il movimento nelle altre 23 ore.

Fonti essenziali:

World Health Organization. WHO Guidelines on Physical Activity and Sedentary Behaviour. 2020.

The Lancet – Ekelund U. et al. Does physical activity attenuate the association between sitting time and mortality? 2016.

BMJ – Ekelund U. et al. Dose-response associations between accelerometry measured physical activity and sedentary time and all-cause mortality. 2019.

Annals of Internal Medicine – Biswas A. et al. Sedentary time and its association with risk for disease incidence, mortality, and hospitalization. 2015.

Applied Physiology, Nutrition, and Metabolism – Tremblay M.S. et al. Sedentary Behavior Research Network terminology consensus project. 2017.

La massa grassa viscerale è un determinante centrale del rischio cardiometabolico.Non è un semplice deposito energetico....
05/03/2026

La massa grassa viscerale è un determinante centrale del rischio cardiometabolico.
Non è un semplice deposito energetico.
È un tessuto metabolicamente attivo, capace di produrre adipochine e citochine che favoriscono infiammazione cronica di basso grado, resistenza insulinica e alterazioni del metabolismo lipidico.

Un punto cruciale, spesso trascurato, è che un eccesso di grasso viscerale può essere presente anche in persone con BMI nei limiti della norma.
Per questo il peso corporeo, da solo, non è sufficiente per descrivere la salute metabolica.

Le evidenze più recenti e le principali linee guida indicano la necessità di valutare la distribuzione del grasso, non solo la quantità.
Tra gli indicatori clinicamente più utili:

• circonferenza vita

• rapporto vita–altezza, oggi considerato uno dei marker più informativi
(la circonferenza vita dovrebbe essere inferiore al 50% dell’altezza)

• valutazioni di composizione corporea (come BIA o DEXA), quando appropriate

La salute cardiometabolica richiede uno sguardo che vada oltre la bilancia e consideri il funzionamento reale dell’organismo.

Fonti principali:

World Health Organization – Obesity, waist circumference and cardiometabolic risk

European Association for the Study of Obesity – Position statement su obesità e distribuzione del grasso

European Society of Cardiology / European Atherosclerosis Society – Linee guida sulla prevenzione cardiovascolare

National Institute for Health and Care Excellence – Raccomandazioni sull’uso del rapporto vita–altezza come strumento di screening

American Diabetes Association – Standards of Care: adiposità viscerale e rischio metabolico

L’obesità viene ancora spesso interpretata come una mancanza personale.Di volontà.Di impegno.Questa lettura non è suppor...
26/02/2026

L’obesità viene ancora spesso interpretata come una mancanza personale.
Di volontà.
Di impegno.

Questa lettura non è supportata dalla medicina e dalla scienza.

L’obesità è una patologia cronica e multifattoriale.
Coinvolge genetica, ambiente, regolazione ormonale e neuro-metabolica, farmaci, stress, sonno e storia clinica.
Non è riducibile al comportamento individuale.

Ogni persona presenta una manifestazione diversa della patologia.
Per questo i percorsi non sono lineari e non sono sovrapponibili.

In Italia l’obesità è riconosciuta come patologia cronica dal
Ministero della Salute.

Questo riconoscimento ha avuto un passaggio decisivo il 1° ottobre 2025,
con l’approvazione definitiva in Senato della legge che sancisce l’obesità come malattia cronica a livello giuridico, rendendo l’Italia il primo Paese al mondo a farlo.

Non è un’etichetta.
È un dato medico e giuridico, come per il diabete, l’artrosi o le patologie autoimmuni.

E significa accesso ai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA),
oltre a programmi strutturati di prevenzione e cura.

È necessario dirlo con chiarezza:
questa visione non è ancora pienamente entrata nella pratica clinica quotidiana.

Esistono ancora, purtroppo, narrazioni mediche che stigmatizzano la persona con obesità.
Questo è un fatto grave.
Lo stigma, soprattutto quando proviene dal sistema sanitario, peggiora gli esiti di salute, allontana dalle cure e aumenta la sofferenza.

Qualcosa sta cambiando.
Ma c’è ancora molto lavoro da fare.

Definire l’obesità come patologia significa:
presa in carico sanitaria, continuità di cura, approccio multidimensionale.
E soprattutto assenza di colpa.

In questo quadro, parlare di fallimento non ha senso clinico.
Come per ogni patologia cronica, possono esserci fasi di miglioramento e fasi di riacutizzazione.

Una riacutizzazione non è un fallimento.
È parte della storia naturale di una malattia cronica.

I farmaci agonisti dei recettori incretinici, come Semaglutide e Tirzepatide, agiscono sui meccanismi fisiologici che re...
20/02/2026

I farmaci agonisti dei recettori incretinici, come Semaglutide e Tirzepatide, agiscono sui meccanismi fisiologici che regolano fame, sazietà e ritmo digestivo.

Rallentano lo svuotamento gastrico e modulano i segnali centrali dell’appetito.

Per questo motivo gli effetti gastrointestinali — nausea, senso di pienezza precoce, variazioni dell’alvo — non sono inattesi. Sono coerenti con il meccanismo d’azione.

Compaiono più spesso all’inizio della terapia o quando si aumenta il dosaggio. Nella maggior parte dei casi tendono a ridursi con l’adattamento dell’organismo.

È però fondamentale distinguere ciò che è atteso da ciò che richiede attenzione.
Vomito persistente, dolore addominale importante, segni di disidratazione o sintomi compatibili con complicanze biliari non vanno sottovalutati e necessitano di valutazione medica.

Un aspetto centrale è la titolazione:
l’aumento graduale del dosaggio permette all’organismo di adattarsi e riduce l’intensità degli effetti collaterali, migliorando la continuità terapeutica.

Altrettanto rilevante è l’alimentazione.
Pasti molto voluminosi, ricchi di grassi o consumati rapidamente possono amplificare la nausea e il senso di disagio.
Un piano nutrizionale personalizzato aiuta a contenere i sintomi e a proteggere la massa magra durante il calo ponderale.

Un equivoco frequente è pensare che più nausea significhi maggiore efficacia. Non è così.
L’efficacia non si misura dal disagio. Si misura dalla sostenibilità nel tempo.

Questi farmaci sono strumenti potenti.
Per funzionare in modo sicuro ed efficace richiedono competenza clinica, monitoraggio regolare e integrazione con una strategia nutrizionale adeguata.

Indirizzo

Via Macaggi 25/22
Genova
16121

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