24/03/2026
- Pensava di dover mangiare tutto bollito.
Ma io non gliel’avevo mai detto. -
Pochi giorni fa, parlando con una carissima paziente, è emersa una cosa che mi ha fatto riflettere molto.
Era convinta – senza che io glielo avessi mai detto – di dover mangiare tutto bollito, con pochissimo olio, solo a crudo, senza erbe aromatiche, spezie, aglio o cipolla.
In altre parole: senza gusto.
Questa idea non nasceva dal nostro percorso, ma da esperienze passate, da indicazioni ricevute nel tempo che, piano piano, erano diventate regole rigide.
Il risultato?
Un’alimentazione monotona, frustrante, difficile da sostenere (e giustamente, direi). E infatti, nel tempo, sono arrivate insoddisfazione, fatica… e anche episodi di perdita di controllo.
Questa situazione mi ha ricordato quanto sia importante, all’inizio di un percorso, esplorare davvero anche il “passato alimentare” di una persona: non solo cosa mangia, ma come pensa di dover mangiare.
Perché mangiare sano non significa mangiare triste.
Non significa togliere tutto ciò che dà piacere.
Non significa vivere il cibo come una punizione.
Significa trovare un equilibrio sostenibile, che tenga conto sì della salute… ma anche del gusto, della cultura, della vita reale.
Quante “regole” ti porti dietro senza averle mai davvero messe in discussione?
Quante cose fai “perché si è sempre fatto così”?
A volte, il passo più importante non è iniziare una nuova dieta.
È fermarsi un attimo e fare chiarezza.
Confrontarsi con un professionista serve anche a questo:
non solo a costruire un percorso, ma anche a liberarsi da credenze rigide, superate o semplicemente non adatte a te.
Se ti va, raccontamelo nei commenti:
c’è una “regola alimentare” che hai seguito per anni… e che oggi metti in dubbio?
Perché mangiare meglio non dovrebbe mai significare vivere peggio.