Eremo di Thoth - Sez. Mahum Tah-Ta

Eremo di Thoth - Sez. Mahum Tah-Ta Sezione dell'Eremo di Thoth dedicata all'Opera di Franz Bardon, gestita e diretta da Frater Adonis

Ho scelto di scrivere questo post perché, qualche tempo fa, mi è stato chiesto per quale ragione prediliga determinati s...
07/04/2026

Ho scelto di scrivere questo post perché, qualche tempo fa, mi è stato chiesto per quale ragione prediliga determinati sistemi magico/spirituali.

Mi riferisco ai metodi di Franz Bardon, della Golden Dawn, allo Yoga classico e all’impostazione di Aleister Crowley.

La ragione è una: la ripetibilità.

Il filo conduttore che unisce questi modelli è l’impostazione operativa. Si tratta di metodi strutturati, verificabili nella pratica. In altri termini, procedure che, se eseguite correttamente, tendono a produrre effetti analoghi in soggetti differenti.

Crowley sintetizza questo principio con una frase che ho sempre considerato emblematica e affine al mio percorso personale: “il metodo della scienza, lo scopo della religione”. È una formula che chiarisce l’orientamento: disciplina, osservazione, ripetizione, correzione.

Il punto centrale non è l’adesione ideologica a una scuola, ma l’efficacia tecnica. Questi sistemi forniscono esercizi progressivi, criteri di controllo e parametri interni di verifica. Il risultato promesso non è arbitrario come accade invece per numerose altre proposte.

Se le tecniche vengono applicate con continuità e precisione, producono effetti. Non in modo uniforme nei tempi, ma in modo coerente nei principi. Le differenze tra gli individui incidono sulla velocità e sul raggiungimento di certi traguardi, non sulla validità del processo.

Questo è ciò che li distingue da approcci puramente speculativi: la possibilità di essere messi alla prova.

Il QabalistaNel mio primo libro, Teoria e pratica, ho diviso l'uomo in tre parti: corpo fisico o materiale, corpo psichi...
26/03/2026

Il Qabalista

Nel mio primo libro, Teoria e pratica, ho diviso l'uomo in tre parti: corpo fisico o materiale, corpo psichico o astrale e corpo mentale o spirituale; e avevo anche parlato del magnete quadripolare. Lo studioso ora sa bene che: questi tre corpi sono uniti tra loro da un legame sottile (matrice mentale e matrice astro-eterica); il corpo fisico è tenuto in vita dal cibo (che è una densificazione degli elementi); il corpo astrale si mantiene con la respirazione; i cinque sensi fisici e psichici hanno la facoltà di percezione grazie alla matrice o legame mentale.

Il futuro cabbalista, se vuole davvero progredire in questa scienza, deve ben sapere tutto ciò e, allo scopo, farsi una rappresentazione chiara di tutto il processo nella sua intima struttura. Oltre a questa conoscenza di base, deve scoprire quali sono i legami che vigono nel suo essere profondo poiché questi stanno alla base dello studio cabbalistico.

Il funzionamento e l'interattività dei tre corpi avvengono automaticamente in ogni uomo, sia o non sia iniziato ai massimi segreti ermetici. Per il cabbalista, questa conoscenza è il suo banco di prova: se conosce tutto il processo che interviene nella compagine umana, è in grado di modellare la sua vita in sintonia con le leggi universali.

È questa conoscenza che distingue un iniziato da chi non lo è, perché il primo, conoscendo le leggi, le sa mettere in pratica e quindi allontana dai suoi tre corpi ogni disarmonia. Inoltre l'iniziato può, grazie al rispetto che ha per le leggi cosmiche, tracciarsi una via in accordo con esse e quindi progredire lungo il sentiero che porta al perfezionamento. Sapendo ciò, si capisce subito che l'iniziazione è qualcosa di molto specifico che offre una visione particolare della vita. In effetti, l'iniziato considera quest'ultima con occhi del tutto diversi da quelli delle persone comuni;

(Tratto da "La Chiave della Vera Qabalah" di Franz Bardon).

Il passo riportato chiarisce che la base operativa del Qabalista, secondo Franz Bardon, non è di natura simbolico-tradizionale, bensì strutturale e funzionale. L’uomo viene considerato come un sistema tripartito dinamico — fisico, astrale e mentale — mantenuto in coesione da matrici sottili, le quali costituiscono il vero campo di intervento dell’operatore.

Ne consegue che, nella prospettiva di Franz Bardon, la Qabalah non può essere intesa come mera esegesi di testi sacri, né come contemplazione mistica delle Sephiroth o delle combinazioni delle lettere ebraiche. Essa diviene, piuttosto, una scienza operativa fondata sulla conoscenza diretta dei meccanismi che regolano l’essere umano e la sua interazione con le leggi universali. La nozione di magnete quadripolare, già introdotta in precedenza, funge da principio sintetico: i tre corpi non sono entità isolate, ma campi interagenti regolati dalle leggi degli elementi e dall’equilibrio dinamico delle polarità, e il Qabalista non si limita a interpretare la realtà, ma interviene su di essa attraverso una comprensione esatta delle relazioni causali.

Qui emerge una differenza sostanziale rispetto al kabbalista tradizionale. Quest’ultimo opera all’interno di un sistema simbolico ben definito, centrato sull’alfabeto ebraico, sulla sua struttura numerica e sulle corrispondenze teosofiche, mentre il Qabalista per Bardon si emancipa da tale cornice storica e linguistica per adottare un approccio che pretende universalità e immediatezza operativa. Non è casuale che nel sistema di Bardon le lettere ebraiche vengano completamente accantonate: al loro posto compare un alfabeto latino, adattato però alla fonetica tedesca, essendo l’opera destinata originariamente a un pubblico germanofono.

Questo elemento ha implicazioni tecniche rilevanti. Nella Qabalah bardoniana il suono, inteso come vibrazione, assume un valore operativo diretto, indipendente dalla tradizione linguistica che lo ha originato. La lettera non è più un segno carico di stratificazioni simboliche, bensì un veicolo di forza, la cui efficacia dipende dalla corretta emissione fonetica e dalla simultanea visualizzazione plastica dei colori corrispondenti (Colori delle sfere). La presenza di vocali modificate, come la “Ä”, che nella pronuncia tedesca tende verso una “E” chiusa, indica chiaramente che la qualità vibratoria del suono è il fattore determinante e che ogni variazione fonetica comporta una modificazione dell’effetto operativo.

In questo senso, la Qabalah bardoniana si configura come una vera e propria tecnologia del verbo, piuttosto che come una teologia del segno. Il Qabalista diviene un operatore capace di modulare le forze elementari attraverso suono, volontà e immaginazione, agendo direttamente sulle matrici che collegano i tre corpi. L’iniziazione, pertanto, non consiste nell’accesso a un patrimonio dottrinale o simbolico, ma nella capacità di applicare consapevolmente le leggi universali alla propria costituzione, fino a eliminare ogni disarmonia e a stabilire un equilibrio stabile tra le componenti dell’essere.

Si comprende allora come la figura delineata da Bardon si distacchi radicalmente da quella del kabbalista storico: non più custode di una tradizione linguistica e religiosa determinata, ma tecnico dell’energia e della coscienza, orientato all’efficacia e fondato su una conoscenza sperimentale che prescinde deliberatamente da ogni vincolo culturale specifico.

La Qabalah bardoniana è una disciplina eminentemente pratica, fondata sulla conoscenza sperimentale della struttura umana e delle leggi cosmiche.
Il Qabalista non è un esegeta, ma un tecnico dell’energia e della coscienza, il cui banco di prova è l’armonia reale dei propri corpi.

Nel piano ottico, lo specchio non scambia destra e sinistra in senso assoluto: esso inverte l’asse perpendicolare alla s...
25/03/2026

Nel piano ottico, lo specchio non scambia destra e sinistra in senso assoluto: esso inverte l’asse perpendicolare alla superficie riflettente (fronte-retro). Tuttavia, poiché il corpo umano è strutturato secondo una simmetria bilaterale, l’effetto percepito è quello di uno scambio laterale. Ciò che osservi è quindi una configurazione spaziale non sovrapponibile alla tua disposizione reale.

Questo punto diviene più chiaro se si introduce il concetto di chiralità molecolare, appartenente alla stereochimica.
La relazione tra luce e chiralità costituisce uno dei punti più sottili della fisica e della chimica.

Quando un raggio di luce ordinaria attraversa una sostanza, in condizioni normali non si osserva alcuna modificazione qualitativa del suo stato, se non attenuazione o rifrazione. Tuttavia, se la luce viene prima polarizzata — ossia vincolata a oscillare secondo un unico piano — e successivamente fatta passare attraverso una sostanza chirale, accade un fenomeno peculiare: il piano della luce viene ruotato.

Questo effetto prende il nome di attività ottica.

Le molecole chirali interagiscono con il campo elettromagnetico in modo asimmetrico. Esse presentano una diversa risposta alle componenti della luce polarizzata circolarmente (destrorsa e sinistrorsa). Da questa interazione differenziale emerge la rotazione osservata del piano di polarizzazione.

Ne deriva che:

– una configurazione molecolare ruota il piano della luce in senso orario (destrogira)
– la sua immagine speculare lo ruota in senso antiorario (levogira)

Si tratta di un fenomeno di estrema importanza, poiché rende visibile — indirettamente — una proprietà altrimenti inaccessibile: l’orientamento spaziale interno della materia.

La luce, in questo contesto è strumento di discriminazione strutturale. Essa “rivela” la differenza tra due configurazioni che, a livello macroscopico, appaiono indistinguibili.

Una molecola chirale è tale quando non è sovrapponibile alla propria immagine speculare. Le due forme si dicono enantiomeri e presentano proprietà identiche sotto molti aspetti, ma differiscono nell’interazione con sistemi anch’essi chirali.

La molecola dell’adrenalina costituisce un esempio pertinente. Essa possiede un centro stereogenico e quindi esiste in due configurazioni enantiomeriche:

– forma (R)-adrenalina
– forma (S)-adrenalina

Storicamente si parlava anche di forme destrogire e levogire, in riferimento alla rotazione del piano della luce polarizzata, ma tale classificazione non coincide necessariamente con la designazione R/S, che è di natura configurazionale.

Queste due forme sono immagini speculari non sovrapponibili. Dal punto di vista biologico, tuttavia, non sono equivalenti: i recettori del corpo umano, essendo strutture tridimensionali chirali, riconoscono selettivamente una sola configurazione.

Nel caso specifico:

– la (R)-adrenalina è la forma fisiologicamente attiva, quella prodotta e utilizzata dall’organismo
– la (S)-adrenalina presenta un’attività molto inferiore, senza essere comunque nociva per l'organismo

Non si tratta dunque di una opposizione “farmaco/veleno”, ma di una differenza di efficacia. Tuttavia, la stereochimica conosce casi in cui tale differenza diviene qualitativa e drastica: un enantiomero può risultare terapeutico, l’altro dannoso. Questo avviene perché l’interazione con i sistemi biologici dipende dall’orientamento spaziale.

Il punto essenziale è che la differenza tra le due forme non è visibile macroscopicamente: è una differenza di orientamento nello spazio tridimensionale, una asimmetria interna.

Applicando questo principio allo specchio:

– il tuo corpo reale è una configurazione spaziale determinata
– l’immagine riflessa è la sua trasformazione chirale
– le due non sono sovrapponibili senza una inversione reale (non realizzabile nello spazio ordinario tridimensionale)

In altri termini, l’immagine speculare costituisce l’equivalente macroscopico di un enantiomero: una copia formalmente identica, ma strutturalmente invertita.

Se si potesse “estrarre” la figura dallo specchio e tentare di sovrapporla al corpo reale, si riscontrerebbe lo stesso problema che si ha con due enantiomeri: non coincidono. La disposizione degli organi interni, ad esempio, risulterebbe invertita (cuore a destra, fegato a sinistra), rendendo quella configurazione incompatibile con l’organizzazione biologica normale.

Ne consegue che ciò che appare nello specchio non è l’individuo stesso, ma una sua configurazione riflessa, ottenuta mediante inversione spaziale. Una copia chirale, non sovrapponibile all’originale, analoga – su scala macroscopica – alla relazione tra le due forme della molecola dell’adrenalina.

Lo specchio, pertanto, non duplica: genera l’equivalente speculare di una struttura. E come accade per le molecole chirali, questa equivalenza è solo apparente. Strutturalmente, si tratta di un’altra configurazione.

Di questo e molto altro discuteremo ampliamente nelle serate dedicate agli Specchi Magici.

5. VERCHIEL Sovrintende a tutta la forza vitale diffusa nei pianeti e nelle sfere sottili del sistema solare. Da essa di...
10/03/2026

5. VERCHIEL Sovrintende a tutta la forza vitale diffusa nei pianeti e nelle sfere sottili del sistema solare. Da essa dipende ogni forma di vita che si schiude, nella sua triplice struttura, come pianta, animale o essere umano. Rivela la struttura della magia e della Qabalah, come pure i mezzi per avere un potere assoluto su tutte le gerarchie del sistema solare. Tutti i fenomeni prodotti dalla forza scaturita dalla fede sono dovuti a questo genio.

(Tratto da "La Pratica dell'evocazione magica", di Franz Bardon)

Verchiel appartiene alla Gerarchia della Sfera di Giove ed è strettamente collegato al segno zodiacale del Leone. Questa entità è considerata una delle 12 Intelligenze di rango più elevato di tale sfera, la cui azione si irradia in tutto il sistema solare, estendendosi anche alle sfere inferiori come quella terrestre e all’astrale, influenzando il mentale, l'astrale e il fisico.

La sfera di Giove possiede vibrazioni più facilmente sopportabili rispetto a quelle delle sfere di Marte o del Sole, rendendo più agevole il contatto con queste Intelligenze per chi ha già acquisito esperienza evocatoria nelle sfere inferiori. Tuttavia, Bardon sottolinea l’importanza di combinare evocazione e viaggi mentali: mentre l'evocazione consente di ottenere risultati concreti sulla Terra, il viaggio con il corpo mentale permette di penetrare più a fondo le verità sottese alle Intelligenze, assimilando le conoscenze in modo più completo e stabile.

Verchiel sovrintende alla forza vitale planetaria e alle leggi cosmiche della magia e della Qabalah, fornendo al Mago strumenti per comprendere le gerarchie di potere in tutte le sfere del sistema solare. La sua influenza è quindi diretta sia sul piano pratico che sul piano conoscitivo, amplificando la coscienza del Mago e facilitandone la comprensione dei meccanismi universali.

In linea con le leggi di analogia, ciascuna delle 12 Intelligenze maggiori della sfera di Giove corrisponde a un segno zodiacale; nel caso di Verchiel, tale corrispondenza con il Leone riflette qualità di forza, autorità e capacità di manifestazione sul piano materiale e spirituale. Bardon consiglia, al momento della prima evocazione, di tracciare il sigillo in blu, colore che armonizza la vibrazione gioviana con il potere della coscienza del Mago.

Chi si avvicina a Verchiel con sufficiente preparazione potrà quindi accedere a conoscenze profonde sulla struttura della vita e della magia, esercitando un controllo consapevole su processi che si estendono dall’astrale fino al mondo fisico, e potendo integrare queste informazioni nella propria esperienza pratica in modo sicuro ed efficace.

178. RASHEA – Si potrebbe considerarlo il re dei fiori, poiché tutti i fiori del Pianeta gli appartengono. Insegna il li...
08/03/2026

178. RASHEA – Si potrebbe considerarlo il re dei fiori, poiché tutti i fiori del Pianeta gli appartengono. Insegna il linguaggio dei fiori, cioè il significato simbolico delle diverse specie floreali nei loro rapporti con l'uomo e l'Universo. In effetti il colore, la forma, il numero dei petali dipendono dalle leggi universali di analogia. In base a queste, si può stabilire quale sia il vero significato della bellezza tra i fiori. Addentrandosi maggiormente nella sua conoscenza si imparerà a osservare e comprendere ogni fiore da un punto di vista occulto e a concepirne l'insieme delle singole qualità a uso magico.

(tratto da "La Pratica dell'evocazione magica", di Franz Bardon)

Rashea appartiene alla Gerarchia della Sfera della Terra ed è uno dei 360 Governatori che presiedono ai molteplici processi naturali e sottili operanti nel nostro mondo. Come gli altri Governatori di questa sfera, egli dirige specifiche funzioni della natura e rende accessibili al mago le leggi causali che regolano determinati ambiti dell’esistenza.

Nel caso di Rashea, il suo dominio riguarda in modo particolare il regno floreale. La sua attribuzione di “re dei fiori” è indice di una funzione gerarchica relativa alle forze formative che presiedono alla morfologia dei fiori: la conformazione del perianzio, la disposizione dei petali nella corolla, la simmetria del fiore, il numero degli elementi fiorali, la fillotassi, il tipo di infiorescenza nonché la pigmentazione dei tessuti e le caratteristiche aromatiche.

Secondo l’insegnamento ermetico, tali caratteristiche non sono casuali, ma riflettono precise leggi di analogia tra il microcosmo e il macrocosmo. Il colore di un fiore, la sua morfologia, il numero delle sue parti costitutive e perfino il suo profumo sono manifestazioni sensibili di determinate qualità cosmiche ed elementari.

La conoscenza di queste corrispondenze riveste un ruolo fondamentale nella pratica magica. Attraverso di esse il mago può determinare quali piante e quali fiori siano in risonanza con determinate forze planetarie, elementari o akashiche, e quindi utilizzarli consapevolmente in operazioni di magia naturale, preparazioni spagiriche o lavori rituali.

Un simile principio era già stato ampiamente trattato nella tradizione ermetica rinascimentale. Cornelio Agrippa, nella sua filosofia occulta, sottolinea come ogni pianta possieda specifiche corrispondenze cosmiche e come la loro forma e le loro proprietà derivino dalle influenze dei pianeti, degli elementi e delle virtù occulte della natura. In questo senso, il cosiddetto “linguaggio dei fiori” non si riduce a un sistema simbolico convenzionale, ma rappresenta la manifestazione sensibile di leggi universali di analogia.

L’insegnamento attribuito a Rashea conduce dunque a una percezione più profonda del mondo vegetale: il fiore non è più considerato soltanto come oggetto estetico o botanico, ma come condensazione visibile di forze sottili e di principi cosmici. La comprensione di tali relazioni permette al mago di impiegare le essenze floreali con maggiore precisione e consapevolezza nelle proprie operazioni.

È interessante osservare, da un punto di vista botanico, come molti fiori classificati come “fiori perfetti” siano ermafroditi, cioè dotati contemporaneamente degli organi riproduttivi maschili e femminili: gli stami, che costituiscono la parte maschile produttrice di polline, e il pistillo con il suo ovario, che rappresenta la componente femminile. Questa struttura racchiude simbolicamente un principio di unione delle polarità, e dal punto di vista ermetico può essere interpretata come manifestazione naturale dell’equilibrio tra le correnti elettrica e magnetica, ossia del fluido elettromagnetico.

Esistono inoltre piante definite monoiche, nelle quali i fiori maschili e femminili sono distinti ma presenti sulla medesima pianta. In questo caso le due polarità sono separate a livello del singolo fiore, pur rimanendo unite all’interno dello stesso organismo vegetale.

Infine vi sono le piante dioiche, nelle quali i fiori maschili e quelli femminili si trovano su individui distinti. In termini simbolici, ciò corrisponde a una manifestazione più accentuata delle due polarità: i fiori maschili rappresentano la corrente elettrica, mentre quelli femminili esprimono la corrente magnetica.

Anche sotto questo aspetto il mondo vegetale mostra come le leggi della polarità e dell’analogia, fondamentali nell’ermetismo, siano inscrite nella stessa struttura della natura.
In virtù di questo, diventa molto più semplice "ricostruire" il sigillo di tale ente legato al segno della Vergine.

123. ORAMOS – Fornisce importanti ragguagli su numerose facoltà occulte come la chiaroveggenza, la chiarudienza, la psic...
22/02/2026

123. ORAMOS – Fornisce importanti ragguagli su numerose facoltà occulte come la chiaroveggenza, la chiarudienza, la psicometria, l’intuizione ecc. Insegna a fabbricare e caricare cabbalisticamente uno specchio magico con questa o quella forza. Anche se il mago è già chiaroveggente, Oramos gli amplifica questa facoltà. Lo aiuta a provvedersi di spiriti serventi per fini specifici e gli spiega come comportarsi con essi. Rivela chi sono gli “spiriti delle ore” in relazione all’invio delle operazioni magiche. Insegna molto altro, purché si sia ben connessi a lui.

(tratto da "La Pratica dell'evocazione magica", di Franz Bardon)

Oramos appartiene alla Gerarchia della Sfera della Terra ed è uno dei 360 Governatori che ne regolano le dinamiche sottili. Più precisamente, rientra tra le Intelligenze attive nel settore zodiacale dei Pesci, ambito che, nel sistema bardoniano, chiude il ciclo zodiacale terrestre e riassume in sé qualità di sintesi, interiorizzazione e permeabilità ai piani sottili.

Le attribuzioni di Oramos risultano coerenti con tale collocazione: egli presiede allo sviluppo e al potenziamento delle facoltà percettive superiori — chiaroveggenza, chiarudienza, psicometria, intuizione — non soltanto come fenomeni medianici spontanei, ma come capacità coscienti, disciplinate e integrate nella pratica ermetica.
Particolarmente rilevante è il suo insegnamento relativo alla fabbricazione e alla carica cabbalistica dello specchio magico, un condensatore di forze, configurabile secondo la volontà del Mago e conforme alle leggi del principio Akashico e del fluido elettro-magnetico.
Come per ogni Governatore della Sfera della Terra, anche nel caso di Oramos l’effettivo accesso ai suoi insegnamenti presuppone equilibrio elementare, sufficiente maturità etica e padronanza delle tecniche di evocazione

49. YROMUS – Maestro di alchimia, spagiria e magia. Insegna la preparazione alchemico-spagirica di piante e radici e a d...
18/02/2026

49. YROMUS – Maestro di alchimia, spagiria e magia. Insegna la preparazione alchemico-spagirica di piante e radici e a dinamizzarle grazie all'azione del fluido elettro-magnetico e di un voltaggio adeguato. Istruisce sulla modifica, mediante l’Akasha, dei nodi energetici perturbati del mago o di terzi e delle relative cause affinché gli effetti di queste perturbazioni siano più sopportabili in tutti e tre i piani. Insegna a cambiare il destino di una persona, a portare a buon fine le operazioni magiche senza che ne derivino effetti karmici. Anche Yromus è amato nel reame degli gnomi e tutti gli elementali della Terra, specie di rango elevato, hanno per lui il massimo rispetto.

(tratto da "La Pratica dell'evocazione magica, di Franz Bardon)

Questo Ente appartiene alla Gerarchia della Sfera della Terra ed è annoverato tra i 360 Governatori che reggono e armonizzano le condizioni d’esistenza di tale dominio. Più precisamente, Yromus rientra tra i 30 Governatori attivi nel settore zodiacale dell’Ariete, ambito cui Bardon attribuisce specifiche competenze operative e determinate qualità magico-cosmiche.

I Governatori della Sfera terrestre sono Intelligenze di rango elevato, provviste di tutte le facoltà inerenti alla vita e all’evoluzione del nostro mondo fisico. Essi dirigono processi, influenze e dinamiche causali in costante equilibrio, potendo agire — mediante il principio akashico — su passato, presente e futuro della Terra, ciascuno secondo la propria funzione specifica.

Nel caso dei Governatori connessi al segno dell’Ariete, l’impronta operativa risente delle qualità dinamiche, iniziatrici e ignee proprie di tale settore zodiacale, riflettendosi tanto nelle pratiche alchemiche e trasformative quanto nei processi di intervento causale descritti nelle attribuzioni di Yromus.

Come per l’intera Gerarchia dei 360, Bardon segnala la possibilità — soprattutto per le prime operazioni — di avvalersi della cosiddetta astrologia Qabalistica, secondo la quale ogni Governatore esercita una particolare influenza in specifiche scansioni temporali successive al sorgere solare; indicazione che, pur utile, diviene superflua per il Mago già esperto nell’arte evocatoria.

Invece del consueto commentario, oggi inauguro un formato differente.Qualche anno fa mi imbattei in una modalità di pres...
14/02/2026

Invece del consueto commentario, oggi inauguro un formato differente.

Qualche anno fa mi imbattei in una modalità di presentazione di determinate entità su una pagina che, allo stato attuale, non è più esistente. Quel modello espositivo, semplice ma efficace, mi è rimasto impresso e mi ha ispirato ad agire secondo una linea analoga, adattata naturalmente ai miei criteri di studio e di esposizione.

Da questo momento inizierò dunque una serie di brevi pubblicazioni dedicate ad alcune entità che ritengo particolarmente significative all’interno della Gerarchia così come presentata da Franz Bardon ne La pratica dell’evocazione magica.

La struttura sarà costante: in primo luogo citerò la descrizione dell’Ente così come fornita dallo stesso Bardon, attenendomi alla fonte. Successivamente aggiungerò alcune informazioni complementari — quando ritenuto opportuno — riguardanti la sfera gerarchica di appartenenza, le attribuzioni operative, le corrispondenze e, più in generale, il contesto magico-ermetico entro cui tale Intelligenza si colloca.

Prima di iniziare questo genere di commentario ho tuttavia ritenuto necessario soffermarmi sulla spiegazione delle armi e degli oggetti magici cerimoniali così come presentati da Bardon. Avendo ora concluso la descrizione di questi ultimi, unitamente ad altre indicazioni operative relative alle evocazioni da lui fornite, si apre dunque la presente serie, dedicata alla presentazione di quelle Intelligenze che reputo maggiormente rappresentative del suo lavoro.

23. SATA-PESSAJAH – (colori del sigillo: rosso, viola e giallo) Insegna il processo in base al quale il principio akashico si manifesta in tutti gli esseri che risiedono in questa sfera e come, a partire da essa, proiettarsi nell'Akasha, cioè nel mondo delle cause. Sata-Pessajah è una potente intelligenza che svela diverse possibilità di protezione per mezzo del principio akashico allorché si viaggia nella sfera astrale con il corpo psichico e mentale. Inoltre, tra molti altri segreti, inizia a come rendere questi due corpi invisibili in modo da non poter essere percepiti da nessun essere, da qualunque sfera provenga.

(Tratto da "La pratica dell'evocazione magica" di Franz Bardon)

Questo Ente si trova nella gerarchia della Sfera della Terra; non fa parte dei 360 Governatori, ma rientra nel novero delle 24 Intelligenze primordiali della medesima Sfera. Bardon consiglia di approcciare tale ambito gerarchico solo dopo aver maturato sufficiente pratica con quella che egli definisce la Gerarchia dei Governatori dei quattro elementi.

Le Intelligenze primordiali sono in grado di accrescere sensibilmente il potere magico del Mago, oltre ad ampliarne in modo considerevole le conoscenze relative a numerosi argomenti della Scienza Ermetica, quali — tra gli altri — la struttura dell’Universo e le sue leggi operative.

Va inoltre ricordato che la cosiddetta Sfera della Terra — o “Zona che cinge la Terra” — costituisce, nel sistema bardoniano, il primo ambito gerarchico propriamente evocatorio con cui il Mago entra in relazione dopo il dominio sugli Elementi. Essa rappresenta la sfera spirituale-astrale immediatamente connessa al mondo fisico e comprende molteplici gradi di densità e sottopiani, entro i quali dimorano differenti classi di Intelligenze.

Le 24 Intelligenze primordiali occupano, in tale contesto, un rango anteriore e fondativo rispetto ai 360 Governatori: esse presiedono a princìpi generali della Sfera, alle sue leggi sottili e ai meccanismi causali che regolano i rapporti tra piano akashico, mentale e astrale. Il loro insegnamento, pertanto, non si limita a funzioni operative circoscritte, ma si estende a chiavi di comprensione strutturale dell’intero dominio terrestre, nonché alle modalità sicure di traslazione e azione magica al suo interno.

Ecco una lista di ingredienti corrispondenti alle sfere menzionate. Tuttavia voglio precisare che esse servono solo a fa...
12/02/2026

Ecco una lista di ingredienti corrispondenti alle sfere menzionate. Tuttavia voglio precisare che esse servono solo a facilitare, nel caso di un principiante, la materializzazione dell’entità. Non sono quindi indispensabili:

1) Sfera della Terra: salvia, midollo di sambuco, in parti uguali.

2) Sfera della Luna: la polvere di aloe è la sola sostanza da utilizzare; il suo potere è esaltato quando viene mescolata, in parti uguali, con papavero bianco, storace, benzoino e canfora in polvere (di quest’ultima, tuttavia, ne basta appena un pizzico).

3) Sfera di Mercurio: mastice, solo o esaltato in miscela, in parti uguali, con incenso, fiori di garofano, anice, rametti di ginepro, camomilla e radici di valeriana; ogni ingrediente dev’essere in polvere.

4) Sfera di Venere: cannella, da sola o esaltata in miscela con rosa, coriandolo, fiori di serpillo, fiordaliso, tutto in parti uguali e polverizzato.

5) Sfera del Sole: polvere di legno di sandalo da solo o esaltato in miscela con mirra, legno di aloe, incenso, zafferano, fiori di garofano, foglie di lauro, il tutto in parti uguali.

6) Sfera di Marte: semi di cipolla polverizzati da soli o esaltati in miscela con foglie di ortica, semi di senape, semi di canapa, foglie di ruta e di menta piperita; il tutto in parti uguali e in polvere.

7) Sfera di Giove: zafferano da solo o esaltato in miscela con semi di lino, radici di violetta, fiori di peonia, foglie di betonica e betulla; il tutto in parti uguali e in polvere.

8 Sfera di Saturno: papavero nero polverizzato da solo o esaltato in miscela con foglie di salice e di ruta, felce, cumino, fi*****io; il tutto in parti uguali e in polvere.

Per tutte le altre sfere basterà una miscela universale: incenso di chiesa, mirra, storace, benzoino e aloe (il tutto polverizzato in parti uguali).

Per ogni incensazione si adoperi soltanto una piccola parte, cioè una punta di coltello. Un pizzico di queste sostanze, sole o in miscela, è sufficiente per i rituali. Non è necessario che l’intero ambiente venga profumato; basta il solo odore degli ingredienti adatti.

Dopo queste fumigazioni, una fase della cerimonia è compiuta e si può intraprendere l’evocazione propriamente detta.

(tratto da La Pratica dell'evocazione magica di Franz Bardon).

Nel passo citato Bardon fornisce una tavola di corrispondenze odorifere funzionali alla pratica evocatoria, ordinandole secondo le sfere planetarie. Si tratta di coadiuvanti fluidici destinati a facilitare la condensazione dell’entità nella sfera sensibile.
L’autore precisa infatti che tali sostanze non sono indispensabili in senso assoluto: l’operatore esperto, padrone della condensazione plastica e della proiezione elementare, può prescinderne. Tuttavia, per il principiante, esse costituiscono un supporto analogico-vibratorio che agevola la materializzazione, rendendo più denso e ricettivo lo spazio operativo.

Ogni miscela agisce quale richiamo specifico della qualità luminosa propria della sfera di appartenenza dell’intelligenza evocata.

Ne consegue una procedura ordinata:

-Scelta dell’entità.

-Individuazione della sua sfera.

-Richiamo della luce sferica corrispondente.

-Saturazione dello spazio mediante proiezione plastica.

-Attivazione del profumo analogico.

L’operatore deve condensare, mediante immaginazione plastica e volontà, la radiazione cromatica propria della sfera e proiettarla nello specchio magico — o nel condensatore preparato — fino a riempire l’intero ambiente.

Se, ad esempio, si intendesse evocare un’intelligenza venusiana, si dovrà irradiare luce verde: dapprima concentrata nello specchio, poi espansa a saturare la camera rituale. Tale irrorazione luminosa crea il campo vibrazionale affine all’ente.

Solo dopo questa preparazione si procede all’accensione dell’incenso specifico. Il fumo ha cosi funzione densificante: esso fornisce una base sottile su cui la forma evocata può aggregarsi più agevolmente, analogamente a un supporto di condensazione eterica.

È significativo che Bardon raccomandi dosi minime: una punta di coltello. Ciò conferma che l’efficacia non dipende dalla quantità materiale, ma dalla corrispondenza analogica e dalla carica fluidica impressa dall’operatore.
La sequenza luce → atmosfera → profumo → evocazione costituisce dunque una progressione di condensazione: dalla radiazione sferica alla possibile percezione sensibile dell’entità.

Indirizzo

Via Donghi
Genova

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