07/05/2026
Leggo già paragoni con il COVID-19 a proposito dei casi di hantavirus Andes sulla nave MV Hondius. Al momento, però, il quadro scientifico è molto diverso e l'allarmismo riferito al rischio pandemico non è giustificato.
Ricostruiamo prima i fatti essenziali. La MV Hondius è una nave da crociera olandese partita da Ushuaia, Argentina, il 1° aprile 2026 con 147 persone a bordo di 23 nazionalità diverse. L'11 aprile si è verificato il primo decesso a bordo. Al 7 maggio risultano otto casi tra confermati e sospetti e tre morti. Il Ministero della Salute argentino ha documentato che il caso indice, una coppia di cittadini olandesi, aveva effettuato un viaggio di quattro mesi attraverso Cile, Uruguay e Argentina tra il novembre 2025 e il 1° aprile 2026, prima dell'imbarco. L'ipotesi di lavoro di alcuni investigatori è che l'esposizione sia avvenuta durante un'escursione ornitologica, ma si tratta ancora di una pista investigativa non ufficialmente confermata. La nave ha lasciato Capo Verde ed è attesa a Tenerife sabato 9 maggio, dove i passeggeri ancora a bordo verranno rimpatriati nei rispettivi Paesi sotto controllo sanitario. L'OMS ha pubblicato un Disease Outbreak News dettagliato sulla situazione.
https://www.who.int/emergencies/disease-outbreak-news/item/2026-DON599
Il ceppo identificato è il virus Andes, confermato dal National Institute for Communicable Diseases del Sudafrica e dai Geneva University Hospitals in Svizzera. La scelta di partire da Ushuaia non era casuale: il virus Andes è la causa principale di sindrome polmonare da hantavirus (HPS) in Argentina e Cile, con circa 59 casi confermati per anno nel periodo 2009-2017 secondo i dati del laboratorio nazionale di riferimento argentino Malbrán/ANLIS, con una tendenza alla diminuzione del tasso di letalità nel tempo.
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30840775/
La trasmissione degli hantavirus agli esseri umani avviene principalmente attraverso il contatto con urina, feci o saliva di roditori infetti. Il virus Andes rappresenta un'eccezione all'interno del gruppo perché può trasmettersi tra persone, ma i dati raccolti finora mostrano che questo avviene soprattutto in contatti molto stretti e prolungati, spesso familiari o conviventi. La trasmissione interumana risulta più probabile nella fase iniziale della malattia, quando la carica virale è più elevata.
https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/hantavirus
L'episodio più significativo di trasmissione interumana documentata rimane quello della provincia argentina di Chubut tra il 2018 e il 2019. Il New England Journal of Medicine ha pubblicato l'analisi completa di quell'epidemia: da un'unica introduzione del virus dal serbatoio animale alla popolazione umana, la trasmissione fu guidata da tre persone sintomatiche che parteciparono a eventi sociali affollati, con 34 infezioni confermate e 11 decessi. È l'evento che più si avvicina a uno scenario di amplificazione interumana, eppure si esaurì comunque senza propagarsi nella popolazione generale.
https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa2009040
Maria Van Kerkhove, direttrice della preparazione alle epidemie e alle pandemie dell'OMS, ha dichiarato esplicitamente: «Questo non è un virus che si diffonde come l'influenza o come il COVID». La trasmissione documentata sulla nave sembra essere avvenuta tra coppie di coniugi o persone che condividevano la cabina, esattamente il pattern atteso per il virus Andes. Il tracciamento è in corso in più Paesi: circa 40 passeggeri erano già sbarcati all'isola di Sant'Elena prima che l'allarme venisse ufficialmente dichiarato, e le autorità sanitarie di Europa, Sudafrica e Argentina stanno lavorando per rintracciarli tutti. Un caso è stato confermato in Svizzera in un passeggero rientrato via Saint Helena; un'assistente di volo KLM è stata ricoverata ad Amsterdam dopo un contatto con una passeggera infetta. Sono sviluppi attesi in una situazione del genere, non segnali di una diffusione incontrollata.
Vale la pena chiarire anche il quadro clinico, spesso trascurato nel caos informativo. I sintomi iniziali della sindrome polmonare da hantavirus (febbre, mialgie, disturbi gastrointestinali) assomigliano a quelli influenzali e possono rendere difficile il riconoscimento precoce della malattia. La progressione alla fase cardio-polmonare può portare a shock cardiogeno, edema polmonare, insufficienza respiratoria e crollo della pressione arteriosa. Non esiste un trattamento antivirale specifico e la gestione è esclusivamente di supporto, il che rende la diagnosi precoce e il ricovero in terapia intensiva determinanti per la sopravvivenza. Il tasso di letalità nelle Americhe arriva fino al 50% secondo la scheda informativa OMS, un dato che non va sottovalutato, ma che riguarda i casi clinicamente manifesti, non i contatti esposti.
La stessa OMS ricorda che il rischio di trasmissione nosocomiale del virus Andes è molto basso quando vengono applicate adeguate misure di prevenzione e controllo delle infezioni. Una revisione sistematica pubblicata su Journal of Infectious Diseases ha analizzato sistematicamente le evidenze disponibili sulla trasmissione interumana, confermando che si tratta di un fenomeno documentato ma strettamente circoscritto.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC9574657/
L'OMS ha comunque attivato il coordinamento a tre livelli e supporta le autorità nazionali nell'implementazione di misure basate sul rischio e sulle evidenze disponibili. Il punto più critico della vicenda sembra riguardare soprattutto il tracciamento dei contatti e la gestione iniziale delle informazioni.
Quindi sì, il virus Andes è serio e va monitorato con attenzione, ma trasformarlo già nel "nuovo Covid" non ha basi scientifiche allo stato attuale. SARS-CoV-2 era un virus respiratorio a trasmissione aerea con numero di riproduzione di base (R0) superiore a 2 già nelle varianti originali. Il virus Andes, anche nel peggiore degli scenari documentati, ha sempre perso la capacità di propagarsi in modo sostenuto oltre i contatti stretti. Quella è la differenza che va presa in considerazione. Il rischio zero non esiste e i virus sono in continua evoluzione ma nel caso specifico, allo stato attuale delle evidenze scientifiche, il rischio pandemico viene considerato estremamente basso e residuale.