11/02/2026
Al MIDO 2026 ho avuto l’occasione di visitare numerosi stand dedicati agli strumenti del nostro settore.
Tecnologia evoluta. Intelligenza artificiale integrata. Ecosistemi progettuali complessi e affascinanti.
È evidente una corsa delle grandi aziende verso modelli strumentali sempre più sofisticati.
Tuttavia, nel Centro Ottico di oggi, non è sufficiente avere la massima tecnologia se poi manca lo storytelling adeguato che permette all’utente di capire cosa fare e nei passi successivi.
Serve concretezza.
Serve strutturare le dinamiche del post-esame visivo.
Serve costruire percorsi reali di proposta.
Serve tradurre il risultato degli strumenti in valore concreto attraverso una comunicazione adeguata a chi hai di fronte.
E qui arriva la riflessione (scomoda, ma doverosa):
Misurare meglio non significa vendere meglio.
Vendere meglio significa far comprendere meglio.
Perché non è lo strumento tecnologico che fa la differenza.
La differenza la fa come lo strumento viene inserito nella customer journey strutturata, come viene raccontato l’esame eseguito e la capacità di trasformare un dato tecnico in un “perché” comprensibile.
Un beneficio percepito dal consumatore, subito, senza interpretazioni.
Uno strumento non inserito nella customer journey è solo un costo evoluto.
Se il cliente non comprende cosa stiamo misurando e perché è rilevante per lui, la tecnologia resta confinata al professionista.
Ho passato abbastanza tempo nei Centri Ottici per sapere che la partita si gioca lì: nel momento della proposta, quando l’esperienza deve diventare scelta.
Perché il Centro Ottico non vive di algoritmi, vive di decisioni prese al banco, dentro una customer journey strutturata.
La vera evoluzione del nostro settore, oggi, non è solo aumentare la complessità degli strumenti.
È aumentare la capacità di far vivere l’esperienza.
Perché quando il cliente percepisce la differenza, la scelta diventa naturale.
E quando la scelta diventa naturale, la vendita segue.