26/03/2026
Il Qabalista
Nel mio primo libro, Teoria e pratica, ho diviso l'uomo in tre parti: corpo fisico o materiale, corpo psichico o astrale e corpo mentale o spirituale; e avevo anche parlato del magnete quadripolare. Lo studioso ora sa bene che: questi tre corpi sono uniti tra loro da un legame sottile (matrice mentale e matrice astro-eterica); il corpo fisico è tenuto in vita dal cibo (che è una densificazione degli elementi); il corpo astrale si mantiene con la respirazione; i cinque sensi fisici e psichici hanno la facoltà di percezione grazie alla matrice o legame mentale.
Il futuro cabbalista, se vuole davvero progredire in questa scienza, deve ben sapere tutto ciò e, allo scopo, farsi una rappresentazione chiara di tutto il processo nella sua intima struttura. Oltre a questa conoscenza di base, deve scoprire quali sono i legami che vigono nel suo essere profondo poiché questi stanno alla base dello studio cabbalistico.
Il funzionamento e l'interattività dei tre corpi avvengono automaticamente in ogni uomo, sia o non sia iniziato ai massimi segreti ermetici. Per il cabbalista, questa conoscenza è il suo banco di prova: se conosce tutto il processo che interviene nella compagine umana, è in grado di modellare la sua vita in sintonia con le leggi universali.
È questa conoscenza che distingue un iniziato da chi non lo è, perché il primo, conoscendo le leggi, le sa mettere in pratica e quindi allontana dai suoi tre corpi ogni disarmonia. Inoltre l'iniziato può, grazie al rispetto che ha per le leggi cosmiche, tracciarsi una via in accordo con esse e quindi progredire lungo il sentiero che porta al perfezionamento. Sapendo ciò, si capisce subito che l'iniziazione è qualcosa di molto specifico che offre una visione particolare della vita. In effetti, l'iniziato considera quest'ultima con occhi del tutto diversi da quelli delle persone comuni;
(Tratto da "La Chiave della Vera Qabalah" di Franz Bardon).
Il passo riportato chiarisce che la base operativa del Qabalista, secondo Franz Bardon, non è di natura simbolico-tradizionale, bensì strutturale e funzionale. L’uomo viene considerato come un sistema tripartito dinamico — fisico, astrale e mentale — mantenuto in coesione da matrici sottili, le quali costituiscono il vero campo di intervento dell’operatore.
Ne consegue che, nella prospettiva di Franz Bardon, la Qabalah non può essere intesa come mera esegesi di testi sacri, né come contemplazione mistica delle Sephiroth o delle combinazioni delle lettere ebraiche. Essa diviene, piuttosto, una scienza operativa fondata sulla conoscenza diretta dei meccanismi che regolano l’essere umano e la sua interazione con le leggi universali. La nozione di magnete quadripolare, già introdotta in precedenza, funge da principio sintetico: i tre corpi non sono entità isolate, ma campi interagenti regolati dalle leggi degli elementi e dall’equilibrio dinamico delle polarità, e il Qabalista non si limita a interpretare la realtà, ma interviene su di essa attraverso una comprensione esatta delle relazioni causali.
Qui emerge una differenza sostanziale rispetto al kabbalista tradizionale. Quest’ultimo opera all’interno di un sistema simbolico ben definito, centrato sull’alfabeto ebraico, sulla sua struttura numerica e sulle corrispondenze teosofiche, mentre il Qabalista per Bardon si emancipa da tale cornice storica e linguistica per adottare un approccio che pretende universalità e immediatezza operativa. Non è casuale che nel sistema di Bardon le lettere ebraiche vengano completamente accantonate: al loro posto compare un alfabeto latino, adattato però alla fonetica tedesca, essendo l’opera destinata originariamente a un pubblico germanofono.
Questo elemento ha implicazioni tecniche rilevanti. Nella Qabalah bardoniana il suono, inteso come vibrazione, assume un valore operativo diretto, indipendente dalla tradizione linguistica che lo ha originato. La lettera non è più un segno carico di stratificazioni simboliche, bensì un veicolo di forza, la cui efficacia dipende dalla corretta emissione fonetica e dalla simultanea visualizzazione plastica dei colori corrispondenti (Colori delle sfere). La presenza di vocali modificate, come la “Ä”, che nella pronuncia tedesca tende verso una “E” chiusa, indica chiaramente che la qualità vibratoria del suono è il fattore determinante e che ogni variazione fonetica comporta una modificazione dell’effetto operativo.
In questo senso, la Qabalah bardoniana si configura come una vera e propria tecnologia del verbo, piuttosto che come una teologia del segno. Il Qabalista diviene un operatore capace di modulare le forze elementari attraverso suono, volontà e immaginazione, agendo direttamente sulle matrici che collegano i tre corpi. L’iniziazione, pertanto, non consiste nell’accesso a un patrimonio dottrinale o simbolico, ma nella capacità di applicare consapevolmente le leggi universali alla propria costituzione, fino a eliminare ogni disarmonia e a stabilire un equilibrio stabile tra le componenti dell’essere.
Si comprende allora come la figura delineata da Bardon si distacchi radicalmente da quella del kabbalista storico: non più custode di una tradizione linguistica e religiosa determinata, ma tecnico dell’energia e della coscienza, orientato all’efficacia e fondato su una conoscenza sperimentale che prescinde deliberatamente da ogni vincolo culturale specifico.
La Qabalah bardoniana è una disciplina eminentemente pratica, fondata sulla conoscenza sperimentale della struttura umana e delle leggi cosmiche.
Il Qabalista non è un esegeta, ma un tecnico dell’energia e della coscienza, il cui banco di prova è l’armonia reale dei propri corpi.